La Bibbia degli spazi al chiuso - il libro -

La Bibbia degli spazi al chiuso - il libro -

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Il primo libro-corso sulla percezione acustica che perfeziona l'esperienza sensoriale dell'utente nelle attività. Esclusivo per gli imprenditori degli spazi.

20/01/2020

Radio Punto Zero mi ha ospitato ed ho raccontato la mia storia professionale ed il mio amore per l'acustica degli ambienti di musica.

E' stato inevitabile raccontare delle difficoltà che s'incontrano nella mia città se scegli vivere esclusivamente di ciò che ami da quando eri bambino, partendo dallo zero assoluto. Ma ho anche descritto cosa significa tornare a casa sempre fiero della giornata che hai trascorso, e della qualità dei clienti che gravitano al tuo fianco e che ti permettono di rendere vero questo rarissimo sogno.

Alessandro Ricci😘✌️

Photos from La Bibbia degli spazi al chiuso - il libro -'s post 16/01/2020

Ad una certa età si comincia a lavorare s**o e si rimane legati ai generi di musica del passato. Vero?


Ci spaventa il nuovo, perché sappiamo di non avere il tempo per approfondire. Insomma, quando eravamo ragazzi potevamo permetterci di spendere intere giornate con gli amici ad ascoltare artisti e generi nuovi. Ce li scambiavamo e si generavano continui stimoli e possedevamo il tempo per coltivarli.

Ora invece portiamo il pannolone e la dentiera, e nessuno più ci manda cose nuove da ascoltare perché la nostra cerchia di amici è composta fondamentalmente da adulti. Questi devono portare il pane a casa e pensare alla famiglia.

Vale anche per gli addetti ai lavori. Ne conosco in tanti nel settore della produzione musicale. Durante una qualsiasi discussione musicale sono capaci di riportarti negli anni ottanta e novanta in un attimo.

Non parlo degli amanti del vintage. Parlo proprio dei vecchi dentro. Quelli rimasti congelati lì in quel fotogramma dell'ultima videocassetta infilata nel videoregistratore prima di sposarsi e dire addio a tutto, per poi far passare qualche anno e ricomprare il tutto in versione digitale.

Sì, perché il vecchio della mia generazione non spende il suo tempo a scoprire cose nuove. Si è perso troppi passaggi del film ormai. Non ha avuto il tempo di affezionarsi ai nuovi suoni, ai nuovi artisti e alle nuove tendenze. Si sente emarginato se mette un piede lì dentro. E allora il vecchio preferisce ricomprare tutto ciò che già possiede ma sta volta in versione digitale o rimasterizzata.

E mentre ascolta gli artisti della sua epoca pensa invece a quanto fa schifo la musica di oggi. Dice che c'è stato un appiattimento dei contenuti. La banalità è il mostro cattivo da combattere in questa storia. Che però inizia da quando esiste l'uomo.

L'evoluzione tende ad appiattire qualsiasi forma di creatività. Ma dall'altra si ignora un fattore importante che nel frattempo è venuto a mancare e ci ha resi così insicuri e vecchi.

La mancanza di ricerca.

La mancanza di tempo e attenzione per continuare a fare la ricerca.

Non si frequentano più persone che hanno tempo per condividere con te la tua ricerca.

Non si scava più tra gli artisti perché non c'è più il tempo. Nessuno più ci dice "wa forte 'sto disco, lo devi ascoltare! Anzi, dopo ti faccio una bella cassetta!

E allora si fa prima a dire che oggi tutto fa schifo che mettersi lì a capire perché oggi la musica è diversa o in cosa è cambiata, e perché a te vecchio col pannolone e con la dentiera non piace.

Allora caro vecchio coetaneo ascoltami. Te lo dico io perché la nuova musica a te non piace. Perché ti sei tirato fuori dal quel sogno che vivevi e che cambiava forma ogni giorno. Ed oggi, a distanza di tempo, non lo riconosci più.

Questo fenomeno però non c'entra nulla con l'Alzheimer, tranquillo. Se ci pensi lo fanno tanti genitori nei confronti dei dei loro figli, imprimendogli ideali e comportamenti che in una certa epoca avevano un senso e che oggi sono stati rimpiazzati. Tutto qui. Perché purtroppo di mezzo c'è sempre quella rottura di p***e che si chiama evoluzione, che fa cambiare forma a tutto. Alla tecnologia ed anche alla musica. E non puoi sputarci sopra però. Perché è quello stesso fenomeno che ti ha permesso di usare lo smartphone e non è più il videoregistratore VHS.

E' quel fenomeno che all'epoca ti permise di usare il VHS e non il grammofono.

E' quel fenomeno che per anni ha permesso ai tuoi amici di farti scoprire i tuoi artisti preferiti.

Di chiamarti e dirti "wa forte 'sto disco, lo devi ascoltare! Anzi, dopo ti faccio una bella cassetta"



====► https://modulastudios.com/

22/12/2019

✌️❤️

13/08/2019

I BRANI CHE PRODUCI NEL TUO STUDIO DI PRODUZIONE SI ASCOLTANO BENE OVUNQUE?

Il principale scopo di uno studio professionale di missaggio è quello di generare prodotti che suonino bene al di fuori dello studio stesso. Non c’è altro scopo.

Tutta l’attrezzatura presente nello studio e la linearità dell’ambiente hanno l’unico obbiettivo di industriare musiche che lì fuori si faranno ascoltare senza problemi.
Non necessariamente come le hai ascoltate in studio. Ma bene, o addirittura diversamente meglio.

Al di là delle singolari caratteristiche di ogni coppia di speaker o dalle doti e l’esperienza del produttore, nel mondo del lavoro della produzione, dove si paga e si guadagna (e non dove si ci si diverte), l’acustica dello studio di produzione è sempre a capo delle priorità. Eppure, anche l’acustica dell’ambiente resta solo uno strumento progettato per mettersi a servizio di un processo mentale che è a capo di tutto: la percezione.
Anzi, più precisamente: la percezione che si ha del suono durante la fase di missaggio.

Le band, gli artisti o quelli che noi riteniamo siano i migliori clienti, affidano la delicata fase di mix ad un’officina dedicata - e non ad un amico col computer - per un motivo legato principalmente alle proprietà acustiche e ai relativi requisiti percettivi (ed ai relativi risultati) che solo uno spazio ben progettato può offrire.

LA SCELTA DEI COLORI DEL SUONO

Partendo dalle tracce allo stato nativo (flat), il tecnico del suono colorerà il suo quadro sonoro scegliendo le gradazioni che ritiene giuste. Farà delle scelte. La stessa cosa la fa appunto il pittore: miscelerà i colori a seconda della luce che illumina la stanza e quindi la sua tela. Ma se luce è verde o gialla, sarà difficile scegliere una precisa gradazione di blu. E usciti dalla stanza, si rivelerà un blu diverso dalle aspettative, o almeno da come in laboratorio appariva.

(Ti ricorda qualcosa questo fenomeno?)

Si otterrà invece un risultato più veritiero se la luce che illumina i colori da scegliere è neutra come la luce del giorno o quella delle lampade usate dai fotografi professionisti. Quindi senza alcuna colorazione. Con queste condizioni di luce la riuscita della tua opera sarà prevedibile perché quel colore (o quel suono) l’avrai conosciuto sin dall’inizio per quello che è veramente.

Compresa questa metafora potrei fermami qui ma l’ambiente regia sembri nascondere ulteriori sorprese. Ecco perché usare il colore come esempio si rivela indispensabile.

Tuttavia, così come il quadro verrà venduto, così anche un brano farà il suo vero tragitto professionale fuori dallo spazio dove è stato creato e arriverà alle orecchie degli utenti, e si spera riesca a conservare il suo aspetto originale anche in quegli ambienti più ostili: come ad esempio nei club o in un salotto semivuoto. E se davvero si vuol fare questo lavoro, il brano dovrà suonare bene anche su una spiaggia.

Sono quindi tre obbiettivi molto diversi fra di loro dal punto di vista acustico. Ma come si fa a garantire un suono efficiente ovunque?

I FONICI LIVE LO FANNO SEMPRE

Se ci pensi, i bravi fonici live garantisco questo adattamento tutti i giorni, e per tutta la vita. Ottimizzano il suono a seconda di dove si trovano. Loro sono nomadi da questo punto di vista. Non ragionano in termini di studio stabile, piuttosto la loro location cambia sempre ed ottimizzano quasi in diretta il suono delle band o degli artisti a seconda di come suona la piazza, o come suona il club o se si tratta di una spiaggia. Diciamo allora che sono abituati ad adattarsi ai vari ambienti. E si adattano anche alle caratteristiche dell’impianto PA, ma questo è un altro argomento.

Insomma, i fonici live manipolano il suono della band durante il concerto, coscienti che il momento della creazione del suono viaggia in contemporanea col momento della sua fruizione. È un live e va consumato subito. E allora si modellerà il suono considerando l’acustica dello spazio al meglio che si può. Si taglieranno le basse frequenze se il club è vuoto o si incrementeranno se il posto è all’aperto eccetera.

Il fonico live fa un missaggio in diretta, stesso lì dove si trova, e questo ci fa capire quanto le nostre scelte di missaggio siano totalmente guidate dalla nostra percezione in relazione all’acustica del posto.

Questa interpretazione dello spazio resta uguale se sei un tecnico e lavori in uno spazio stabile, e farai delle scelte affinché ogni produzione suoni bene nel tuo studio. Modellerai sempre il suono basandoti sulle informazioni sonore che ti offre il tuo spazio, essendo cosciente del fatto però - e qui cambia tutto - che la band a cui stai dando un suono non è uno spettacolo in diretta, e non c’è un pubblico lì nel tuo studio. Questo particolare fa una grande differenza perché il brano lo si consumerà altrove.

IL TUO STUDIO DI PRODUZIONE NON È UN PALCO

Sarebbe bellissimo ma non è il tuo studio la vetrina dove verrà esposto il prodotto che stai generando. Piuttosto è la fabbrica dove viene costruito, e questo particolare cambia tutta la scena.

Ciò vuol dire che la missione in studio è quella di manipolare il suono affinché garantisca delle prestazioni in un club, così come nella radio in cucina, così come all’aperto o in spiaggia.

Per capire ancora meglio quanto la percezione del posto influenzi il tuo missaggio, chiediti se, lavorando come fonico per una band, ti comporteresti sempre uguale ovunque si svolga il loro concerto, o se invece avresti un approccio diverso a seconda della tipologia di ambiente. Anzi, chieditelo proprio: se nelle vesti di fonico live, dovessi manipolare il suono di una band in un club, poi su una una spiaggia e poi in salotto, useresti sempre gli stessi parametri o no? Equalizzeresti le tracce sempre allo stesso modo?
Faresti sempre le stesse mosse in tutte e tre i casi?
Credo proprio di no.

Converrai con me che il cervello ti suggerisce diverse strade da prendere a seconda di cosa ti arriva all’orecchio e quindi a seconda della tipologia/qualità di studio che possiedi.
Anche lì dentro come fuori, ad ogni azione da parte della fonte sonora risponderai con una reazione. Un’azione ed una reazione si influenzeranno a vicenda fino a quando prenderai il coraggio di dire “stop, il mix chiudiamolo qui”.

AZIONE/REAZIONE🎙🎚

Come nel ping pong, nel dialogo a due o in guerra, anche la fase di missaggio in studio si svolge costretti a dei principi di azione/reazione in costante evoluzione, dove gli unici due giocatori della partita sono il suono generato, e la percezione che si ha di esso stesso.

Ora, dando per scontato che i monitor audio di uno studio professionale dovrebbero essere tendenzialmente lineari, il livello di efficacia di un prodotto che si esprimerà fuori dello studio, dipenderà da come è stato percepito durante il suo processamento, in quella determinata condizione acustica.

Ora la domanda ti sorgerà automatica. Quale condizione acustica permetterebbe di produrre un prodotto musicale che funziona ovunque?

L’argomento si potrebbe estendere fino trovare più di una soluzione vincente. Eppure, non tutte sono possibili per motivi pratici o accessibili nella realtà.

Certamente puoi dare uno sguardo nel sito ModulaStudios.com, per avere almeno un’infarinatura dei fenomeni principali che generano un ambiente che favorisce la percezione dell’opera che stai producendo, ed evitare di scegliere un “colore di suono” che si rivela tutt’altro quando lo ascolterai altrove.


Alessandro Ricci



Buona lettura ===► https://modulastudios.com/

Untitled album 24/02/2019

Thanks to Marco Sica che da autentico divoratore di suono ha comprato La Bibbia degli spazi al chiuso e dopo averlo letto mi ha dedicato un articolo sul Roma

Photos from La Bibbia degli spazi al chiuso - il libro -'s post 24/01/2019

Se progetti ambienti sonori sei un interprete. Il tuo strumento è la stanza e suoni passivamente la roba degli altri. Non sarai tu a decidere se in quel punto del brano deve entrare l'assolo e quando far entrare il secondo ritornello. Ma sei tu che dai il suono a tutto. E poi la cosa bella è che suoni tutti i giorni, e in più luoghi contemporaneamente. Anche se sei a casa a dormire, sai che da qualche parte stai suonando. Insomma, ci sono migliaia di modi per suonare.

Alessandro Ricci

15/06/2018

Usiamo il termine "design" anche quando non c'entra nulla.

Prova a chiedere in giro, ti diranno che significa: elegante, minimale, stiloso, bello. E invece significa tutt'altra cosa.

Te lo spiego io al riparo dalla pioggia di Piazza Del Plebiscito.

I consigli di Alessandro Ricci ne “La bibba degli spazi al chiuso” | Box Communication 13/05/2018

Per scelta mi affido solo alle recensioni "natural", quelle fatte spontaneamente.

BoxCommunication mi ha quasi spogliato n**o con questa bellissima recensione:

I consigli di Alessandro Ricci ne “La bibba degli spazi al chiuso” | Box Communication I consigli di Alessandro Ricci ne “La bibba degli spazi al chiuso” 11 maggio 2018Gestore Box Nonostante il nome, in questo nuovo volume a firma di Alessandro Ricci non si parla di religione. A meno che siate seguaci della sacra religione della musica. Col il titolo “La Bibbia degli spazi al ch...

27/04/2018

dal capitolo 14:

- LA DIFFERENZA TRA UTENTI E FAN DEL POSTO -

"...Convogliare nuovi clienti non significa che torneranno.
Gli utenti potrai chiamarli clienti solo quando decideranno di tornare una seconda volta. Questo è uno dei passaggi cruciali di un meccanismo che ha l’urgenza di essere compreso nella sua totalità.

Mille clienti non rappresentano il futuro se poi non tornano. Possono solo pagarti le spese di oggi e domani per poi ricominciare da capo il mese prossimo e così fino allo sfinimento. L’unica strada è focalizzarsi sull’esperienza di un numero minore di utenti facendo pulizia nell’habitat. Sottraendo gli elementi di disturbo.

Penso raramente che un’attività possa migliorare “aggiungendogli qualcosa”. Anche quando si tratta di promuoversi sulla rete è solito distrarsi e perdere il focus. Ci si dimentica di favorire sensibilmente la qualità degli episodi vissuti nello spazio tornando al desiderio iniziale di convogliare una maggiore quantità possibile di persone sul posto.

Non è una cattiva idea. Una buona campagna “su internet” può incuriosire migliaia di persone ma il network è impotente se parliamo di fidelizzare il cliente e renderlo fan del posto.
Il lavoro di promozione, quello che i profani chiamano “pubblicità”, aiuta a convogliare il pubblico in un luogo ma non garantisce che si convertano in fan.

Mostrare invece al pubblico una prova istantanea di quello che sarà l’esperienza, è una strategia che nel lungo termine garantisce un risultato organico, duraturo, che si fissa in un punto della mente come un marchio incancellabile.

I biglietti da visita si perdono. L’idea che ti fai di un luogo si fissa nella memoria e si cancella solo quando muori. Questo tatuaggio marcato nel cervello ti rende contento. Ti trasforma in fan.

Questo è il potere del COME e DOVE.
È un peccato aver vissuto senza aver compreso l’importanza di fare cose semplici in condizioni speciali, # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # .

Probabilmente nella tua vita # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # # #

È solo un esempio nostalgico per farti capire come cambia l’oggetto se cambia il contesto.

Parliamo invece di soldi: un cocktail, una pizza o un massaggio, dovrebbero (tecnicamente) costare quanto la qualità dell’esperienza vissuta.

Si sta consumando un’esperienza non due metri quadri di pavimento. E fortunatamente quando il pubblico associa un prezzo a un valore, una catena di osservazioni personali porta a una conclusione finale. Parliamo di un pensiero comune che può essere descritto così:
"Se sto bene, è meglio.
Se è migliore probabilmente costerà di più".
Questo è uno dei dialoghi mentali che avvengono nella mente del pubblico..."

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