02/02/2023
La verticalità è, da sempre, una dimensione che non solo interessa i bambini, ma li entusiasma: fin dalla prima infanzia, infatti, uno dei compiti principali dello sviluppo del bambino è il raggiungimento della stazione eretta. Passare dalla dimensione orizzontale, passiva, a quella verticale, permette al bambino di vedere “oltre”, di mettersi allo stesso livello di chi gli sta intorno e si prende cura di lui, gli dà una differente possibilità di spostamento e quindi maggiore autonomia e soprattutto libertà.
È un atto di presa di posizione, di affermazione di sè: il bambino finalmente si rende attivo nello spazio, cammina da solo, sceglie quale spazio occupare, sceglie la sua direzione e la sua andatura.
Sono molti gli spunti simbolici a cui ricorre l’uomo per parlare di verticalità, uno tra i più condivisi è la montagna: rappresenta perfettamente l’idea dell’ascesa e dell’allontanamento dalla terra, in senso filogenetico, ontogenico, corporeo e spirituale. (Bettini, 2017). È noto come sia presente nella storia dell’umanità una tensione a distaccarsi dalla sua dimensione terrena, ad elevare il proprio spirito a discapito del corpo. La realtà, però, è che un corpo lo abbiamo, ed è proprio grazie a questo che possiamo davvero, e non solo simbolicamente, innalzarci ed elevarci oltre la stazione eretta: forse è anche per questo che la dimensione verticale, e con lei quindi l’arrampicata, appassiona così tanto grandi e piccini.