17/09/2026
Solidarietà dalla Campania al dott. Cocco e alle mediche e ai medici coinvolti!
Come promotori del Comitato Campano contro il CPR, apprendiamo con sgomento dell’accusa di associazione a delinquere rivolta al dott. Nicola Cocco. Con la medesima apprensione abbiamo seguito ieri le notizie che si sono rincorse sulle perquisizioni domiciliari e gli interrogatori in questura che hanno coinvolto 23 sanitari e sanitarie in molte città di Italia. Una nuova fattispecie di reato si configura, dunque, in questo Paese: il reato di cura, di tutela delle persone nella valutazione del contesto in cui sono inserite!
Da quando si è diffusa la notizia della volontà di costruire un nuovo CPR nella regione Campania, un movimento spontaneo della società civile ampio, trasversale, diverso, ha cominciato a mobilitarsi per opporre una ferma resistenza. Dalla Giunta della Regione Campania ai vertici locali della Chiesa Cattolica e i rappresentati delle Chiese Evangeliche, fino alle associazioni, i movimenti sociali e ambientali, il mondo della cooperazione e quello sindacale, cittadini e cittadine hanno sollevato alta la propria voce contro questo sistema razzista e crudele di carcerazione amministrativa destinato alle sole persone migranti. Questa convinzione non nasce da posizioni ideologiche, come qualcuno vorrebbe far intendere.
La sicurezza che i CPR rappresentino “luoghi patogeni per le persone migranti” che “mettono a rischio la salute e la vita delle persone che vi vengono detenute” l’ha certificata la comunità scientifica della Simm e lo ha confermato l’OMS nel 2025, quando ha affermato che “la detenzione amministrativa delle persone migranti è una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi”, gravando inutilmente ed ulteriormente i costi sociali per la gestione della salute pubblica.
E se non dovessero essere sufficienti le relazioni della comunità scientifica, abbiamo le testimonianze, intese non solo come le voci di chi ha vissuto l’esperienza atroce della detenzione in CPR avendo la fortuna di uscirne vivo per poterla raccontare, ma anche delle tracce rimaste sui corpi o nella mente di chi ha attraversato l’orrore.
Il dott. Nicola Cocco così come le mediche e i medici che ogni giorno si prendono cura della salute delle persone, di tutte le persone, ha svolto con dedizione il proprio lavoro, considerando anche il contesto in cui si inserisce l’individuo curato. Il senso di responsabilità, l’umanità, la cura non possono trasformarsi in un reato, non in un Paese che si pensa ancora una Democrazia.
Queste azioni dal sapore intimidatorio non ci faranno arretrare nel nostro intento di portare avanti la nostra battaglia contro il sistema CPR, che nel corso degli anni ha dimostrato ampiamente la sua inutilità ed il suo fallimento. Sappiamo quanto potrebbero essere utili i fondi investiti in queste strutture di negazione dei diritti umani. 43 milioni di euro nella sola regione Campania a fronte di nessun investimento in scuole, trasporti, servizi sociali, lavoro. La sicurezza delle nostre strade passa per la sicurezza sociale della popolazione non per altre inumane galere!
Il comitato campano contro il CPR esprime tutta la propria solidarietà al dott. Nicola Cocco e a tutti i sanitari e le sanitarie coinvolte in questa sconcertante inchiesta e invita tutta la società civile a restare unita e continuare la battaglia per la tutela dei territori e dei diritti di tutti e tutte!
Vi aspettiamo tutte a Castel Volturno il 24 ottobre prossimo!
Per dire con forza: No al Cpr a Castel Volturno e ovunque!