Albero Maestro Outdoor education

Albero Maestro Outdoor education Asilo nel bosco per bambini 3 ai 6 anni e primaria 6/10 anni. Eventi per famiglie, benessere, arte

19/05/2024

L'amore deve nascere spontaneamente dall'anima; non può essere soggetto a nessuna forza, né interiore né esteriore. L'amore e la coercizione non possono mai coesistere; tuttavia, mentre l'amore non può essere imposto, può essere risvegliato attraverso l'amore stesso.
L'amore è per sua natura comunicativo; chi non lo possiede lo riceve da chi lo irradia. Chi riceve amore non può far altro che rispondere con amore, poiché questa è la vera essenza dell'amore.
Il vero amore è invincibile e irresistibile. Cresce in potenza e si diffonde, trasformando tutto ciò che tocca. L'umanità raggiungerà un nuovo modo di essere e vivere attraverso il libero e ininterrotto fluire dell'amore puro da cuore a cuore.

- Rasul

10/04/2024

🙏 ♥️
Nulla del coraggio del navigante che, lasciata la terra che era solo terra di protezione, non si lascia prendere dalla nostalgia, ma incoraggia il suo cuore.

"Oggi la si chiama "resilienza", una volta la si chiamava "forza d´animo", Platone la nominava "tymoidés" e indicava la sua sede nel cuore.
Il cuore è l´espressione metaforica del "sentimento", una parola dove ancora risuona la platonica "tymoidés".Il sentimento non è languore, non è malcelata malinconia, non è struggimento dell´anima, non è sconsolato abbandono. Il sentimento è forza. Quella forza che riconosciamo al fondo di ogni decisione quando, dopo aver analizzato tutti i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si decide, perché in una scelta piuttosto che in un´altra ci si sente a casa. E guai a imboccare, per convenienza o per debolezza, una scelta che non è la nostra, guai a essere stranieri nella propria vita.
La forza d´animo, che è poi la forza del sentimento, ci difende da questa estraneità, ci fa sentire a casa, presso di noi. Qui è la salute. Una sorta di coincidenza di noi con noi stessi, che ci evita tutti quegli "altrove" della vita che non ci appartengono e che spesso imbocchiamo perché altri, da cui pensiamo dipenda la nostra vita, semplicemente ce lo chiedono, e noi non sappiamo dire di no.
Il bisogno di essere accettati e il desiderio di essere amati ci fanno percorrere strade che il nostro sentimento ci fa avvertire come non nostre, e così l´animo si indebolisce e si ripiega su se stesso nell´inutile fatica di compiacere agli altri. Alla fine l´anima si ammala, perché la malattia, lo sappiamo tutti, è una metafora, la metafora della devianza dal sentiero della nostra vita. Bisogna essere se stessi, assolutamente se stessi.
Questa è la forza d´animo. Ma per essere se stessi occorre accogliere a braccia aperte la nostra ombra. Che è poi ciò che di noi stessi rifiutiamo.
Quella parte oscura che, quando qualcuno ce la sfiora, ci sentiamo "punti nel vivo". Perché l´ombra è viva e vuole essere accolta. Anche un quadro senza ombra non ci dà le sue figure. Accolta, l´ombra cede la sua forza.
Cessa la guerra tra noi e noi stessi. Siamo in grado di dire a noi stessi:
"Ebbene sì, sono anche questo". Ed è la pace così raggiunta a darci la forza d´animo e la capacità di guardare in faccia il dolore senza illusorie vie di fuga.
"Tutto quello che non mi fa morire, mi rende più forte", scrive Nietzsche.
Ma allora bisogna attraversare e non evitare le terre seminate di dolore.
Quello proprio, quello altrui. Perché il dolore appartiene alla vita allo stesso titolo della felicità. Non il dolore come caparra della vita eterna, ma il dolore come inevitabile contrappunto della vita, come fatica del quotidiano, come oscurità dello sguardo che non vede via d´uscita. Eppure la cerca, perché sa che il buio della notte non è l´unico colore del cielo.
Di forza d´animo abbiamo bisogno soprattutto oggi perché non siamo più sostenuti da una tradizione, perché si sono rotte le tavole dove erano incise le leggi della morale, perché si è smarrito il senso dell´esistenza e incerta s´è fatta la sua direzione. La storia non racconta più la vita dei nostri padri, e la parola che rivolgiamo ai figli è insicura e incerta.
Gli sguardi si incontrano solo per evitarsi. Siamo persino riconoscenti al ritmo del lavoro settimanale che giustifica l´abituale lontananza dalla nostra vita. E a quel lavoro ci attacchiamo come naufraghi che attendono qualcosa o qualcuno che li traghetti, perché il mare è minaccioso, anche quando il suo aspetto è trasognato.
Passiamo così il tempo della nostra vita, senza sentimento, senza nobiltà, confusi tra i piccoli uomini a cui basta, secondo Nietzsche: "Una vogliuzza per il giorno, una vogliuzza per la notte, fermo restando la salute".
Perché ormai della vita abbiamo solo una concezione quantitativa. Vivere a lungo è diventato il nostro ideale. Il "come" non ci riguarda più, perché il contatto con noi stessi s´è perso nel rumore del mondo.
Passioncelle generiche sfiorano le nostre anime assopite. Ma non le risvegliano. Non hanno forza. Sono state acquietate da quell´ideale di vita che viene spacciato per equilibrio, buona educazione. E invece è sonno, dimenticanza di sé. Nulla del coraggio del navigante che, lasciata la terra che era solo terra di protezione, non si lascia prendere dalla nostalgia, ma incoraggia il suo cuore. Il cuore non come languido contraltare della ragione, ma come sua forza, sua animazione, affinché le idee divengano attive e facciano storia. Una storia più soddisfacente."

Umberto Galimberti, un grande pensatore, filosofo, psicoanalista, saggista. .
Soprattutto una mente libera, non ingabbiata dalle ideologie e dalla politica. Grazie Prof 🌼🌼

13/01/2024

Non abbiate paura del conflitto.

Ché il conflitto è soltanto diversità, che si stringe le mani. È prezioso punto di vista che accoglie gli occhi, incontra l'altro, e si fa sguardo. È opinione, l'idea, l'interpretazione di un mondo, vita ch'è passata nelle persone, e poi fluisce dentro il mare della relazione, e apre menti, orizzonti, toglie confini e mette ossigeno buono.

E il conflitto non va rimosso, no. Anzi, va proposto, esplicitato. Perché è l'unico modo per crescere, maturare, e per imparare ad affrontare in un abbraccio: per apprendere i toni delicati, le parole efficaci, dita lievi, il pensiero e i sentimenti, e i lembi delle ferite nostre e dell'altro.

E poi il conflitto mostra. Mostra e dimostra la propria forza e di un legame, che non è violenza o gioco di potere, ma capacità di andare oltre, stringersi, di guardarsi ed evolvere insieme. E arrivare dall'altra parte più grandi, sempre più ricchi, più consapevoli, di quell'amore che esiste e resiste, e non vuol mai cedere il cuore a una guerra di silenzi, all’odio, all'indifferenza.

- Gian Marco Manzo

21/09/2023

Ci sono gli scrittori, e poi c’è Enrico Galiano.

È in corso un’epidemia tra i bambini e i ragazzi italiani, lo sapevi? Sono oltre 220.000 i giovani in età scolare che soffrono di disturbi psichici, un numero che è raddoppiato negli ultimi tre anni, a causa della pandemia. Questo non è un fenomeno transitorio e accade in Italia e non in altri Paesi non a caso: statisticamente parlando, è proprio il nostro sistema scolastico quello caratterizzato da livelli di ansia record. Siamo al vertice della classifica OCSE e tra i peggiori al mondo per lo stress sui banchi di scuola. Ecco perché, sebbene ostinatamente taciuta, quella della scuola italiana non dovrebbe essere definita una semplice “crisi” ma una vera e propria EMERGENZA.

Ecco, è proprio davanti a questo panorama svilente che ai miei occhi l’unica barriera tra i nostri ragazzi - il nostro FUTURO - e il baratro sono insegnati come Enrico.

Lo dico con tutta la gravità e la consapevolezza possibili. E questa non vuole essere una leccata di c*** a una persona che stimo, a cui voglio bene e che ha fatto tanto per noi e per i nostri bambini, oltre che per quelli italiani. Questo è un monito. È un grido. Perché penso sia terrificante che la politica italiana abbia permesso a un sistema obsoleto di incancrenirsi al punto da lasciare il futuro di una generazione sulle spalle di un manipolo di supereroi che, sottopagati, inascoltati e sì, spesso e volentieri anche vessati e derisi, hanno la disumana incombenza di salvare vite.

Perché è di questo che si parla, ormai, no? Non è più semplicemente istruire. Con 220 MILA bambini che soffrono di disagi psicologici a scuola, Enrico e i suoi colleghi stanno salvando le vite. E, per quanto umanamente splendido, questo è il sintomo inequivocabile di un Paese che, cannibalizzando i suoi figli, è destinato a crollare.

Credimi, non avevo la minima intenzione di finire a scrivere di temi tanto pesanti alle tre del mattino. Volevo scrivere dell’ultimo libro di Enrico, “Geografia di un dolore perfetto”, e del profondo impatto che ha avuto su di me e sulla ricostruzione del rapporto con mio padre. Ma mi sono messo a fare ricerca e, purtroppo per me - e per te che leggi - la scuola italiana, nonostante tutto, a me sta ancora a cuore. E così Enrico. Soprattutto, però, mi stanno a cuore quei 220.000 ragazzi, tra i quali, senza ombra di dubbio, dieci anni fa avrebbero contato anche me.

È per loro che non possiamo più permetterci il lusso del silenzio.

Cosa faremo, altrimenti? Piangeremo lacrime di coccodrillo ringraziando Enrico ma senza muovere un dito per migliorare le cose, continuando a votare politici che a malapena sanno leggere, facendo spallucce davanti ai disagi di ragazzi e docenti e mettendoci il paraocchi così, forse, da poter campare un’altra generazione senza che il castello di carte ci si sfaldi sotto i piedi? A chi scoppierà in faccia la bomba?

Chi pagherà il prezzo finale del nostro qualunquismo, della nostra omertà e della nostra stramaledettissima indifferenza? Non tu, di sicuro. Ma i tuoi figli. Senz’altro.

220.000 bambini che soffrono di disagi psicologici, a rischio di suicidi, di delinquere, di abusare di sostanze stupefacenti in Italia - una notizia che dovrebbe occupare le prime pagine di tutti i giornali, aprire con squillo di tromba ogni notiziario, e invece si tace. Ancora una volta, a parte le sparute voci di dissenso, solo gossip e silenzio.

Presto, coccodrilli, si piangerà.

P.s. Ho letto “Geografia di un dolore perfetto” di Enrico Galiano. Non sono un lettore particolarmente rapido, ma ho impiegato più tempo del previsto ad attraversare quest’opera. C’è un motivo. Pensavo avrei pianto. Non l’ho fatto. Non l’ho fatto perché ero così scosso da non sapere come reagire. Perché questo libro non parla di Enrico. Parla di me. Parla di tutti noi che abbiamo perso del tempo con un genitore. E, voltando l’ultima pagina, la prima cosa che ho pensato è stata: “Devo parlare con mio papà, adesso. Non c’è più tempo da perdere.” E così l’ho invitato in Kenya.

Quindi grazie, Enri. Grazie di essere un baluardo di speranza davanti alla voragine, grazie di essere l’Acchiappatore nella Segale per tantissimi ragazzi italiani, grazie di aver raccolto 60.000€ con i tuoi spettacoli e averli donati ai nostri bambini in Kenya perché, non pago di tutto il bene che stai facendo a casa, hai deciso di farne anche altrove. Sei più unico che raro, e non vedo l’ora di riabbracciarti. Ti voglio bene.

08/09/2023

I PROBLEMI E IL CAMBIAMENTO

Un affare che non va in porto, una casa che “non vuole” essere venduta, un lavoro (svolto senza passione) che entra in crisi, una relazione che sembra giunta al capolinea: possono essere la più grande bene-dizione della nostra vita, l’incidente creato dal nostro inconscio per portarci a quel cambiamento che da molti anni abbiamo rimandato, una porta che per tanto tempo abbiamo finto di non vedere, una delle tre possibilità che si presentano nell’arco di un’esistenza per dire sì alla vita, alla gioia, all’abbondanza, nonostante i pesi familiari e i condizionamenti del nostro sistema. Oggi abbiamo la chance di iniziare a desiderare. Di abbracciare la vita in ogni sua parte. Di entrare con tutto il corpo nell’onda del cambiamento sottile che ha già trasformato migliaia di vite. Tutto ciò può avvenire nella gioia ma è possibile che richieda uno sforzo o una certa dose di sofferenza. Come scrive Carl Gustav Jung: «Non c’è presa di coscienza senza sofferenza. In tutto il mondo la gente arriva ai limiti dell’assurdo per evitare di confrontarsi con la propria anima. Non si raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l’oscurità interiore. Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia».
Occorre svegliarsi da questo sogno esterno e riportare, come in meditazione, l’attenzione all’interno.

Gabriele Policardo

17/08/2023

La vita segue una sua "logica" che va oltre il nostro concetto di "giusto" e "sbagliato". La vita non è morale e nemmeno immorale ma amorale.♥️

L'INCOMPRENSIONE RECIPROCA

G. I. Gurdjieff diceva: "Prima di discutere con qualcuno occorre realizzare fino a che punto quella persona può capire le nostre parole. Il parlare nonostante l'impossibilità di essere compresi dall'altro è sempre una perdita di tempo e di energia. Chi è consapevole, parla solo quando è certo che chi ascolta è in grado di comprendere."

La malcomprensione è la regola tra gli esseri umani. Dalla più piccola lite alla guerra in larga scala. Perché? perché ogni parola assume per ognuno di noi un significato diverso a seconda del proprio vissuto e sopratutto dal livello di coscienza soggettivo. Ecco perché non comprendersi, tra le persone, e' la norma.

Se credete che ogni essere umano debba comprendere le vostre parole o quelle dei Maestri, come arrivano a voi, vi illudete. L'illusione è un fenomeno mentale che ci allontana dalla realtà e dalla sua complessità. La vita segue una sua "logica" che va oltre il nostro concetto di "giusto" e "sbagliato". La vita non è morale e nemmeno immorale ma amorale.

Le nostre credenze sulla realtà non sono la realta' "oggettiva" ma una sua rappresentazione interna delle nostre credenze. Una credenza è un costrutto mentale inserito nella nostra mente dall'esterno. Noi entriamo in conflitto per le credenze che sono spesso più idee che esperienze.

Una persona che, per esempio, non ha mai vissuto l'esperienza dell'amore incondizionato o del perdono potrà parlarne sul piano analitico ma non può sapere di cosa parla se non è passato per quella esperienza. Lo stesso vale per la sessualità, la malattia e il lutto. Come può un prete parlare di sesso senza averlo provato? Come può un terapeuta curare un depresso senza aver mai esperito una depressione?

Esperire vuol dire morire a se stessi… passare attraverso l'esperienza… per andare oltre la logica razionale. Per crescere bisogna morire alle proprie credenze.

Non credete a nessuno, neanche alle parole dei cosiddetti "Maestri" o a quelle che, secondo voi, sono le autorità o si proclamano tali. Non credere neanche a te stesso ma credi solo all'esperienza… nessuno può dirti cosa è giusto o sbagliato e tu non puoi dire a nessuno cosa è giusto o sbagliato.

Decidi cosa è "giusto" o "sbagliato" per te attraverso l'esperienza e prenditi la responsabilità della tua vita ma ricorda che nessuno potrà comprenderti veramente perché siamo sempre soli nella nostra esperienza.

Le parole sono il mezzo con cui comunichiamo anche se ci scontriamo perché utilizziamo termini diversi, secondo noi oggettivi, per dire a volte la stessa cosa. Quello umano è un mondo intersoggettivo e la relazione si basa proprio sulla negoziazione del significato delle parole. E' nella relazione che si costruiscono i significati. Ma la relazione non è fatta solo di parole, anzi le parole spesso ci allontanano.

Le parole dette senza coscienza feriscono, uccidono.

Funzioniamo così: "io ho ragione, secondo i miei schemi mentali, mentre l'altro ha torto perché ha schemi mentali diversi dai miei". Questo fenomeno è amplificato sui social dove ci si irrita, si giudica, si offende l'altro per imporre la propria visione del mondo.

L'Arte, per esempio, nasce all'anima perché usa il linguaggio simbolico che è universale e arriva direttamente al cuore… quella che viene definito "Centro Emotivo Superiore" da Gurdjieff. Senza una comunicazione da cuore a cuore gli esseri umani sono impossibilitati a comunicare.

Dovremmo imparare il valore del silenzio, non per presunzione, ma perché è necessario capire se quello che voglio dire l'altro possa capirlo veramente oppure no.

Ho speso tanto tempo e fiato con persone che pensavo potessero e dovessero capirmi e ho compreso che a sbagliare ero io. Non puoi parlare a chi è sordo e non puoi mostrare il tuo mondo interiore a chi è cieco. Non puoi pretendere che l'altro ti capisca… perché l'altro non è te. L'altro è diverso da te. L'altro non è dentro di te.

Le donne vorrebbero che gli uomini le capissero… gli uomini che le donne li capissero… gli islamici che i cristiani li capissero… i cristiani che gli islamici li capissero… i buddhisti che gli islamici li capissero… è sempre stato così ma niente è mai cambiato.

Chi ha deciso di "svegliarsi" e compiere un lavoro su di sé è pronto per cogliere la verità a seconda dell'impegno che mette nel conoscersi. La Verità non si ottiene volendo avere ragione a tutti i costi e urlandola agi altri ma ascoltando più i silenzi che le parole. Nel silenzio in cui Dio stesso si esprime.

Tiziano Cerulli

24/07/2023

Il maestro sei tu💙

Ogni guru è una trappola.
Ogni leader è un tiranno.
Ogni maestro confonde.
La malattia del secolo si chiama "dipendenza".
È ridotta a una debole luce il contatto con la propria anima.
Se fossimo in contatto col nostro cuore profondo, cioè il luogo reale dello spirito, non accetteremmo nessun leader, nessun maestro, nessun guru. Saremmo indipendenti. Svegli, vigili, autonomi non automi.
Il maestro sei tu.
E dentro c'è anche tutto quello che serve.

~Jiddu Krishnamurti

❤️

25/06/2023

Alla radice di ogni malattia c’è il divieto di fare qualcosa che vorremmo fare
o l’ordine di fare qualcosa che non vorremmo.

Qualsiasi guarigione richiede la disobbedienza a tale divieto
o a tale ordine.

E per disobbedire occorre perdere il timore infantile di non essere amati;
vale a dire,
di essere abbandonati.

Alejandro Jodorowsky

23/06/2023

"In verità solo la disciplina dona la libertà. La libertà di fare ciò che si vuole quando si vuole non è vera libertà, è schiavitù rispetto al proprio apparato psicofisico e ai suoi mutevoli desideri. La libertà di mangiare un chilo di dolci, fumare due pacchetti al giorno, assumere droghe, bere, ascoltare la musica ad alto volume, fare sesso in discoteca, dire le parolacce a scuola... questa non è libertà, è schiavitù. È incapacità di dominarsi. L’autentica libertà la si raggiunge disciplinando il corpo, le emozioni e la mente. Quando il tuo apparato psicofisico è stato disciplinato dalla forza della tua attenzione cosciente, allora e solo allora sei davvero libero di Fare ciò che Vuoi. Prima di quel momento sei un burattino nelle mani della società, la quale decide ciò che devi “desiderare liberamente”. Il risultato è che sei libero di fare qualunque cosa, ma non sei libero di essere libero. I giovani associano al termine ‘disciplina’ un significato di costrizione, quando invece la disciplina di sé rappresenta il portale verso la liberazione da ogni costrizione sociale. Il fatto che gli addormentati chiamino libertà la schiavitù, e viceversa, diventa terribilmente esilarante. Come puoi sperare di avere dominio sulla tua vita se non sei in grado di disciplinare le tue emozioni e i tuoi pensieri? La vera libertà non è libertà DI fare, ma libertà DAL fare."

(Il libro di Draco Daatson)
Salvatore Brizzi

22/06/2023
19/06/2023

Daniela Lucangeli

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