04/08/2026
Milano, laureati cercansi: l'estate dei colloqui deserti e delle dimissioni lampo. Vacante il 45% dei posti di lavoro.
L'analisi della Camera di camera di commercio. Trovare candidati è un’impresa: nel settore sanitario oltre 8 profili su 10 risultano introvabili, tra gli ingegneri elettronici e informatici la quota sfiora il 78%, i matematici mancano nel 59% dei casi.
Nel 2024 le aziende della provincia hanno programmato quasi 486 mila assunzioni, di cui 115 mila laureati ma fra questi quasi la metà, il 46%, si è rivelata di «difficile reperimento». Gli annunci restano scoperti, i colloqui vanno deserti, i profili adatti non si trovano. E non solo per settori di nicchia. I più desiderati? I laureati in Economia (42 mila posizioni aperte), seguiti da Ingegneria (26 mila) e dalle Scienze dure — matematica, fisica, informatica — (10 mila). Trovare candidati è un’impresa: nel settore sanitario oltre 8 profili su 10 risultano introvabili, tra gli ingegneri elettronici e informatici la quota sfiora il 78%, i matematici mancano nel 59% dei casi. E le criticità si estendono anche altrove. Le imprese segnalano difficoltà nel reperire ingegneri industriali (61%), laureati chimico-farmaceutici, e persino tra i profili umanistici, dove l’11% risulta irreperibile.
I dati più aggiornati, riferiti a luglio 2025, confermano il quadro: su 40 mila ingressi previsti, 9 mila sono profili di laureati. Anche qui l’economia guida la domanda (3 mila ingressi), seguita da ingegneria (2 mila, di cui 820 in elettronica) e sanità (1.000). Ma la difficoltà di reperimento resta alta: 45% dei profili non si trova, con punte che superano il 70% per ingegneri elettronici, medici e matematici.
Spesso i giovani non possiedono le qualità richieste, oppure scelgono percorsi diversi, più flessibili, meno tecnici. Forse più comodi. «Inizia a succedere che scelgano luoghi diversi da Milano».
«All’inizio di luglio avevo messo su Linkedin due offerte: uno stage da 800 euro e un contratto stabile da 1.800, orari regolari, ufficio in Brera, niente straordinari imposti. Mi hanno mandato molti curricula e ho chiamato personalmente i migliori candidati, almeno quindici, fissando il colloquio.
Ma mi hanno dato buca a ridosso della data con un semplice messaggio, oppure hanno rifiutato con gentilezza il posto di lavoro. Non era tanto una questione di stipendio: lamentavano invece pochi giorni di smart working, vacanze già programmate per tutta l’estate, orario fisso poco ben accetto. I ragazzi vogliono stare comodi? La nostra generazione non era forse disposta a lavorare anche dieci ore e a rimanere tanti anni nello stesso ufficio, pur di imparare e salire di gerarchia?».
Non si capacita l’imprenditore milanese del turismo, specializzato negli affitti brevi e nella consulenza alle catene alberghiere. Racconta un paradosso strutturale che i numeri confermano: a Milano i posti di lavoro non mancano — decine di migliaia — eppure le imprese non riescono a coprirli, come conferma la Camera di Commercio.
In generale però il capoluogo lombardo, nonostante il carovita, continua a essere un hub di attrazione, soprattutto per stage e prime esperienze.
E così, mentre le aziende faticano a reclutare figure stabili e qualificate, sono i fuorisede a occupare i ruoli più bassi, rendendo la città un laboratorio di mobilità sociale ma anche di contraddizioni evidenti. In parallelo cresce la richiesta di persone che abbiano completato anche percorsi post-laurea: nel 14,5% dei casi le aziende cercano candidati con master o formazione avanzata (oltre 16.600 profili). Ma nemmeno questo basta.
La ricerca dice che il tempo medio di un contratto a tempo indeterminato «dura» 48 mesi. Dopo, il giovane dà le dimissioni. Cambia lavoro, settore. E forse città. Capitale economica del Paese ma con migliaia di sedie vuote, Milano si scopre fragile dove pensava di essere più forte.
https://milano.corriere.it/.../milano-laureati-cercansi-l...