22/10/2025
Lettera aperta alla comunità scolastica
Cari genitori, cari studenti, caro personale tutto,
da persone ed educatori che promuovono la forza costruttiva dell’ascolto e della parola, non possiamo che rimanere attoniti di fronte agli eventi che hanno scosso la nostra comunità, al mancato ascolto e al dialogo assente.
Ed allo stesso tempo, non possiamo rimanere muti e immobili di fronte ad un atteggiamento “contro” che sacrifica il dialogo, la correttezza, il rispetto dell’altro, la volontà di confronto e l’attitudine proattiva.
Ciò che più amareggia, in questo momento, è sentire la scuola violata, indifesa, strumentalizzata, usata e abusata calpestando il diritto allo studio. Osservare gli atteggiamenti spavaldi dei più, interni e, purtroppo, esterni, l’assenza di rispetto nei confronti delle persone, l’indifferenza di fronte alla sottrazione di dignità delle persone e dei luoghi.
Quale sarebbe l’intento? Preservare la sede? Averne cura? Promuovere azioni di solidarietà?
E come, se tutto è alla portata di potenziali devastatori, se già i primi danni sono stati portati, come al sistema antincendio, se si organizzano feste, se non si protegge la struttura, la casa di tutti?
Mi chiedo e chiedo con grande pacatezza e rispetto delle differenti visioni: non avrebbe fatto un’enorme differenza organizzare attività di riflessione, produrre conoscenza, documenti condivisi, confrontarsi sui temi e sulle difficoltà del nostro tempo, nella pacifica attenzione a persone e luoghi?
Dove fallisce la parola, dove si interrompe il dialogo, la società fallisce. E i nostri ragazzi sono la società del futuro.
Un futuro che è già qui. Che irrompe con tutta la sua confusa inconsapevolezza.
E questo è il motivo per cui il Galilei ha sempre fatto la differenza. Promuovendo ascolto, attenzione, cura, benessere, vitalità, inclusione, crescita….
Rivolgo a tutti l'invito a collaborare affinché la situazione possa rientrare e si possa restituire la sede scolastica alla comunità, ai lavoratori, agli studenti tutti,
soprattutto a quelli più fragili e sfortunati che, in questo momento, stanno
pagando il prezzo più caro per questa occupazione.
Per loro, come per noi e come per tanti studenti, la scuola è una seconda casa,
le persone che la abitano, una seconda famiglia.
Qualcuno degli studenti si è preoccupato di loro? Ci si è posti il problema dei “muri” alzati nei loro confronti? Qualcuno si è interrogato sulle “barriere” poste o non eliminate? Si è stati in ascolto dei loro bisogni?
Facile parlare e agire quando si ha tutto a portata di mano, quando anche gli errori vengono sanati, quando hai sempre qualcuno a toglierti le pietre d’inciampo e spianarti la strada.
Ma c’è qualcuno che tutto questo non lo ha, e dignitosamente chiede attenzione e rispetto per posizioni diverse.
Assistere impotenti a questa violazione e alla segregazione degli studenti che
non concordano con questa modalità di protesta, che non hanno altro che la
scuola per beneficiare di cultura e crescita, addolora e sconcerta.
Ciò che più rammarica, è la sordità manifestata nei confronti della possibilità di attivare forme diverse per esprimere dissenso e protagonismo, e la svalutante derisione di un atteggiamento attivo, sensibile, accogliente e democratico.
Purtroppo, in questo modo, semplicemente manifestando la volontà di “essere come gli altri”, senza contestualizzare i diversi contesti di appartenenza, si è agito un po’ come quelli che si contestano e a cui si attribuisce sordità e miopia comportamentale.
Agli studenti dico, siate latori di una cultura differente, di modalità costruttive, di identità indipendente e sensata. Preservate i vostri diritti e vivete i doveri delle persone come forma di equilibrio e protezione della comunità.
Fate della parola lo strumento privilegiato, della dialettica costruttiva il sale della vita.
Non rinunciate ad analizzare, ponendole in discussione, posizioni che appaiono maggioritarie, conformismi e strumentalizzazioni che fanno leva sul vostro affacciarvi al mondo.
Ascoltate la voce di chi da sempre vi ascolta ed intercetta il vostro sentire prima ancora che venga posto in parola. Sappiate custodire come un dono prezioso l’attenzione, lo sguardo e la cura che da sempre prova ad attivare chi ha in carico non solo la vostra formazione ma, in parte, le persone che siete e che potreste essere.
Nessuno di noi intende falciare l’espressione della vostra volontà, la manifestazione del vostro sentire, il bisogno di dire qualcosa di diverso rispetto a ciò che vivete, lo speciale protagonismo che vi anima.
Lavoriamo tutti i giorni per promuovere tutte queste cose. Voi siete l’unica vera ragione per cui la scuola esiste. Per cui noi abbiamo scelto di lavorare.
Il nostro unico intento è indurvi a guardare dentro di voi e alla realtà nella sua complessità, nelle mille sfaccettature, nella consapevolezza che rinunciare a far questo, nel confronto costruttivo con gli altri, non può che farci abdicare all’ “essere”, al “sentire”, allo “stare insieme” nel rispetto di tutti.
Il “vostro” dirigente scolastico
Dott. ssa Daniela Pes