05/02/2026
REGNO delle DUE SICILIE
NAPOLI
La PRIMA LAVATRICE AL MONDO
⚜REAL ALBERGO dei POVERI⚜
L’invenzione della “lavatrice” napoletana
Conoscete il Real Albergo dei Poveri, che si trova a Napoli, a Piazza Carlo III?
Mi piacerebbe parlarvene nel dettaglio alla scoperta delle sue molteplici meraviglie cattolico-borboniche; qui mi limiterò a ricordare che tra i promotori dell’opera vi fu Padre Gregorio Maria Rocco, sacerdote domenicano al quale Napoli, i napoletani e persino i Borbone devono molto in termini di impulso sociale e caritativo.
Questo preambolo non è casuale, perché proprio in quell’immenso complesso assistenziale, a metà Ottocento, venne installata una delle prime macchine meccaniche per il lavaggio collettivo dei panni di cui si abbia notizia documentata in Europa.
Era il 1851, durante il regno di Ferdinando II di Borbone. L’ingegnoso apparato — attribuito a Luigi Armingaud — fu progettato per alleggerire un lavoro manuale estenuante che gravava soprattutto su donne e inservienti. Non si trattava ancora di una “lavatrice” nel senso moderno del termine, bensì di un sistema idraulico a rotazione, definito nelle cronache tecniche dell’epoca come turbina idraulica a spirale perfezionata.
Il principio era semplice e rivoluzionario insieme: sfruttare la forza dell’acqua per mettere in moto un meccanismo circolare di ruote e pale interne che agitavano i tessuti in grandi vasche, sostituendo il lavaggio a braccia e tavole di pietra. Non esistevano detersivi industriali; si utilizzava il ranno, una soluzione alcalina ottenuta filtrando cenere e acqua bollente, capace di sgrassare e igienizzare grazie alla presenza naturale di potassa. L’odore era acre, il risultato sorprendentemente efficace.
Secondo le relazioni dell’epoca, questi impianti erano in grado di trattare migliaia di capi alla volta — si parla di circa duemila lenzuola o un migliaio di camicie per ciclo — numeri che, pur variando nelle fonti, rendono l’idea della portata dell’innovazione. Non era un lusso aristocratico, ma uno strumento pensato per orfani, poveri e bambini assistiti, dunque un’applicazione concreta di igiene pubblica e ca**tà cristiana. Ferdinando II riconobbe il valore dell’iniziativa con attestazioni ufficiali e benefici materiali all’inventore.
È interessante notare come, per molti decenni ancora, in varie parti d’Italia — fino agli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento — fossero diffuse lavatrici a manovella o sistemi semi-manuali: segno che quell’intuizione ottocentesca napoletana, pur non essendo l’unica nel panorama mondiale, fu precocissima nell’uso collettivo e sociale della meccanizzazione domestica.
La seconda macchina, realizzata in copia, venne installata in un altro istituto assistenziale cittadino. Ciò che colpisce non è soltanto l’aspetto tecnico, ma il fine: un’innovazione nata non per l’agiatezza privata, bensì per restituire dignità e salubrità a chi non possedeva nulla. In quell’epoca il concetto era limpido: nel povero si riconosceva il volto di Cristo, e la cura del corpo era parte integrante della cura dell’anima.
Oggi, l’immenso Albergo — progettato da Ferdinando Fuga e voluto da Carlo di Borbone — giace in larga parte inutilizzato, mentre la povertà si riversa nelle strade. Il contrasto è amaro: non si tratta soltanto di nostalgia storica, ma della constatazione che un patrimonio nato per elevare l’uomo rischia di diventare rovina silenziosa. E forse la vera perdita non è l’edificio in sé, ma la visione che lo aveva generato: tecnologia, fede e assistenza intrecciate in un’unica idea di civiltà.
di
Roberto Bonaventura
03/05/2024
REGNO delle DUE SICILIE
PRIMA LAVATRICE
NAPOLI
⚜REAL ALBERGO dei poveri ⚜
Quasi nessuno sa che il prototipo di una prima lavatrice fu installato proprio a Napoli e lavava più di DUEMILA lenzuola al giorno
12/03/2024
REGNO delle DUE SICILIE
NAPOLI
⚜REAL ALBERGO dei POVERI ⚜
.ma questa immagine di fine 800 proviene dal civilissimo "nord"
Quello stesso che oggi da "pagelline" di "civilta" a Noi
Guardatela questa immagine e mettetela a confronto con il Nostro
REAL ALBERGO dei POVERI
Voluto da
⚜SUA MAESTÀ⚜
⚜IL RE⚜
⚜CARLO di BORBONE ⚜
Per sottrarre i poveri ereditati dal viceregno Napoletano ad ogni sfruttamento
Da Noi i poveri venivamo accolti sotto un tetto e curati dai giovani rampolli delle Famiglie aristocratiche che prestavano la loro Cristiana Opera di Misericordia
I poveri ricevevano cure mediche, abiti dignitosi e venivano sottratti agli usurai
Quando ci invasero i giacobini francesi con l'aiuto di alcuni TRADITORI locali, furono cacciati via a pedate proprio dallo stesso Popolo Napoletano da cui si aspettavano sostegno :
ne rimasero sorpresi e sconfitti
Eravamo un Popolo sereno, ricco e pacifico con una
IDENTITÀ PERFETTA
tra
SUDDITI e SOVRANI
tanto da essere definiti entrambi (dispregiativamente) dalla loro stessa propaganda massonica del risorgimento, come
LAZZARONI , vocabolo che al tempo voleva dire del Popolo
E quale Onorefucenza più Alta di questa può desiderare un LEGITTIMO SOVRANO ?
La VERITÀ può essere manipolata da chi vince in un momento della storia
Ma poi si prende il suo spazio per affermarsi per sempre su tutto e tutti con la sua ultima parola
È esattamente ciò che sta accadendo con la vostra crescente CONSAPEVOLEZZA che non ha bisogno nè di violenze e nè di rivoluzioni per affermarsi
La violenza è uno strumento operativo del MOSTRO MASSONICO senza Dio e senza morale; la loro ultima speranza dove sperano di trascinarci per rinnovarsi al potere
Ma stavolta non ci faremo confondere dalle loro suggestioni di ansie e paure
Stavolta la Nostra consapevolezza li dissolverà per sempre
Siate SERENI
Siate PACIFICI
Siate CONSAPEVOLI
Ma ASSOLUTAMENTE DETERMINATI
VERITAS VINCIT
30/11/2023
REGNO delle DUE SICILIE
NAPOLI
REAL ALBERGO dei POVERI
PRIMA LAVATRICE della pen*sola italiana
Lavava 2 MILA lenzuola al giorno
La COLOSSALE LAVATRICE DEL REAL ALBERGO dei POVERI ha sfidato i limiti del suo tempo contribuendo a migliorare l'igiene nelle "Pie case di pubblica beneficenza"
La prima lavatrice italiana “moderna”, tra le prime al mondo, funzionante con un motore a vapore, fu costruita e installata nel 1851, su modello brevettato di Luigi Armingaud.
Secondo la descrizione che ne fa un testo conservato nell’Archivio di Stato di Napoli: “l’apparecchio da far bucato già da molto tempo occupava la mente de’ tecnici perché considerevole è la mano d’opera, grande il tempo e la spesa richiesta, specialmente nelle pie case di pubblica beneficenza per la nettezza e la conservazione della biancheria”
L’apparato brevettato dall’Armingaud aveva una caldaja per la produzione, sia del vapore, essendo la forza motrice da quest’ultimo generata, sia dell'acqua calda.
Ai lati del macchinario c’erano poi grandi recipienti con la biancheria da lavare.
Il detersivo era costituito da miscuglio filtrato di cenere e acqua bollente (ranno).
Non esistevano i moderni cestelli e i panni a bagno, in grandi vasche, erano “pescati” e rimescolati dal movimento rotatorio di ruote dentate (anch’esse immerse in acqua).
Il meccanismo di lavaggio degli indumenti non era dunque paragonabile a quello attuale
Questa lavatrice fu installata nel Real Albergo dei Poveri per lavare oltre 2.000 lenzuola al giorno, e un altro fu collocato nell’asilo di S. Maria della Vita al fine di lavare oltre 1.000 camice al giorno
26/11/2023
REGNO delle DUE SICILIE
REAL ALBERGO dei POVERI
Quando i galli di Francia ci invasero, vennero con la solita presunzione di essere portatori di grandi ideali giacobini della rivoluzione francese.
Poi la loro liberté si trovò ad imporsi su di un Popolo già LIBERO , tanto da LIBERARSI anche di lor signori invasori in salsa francese, per riportare sul Trono di Napoli il proprio LEGITTIMO Sovrano
SUA MAESTA
RE FERDINANDO di BORBONE
La loro égalité scoprì di NON aver portato NULLA di nuovo a Napoli, dove aristocratici e popolo, vivevano insieme, negli stessi palazzi, condividevano gli stessi riti, le stesse tradizioni , lo stesso cibo, la stessa musica, ...a volte anche gli stessi figli, ma questa è un'altra storia.
La loro fraternité venne ma dovette tornarsene a casa nella patria dei galli, solo dopo aver capito che qui a fraternité, non siamo secondi a nessuno e la insegnamo NOI al resto del mondo.
Insomma qui vedete murat in visita al Real ALBERGO dei POVERI di NAPOLI, e pure li dovettero prendere atto che non avevamo assoluto bisogno di prendere lezioni dai galli invasori, neppure su come va fatta una rivoluzione socialista compiuta e senza le loro ghigliottine.
Qui al REAL ALBERGO dei POVERI,
SUA MAESTA
RE CARLO di BORBONE
Ha insegnato al mondo quanto sia importante non lasciare nessuno indietro, anche gli ultimi venivano accolti, non per farne sterile assistenza, ma per restituir loro, lavoro, futuro e dignità.
Cari galli, qui a Napoli si usa dire "t'aggia 'mparà e t'aggia perdere" , ma voi, da invasori, non potevate capire .
20/07/2023
REGNO delle DUE SICILIE
Il REAL ALBERGO dei POVERI
esattamente come la
VILLA REALE alla Riviera di Chiaia di Napoli
NON NON NON sono patrimoni del municipio e quindi degli amministratori di turno
Dal COLPO di STATO MASSONICO del 1860, si è incessantemente colpita OGNI Nostra eredità
Si è sistematicamente puntato a FAR DIMENTICARE tutto ciò attorno al quale potesse risvegliarsi il naturale orgoglio che ogni Popolo nutre per sè stesso
Hanno puntato a consolidare la frustrazione di interi Popoli fino ad estinguerne l'anima
A questo progetto hanno inconsapevolmente partecipato amministratori locali e politicanti vittime della loro personale ignoranza ed euforia ad accedere alla rapida ascensore sociale della politica
Tutti i Nostri patrimoni sono stati svilito nell'abbandono fisico e sopratutto culturale
Nel dimenticarli sui libri di propaganda massonica del risorgimento si è voluto privarli di ogni possibile sostegno da parte di tutti Noi
Ma ormai questo gioco diabolico di lasciare distruggere intere fette della Nostra identità, è stato smascherato e diventa sempre più difficile contrapporsi difronte alla Nostra sempre crescente CONSAPEVOLEZZA
È proprio la CONSAPEVOLEZZA di ciascuno di Noi, il mattone che sta ricostruendo il baluardo fondato sulla VERITÀ
Tutte le menzogne scritte dalla propaganda massonica del risorgimento (storia), tutte le sue VERITÀ negate stanno clamorosamente lasciando spazio alla VERITÀ che cavalca nelle Nostre consapevolezze
Siate SERENI
Siate PACIFICI
Siate CONSAPEVOLI
Ma ASSOLUTAMENTE DETERMINATI
22/06/2023
REGNO delle DUE SICILIE
REAL ALBERGO dei POVERI
visto da via del Campo in una Napoli ancora serena e naturale prima della cementificazione risorgimentale che volle imprimere attraverso la urbanistica un'unico stile lungo tutta la pen*sola italiana, da Palermo a Trieste
Rotta questa armonia, fu facile il sacco della città anni dopo, ad opera di famelici affaristi prestati alla amministrazione della cosa pubblica
Ci rimane il ricordo di un'altra Napoli possibile , distrutta perché accusata di non essere la "loro" modernità
20/05/2023
REGNO delle DUE SICILIE
REAL ALBERGO dei POVERI
Primo progetto per l'Albergo dei Poveri -
-prospetti e sezioni -
- Ferdinando Fuga (1699- 1782)
06/02/2023
REGNO delle DUE SICILIE
REAL ALBERGO dei POVERI
Ci troviamo ancora una volta a presentare un immagine unica nel suo genere. Siamo all'interno della chiesa pensata per essere integrata nell progetto dell'Albergo dei Poveri pensato nella sua collocazione originaria: Borgo Loreto a Napoli.
L'area venne scelta perché subito fuori delle mura cittadine ma non troppo lontana dal centro. Il complesso presentava una struttura di forma quadrangolare, con quattro cortili separati da bracci.
Sulla strada di Santa Maria di Loreto, che collegava la porta del Carmine e quindi l'adiacente Piazza Mercato e il Ponte della Maddalena, si sarebbe presentata la facciata sud del complesso. Su quest'ala, all'incrocio con il braccio centrale avrebbe dovuto essere collocata la chiesa.
Tutta la progettazione della struttura risente delle incertezze di un progetto ancora in corso di perfezionamento. Si notano in pianta delle incongruenze sulla gestione del flusso delle varie categorie di "ospiti" che la struttura avrebbe dovuto ospitare, ovvero: uomini, donne, ragazzi e ragazze, uniti nella struttura ma separati in spazi riservati.
Questo tipo di incertezza si nota, per esempio, nella concezione della pianta della chiesa di cui mostriamo un immagine creata da noi sulla base dei progetti lasciati dal Fuga.
Notiamo una struttura singolare, pensata per dare compimento a diversi aspetti. Prima di tutto quella di dare la possibilità alle "Classi" ospitate di poter assistere alla messa tutte insieme e contemporaneamente, e allo stesso momento però tenerle assolutamente divise e separate fra di loro. Quindi osserviamo una forma particolare della pianta della chiesa che si sviluppa su TRE navate che formano una T, che convergono verso il centro dove era posto l'altare per la messa. L'incrocio del transetto, sotto la cupola, era riservato al clero. Lo spazio per gli ospiti era delimitato da cancellate che ne limitavano l'accesso fino all'area clericale, contemporaneamente permettevano di assistere alla messa ma non di comunicare con gli altri ospiti.
La navata centrale (la parte lunga della T) era a sua volta divisa a metà da un (antiestetico?) muro che correva dal fondo fino alla cancellata del transetto. Questo forse doveva essere lo spazio dedicato ai più piccoli, ovvero i ragazzi e le ragazze, ma è un ipotesi.
Altra caratteristica che rende questa chiesa del tutto unica e particolare nel suo genere, sono i tre ordini di balconate che corrono in alto a perimetrare tutte le navate. Anche se l'effetto è molto scenografico e spettacolare e da l'impressione quasi di essere in un teatro o galleria, questo non deve trarci in inganno, perché le balconate non avevano una funzione ricreativa, bensì avevano uno scopo di mera area di controllo e supervisione da parte del personale di servizio alla struttura sugli ospiti. Quindi anche se architettonicamente piacevoli e quasi frivole, le balconate erano in realtà un mezzo per tenere sotto controllo gli ospiti anche durante la messa.
Fra le balconate e le finestre esterne c'erano degli ambienti di servizio per il passaggio degli addetti ai lavori sui piani alti, mentre al livello zero (il livello ospiti) erano chiuse da un muro con delle aperture che avevano un utilizzo molto particolare che presenteremo in un altro post.
Ed eccoci alla nostra rappresentazione. Osserviamo la scena dall'area dedicata ai chierici, dietro di noi un grande muro con una porta ci divide dalla strada di Santa Maria di Loreto e dal chiassoso borgo in riva alla spiaggia. Stiamo assistendo a una messa, il sacerdote sull'altare principale sta officiando facendo salire i fumi dell'incenso durante la preghiera. Dei chierici (che poi distribuiranno la comunione) sono in riga ordinata assistono alla messa nei pressi dell'altare.
In lontananza possiamo osservare, oltre le cancellate, il popolo degli "ospiti" della struttura, che assiste alla messa.
Fra poco sarà servita la comunione e i sacerdoti andranno a distribuirla direttamente alle cancellate, ancora una volta impedendo qualsiasi comunicazione fra le classi.
Notiamo il muro che divide in due longitudinalmente la navata di fronte a noi e le balconate che corrono per tutto il perimetro dei bracci.
La decorazione è relegata solo alla parte del transetto sotto la cupola, mentre l'area dedicata agli ospiti sarebbe stata alquanto scarna.
Per il colore abbiamo optato per una bicromia fra il bianco e il rosa pesca chiaro in sintonia con il colore dell'esterno di tutta la struttura che prevedeva anche l'uso del rosa, ma più marcato.
In conclusione possiamo vedere realizzata, in una forma altamente spettacolare, qualcosa che Ferdinando Fuga aveva solo immaginato nei suoi progetti. Grazie a uno studio attento delle mappe e dei particolari possiamo offrirvi queste visioni uniche di un luogo che sarebbe stata ed è stato solo nella testa e nell'immaginazione di una persona.
Il progetto per vari motivi verrà abbandonato in questa forma e in questo luogo per essere realizzato sotto la collina di Capodimonte nella parte nord orientale della città.
⚜️ Curiosità: La struttura dalle prove di illuminazione realistica che abbiamo svolto (e che Fuga non aveva a disposizione altrimenti avrebbe cambiato il progetto) è risultata alquanto buia e priva dell'illuminazione essenziale per un area del genere. Le finestre laterali erano troppo lontane dalle navate per consentire un' adeguata illuminazione. Illuminazione che sarebbe arrivata quindi esclusivamente dai finestroni della cupola sarebbe servita all'area centrale ma insufficiente ad illuminare il fondo delle navate.
Vi presentiamo immagini originali e mai viste prima, coerenti e che hanno una storia. Impieghiamo molto tempo per preparare tutto questo tratto da : Grandi Città:
http://fb.me/grandicitta