10/09/2026
C’è una parte della giornata dei bambin* che, come genitori, non possiamo vedere.
Inizia con quel saluto sulla porta e continua tra piccole cose che spesso sembrano invisibili: una mano cercata, uno sguardo che rassicura, un pianto accolto, un gioco condiviso, una conquista nata lontano da casa.
È proprio lì che prendono forma nuove relazioni.
Quella con l’educatrice è speciale perché è diversa da quella con la propria famiglia. Non la sostituisce, non la imita: si costruisce ogni giorno attraverso la cura, l’ascolto, la fiducia e una presenza costante.
A scuola, però, c’è anche qualcosa di nuovo da imparare.
L’adulto si prende cura di ogni bambin* all’interno di un gruppo. A volte può arrivare subito, altre volte chiede di aspettare qualche istante mentre accoglie il bisogno di un altro. E in quei momenti il bambin* scopre, poco alla volta, che essere vist* non significa essere l’unic*.
Ci sono poi gli altri: chi invita a giocare, chi contende un oggetto, chi aspetta il proprio turno, chi offre spontaneamente una carezza. È dentro queste relazioni quotidiane che nasce il senso del gruppo e che ciascun bambin* comincia a trovare il proprio posto nella comunità.
Il compito dell’educatrice non è soltanto accompagnare ogni singol* bambin*, ma custodire questo delicato equilibrio fatto di bisogni individuali, incontri, conflitti, scoperte e possibilità di crescere insieme.
Forse è questa la parte più bella e meno visibile della scuola.
Sapere che, mentre noi non ci siamo, il loro mondo non si ferma: si allarga.
E senza perdere la sicurezza di casa, imparano lentamente a sentirsi accolti, importanti e capaci anche nelle relazioni che incontrano ogni giorno. 🤍