03/02/2026
La Dialectical Behavior Therapy (DBT) è un modello di psicoterapia sviluppato da Marsha Linehan per il trattamento di pazienti caratterizzati da intensa disregolazione emotiva e comportamenti impulsivi. Se all’inizio era considerata il trattamento di elezione per il Disturbo Borderline di Personalità, nel tempo la DBT ha applicazione anche in altri quadri psicopatologici.
L’elemento distintivo del modello è la prospettiva dialettica, che guida il lavoro terapeutico nel mantenere insieme due esigenze fondamentali: la validazione dell’esperienza soggettiva del paziente e la promozione del cambiamento. In questo senso, la DBT non rinuncia alla struttura né alla tecnica, ma le integra in una relazione terapeutica orientata alla comprensione del funzionamento emotivo e comportamentale della persona.
Nel lavoro clinico, la DBT offre strumenti per intervenire quando l’intensità emotiva supera le capacità di regolazione, senza ridurre la sofferenza a una mera mancanza di abilità o a un problema di motivazione. Il focus resta sul processo, sulla responsabilità personale e sull’apprendimento graduale di modalità più efficaci di risposta alle difficoltà.
Per la formazione dello psicoterapeuta, la DBT rappresenta un modello di particolare interesse perché invita a tollerare la complessità clinica, a sostenere il paziente nei momenti critici e a mantenere un equilibrio costante tra accoglienza e intervento terapeutico.
30/01/2026
Con il termine onde, ondate (o generazioni) della Terapia Cognitivo-Comportamentale si indicano le diverse fasi storiche attraverso cui questo approccio si è sviluppato nel tempo. Ogni ondata ha ampliato il focus della precedente, mantenendo una base scientifica comune.
La prima ondata, detta comportamentale (anni ’50–’60), si concentra sui comportamenti osservabili e sui meccanismi di apprendimento. L’intervento mira a modificare comportamenti disfunzionali attraverso tecniche come l’esposizione, il rinforzo o l’estinzione.
La seconda ondata, detta cognitiva (anni ’70–’80), integra il lavoro comportamentale con l’attenzione ai processi cognitivi. Il focus diventa l’identificazione e la ristrutturazione dei pensieri automatici e delle credenze disfunzionali che contribuiscono al disagio emotivo.
La terza ondata, detta contestuale o di terza generazione (dagli anni ’90 in poi), si concentra meno sul cambiamento del contenuto dei pensieri e più sul rapporto con essi. Include interventi basati su mindfulness, accettazione, defusione cognitiva e valori, con l’obiettivo di aumentare la flessibilità psicologica.
Parlare di “ondate” della CBT significa quindi parlare di un’evoluzione dell’approccio, non di modelli che si sostituiscono, ma che si integrano. Eri a conoscenza della differenza tra le varie “ondate” della CBT?
28/01/2026
L’intolleranza dell’incertezza è la difficoltà a convivere con il “non sapere”. Quando le informazioni sono incomplete o il futuro non è prevedibile, il disagio aumenta rapidamente e la situazione viene vissuta come minacciosa.
Per ridurre questa sensazione, spesso si cercano rassicurazioni continue, si controllano i dettagli o si anticipano mentalmente tutti i possibili scenari. A breve termine questo può dare sollievo, ma nel tempo finisce per alimentare ansia e preoccupazione.
Imparare a tollerare l’incertezza significa, quindi, allenarsi a restare in contatto con il dubbio senza farsi guidare dalla paura, sviluppando maggiore flessibilità e fiducia nella propria capacità di affrontare ciò che accade.
In quali momenti senti più forte il bisogno di avere tutto sotto controllo?
22/01/2026
In terapia cognitivo-comportamentale partiamo spesso da qui: non è solo ciò che accade a influenzarci, ma come lo stiamo “leggendo”.
Osservare i propri pensieri permette di capire perché la stessa situazione può diventare fonte di sofferenza o, al contrario, essere affrontata con maggiore equilibrio.
Il lavoro terapeutico consiste proprio nel riconoscere queste letture e valutarne l’utilità, per imparare a distinguere tra fatti e interpretazioni.
19/01/2026
Oggi ricorre quello che è definito “Blue Monday”, il giorno più triste dell’anno. In realtà non esistono evidenze scientifiche che confermino questa affermazione.
Il concetto nasce, infatti, da una formula mai validata e non supportata da studi clinici. Le ricerche sul tono dell’umore mostrano infatti che la tristezza non segue una data fissa, ma varia in base a fattori individuali e contestuali. Di fatti, ciò che ci causa conseguenze a livello emotivo è il modo in cui interpretiamo ciò che viviamo e quanto restiamo attivi e ingaggiati in attività significative, non un giorno specifico.
14/01/2026
La regolazione emotiva è l’insieme dei processi attraverso cui una persona riconosce, comprende e modula le proprie emozioni, in modo flessibile e funzionale al contesto. Non significa controllare o sopprimere ciò che si prova, ma rispondere alle emozioni in modo consapevole, riducendo comportamenti impulsivi o disfunzionali.
La disregolazione emotiva è considerata un importante fattore di vulnerabilità e di mantenimento di molti disturbi psicologici. Il lavoro terapeutico mira a potenziare abilità come la consapevolezza emotiva, la tolleranza delle emozioni intense e l’uso di strategie adattive.
Imparare a regolare le emozioni permette di agire in linea con i propri obiettivi, anche in presenza di stati emotivi difficili.
Quando un’emozione diventa intensa, cosa fai di solito per gestirla?
07/01/2026
La citazione di oggi descrive in modo efficace uno dei meccanismi centrali dell’ansia: l’anticipazione di scenari negativi che restano, nella maggior parte dei casi, sul piano del pensiero.
L’ansia anticipatoria è sostenuta da bias cognitivi come la catastrofizzazione e la sovrastima della probabilità di esiti avversi.
Riconoscere questi processi non significa negare le difficoltà, ma distinguere tra ciò che sta accadendo e ciò che viene immaginato.
Allenare questa distinzione è uno dei primi passi verso una relazione più funzionale con i propri pensieri.
01/01/2026
Serapide SPEE augura un felice 2026 a tutti i suoi allievi, insegnanti, staff e alle loro famiglie.
Buon anno all’insegna della serenità, curiosità e crescita personale!
30/12/2025
In ambito psicologico, lo stress recovery è definito come l’insieme dei processi attraverso cui i sistemi cognitivi, emotivi e fisiologici ritornano a livelli funzionali di attivazione dopo periodi di stress prolungato.
Le evidenze scientifiche indicano che adeguati periodi di recupero favoriscono la riduzione dell’iperattivazione cognitiva ed emotiva, il ripristino delle risorse attentive e autoregolative e una maggiore flessibilità cognitiva, con effetti positivi sul funzionamento quotidiano e sui processi di apprendimento.
In una prospettiva cognitivo-comportamentale, il recovery non coincide con la semplice inattività, ma con un distacco psicologico intenzionale dalle richieste della vita quotidiana, che contribuisce al benessere psicologico e alla sostenibilità dell’impegno nel tempo.
25/12/2025
Le festività rappresentano un tempo di pausa e riflessione, funzionale al benessere psicologico, un modo per ricaricare le batterie prima di riprendere le attività di tutti i giorni, compresa l’attività lavorativa e formativa.
Serapide S.P.E.E. augura a tutti buone festività e un nuovo anno all’insegna della qualità clinica e della crescita professionale.
23/12/2025
Durante le feste può capitare di sentire emozioni “scomode”: tristezza, solitudine, tensione, delusione. In un periodo in cui si parla di gioia, connessione e famiglia, potremmo sentirci “fuori posto” se proviamo qualcosa di diverso.
La pratica della consapevolezza non elimina ciò che sentiamo, né spegne la tristezza o la fatica. Ci insegna, però, a stare con quello che c’è, senza giudicarlo, senza scappare.
Come una coperta calda, non cambia il clima… ma ci aiuta a tollerarlo meglio.
Accogliere con gentilezza ciò che sentiamo, proprio ora, proprio così com’è, può essere il regalo più autentico che ci facciamo.