13/08/2019
I BRANI CHE PRODUCI NEL TUO STUDIO DI PRODUZIONE SI ASCOLTANO BENE OVUNQUE?
Il principale scopo di uno studio professionale di missaggio è quello di generare prodotti che suonino bene al di fuori dello studio stesso. Non c’è altro scopo.
Tutta l’attrezzatura presente nello studio e la linearità dell’ambiente hanno l’unico obbiettivo di industriare musiche che lì fuori si faranno ascoltare senza problemi.
Non necessariamente come le hai ascoltate in studio. Ma bene, o addirittura diversamente meglio.
Al di là delle singolari caratteristiche di ogni coppia di speaker o dalle doti e l’esperienza del produttore, nel mondo del lavoro della produzione, dove si paga e si guadagna (e non dove si ci si diverte), l’acustica dello studio di produzione è sempre a capo delle priorità. Eppure, anche l’acustica dell’ambiente resta solo uno strumento progettato per mettersi a servizio di un processo mentale che è a capo di tutto: la percezione.
Anzi, più precisamente: la percezione che si ha del suono durante la fase di missaggio.
Le band, gli artisti o quelli che noi riteniamo siano i migliori clienti, affidano la delicata fase di mix ad un’officina dedicata - e non ad un amico col computer - per un motivo legato principalmente alle proprietà acustiche e ai relativi requisiti percettivi (ed ai relativi risultati) che solo uno spazio ben progettato può offrire.
LA SCELTA DEI COLORI DEL SUONO
Partendo dalle tracce allo stato nativo (flat), il tecnico del suono colorerà il suo quadro sonoro scegliendo le gradazioni che ritiene giuste. Farà delle scelte. La stessa cosa la fa appunto il pittore: miscelerà i colori a seconda della luce che illumina la stanza e quindi la sua tela. Ma se luce è verde o gialla, sarà difficile scegliere una precisa gradazione di blu. E usciti dalla stanza, si rivelerà un blu diverso dalle aspettative, o almeno da come in laboratorio appariva.
(Ti ricorda qualcosa questo fenomeno?)
Si otterrà invece un risultato più veritiero se la luce che illumina i colori da scegliere è neutra come la luce del giorno o quella delle lampade usate dai fotografi professionisti. Quindi senza alcuna colorazione. Con queste condizioni di luce la riuscita della tua opera sarà prevedibile perché quel colore (o quel suono) l’avrai conosciuto sin dall’inizio per quello che è veramente.
Compresa questa metafora potrei fermami qui ma l’ambiente regia sembri nascondere ulteriori sorprese. Ecco perché usare il colore come esempio si rivela indispensabile.
Tuttavia, così come il quadro verrà venduto, così anche un brano farà il suo vero tragitto professionale fuori dallo spazio dove è stato creato e arriverà alle orecchie degli utenti, e si spera riesca a conservare il suo aspetto originale anche in quegli ambienti più ostili: come ad esempio nei club o in un salotto semivuoto. E se davvero si vuol fare questo lavoro, il brano dovrà suonare bene anche su una spiaggia.
Sono quindi tre obbiettivi molto diversi fra di loro dal punto di vista acustico. Ma come si fa a garantire un suono efficiente ovunque?
I FONICI LIVE LO FANNO SEMPRE
Se ci pensi, i bravi fonici live garantisco questo adattamento tutti i giorni, e per tutta la vita. Ottimizzano il suono a seconda di dove si trovano. Loro sono nomadi da questo punto di vista. Non ragionano in termini di studio stabile, piuttosto la loro location cambia sempre ed ottimizzano quasi in diretta il suono delle band o degli artisti a seconda di come suona la piazza, o come suona il club o se si tratta di una spiaggia. Diciamo allora che sono abituati ad adattarsi ai vari ambienti. E si adattano anche alle caratteristiche dell’impianto PA, ma questo è un altro argomento.
Insomma, i fonici live manipolano il suono della band durante il concerto, coscienti che il momento della creazione del suono viaggia in contemporanea col momento della sua fruizione. È un live e va consumato subito. E allora si modellerà il suono considerando l’acustica dello spazio al meglio che si può. Si taglieranno le basse frequenze se il club è vuoto o si incrementeranno se il posto è all’aperto eccetera.
Il fonico live fa un missaggio in diretta, stesso lì dove si trova, e questo ci fa capire quanto le nostre scelte di missaggio siano totalmente guidate dalla nostra percezione in relazione all’acustica del posto.
Questa interpretazione dello spazio resta uguale se sei un tecnico e lavori in uno spazio stabile, e farai delle scelte affinché ogni produzione suoni bene nel tuo studio. Modellerai sempre il suono basandoti sulle informazioni sonore che ti offre il tuo spazio, essendo cosciente del fatto però - e qui cambia tutto - che la band a cui stai dando un suono non è uno spettacolo in diretta, e non c’è un pubblico lì nel tuo studio. Questo particolare fa una grande differenza perché il brano lo si consumerà altrove.
IL TUO STUDIO DI PRODUZIONE NON È UN PALCO
Sarebbe bellissimo ma non è il tuo studio la vetrina dove verrà esposto il prodotto che stai generando. Piuttosto è la fabbrica dove viene costruito, e questo particolare cambia tutta la scena.
Ciò vuol dire che la missione in studio è quella di manipolare il suono affinché garantisca delle prestazioni in un club, così come nella radio in cucina, così come all’aperto o in spiaggia.
Per capire ancora meglio quanto la percezione del posto influenzi il tuo missaggio, chiediti se, lavorando come fonico per una band, ti comporteresti sempre uguale ovunque si svolga il loro concerto, o se invece avresti un approccio diverso a seconda della tipologia di ambiente. Anzi, chieditelo proprio: se nelle vesti di fonico live, dovessi manipolare il suono di una band in un club, poi su una una spiaggia e poi in salotto, useresti sempre gli stessi parametri o no? Equalizzeresti le tracce sempre allo stesso modo?
Faresti sempre le stesse mosse in tutte e tre i casi?
Credo proprio di no.
Converrai con me che il cervello ti suggerisce diverse strade da prendere a seconda di cosa ti arriva all’orecchio e quindi a seconda della tipologia/qualità di studio che possiedi.
Anche lì dentro come fuori, ad ogni azione da parte della fonte sonora risponderai con una reazione. Un’azione ed una reazione si influenzeranno a vicenda fino a quando prenderai il coraggio di dire “stop, il mix chiudiamolo qui”.
AZIONE/REAZIONE🎙🎚
Come nel ping pong, nel dialogo a due o in guerra, anche la fase di missaggio in studio si svolge costretti a dei principi di azione/reazione in costante evoluzione, dove gli unici due giocatori della partita sono il suono generato, e la percezione che si ha di esso stesso.
Ora, dando per scontato che i monitor audio di uno studio professionale dovrebbero essere tendenzialmente lineari, il livello di efficacia di un prodotto che si esprimerà fuori dello studio, dipenderà da come è stato percepito durante il suo processamento, in quella determinata condizione acustica.
Ora la domanda ti sorgerà automatica. Quale condizione acustica permetterebbe di produrre un prodotto musicale che funziona ovunque?
L’argomento si potrebbe estendere fino trovare più di una soluzione vincente. Eppure, non tutte sono possibili per motivi pratici o accessibili nella realtà.
Certamente puoi dare uno sguardo nel sito ModulaStudios.com, per avere almeno un’infarinatura dei fenomeni principali che generano un ambiente che favorisce la percezione dell’opera che stai producendo, ed evitare di scegliere un “colore di suono” che si rivela tutt’altro quando lo ascolterai altrove.
Alessandro Ricci
Buona lettura ===► https://modulastudios.com/