Dipartimento di Criminologia - Dir. Avv. Felice Forgione

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Università e Ricerca

12/06/2026

Sottotraccia - Il parente sbagliato

Nell'aprile del 2018 la polizia californiana arresta Joseph James DeAngelo, settantadue anni, ex poliziotto; tra il 1974 e il 1986 aveva ucciso tredici persone e violentato decine di donne, e per quarant'anni era rimasto soltanto il Golden State Killer, un nome che non esisteva. A dargli un volto non fu un testimone, e nemmeno una confessione, ma un cugino lontano che non lo aveva mai incontrato.
Quel cugino, tempo prima, aveva fatto un test del DNA per curiosità sulle proprie origini e ne aveva caricato il risultato su un sito pubblico di genealogia; l'investigatore Paul Holes fece la stessa cosa con il DNA che il killer aveva lasciato sulle scene del crimine, e il sistema gli restituì alcuni cugini di terzo grado. Da lì, ricostruendo gli alberi genealogici e incrociando età, residenza e mestiere, si arrivò a un solo uomo. La curiosità di uno aveva incastrato un altro.
Uno studio pubblicato su Science nel 2018 ha mostrato quanto questo valga in generale: sei americani bianchi su dieci possono essere identificati attraverso un parente che ha caricato il proprio DNA in rete; la percentuale crolla per afroamericani, ispanici e asiatici, perché quei database sono frequentati quasi soltanto da discendenti di europei. In questi casi non è lo Stato a controllarci, ma la voglia delle persone di sapere da dove vengono.
Dal 2019 i siti statunitensi chiedono il consenso prima di cedere i dati alla polizia, e ne riservano l'uso ai delitti più gravi. In Italia cercare parenti nei database privati non è permesso, eppure nel caso di Yara Gambirasio la procura di Bergamo fece prelevare il DNA a migliaia di persone; risalì a un autista del posto già morto, Giuseppe Guerinoni, e di lì, seguendo l'ipotesi di un figlio illegittimo, arrivò a Massimo Bossetti. In America
chi carica il proprio DNA sceglie anche per i parenti che non hanno deciso niente. In Italia, Bossetti è all'ergastolo per un frammento di DNA sul quale i periti si dividono ancora, e i suoi avvocati non hanno mai potuto effettuare il controesame.
Restiamo lucidi!

Photos from Dipartimento di Criminologia - Dir. Avv. Felice Forgione's post 09/06/2026

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È appena stato pubblicato "La scrittura del minore. Grafologia, scuola e tutela dei minori" un lavoro a quattro mani che firmo con la dott.ssa Mariagrazia Lombardi.

È il secondo dei quattro titoli che il Dipartimento di Criminologia manda in stampa nel corso del 2026; una nuova tappa nel solco della ricerca e della formazione in criminologia, vittimologia e sociologia della devianza dedicato in particolare a chi educa, cura e tutela. Da qui prende avvio una serie di corsi e di progetti su grafologia giudiziaria, giustizia minorile e criminologia.
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02/06/2026

NEWS

È appena stato pubblicato "La scrittura del minore. Grafologia, scuola e tutela dei minori" un lavoro a quattro mani che firmo con la dott.ssa Mariagrazia Lombardi.

È il secondo dei quattro titoli che il Dipartimento di Criminologia manda in stampa nel corso del 2026; una nuova tappa nel solco della ricerca e della formazione in criminologia, vittimologia e sociologia della devianza dedicato in particolare a chi educa, cura e tutela. Da qui prende avvio una serie di corsi e di progetti su grafologia giudiziaria, giustizia minorile e criminologia.



Link per la bio: https://share.google/Td4rCkBSvVnOYTGb0

28/05/2026
23/05/2026

SOTTOTRACCIA: Quattro giorni di libertà per ogni libro

In Brasile esiste un istituto giuridico chiamato "Remição pela Leitura". Il detenuto sceglie un libro dalla biblioteca del carcere, ha fino a trenta giorni per leggerlo e deve scrivere una relazione valutata da una commissione interna. Se l'esito è positivo, ottiene quattro giorni di pena in meno. Fino a dodici libri all'anno, quarantotto giorni remessi.
Il progetto nasce dalla riforma della Lei de Execução Penal ed è stato progressivamente esteso al sistema penitenziario brasiliano attraverso atti del Conselho Nacional de Justiça.
In un sistema con oltre settecentomila detenuti e tassi di recidiva altissimi, la lettura viene trattata come strumento concreto di reinserimento sociale e riduzione della recidiva.
Da noi, l'art. 27 della Costituzione impone la finalità rieducativa della pena. L'art. 54 dell'ordinamento penitenziario riconosce la liberazione anticipata, ma senza un meccanismo culturale specifico e misurabile come quello brasiliano.
Sul piano criminologico, la produzione della resenha favorisce processi di ricostruzione narrativa del sé che la letteratura sulla desistenza considera centrali nei percorsi di uscita dalle carriere devianti. Restano però criticità legate ai criteri valutativi e alle differenze culturali e linguistiche tra detenuti.
Quattro giorni di pena remessi per ogni libro non risolvono il sovraffollamento carcerario.
Ricordano però una cosa essenziale: la rieducazione funziona solo se smette di essere una parola astratta e diventa un percorso concreto, verificabile, quotidiano.
In Brasile è prevista anche la commissione di valutazione non solo ai fini di sconto della pena, ma anche di selezione di testi che finiranno per essere pubblicati. Una nuova esperienza per il lettore, ma soprattutto per chi sa di essere letto.

Restiamo lucidi!

19/05/2026

SOTTOTRACCIA- Quello che chiedo sempre ai miei studenti

Se vi chiedessi qual è il Paese più sicuro d'Europa per il rischio di essere uccisi, cosa rispondereste? Svezia, Norvegia, Svizzera?
Sbagliato, o quasi. È l'Italia. Nel 2022 abbiamo registrato 0,55 omicidi ogni centomila abitanti; più di noi, solo la Svizzera. In Francia gli omicidi sono più del doppio dei nostri, in Germania quasi il doppio. Lo dicono Eurostat e Istat, non un sondaggio da bar.
E però, se uscite di casa e chiedete alla prima persona che incontrate se l'Italia è più sicura o meno sicura di dieci anni fa, vi sentirete rispondere quasi sempre la stessa cosa: peggio, molto peggio. La paura cresce, l'insicurezza cresce, "non si può più uscire la sera". Tutto vero come sensazione, tutto falso come dato.
La paura non è il termometro del pericolo reale. La paura è un'altra cosa; nasce da quello che vediamo ogni giorno per strada, dalla periferia che si degrada, dal volto della marginalità che diventa sempre più visibile. Nasce dai telegiornali che aprono ogni sera con un'aggressione, da un social che vi mostra in dieci secondi una rissa filmata col telefono, da una politica che ha capito che spaventare conviene; il consenso si raccoglie meglio sulla paura che sulla speranza.
Il risultato è un Paese che si racconta più pericoloso di quanto sia. E le conseguenze non sono astratte. Significa leggi scritte per calmare l'ansia invece che per risolvere i problemi; significa risorse spese dove si vede il disagio, non dove il crimine c'è davvero; significa una generazione, la vostra, che cresce convinta di vivere in una giungla che, statisticamente, non esiste.
Attenzione, non sto dicendo che vada tutto bene. I problemi ci sono; violenza sulle donne, criminalità organizzata, truffe online che esplodono. Sto dicendo un'altra cosa, più semplice e più importante: prima di avere paura, guardate i numeri. Prima di credere a chi vi grida che il mondo sta crollando, chiedetevi chi guadagna dal vostro spavento.
Un Paese è più facile da governare con la pancia che con la testa.
Restiamo lucidi!

10/05/2026

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