Musubi Club

Musubi Club Club costituito nel 2019. Pratica Aikido - Associato alla TAAI - Stile Takemusu Aiki. Articoli su: Aikido - Arti marziali - Giappone - Altro

Mission -

Musubi significa nodo in giapponese. Il nodo ha valori molto forti in tante differenti culture. Normalmente la prima cosa che viene in mente è il legame la volontà di bloccare qualcosa per sempre e di farlo proprio.

È uno dei simboli della vita, che incomincia proprio con un nodo all’ombelico. Alla nascita, la separazione dalla madre avviene con un nodo al cordone ombelicale fatto dal

l’ostetrica. Un nodo unisce, fa in modo che due o più cose stiano attaccate tra loro, è progettato per resistere e per non staccarsi mai. Per questo motivo simboleggia i legami e gli affetti. Il nodo può avvicinare e legare cose simili tra loro ma anche cose estremamente diverse. Questo indica che i legami sono variabili e possono essere stretti sia in maniera omogenea che eterogenea. Un altro valore simbolico che ha è quello dell’indissolubilità. Un nodo ben stretto e complesso è impossibile che venga sciolto, resiste a tutte le avversità e non si slega mai (emblematico è il nodo di gordio). Il nodo è anche elemento nella costruzione di sistemi più complessi: le reti. Anche questa pagina vuole essere a suo modo un nodo, un punto di collegamento per quanti amano, studiano e praticano l’Aikido e la cultura tradizionale giapponese nelle sue varie forme ed espressione. Un punto di collegamento per tessere una rete di nuovi contatti e di reciproci ulteriori legami. Nella cosmologia shintoista tutto l’esistente è pervaso da un’energia primordiale, che alimenta e compone tutta la materia e tutte le sue manifestazioni, è il musubi. Questa forza mistica è paragonabile al Tao del Taoismo un’energia cosmica che concentra in sé tutti gli elementi e che dà origine al tutto e causa l’evoluzione del tutto, attraverso l’eterno ciclo dell’esistenza. Esso è il legame intimo che c’è tra tutte le cose, l’elemento comune a tutto ciò che fa parte del cosmo. Il musubi è inoltre la forza armonica e universale che lega indissolubilmente il mondo fisico umano al mondo spirituale. Unire i fili insieme è “musubi”. Connettere le persone insieme è “musubi”. Lo scorrere del tempo è “musubi”. Nutrirsi, ingerendo i nutrienti che diventano parte di sé stessi è “musubi”. Le note che insieme compongono una melodia è “musubi”.
“Musubi” sono i fili del tempo e del destino, che si intrecciano, si torcono, si sciolgono e a volte tornano ad intrecciarsi. Come esempio di musubi consideriamo il nodo della cintura. Questo nodo è un richiamo costante al praticante, ogni volta che la indossa, del legame che volontariamente ha scelto di essere vincolato: quello
con la propria arte, quello con il proprio maestro, con i propri sempai e kohai, ma anche quello con i propri allievi quando dovrà assolvere il dovere di sdebitarsi per l’insegnamento ricevuto. Come simbolo di questa pagina è stato scelto un nodo ad intreccio. Graficamente esso è rappresentato da “anelli” intrecciati tra loro in maniera inscindibile. Questo nodo non ha né inizio né fine. Simboleggia dunque la continuità della vita e l’infinito susseguirsi dei cicli della vita e della morte, notte e giorno, estate e inverno. In particolare il legame tra Dio e l’uomo, che non può essere sciolto. Nessuno infatti può sfuggire al disegno del Creatore e allo stesso tempo Egli non può abbandonare i suoi figli. Per questo motivo il simbolo rappresenta l’eternità e l’infinito, quindi il nostro percorso spirituale, un continuum nel tempo. Il colore rosso in Giappone è ben augurante.

Stagione 2026-27Traditional Aikido – Iwama Takemusu AikiDecorrenza martedì 1° settembre 2026Sono disponibili lezioni di ...
19/08/2026

Stagione 2026-27
Traditional Aikido – Iwama Takemusu Aiki
Decorrenza martedì 1° settembre 2026

Sono disponibili lezioni di prova gratuite ogni martedì di settembre.
Per partecipare è sufficiente presentarsi in segreteria qualche minuto prima dell’inizio della lezione, presso l’impianto CUS Torino di Via Artom 30/a – Torino.
Ti aspettiamo: fai il primo passo, il resto lo facciamo insieme.

Ti invitiamo a intraprendere un percorso che attraversa tempo e spazio: un viaggio in cui, accanto alla pratica marziale, esploreremo la storia, la filosofia e la spiritualità di un paese straordinario. Crediamo che l’Aikido, nel suo DNA più autentico, custodisca la capacità di offrirci risposte creative e costruttive, di nutrire il nostro benessere, di sostenere la motivazione nelle cose che facciamo e di restituirci quel senso di equilibrio e relax di cui abbiamo davvero bisogno.

Un cammino così non si limita a insegnare tecniche: apre spazi interiori, allena la presenza, affina la sensibilità e ci invita a guardare il mondo con occhi nuovi.
Entrerai in una comunità che pratica con rispetto, curiosità e spirito di ricerca, dove ogni incontro diventa occasione per imparare qualcosa su di sé e sugli altri.
Scoprirai la forza dei gesti essenziali, dei saluti, dei silenzi condivisi: piccole porte che aprono a una cultura millenaria e a un modo diverso di stare nel mondo.

Maschile e femminileI termini “maschile” e “femminile” si riferiscono all’esperienza dello Yin e Yang dell’essere umano....
15/07/2026

Maschile e femminile

I termini “maschile” e “femminile” si riferiscono all’esperienza dello Yin e Yang dell’essere umano.
Essi sono una dualità fondamentale che riflette due lati della stessa medaglia spirituale ed a prescindere dal genere, tutti noi abbiamo accesso sia ai principi femminili che maschili; tutti noi siamo espressione di questi caratteri, solo in gradi diversi. Svegliare, impersonare e promulgare il principio maschile e femminile è un sentiero di pratica. Un sentiero che porterà ad un migliore equilibrio, integrazione ed armonia.
L’Aikidō, proprio grazie alla sua natura non competitiva, permette un’esperienza condivisa che diventa formativa sul piano relazionale, corporeo e psicologico. Quando si sale sul tatami, ciò che conta è trovare uno spazio in cui l’interazione tra due persone, che entrano materialmente in contatto, non è vincolata dalla loro struttura fisica. È un luogo dove le caratteristiche fisiche non impongono definizioni rigide, dove non esiste un Aikidō “maschile” o “femminile” modellato sulla forma del corpo, e questo è fondamentale per offrire nuove possibilità. Uno spazio in cui cooperazione e aiuto costituiscono la base della pratica, scardinando la logica competitiva e asfissiante che molti sportivi, anche amatoriali, si trovano a subire. Questo rende la differenza di genere un valore aggiunto, qualcosa che porta beneficio a entrambe le parti e che, se venisse a mancare, rappresenterebbe una perdita.

l’Aikidō può contribuire a:

• ridurre stereotipi legati alla forza, alla fragilità o ai ruoli tradizionali;
• promuovere un equilibrio tra assertività e cura, qualità spesso culturalmente attribuite a generi diversi;
• favorire un dialogo corporeo paritario, in cui ciascuno impara a modulare energia, distanza e intenzione;
• offrire modelli relazionali non aggressivi, utili anche fuori dal tatami.

L’Aikidō offre un contesto privilegiato per riflettere sul rapporto di genere, perché si fonda su principi che superano la logica della forza fisica e valorizzano l’ascolto, la relazione e l’integrazione delle differenze.
La pratica fisica riflette questi paradossi e permette una partecipazione più equilibrata tra uomini e donne rispetto ad altre discipline. Le polarità “maschile” e “femminile” non coincidono con i generi biologici ma sono qualità energetiche:

• il maschile come direzione, penetrazione, struttura;
• il femminile come accoglienza, circolarità, trasformazione.

Ogni tecnica è una danza tra queste due forze. Un irimi è più “maschile”, un tenkan più “femminile”. L’Aikidō come spazio di neutralizzazione delle gerarchie di genere, queste gerarchie vengono continuamente sciolte:

• uke e tori si scambiano di ruolo;
• chi attacca dipende da chi riceve;
• chi riceve dipende da chi attacca.

È un sistema di reciprocità, non di dominio. Questo crea un ambiente dove le dinamiche di genere possono essere rilette, rinegoziate, trasformate

Torino - Giugno 2026 - 2° sessione esamiIn questo scorcio di fine anno di attività si è svolta l’ultima sessione di esam...
19/06/2026

Torino - Giugno 2026 - 2° sessione esami

In questo scorcio di fine anno di attività si è svolta l’ultima sessione di esami di passaggio di grado nel nostro dōjō. Ha interessato principalmente i nuovi allievi al loro primo anno di pratica.
Nell’emozione e nell’imbarazzo di questa prima esperienza di verifica formale del loro percorso, hanno comunque dimostrato interesse e serietà, affrontando la prova con vero spirito di umiltà e disponibilità ad apprendere.
La dedizione paziente e tenace, mostrata durante l’intero anno, ha dato loro il meritato riconoscimento, aprendo nuove possibilità di crescita.
Un risultato che testimonia il valore dell’impegno e che rafforza il cammino che ciascuno sta costruendo all’interno del dōjō. Un passaggio che non riguarda solo il grado, ma la crescita di ognuno e della nostra comunità di pratica. Dunque un invito a procedere con rinnovata consapevolezza.

Concentrazione e simmetria – Maschile e FemminileÈ una scena che parla di disciplina, rispetto e presenza, più che di co...
17/06/2026

Concentrazione e simmetria – Maschile e Femminile

È una scena che parla di disciplina, rispetto e presenza, più che di confronto. Concentrazione e simmetria, rendendo l’atmosfera più essenziale e meditativa. Perfetto per un contesto di pratica marziale.
L’immagine cattura un momento di silenziosa concentrazione tra due praticanti di Aikido, entrambi in keikogi e armati di jo. La luce che attraversa la sala e si riflette sul tatami crea un’atmosfera sospesa, quasi rituale: prima del movimento, c’è l’ascolto.
Il contrasto tra i colori del tappeto e la semplicità delle pareti amplifica la sensazione di spazio mentale, come se il dōjō fosse un luogo di vuoto fertile, dove ogni gesto nasce da un’intenzione precisa.

Dialogo tra principi complementari: il maschile e il femminile, la forza e la fluidità, la decisione e l’ascolto.
Nel dōjō, questi poli non si oppongono ma si armonizzano — come due correnti che si incontrano per creare equilibrio. Il bastone diventa un’estensione dell’intenzione, non uno strumento di dominio: rappresenta la linea dell’energia, la direzione del ki che si manifesta nel gesto.

La luce che attraversa il tatami sembra quasi un terzo interlocutore: illumina il punto d’incontro, suggerendo che la vera maestria nasce nella relazione, non nel confronto.

Torino 23 maggio 2026Aikido un’esperienza aperta - V edizioneSi è svolto il nostro ormai tradizionale appuntamento di fi...
25/05/2026

Torino 23 maggio 2026
Aikido un’esperienza aperta - V edizione

Si è svolto il nostro ormai tradizionale appuntamento di fine corso, un momento atteso che ha riunito allievi e insegnanti del CUS Torino e del Wu Wei Dojo, in un clima di rispetto, presenza e sincera condivisione del cammino compiuto. Un’occasione speciale per ritrovarci come comunità di pratica, ma anche un momento intenso e partecipato che ci ha permesso di chiudere la stagione con gratitudine, energia e spirito di crescita. Un incontro che ha confermato la forza del nostro percorso, la qualità del lavoro svolto sul tatami e il valore dei principi che, insieme, continuiamo a coltivare.

Novalesa (TO) – Venerdì 1° maggio 2026Abbazia della Novalesa (Val di Susa – Val Cenischia)Quest’anno la gita della nostr...
02/05/2026

Novalesa (TO) – Venerdì 1° maggio 2026
Abbazia della Novalesa (Val di Susa – Val Cenischia)

Quest’anno la gita della nostra comunità si è svolta con una visita guidata all’Abbazia della Novalesa dei Santi Pietro e Andrea. Un luogo suggestivo, immerso nella quiete della Val Cenischia, e un sito di straordinaria rilevanza storica: l’Abbazia compie 1300 anni dalla sua fondazione, avvenuta nel 706 per opera dei monaci benedettini.
È stata per secoli una tappa obbligata attraverso il valico del Moncenisio, tappa rilevante lungo la Via Francigena che collegava Parigi a Roma.
In epoca carolingia (IX sec.) raggiunse il massimo del suo splendore accogliendo oltre cinquecento monaci: lo stesso Carlo Magno dimorò qui per lungo tempo prima di attaccare i Longobardi di Desiderio alle Chiuse di San Michele, contribuendo così a rendere l’Abbazia molto potente.
Fu un faro di civiltà e cultura nei secoli più bui del Medioevo, ha subito il saccheggio dei Saraceni (anno 906), l’abbandono e la laicizzazione per tornare alla sua funzione originaria di centro spirituale e culturale della Val di Susa.
L’Abbazia della Novalesa è uno dei complessi monastici più antichi e suggestivi delle Alpi occidentali, oggi abitata da una piccola comunità benedettina. È celebre per la sua storia millenaria, gli affreschi altomedievali in stile bizantineggiante della ca****la di San Endrado e la posizione spettacolare ai piedi del Moncenisio.

Ma oltre alla storia, ciò che colpisce è l’atmosfera. Alla Novalesa si percepisce qualcosa che va oltre la bellezza architettonica: un senso di pace antica, di tempo sospeso, di profondità spirituale che invita a rallentare e ad ascoltare.
Camminando tra, le cappelle affrescate e i boschi che circondano il complesso, si avverte la presenza silenziosa di secoli di preghiera, lavoro, studio, accoglienza. Ogni pietra custodisce una memoria e ogni angolo ricorda che l’essenziale non è mai rumoroso.
L’Abbazia della Novalesa non è solo un monumento: è un luogo che apre a spazi interiori, ciò che dà direzione, ritrovare un senso di radicamento. In un anno così significativo, il suo anniversario, diventa un richiamo a custodire ciò che conta, a coltivare ciò che cresce lentamente, a costruire ciò che dura.

«Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo»È attribuita alla tradizione dello Zen Rinzai, spesso collegata al maestr...
27/04/2026

«Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo»

È attribuita alla tradizione dello Zen Rinzai, spesso collegata al maestro cinese Linji Yixuan (Rinzai), anche se la formulazione esatta varia leggermente nelle traduzioni moderne.
Significa: non attaccarsi a nessuna immagine del Buddha, a nessuna idea fissa dell’illuminazione, a nessuna autorità esterna. “Uccidilo” vuol dire eliminare l’idolo mentale che ti impedisce di vedere direttamente la realtà.

Come molti koan, usa un linguaggio volutamente scioccante per spezzare le nostre certezze. Non parla di violenza reale: il Buddha da “uccidere” è un’immagine mentale, non una persona.
Secondo le fonti, il punto centrale è che la mente crea un ideale perfetto — un Buddha immaginario, un modello di purezza o saggezza — e poi ci si aggrappa. Questo ideale diventa un ostacolo, perché invece di guardare direttamente l’esperienza, la confrontiamo con un’immagine astratta.

Perché “uccidere” il Buddha? Le interpretazioni convergono su alcuni aspetti fondamentali.
• Eliminare l’idolo mentale — Ogni immagine del Buddha che “incontri” è una proiezione, non la realtà. Se credi di aver capito cos’è l’illuminazione, sei già fuori strada.
• Non dipendere da autorità esterne — Il Buddha stesso insegnava a non accettare nulla solo per tradizione o per rispetto verso un maestro, ma a verificare tutto in prima persona.
• Tagliare l’attaccamento ai concetti — Zen è radicale: se incontri un concetto di Buddha, un’idea di verità, un’immagine sacra… distruggila. Non è la cosa vera.
• Superare il “sé spirituale” — A volte il Buddha da uccidere è una versione idealizzata di sé stessi: l’ego che si crede già saggio o speciale.

Il “Buddha sulla strada”
La “strada” è il cammino della propria vita. Qualunque Buddha si incontri lì — un maestro perfetto, un’idea di illuminazione, un’immagine di sé stessi “arrivati” — è un ostacolo. Ucciderlo significa continuare a praticare senza fermarti su nessuna certezza.

In sintesi
Il detto non invita alla distruzione, ma alla libertà: non trasformare il Buddha in un idolo, non trasformare la spiritualità in dogma, non trasformare te stesso in un personaggio spirituale. Solo così puoi vedere direttamente ciò che c’è, senza filtri.

BonsaiIl bonsai significa letteralmente “albero in vaso” ed è l’arte di coltivare alberi in miniatura come forma di equi...
24/04/2026

Bonsai

Il bonsai significa letteralmente “albero in vaso” ed è l’arte di coltivare alberi in miniatura come forma di equilibrio, armonia e contemplazione.

Origine del termine
La parola bonsai (盆栽) unisce bon = “vassoio/vaso” e sai = “piantare”. Indica quindi un albero coltivato in un contenitore. Il significato simbolico si radica nel concetto giapponese di wabi-sabi, la bellezza dell’imperfezione e della transitorietà. Il bonsai diventa così un microcosmo di natura, una forma di meditazione visiva e pratica.

Origini storiche
L’arte nasce in Cina come penjing, paesaggi miniaturizzati coltivati in vaso. Arriva in Giappone tramite i monaci buddhisti e si trasforma in una pratica più sobria, essenziale e spirituale, legata allo Zen. In Giappone si sviluppano stili, tecniche e un’estetica autonoma, fino a diventare l’arte che oggi conosciamo.

Cosa rappresenta un bonsai
Armonia e equilibrio: un albero che condensa la forza della natura in pochi centimetri.
Pazienza e cura: ogni intervento (potatura, annaffiatura, legatura) richiede attenzione e ascolto dei ritmi naturali.
Meditazione e contemplazione: coltivare un bonsai significa coltivare anche la propria interiorità.
Longevità e continuità: molti bonsai vengono tramandati per generazioni, diventando custodi di memoria e storia familiare.

Caratteristiche fondamentali di un bonsai
Un bonsai non è una “pianta nana”, ma un albero vero, con tutte le sue caratteristiche botaniche, mantenuto in scala ridotta attraverso tecniche precise:
• proporzioni armoniche tra tronco, rami e radici;
• apparato radicale stabile e ben distribuito;
• tronco con conicità e corteccia “vissuta”;
• rami disposti come in natura, con ordine e progressione.

Perché il bonsai affascina ancora oggi
Il bonsai è un dialogo lento tra essere umano e natura: un esercizio di presenza, un invito alla calma, un modo per portare la vastità di un paesaggio dentro uno spazio minimo.

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Nichelino

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