09/09/2026
𝗦𝗧𝗔𝗚𝗘 𝗔𝗟𝗧𝗜 𝗚𝗥𝗔𝗗𝗜 𝗙𝗜𝗝𝗟𝗞𝗔𝗠: 𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗶 𝗲 𝗿𝗶𝗳𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶
In macchina, nel viaggio di ritorno da Ostia, ho affidato al registratore vocale le considerazioni sullo Stage Alti Gradi FIJLKAM, lasciando che il viaggio fino a casa trasformasse l'esperienza vissuta in un'osservazione analitica.
Per chi vive il judo, questo è il momento in cui la memoria storica della nostra disciplina si fonde con il suo presente, radunando sul tatami i maestri italiani che vestono la cintura bianco-rossa (6°, 7° e 8° Dan) e rossa (9° e 10° Dan).
Riavvolgere il nastro di un appuntamento di questo spessore produce inevitabilmente una disamina articolata, che muove dall'intento di offrire spunti di riflessione per il futuro della nostra disciplina.
Partecipo a questo appuntamento non immune dalla memoria dei racconti di mio padre quando a Brescia, nei primi anni 2000, si riunì un primo gruppo relativamente ristretto di maestri e studiosi: c'era Nicola Tempesta, c'era Antoon Geesink ed altre figure illustri.
Con questo ricordo ancora vivido mi addentro nell'osservazione dell'evento del Palapellicone, partendo dall'elemento che ha impattato per primo lo sguardo: l'analisi di colori e numeri. Circa 300 cinture biancorosse sul tatami su circa 600 potenziali partecipanti.
Questa prima fotografia offre diverse chiavi di lettura.
- Sotto il profilo quantitativo, l'immagine del tatami gremito restituisce un'informazione chiara sulla costante e progressiva diffusione degli Alti Gradi sul territorio nazionale nel corso degli ultimi 25 anni.
Questa crescita graduale, a fronte di un movimento che conta oggi circa 1.100 società sportive di judo distribuite in tutta Italia, ha generato una proporzione media che sfiora un alto grado ogni due realtà affiliate.
La stima va poi letta attraverso la lente della diversa distribuzione demografica e geografica del Paese, in cui contesti regionali caratterizzati da un'elevata densità di tesserati e di club si contrappongono a realtà territoriali numericamente più contenute in cui la presenza degli Alti Gradi assume geometrie differenti.
- Un incremento esponenziale dei numeri espone inevitabilmente il sistema a una ridefinizione del valore attribuito alla funzione dell'Alto Grado.
Quando i volumi si ampliano in modo così marcato, interviene una fisiologica regressione verso la media che porta la curva qualitativa a riassestarsi sugli standard medi, convertendo la nicchia in un fenomeno di massa.
Questa osservazione finisce con l'impattare sul mercato esterno in cui, nel sentire comune, il prestigio è un valore che resta ancorato al fattore rarità.
Come evidente, oggi, l'Alto Grado, rarità non lo è più.
Non a caso, la revisione dei criteri di accesso e di progressione negli Alti Gradi rappresenta un tema di discussione aperto e stringente nelle principali federazioni internazionali, proprio al fine di tutelare l'autorevolezza e il valore intrinseco della funzione marziale e pedagogica.
- L'evento muove volumi importanti per la federazione, derivanti da iscrizioni e indotto ricettivo.
La scelta, condivisibile, di rendere sistemico un appuntamento di tale portata porta con se' la stabilizzazione di un'entrata fissa e prevedibile nel bilancio annuale, la continuità del confronto tra gli alti gradi e certamente la costituzione di un presidio di contatto diretto e cumulativo tra il vertice e gli stakeholders del judo, che assume un peso specifico nella mappatura e nella misurazione del consenso.
Ciò premesso, all'interno di questa ampia cornice va visto e considerato il reale valore dell'esperienza del Centro Olimpico che, a mio avviso, può essere sintetizzata con la parola "opportunità".
L'opportunità di ritrovarsi in un clima disteso, lontano da tensioni agonistiche, in uno spazio di confronto didattico e relazionale.
L'opportunità di ritrovare sul tatami i grandi maestri della memoria storica del judo italiano, che continuano ad onorare il nostro movimento; ma anche, in prospettiva inversa, l'opportunità per costoro di sentirsi sempre parte integrante e luminosa del nostro ambiente. Un momento di condivisione che assume ancor più valore per i colleghi che affrontano gli esiti degli affanni della vita.
In ultimo, ma non meno importante, l'opportunità di schierarsi accanto agli atleti delle nazionali che hanno dato lustro all'Italia nelle competizioni olimpiche dal 1964 al 2024.
Sotto il profilo squisitamente didattico, l'opportunità si è declinata in diverse espressioni.
Nel capire come sia possibile integrare le varie anime della disciplina in un'unica proposta didattica (Elio Paparello), che armonizza Kata, Yakusoku Geiko, Randori e Shiai, integrando con naturalezza la componente femminile, gli esordienti e gli allievi con disabilità intellettivo-relazionali, attraverso adattamenti tecnici modellati sulla maturazione muscolo-scheletrica dei ragazzi.
- Nel cogliere l'essenza e le declinazioni del "saper far fare" (Ylenia Scapin) con riferimento alle classi evolute e comprendere come esse si allineino perfettamente al significato simbolico emerso dalla testimonianza del Presidente del Kodokan.
Il Maestro Uemura ha ricordato infatti come il judo gli abbia offerto l'opportunità di esprimersi e di brillare fino ai vertici olimpici, pur partendo da una condizione di iniziale svantaggio fisico ("basso e in forte sovrappeso").
Di qui l'opportunità di sublimare il principio del saper far fare a rango universale, che richiede al maestro di sentire sempre sulla propria pelle le fragilità dell'allievo, di guardare il mondo dalla prospettiva di quest'ultimo e programmare una didattica su misura che lo metta in condizione di esprimersi al meglio.
Harry Chasty, psicologo dell'educazione, sosteneva: "Se non imparo nel modo in cui insegni, insegnami nel modo in cui io imparo".
- Nel mutuare dal BJJ dinamiche ed elementi di salvaguardia nella lotta a terra (Nicola Moraci) per ampliare la partecipazione, tutelare i giovani praticanti, migliorare i numeri del nostro movimento e favorire la continuità della pratica nel tempo
- Nell'interiorizzare la funzione educativa (Roberto Borgis), attraverso la conoscenza dell'evoluzione pedagogica come bagaglio indefettibile per il maestro di judo.
- Nel riflettere sulla metodologia progressiva pensata per accogliere anche i bambini più riservati ed introversi, aiutandoli ad uscire gradualmente dal proprio guscio attraverso la strutturata transizione dal gioco individuale al gioco cooperativo.
- Nell'articolare risposte concrete all'abbandono giovanile (Alfonso Scisciola) - criticità emersa a più riprese nel corso dello stage - legata alle dinamiche di vita del "bambino digitale", alle insicurezze del giovane agonista e alle difficoltà di integrazione nei contesti iper-competitivi.
La disamina sul contrasto all'abbandono giovanile ha poi trovato la sua naturale conclusione nel contributo del Maestro Croceri, che ha rimesso al centro il principio della coltivazione socio-educativa e culturale del judo.
Nel solco di questa visione, è mia ferma convinzione che tutte le iniziative orientate alla promozione valoriale del judo, specie se legate all'esclusivo rischio di impresa dei proponenti, debbano essere incoraggiate e sostenute, non gravate da balzelli che ne disincentivano l'organizzazione e finiscono col penalizzare la crescita dell'intero movimento.
Al di là delle considerazioni più squisitamente tecniche e gestionali, vorrei portare con me alcuni dettagli di contesto e di comunicazione che completano il quadro di questa esperienza.
Ricorderò con piacere il momento in cui Pino Maddaloni si è spontaneamente messo tra di noi per rivolgere il saluto agli ospiti provenienti dal Giappone e dalla Francia, andandosi a posizionare proprio all'interno della platea e non nello spazio riservato alla linea istituzionale.
Serberò il ricordo della slide di presentazione del Maestro Moraci, che ha sintetizzato decenni di storia, successi e vita marziale con l’umiltà disarmante di un’affermazione semplice, profonda, potente: "Pratico judo da sessant'anni, insegno da cinquanta".
Ricorderò come il fato mi abbia regalato momenti di conversazione inattesi ed amabili.
In questo stesso solco di impressioni, vorrei infine richiamare la comunicazione d'apertura sull'andamento economico della Federazione.
Se da un lato l'indicatore contabile di breve termine registra un'incoraggiante traiettoria positiva, un'osservazione di tipo comunicativo ed economico ne suggerisce una rilettura integrata con l'analisi delle leve finanziarie che lo hanno generato, a fronte delle quali società e tesserati attendono di cogliere un ritorno concreto sugli investimenti sostenuti.
Dall'analisi ai suggerimenti, vorrei ora raccogliere alcune idee pratiche che spero possano essere utili per le prossime edizioni.
- Progettare un diverso setting spaziale, con la collocazione del tatami al centro della sala abbracciato da una disposizione circolare delle sedie tutt'intorno, al fine di stimolare il dibattito e combinare un'interazione armoniosa con il comfort della platea, tenendo conto delle esigenze fisiche legate all'età media dei maestri presenti.
- Risulta poi quanto mai prezioso affiancare sempre lo speech dei relatori con il supporto dello strumento video.
L'utilizzo dei maxi-monitor ha infatti segnato una marcata differenza in termini di resa didattica, rivelandosi un integratore attentivo di straordinaria potenza rispetto alle relazioni che ne hanno fatto a meno.
Parallelamente, ritengo essenziale favorire una migliore fruizione acustica degli interventi, affinché la comunicazione rimanga efficace per tutti e la ricchezza dei contenuti non si disperda.
- Per valorizzare la presenza dei docenti internazionali appare necessario massimizzare le soluzioni di traduzione simultanea (max un passaggio: es. giapponese-italiano), permettendo così di preservare il ritmo e l'immediatezza della didattica.
- Accorpare poi gli interventi per aree tematiche omogenee per offrire ai partecipanti un itinerario formativo organico, chiaro e progressivo.
- Preservare lo Stage Alti Gradi da riverberi social, affinché il tatami rimanga uno spazio sempre neutrale dedicato esclusivamente al lavoro pratico e al confronto didattico.
In conclusione, da partecipante ed osservatore sento doveroso porgere i miei ringraziamenti al Maestro Ricciotti per essere stato un ottimo moderatore e per come abbia saputo gestire con equilibrio quelle variabili estemporanee che rendono quel ruolo sempre complesso e delicato.
Insieme a lui, il mio ringraziamento va esteso alla Commissione Nazionale Insegnanti Tecnici e ai tanti colleghi che hanno dato un supporto operativo a una macchina di queste dimensioni.
Al di là di ogni spunto di riflessione e di proposta di miglioramento, resta la certezza di aver vissuto un'esperienza certamente importante per il percorso di formazione di un maestro.
Chiudo, facendo mie le parole del Maestro Croceri, che ha richiamato la rincorsa del saltatore in alto per fare il grande balzo verso traguardi più importanti.
Quella rincorsa dobbiamo compierla con visione comune, liberando il passo da ostacoli, per proiettarla verso questioni Alte, di reale spessore etico, pedagogico e sociale.
Noi accogliamo l'infanzia, gestiamo grandi numeri, favoriamo l'inclusione e l'integrazione lavorando con le fragilità.
La trasformazione parte da qui.
Fabio Della Moglie
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