Circolo ACLI Oriolo Romano - Progetto Solidarietà

Circolo ACLI Oriolo Romano - Progetto Solidarietà Il Circolo A.C.L.I. di Oriolo Romano è attivo per i servizi ai lavoratori e ai cittadini.

Servizi attivi:

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PATRONATO
Per i servizi dei lavoratori e dei cittadini. Contributi Pensioni
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Immigrazione
Assistenza domestiche

ALTRI Servizi:
Catasto, Volture Visure e Conservatoria
Contratti di affitto
Successioni. Prestito della solidarietà

Consiste nell’aiutare famiglie ed individui in difficoltà, attraverso contributi volontari di p

ersone che si iscrivono all’iniziativa, con devoluzioni mensili. Le persone che usufruiscono del prestito, posseggono una tessera riservata, si impegnano ciascuno secondo le proprie possibilità alla restituzione, mettendo la quota ricevuta o parte di essa a disposizione degli altri soggetti bisognosi. Il prestito di solito viene usato per i bisogni impellenti, bollette, alimenti e generi di prima necessità. Le persone che ricevono il prestito comunicano al circolo le proprie capacità e professionalità da mettere a disposizione di chi ha bisogno nella comunità.

04/12/2017

COMUNICATO STAMPA ACLI

Ad Ascoli CasaPound contro conferenza Acli

Antonio Russo, responsabile nazionale welfare: ”Siamo preoccupati, non si minimizzi”



Dopo quella di Como, un’altra irruzione da parte di elementi di estrema destra. È successo ad Ascoli dove uno striscione dai contenuti provocatori è stato affisso nella notte scorsa dai militanti del Blocco studentesco, movimento di CasaPound.

“Acli: l'accoglienza il vostro progetto? Chi scappa dalla guerra non merita rispetto", questo il contenuto dello striscione provocatorio affisso presso l'Istituto tecnico commerciale per geometri Umberto I del capoluogo marchigiano. Bersaglio della protesta era una conferenza sull'immigrazione promossa e tenuta dalle Acli. L’incontro, che si è regolarmente svolto all'interno dell'istituto, è parte di un progetto interculturale realizzato dai giovani e dal coordinamento donne delle Acli in collaborazione con la Commissione pari opportunità della Regione Marche.

“Sono episodi che preoccupano le Acli – dichiara Antonio Russo, responsabile nazionale Acli per il welfare - per il crescere nel Paese di un clima di intolleranza verso gli stranieri. Siamo inequivocabilmente di fronte al risveglio di una sopita cultura nazifascista che sarebbe grave minimizzare o, peggio ancora, trattare con sufficienza. La solidarietà di tutte l’Associazione alle Acli di Ascoli – continua Russo - che interpretano al meglio, ogni giorno, quel ruolo pedagogico e sociale che sta alla base dell’impegno associativo. L’accoglienza e l’incontro tra popoli e culture diverse – conclude Russo - è l’unica vera possibilità che ci è data per costruite comunità coese che sanno ancora riconoscere l’umanità come valore universale”.




Vincenzo Mulè

Ufficio stampa e comunicazione Acli
Via G. Marcora 18-20, 00153 Roma

27/11/2017

COMUNICATO STAMPA

Giornata contro la violenza sulle donne

Ranghelli: «In ogni forma di discriminazione si annida il germe della violenza»

“La violenza contro le donne riguarda tutti. Nessuno escluso” è stato lo slogan che le Acli hanno adottato per la campagna dello scorso anno. Oggi le Acli lo rilanciano, perché la situazione non è cambiata. I dati confermano l’assoluta trasversalità del fenomeno – rispetto alle classi sociali, ai livelli di istruzione, all’età e alla distribuzione territoriale – e la sua non imputabilità allo “straniero”.

“ La violenza – afferma Agnese Ranghelli, responsabile nazionale Coordinamento donne delle Acli - affonda le sue radici nella discriminazione. Che ancora oggi si debba registrare una disparità di condizioni così grande e grave tra i due generi è quasi imbarazzante, certamente insopportabile. E che lo stesso imbarazzo non colpisca gli uomini – rispetto a dimensioni di illibertà e riduzione dei diritti gravissime e diffuse – è incomprensibile. E’ necessario un impegno costante e ostinato da parte di tutti perché questa situazione si modifichi. Siamo convinti che in ogni forma di discriminazione si annidi il germe della violenza”.

Nel lavoro, nella politica, nelle istituzioni, ma anche nei settori della ricerca, dell’innovazione e della cura, le donne esprimono eccellenze che non trovano corrispondenza nel loro status sociale e nel valore che la società attribuisce loro.

“Chiediamo in proposito – conclude Ranghelli - non solo alla politica e alle amministrazioni pubbliche, ma a tutte le organizzazioni di impegnarsi nella valutazione d’impatto di ogni loro azione, perché se ne possano programmare e distribuire gli effetti positivi su entrambi i sessi, imparando anche per questa via a non considerare i soggetti femminili come eccentrici o marginali”.

Vincenzo Mulè
Acli - Comunicazione e Ufficio Stampa -

15/11/2017
09/10/2017

COMUNICATO STAMPA ACLI

Giornata vittime incidenti sul lavoro

Acli: “Si investa più sulla sicurezza, soprattutto verso i lavoratori più anziani”

L’istituzione della giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro, che cade il 9 ottobre, rappresenta prima di tutto un invito a contrastare questo drammatico fenomeno, che non accenna a diminuire. Anzi, nei primi otto mesi del 2017, l’Inail ha registrato un aumento dell’1,3% delle denunce di infortunio. I dati peggiori li fa registrare il settore dell’ Industria e servizi, con un aumento di oltre il 9%.

Come spiegare questi numeri? Nei giorni scorsi l’osservatorio mensile sul mercato del lavoro dell’Inps ha dichiarato un aumento di oltre un milione di rapporti di lavoro nel periodo tra gennaio e luglio 2017. La quota più significativa di questi è rappresentata dai contratti a tempo determinato, in forte aumento dopo la cessazione dell’utilizzo dei voucher. Secondo Emiliano Manfredonia, presidente del patronato Acli, “è possibile immaginare che l’aumento degli infortuni sia influenzato anche dal fatto che i datori di lavoro possano aver offerto ai propri lavoratori standard qualitativi più bassi in riferimento all’informazione e formazione sulla sicurezza”.

Una seconda possibile ragione di questi numeri in costante aumento potrebbe essere legata a un tema al centro del dibattito tra governo e sindacati proprio in questi giorni, ossia il sistema di adeguamento automatico dei requisiti previdenziali che allontana il traguardo per raggiungere la pensione: “È facile immaginare – aggiunge Manfredonia - che un lavoratore destinato a mansioni gravose e pericolose sia maggiormente esposto al rischio di infortuni lavorativi a causa della riduzione delle capacità funzionali e il deterioramento delle condizioni di salute”.

Questa ipotesi sembrerebbe confermata dai dati dichiarati dall’Inail e letti per fasce di età. A fronte di un aumento generalizzato dell’1,3%, i lavoratori tra i 60 e 64 anni fanno registrare il numero più alto di denunce con un drammatico 7.7%.

“Come già suggerito da tempo dal Parlamento europeo nonché dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul Lavoro – conclude il presidente del Patronato Acli - in futuro sarà sempre più necessario prevedere percorsi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro rivolti ad una forza lavoro matura al fine di individuare e prestare assistenza nello sviluppo di politiche in questo settore”.

02/10/2017

COMUNICATO STAMPA ACLI

Ius soli, Rossini: “Quella sulla cittadinanza è legge di civiltà. Per le cose giuste non ci sono limiti temporali.”

“Se si ritiene giusta una cosa, è meglio non fare cose sbagliate”. Lo afferma Roberto Rossini, commentando le polemiche sullo Ius Soli. “La legge sul diritto di cittadinanza riguarda la vita e i diritti di bambini e ragazzi. Giovani che continueranno a crescere con un senso di esclusione determinato da una incomprensibile miopia politica. I populismi - continua Rossini – si alimentano scendendo a compromessi sui temi di civiltà. E lo Ius Soli è prima di tutto una legge di civiltà, sulla quale una parte del Parlamento ha già espresso un parere favorevole. Non rimangano inascoltate – conclude il presidente delle Acli – le parole del Papa, della Cei e di tutto l’associazionismo a favore della legge. Si tratta proprio di quel mondo che è in prima fila nel difendere e sostenere i diritti dei più deboli”.

Vincenzo Mulè

19/09/2017

COMUNICATO STAMPA ACLI

Donne e lavoro, Acli: il 73,3% delle giovani è indipendente dalla famiglia, ma il 42,2% accetterebbe anche un lavoro in nero

Essere madre e lavoratrice oggi in Italia risulta ancora molto difficile. Nonostante questo, le ragazze italiane tendono a diventare indipendenti prima dei loro coetanei uomini. Infatti, tra i giovani di età compresa fra i 18 e i 29 anni che hanno scelto di andare a vivere soli, il 73,3% è composto da donne. Il dato emerge dalla ricerca dell'Iref (Istituto ricerche educative e formative) dal titolo Il ri(s)catto del presente.

Lo studio è stato realizzato dalle Acli nazionali su un campione di 2500 ragazzi e ragazze di età compresa tra i 18 e i 29 anni ed è stato presentato oggi a Napoli dove si sta svolgendo la 50° edizione del convegno nazionale degli studi delle Acli.

«In questi giorni – afferma Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli - stiamo avanzando alcune proposte normative per il lavoro dei giovani. Una di queste riguarda proprio il riconoscimento del valore sociale della maternità e del lavoro di cura. I dati ci dicono che le biografie lavorative delle donne risultano molto frammentate. E molto più di prima, questi soggetti sembrano richiedere sostegno nelle fasi centrali della vita lavorativa. Per questo, proponiamo un contributo del sistema previdenziale alla maternità, che metterebbe la donna nelle condizioni di non essere incentivata a ridurre o persino lasciare il proprio rapporto di lavoro. Lo Stato si prenda cura delle donne nel momento contingente in cui vivono le difficoltà connesse con la maternità”.

Per le donne esistono una serie di condizioni che rendono faticoso riuscire a coniugare la maternità e la famiglia con il lavoro. Una delle conseguenze è una maggiore propensione delle ragazze ad accettare compromessi pur di trovare o mantenere un lavoro. Il 42,1% delle donne residenti in Italia accetterebbe anche di lavorare in nero (contro il 33,9% dei ragazzi), il 29,8% di andare a lavorare in un’altra regione o nazione (35,4% per gli uomini) mentre solo il 18,8% non si perderebbe d’animo e continuerebbe a cercare un lavoro simile a quello desiderato o perso (dato vicinissimo a quello dei maschi, pari al 18%).
Dimensione totalmente diversa quella di chi già lavora all’estero: qui infatti soltanto il 19,1% delle donne accetterebbe un lavoro in nero, mentre sarebbero molto più disposte, il 64,6%, a continuare a muoversi e cambiare nazione.

La determinazione delle donne a rendersi indipendenti e mantenere un lavoro si rispecchia anche nelle possibili rinunce che farebbero pur di non ve**re licenziate: il 31% direbbe addio ai giorni festivi, mentre il 18,5% alle ferie e il 13,1% a una parte dello stipendio. Da notare come il 26,9%, però, si farebbe licenziare pur di mantenere intatti i propri diritti.

Queste percentuali così alte legate alle concessioni possibili da parte delle ragazze italiane si spiegano con un’aspettativa più bassa circa le possibilità di coniugare lavoro e diritti data proprio dall’essere donne.
“È necessario — dichiara Emiliano Manfredonia, presidente del Patronato Acli — cominciare a pensare a un utilizzo “elastico” del sistema previdenziale attuale, in modo da contribuire nella fase della maternità, ed in particolare nei primi anni di vita del bambino, ad aumentare il reddito disponibile della lavoratrice madre, in modo che possa permettersi di affrontare le spese necessarie ed utili alla maternità, o alla conciliazione dei tempi di lavoro e di cura, o comunque trovare in parte compensazione per la riduzione dello stipendio a causa di eventuali periodi di part-time necessari per assicurare la cura al neonato”.

Il sistema previdenziale attuale, per sua natura, invece, attesta i suoi trattamenti in una età in cui la maternità è molto rara, e dunque i benefici previdenziali correlati alla maternità (anticipo di godimento dei trattamenti; normative di favore circa i requisiti o la misura degli stessi o anche solo il riconoscimento della contribuzione figurativa), ed in particolare i loro effetti concreti, sono semplicemente un riconoscimento “postumo” della funzione sociale della maternità ma non colgono in nessun modo l’obiettivo di sostenerla quando ciò serve, e cioè quando si diventa madre ed in particolare quando i figli sono piccoli.

Valutando quindi le condizioni economiche della madre, il reddito ed altri requisiti di equità, si giunga ad una temporanea “fiscalizzazione” dei versamenti contributivi gravanti sul reddito da lavoro delle neo madri, in modo da aumentare il valore dello stipendio netto rispetto alla retribuzione lorda. Questo sarebbe un intervento con un periodo definito, inversamente graduale al crescere del reddito da lavoro della madre e in proporzione crescente al crescere del numero dei figli. In questo modo la madre non avrebbe danno sul suo futuro trattamento pensionistico ma, nel contempo, potrebbe godere subito del vantaggio di avere un maggior reddito disponibile.

Vincenzo Mulè

15/09/2017

COMUNICATO STAMPA

Mattarella alle Acli: "Favorire l'accesso al lavoro per le giovani generazioni, pericolo esclusioni e nuove povertà"

I giovani e il lavoro sono al centro del 50° Incontro nazionale di studi delle Acli che ha preso il via oggi a Napoli che si sono aperte con un messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
"Gli incontri nazionali di studi delle Acli – ha affermato nel suo massaggio di saluto il presidente della Repubblica - hanno fornito, nel tempo, contributi di rilievo per lo sviluppo civile e democratico, con acuta partecipazione agli eventi e ad i problemi del Paese. Sul lavoro si fonda la Repubblica italiana. E sull'esercizio pieno di questo diritto – il diritto a un lavoro con dignità – continua a poggiare la nostra democrazia e la vita civile. Le innovazioni vanno sostenute e guidate, in modo da mantenere la comunità all'altezza della sfida globale, irrobustendo al tempo stesso le reti di cittadinanza e solidarietà, per favorire mobilità e nuovi accessi, per ampliare le opportunità, anzitutto in favore delle giovani generazioni. Una società più solidale e coesa esprime anche un'economia più salda".

Il presidente Mattarella ha anche ricordato Giovanni Bianchi, alla cui memoria sarà dedicata una sessione del lavori, "indimenticato presidente delle Acli, che ci ha lasciato da poche settimane, un testimone prezioso per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerne l'amicizia, la passione, l'intelligenza, la rettitudine".

Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli, è intervenuto in questa prima giornata di lavoro spiegando che "ci sono due importanti motivi dietro la scelta di dedicare questo incontro al lavoro giovanile: innanzitutto i giovani sono i più coinvolti dai cambiamenti del mercato del lavoro". Tra di loro, però, "c'è una sacca consistente di giovani scoraggiati che non studiano e non lavorano. Ci dobbiamo chiedere quali sono le loro prospettive. È quanto mai paradossale che ci si occupi di garantire un minimo pensionistico di 650 euro ai giovani con un minimo di contributi, quando il primo desiderio delle nuove generazioni è trovare un lavoro oggi per vivere la propria vita, coltivare i propri sogni, ai nostri ragazzi non interessa molto sapere che un giorno, lontano, potranno godere di un minimo vitale. Oggi serve un buon sistema educativo e delle serie politiche attive del lavoro".

Se è vero che la sfida posta da Industria 4.0 si gioca sul terreno delle competenze, della loro centralità rispetto alle mutevoli esigenze del tessuto produttivo, la risposta non può che partire dal rafforzamento e ampliamento dell'offerta formativa nel suo complesso. Per questo, oggi le Acli hanno presentato un piano strategico articolato in sei punti: investire nella formazione professionale, consolidare e diffondere l'infrastruttura formativa, innovare le qualifiche e i diplomi, sviluppare il sistema terziario professionalizzante (Its) e, infine, investire in un sistema accogliente di formazione professionale. Questo piano va comunque ad affiancarsi a un impegno già avviato che ha visto nel solo 2016 le Acli e l'Enaip (Ente Nazionale Acli Istruzione Professionale) impegnate in 18 regioni italiane con oltre 128 sedi accreditate con 1987 dipendenti e quasi 20 milioni di ore di lezione rogate nel solo 2016. Tutto questo per la formazione professionale di oltre 23 mila ragazzi italiani tra i 18 e i 29 anni.

"Anche in vista della prossima legge di bilancio – ha aggiunto Paola Vacchina, responsabile nazionale centro studi e ricerche Acli, a margine dell'incontro – chiediamo al Governo il rafforzamento e la diffusione della formazione iniziale e il consolidamento del sistema duale (imparare lavorando, attraverso contratti di apprendistato formativo). Chiediamo inoltre di innovare e ampliare il repertorio delle qualifiche e dei diplomi professionali, estendendo la formazione terziaria non accademica (Its) e dando a tutti giovani che lo desiderano la possibilità di accedervi.

Secondo le Acli proprio la formazione professionale potrebbe ridurre la distanza tra il mondo i giovani: in Italia infatti molte aziende non riescono a trovare personale perché mancano le competenze. Inoltre secondo lo studio "Il riscatto del presente" dell'Iref, l'ente di ricerca delle Acli, l'insoddisfazione dei giovani in campo lavorativo dipende proprio dal fatto che gli studi fatti sono inutili nel loro nel loro impiego. Secondo la ricerca il 43,8% di 2500 giovani intervistati considera poco o nulla utile il proprio percorso formativo in relazione al lavoro svolto, è il 37,2% del totale se tornasse indietro farebbe scelte diverse.

Vincenzo Mulè

21/06/2017

COMUNICATO STAMPA ACLI

Ius soli, legge di civiltà. La politica sia al passo del Paese reale

Sul diritto di cittadinanza, “la politica deve stare al passo del Paese – lo afferma Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli -. Tre italiani su quattro hanno già espresso un parere favorevole al riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati e cresciuti in Italia. Si superi questa fase di contrasti e si vada dritti verso una legge indispensabile e di civiltà. La legge sulla cittadinanza, come ha ricordato monsignor Nunzio Galantino, è un tema serio. Basti pensare che, qualora la legge non venisse approvata, avrebbe avuto solo il merito di aver fatto un torto a dei bambini”.

La normativa italiana sulla cittadinanza è attualmente una delle più rigide d’Europa. A oltre un anno dall’approvazione alla Camera del ddl di riforma della legga 91/92 e dopo che il Senato ha incardinato la discussione, sarebbe incomprensibile fermare una riforma attesa da anni che toglierebbe dal limbo circa 800mila bambini e giovani che ad oggi vedono pregiudicata la possibilità di sentirsi a tutti gli effetti cittadini del nostro Paese.

“L’Italia è pronta – riprende Antonio Russo, responsabile nazionale welfare delle Acli – sia pronto anche il Parlamento. Auspichiamo che la legge passi con il voto di tutti, perché è una riforma che guarda lontano. Riconoscere a bambini, italiani di fatto ma non di diritto, la cittadinanza significherebbe farli crescere con una consapevolezza di integrazione che andrebbe a contrastare il senso di incomprensibile esclusione che oggi molti di loro vivono. E poi - conclude Russo – dopo 15 anni dal nostro primo appello, è ora che questa riforma prenda finalmente vita”.

Con lo slogan “Chi cresce in Italia è italiano”, le Acli manifesteranno a Roma il prossimo 21giugno, presso il Pantheon, assieme all’organizzazione “Italiani senza cittadinanza” e al cartello de “L’Italia sono anch’io”, di cui le Acli fanno parte.


Vincenzo Mulè
Ufficio stampa e comunicazione Acli
Via G. Marcora 18-20, 00153 Roma

22/05/2017

COMUNICATO STAMPA ACLI

CORTEO PRO-MIGRANTI, ROSSINI: “INUMANA LA CULTURA CHE NEGA L’ACCOGLIENZA

“Oggi è stata una bella giornata, piena di gioia, positività e messaggi importanti - afferma Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli commentando la manifestazione in favore dell’accoglienza dei migranti di Milano - L’accoglienza è uno dei valori fondanti del nostro Paese, sancito anche dalla nostra Costituzione quando ripudia ogni forma di razzismo. La cultura che nega l’accoglienza è inumana. L’Europa e il nostro Paese costruiscano ponti di integrazione”.
Alla manifestazione antirazzista di Milano le Acli erano presenti con una folta delegazione guidata proprio dal presidente Rossini, che ha sottolineato come in queste occasioni “le Acli siano più Acli quando si mobilitano per il bene degli altri e, di conseguenze, di tutti”.
Le Acli sono tra i promotori di "Ero straniero L’umanità che fa bene", una proposta di legge di iniziativa popolare per cambiare il racconto sull’immigrazione, superare la legge Bossi-Fini e abolire il reato di clandestinità, puntando sull’accoglienza degli immigrati, la promozione del regolare soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari.
Inoltre, le Acli da tempo – attraverso la coalizione de L’Italia sono anch’io - hanno lanciato un appello ai parlamentari e al governo affinché venga approvata la riforma sulla cittadinanza e riconosciuto il diritto di voto amministrativo dei cittadini stranieri.


Vincenzo Mulè

16/05/2017

COMUNICATO STAMPA ACLI

RIFORMA DEL TERZO SETTORE: UN ALTRO DECISIVO PASSO.
ORA SERVE TEMPO PER CONTINUARE A RECEPIRE LE ISTANZE E PER SUPERARE LE EMERGENZE

Roma, 15 maggio 2017 - I tre decreti legislativi approvati dal Consiglio dei Ministri e che permetteranno di completare l’attuazione della Riforma del Terzo settore rivelano un sforzo del Governo a migliorare ed arricchire i testi iniziali dialogando e provando a recepire soprattutto le istanze raccolte grazie al tavolo costituito con il Forum del Terzo Settore.

“Va apprezzato – dichiara Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli - un lavoro molto ampio teso a riordinare una disciplina assai articolata che ha visto, negli anni, il susseguirsi di norme, competenze e registri senza un quadro comune”.
Con i decreti, ora allo studio delle Commissioni parlamentari competenti e della Conferenza Stato-Regioni, si apre una fase cruciale che porterà alla definizione delle norme che daranno un “codice della strada” a un mondo vasto ed eterogeneo, che attende da tempo un quadro normativo chiaro, complessivo e di favore per tutte le esperienze.

Proprio la complessità e l'eterogeneità del mondo del Terzo settore e la necessità che questo lavoro possa veramente raccogliere l'insieme dei punti di vista e delle preoccupazioni di questo mondo – aggiunge Stefano Tassinari, responsabile nazionale Acli per il Terzo settore - esige che questo lavoro non si consideri per nulla concluso, ma debba ulteriormente svilupparsi nelle prossime settimane, affrontando alcuni nodi non ancora risolti in modo compiuto e chiarendo alcune urgenze e perplessità improvvisamente emerse dal Consiglio dei Ministri”.
Alcuni nodi di fondo riguardano la necessità di non appesantire gli adempimenti della vita sociale delle organizzazioni, concentrando l'attenzione sugli aspetti essenziali della vita sociale e democratica e nelle forme che ogni ente autonomamente decide di darsi; la necessità di recuperare appieno i principi di favore fiscale che, grazie alle precedenti norme, consentivano all'attività economica, ma non d'impresa, di sostenere l'operato sociale.

Riteniamo sia urgente ovviare alla cancellazione - imprevista - di alcuni commi che non permettono più alla cooperazione sociale di poter trovare uno sviluppo ulteriore nell'impresa sociale.
Occorre, inoltre, chiarire il riferimento, presente nella legge sull'impresa sociale, alla compatibilità delle norme con il decreto legislativo che riguarda le aziende partecipate dal Pubblico. Sarebbe già sufficientemente chiaro, nella legge delega e in altre parti del testo, affermare che gli enti pubblici pur potendo prendere parte ad un'impresa sociale, al pari del privato profit, non possono controllarne o coordinarne l'attività.

“Occorre chiarire e fugare ogni dubbio sul ruolo delle aziende partecipate dal Pubblico – continua Tassinari - che potrebbero avvalersi comunque dell'essere formalmente non pubblica amministrazione, ma enti privati comunque senza lucro, per controllare o coordinare indirettamente imprese sociali. Poche righe – aggiunge l’esponente delle Acli - chiarirebbero efficacemente la volontà del legislatore di non permettere un coordinamento o controllo non solo diretto, ma neanche lontanamente indiretto attraverso altre organizzazioni di emanazione pubblica”.
“Siamo certi – conclude il presidente Rossini - che guardando a questi punti con concretezza e determinazione, il nostro Paese potrà marcare un passaggio storico e strategico per promuovere una società più giusta”.


Vincenzo Mulè

02/05/2017

LE ACLI NAZIONALI IN PIAZZA A BOLOGNA PER IL 1° MAGGIO.
IL PRESIDENTE ROSSINI: “IL LAVORO CESSI DI ESSERE USATO COME STRUMENTO DI RICATTO. E’ UN DIRITTO E COME TALE VA RETRIBUITO ”

“La festa del primo maggio è l’occasione per ribadire da che parte stare. Le Acli ribadiscono la propria vocazione a stare dalla parte dei lavoratori”. Lo afferma Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli, che aggiunge: “ Questa scelta significa perseguire la giustizia sociale, il diritto di cittadinanza e avere a cuore le sorti del nostro Paese”.
Per ribadire questo impegno, il primo maggio il presidente delle Acli sarà in piazza Maggiore a Bologna. “Dalla memoria al futuro delle donne. Tra lavoro, diritti e legalità” è il titolo della giornata, che vivrà un momento particolarmente toccante con il ricordo del 70esimo anniversario della strage di Portella della Ginestra. “Il ricordo del dramma siciliano – aggiunge il presidente delle Acli – porta con sé una serie di significati, dallo storico al politico, dal sindacale all’esistenziale. Quello che vogliamo sottolineare in questo momento è che il lavoratore deve riconquistare dignità. Spesso, in ambiti professionali, la riconoscibilità del lavoro è commisurata con la retribuzione. Pertanto, chiediamo a gran voce che il lavoro venga sempre retribuito e non diventi uno strumento di ricatto. Perché una verità va detta: in questo momento, il lavoro non manca. Mancano i soldi per retribuirlo”.
Al lavoro, le Acli dedicheranno l’annuale Incontro nazionale di studi previsto per settembre a Napoli: “La rivoluzione digitale sta incrementando la cultura dello scarto – afferma Santino Scirè, responsabile nazionale del Lavoro per le Acli – riproducendo un inedito squilibrio tra chi detiene il potere economico e i lavoratori. Una situazione – aggiunge Scirè – che esclude chi non riesce ad adattarsi ai nuovi tempi della produzione. Dietro l’effige della flessibilità e dello smart-working – denuncia ancora Scirè – spesso si nasconde la nuova frontiera della precarietà e dello sfruttamento del lavoro: il caporalato digitale. È necessario un intervento a livello legislativo e regolativo che sappia interpretare e tradurre le istanze che emergono da un mercato del lavoro in rapida trasformazione”.
“Valore lavoro” è il titolo del 50esimo Incontro nazionale di studi. Dal 14 al 16 settembre, nella cornice della Stazione Marittima, studiosi, politici e semplici cittadini discuteranno e si confronteranno sui cambiamenti del mondo del lavoro.

Ufficio Stampa Acli
Vincenzo Mulè

Indirizzo

Via Sottocantine
Oriolo Romano
01010

Orario di apertura

Martedì 10:00 - 12:00
Giovedì 16:00 - 18:00
Sabato 10:00 - 12:00

Telefono

0699837288

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