SpFinance

SpFinance SPFINANCE, finanza per passione. Leggiamo i mercati con metodo: contesto macro, asset sensibili, livelli, rischio.

Formazione e informazione sui mercati, non consulenza finanziaria.

Il ciclo economico non si riconosce da quanto l'economia cresce. Si riconosce da quanto sta cambiando il ritmo.È una dif...
03/10/2026

Il ciclo economico non si riconosce da quanto l'economia cresce. Si riconosce da quanto sta cambiando il ritmo.

È una differenza piccola a dirsi e enorme da usare. Un'economia che cresce del 3% ma l'anno prima cresceva del 4% è un'economia in rallentamento, e i mercati la trattano come tale, anche se il 3% resta un numero ottimo. Il prezzo non sconta il livello, sconta la derivata: sta accelerando o sta decelerando.

Da qui le quattro fasi, che sono la combinazione di due sole domande: la crescita sta accelerando o rallentando, e l'inflazione sta salendo o scendendo.

Ripresa: crescita che accelera, inflazione ancora bassa. È la fase migliore per il rischio, e quasi sempre la meno riconosciuta sul momento, perché arriva quando le notizie sono ancora brutte.

Espansione: crescita forte, inflazione che comincia a salire. Le banche centrali cominciano a stringere. È la fase in cui tutti sono ottimisti ed è tardi.

Rallentamento: crescita che decelera, inflazione ancora alta. È la fase più scomoda, perché le banche centrali sono strette e l'economia sta già frenando. È qui che si rompono più cose.

Contrazione: crescita negativa, inflazione che scende. I tassi cominciano a scendere, e i bond in genere si muovono per primi.

La cosa da tenere: il ciclo non è un calendario, le fasi non durano un tempo fisso e possono anche saltare. Serve a rispondere a una domanda sola, cioè in quale delle quattro caselle stai adesso, perché la stessa notizia significa cose opposte in caselle diverse.

Le quattro fasi con gli indicatori che le segnalano e gli asset che ci si muovono meglio stanno ne L'Economia Globale nei dettagli, uno dei nostri ebook gratuiti.

Si scarica qui: https://www.spfinance.biz/ebook

Quando un porto muove lo stesso numero di container dell'anno scorso, sembra che non sia successo niente. A Rotterdam è ...
02/10/2026

Quando un porto muove lo stesso numero di container dell'anno scorso, sembra che non sia successo niente. A Rotterdam è successo parecchio.

Lo racconta un report di ING del 22 settembre dedicato a trasporti e logistica nei Paesi Bassi. Il messaggio di fondo della banca è rassicurante: il settore tiene, nonostante costi in salita e tensioni sulle rotte globali. Ma per arrivare a quella conclusione ING mostra tre grafici che, presi uno per uno, insegnano una cosa che vale ben oltre l'Olanda: un numero aggregato va aperto prima di essere creduto.

UNA CRESCITA DELL'1% CHE NESSUNO FA

Il primo grafico mette in fila le previsioni di crescita dei volumi per il 2026, comparto per comparto. Il settore nel complesso è atteso a più 1%, con un'accelerazione a più 1,5% nel 2027 che ING lega alla ripresa dell'edilizia e a un graduale miglioramento dell'economia tedesca, il primo partner commerciale olandese.

Se si scende di un livello, però, l'1% sparisce. Il trasporto pubblico e la navigazione marittima sono attesi a più 3%. La logistica, intesa come gestione di magazzini e catene di fornitura per conto terzi, a più 2%. Aviazione e autotrasporto si fermano a più 1%. Posta e pacchi vanno in territorio negativo, a meno 2,5%, perché il boom delle consegne è alle spalle e la posta tradizionale continua il suo calo di lungo periodo.

Una media fra più 3% e meno 2,5% non descrive nessuna delle aziende che la compongono. Chi si ferma al dato di settore non vede né il comparto che sta accelerando né quello che si sta restringendo, ed è proprio lì che stanno le differenze che contano.

IL RECORD DEI MEZZI PUBBLICI

Il secondo grafico segue i passaggi registrati ogni mese sui mezzi pubblici olandesi, con il 2019 messo uguale a 100. La linea crolla nella primavera del 2020, risale a fatica per anni, oscilla fra 85 e 100 nel 2024 e nel 2025 e quest'estate arriva a 107. È la prima volta che il traffico supera il livello di prima della pandemia.

Detto così è un record. ING però lo accompagna con due avvertenze, e sono la parte più utile del grafico.

La prima sta già nel titolo che la banca gli ha dato: il ritorno sopra il 2019 è definito temporaneo. Il picco è arrivato insieme all'abbonamento estivo agevolato promosso dal governo, e ING si aspetta che dopo l'estate i numeri possano calare un po'.

La seconda riguarda la base del confronto. Dal 2019 a oggi la popolazione dei Paesi Bassi è cresciuta del 4,5%. Più abitanti producono più viaggi anche a parità di abitudini, e infatti ING scrive che, calcolati per persona, i passeggeri non sono ancora tornati ai livelli di allora. Nel frattempo i biglietti sono rincarati del 13% complessivo dall'inizio del 2025, un freno che il numero dei passaggi da solo non mostra.

Un dato in valore assoluto che tocca un massimo può quindi convivere con un recupero ancora incompleto. Dipende da cosa si mette al denominatore.

LO ZERO DI ROTTERDAM

Il terzo grafico è quello da cui siamo partiti. Rotterdam, il porto più grande d'Europa, ha chiuso il primo semestre del 2026 con un traffico di container sostanzialmente stabile. Nessuna crescita, nessun calo.

ING divide quel totale in due colonne: container pieni e container vuoti. Nel 2025 i vuoti erano cresciuti di oltre il 10% mentre i pieni restavano quasi fermi. Nel primo semestre di quest'anno i vuoti salgono ancora, intorno al 7%, mentre i pieni scendono leggermente sotto lo zero.

La spiegazione che dà ING è lo squilibrio commerciale fra Europa e Asia, e in particolare il surplus delle esportazioni cinesi: dall'Asia arrivano molte più merci di quante l'Europa ne rimandi indietro, e una parte crescente delle casse riparte senza carico. Per il porto questo vuol dire movimentazione, spazio occupato e congestione senza un aumento corrispondente della merce trasportata. Il commercio mondiale, ricorda il report, è cresciuto vicino al 5% nel primo semestre, in gran parte trainato dalla Cina, ma molto di quel flusso passa lontano dai porti europei.

Lo zero del totale, quindi, non è un dato neutro. È la somma di un pezzo che sale e di uno che scende, e quello che sale porta congestione invece di merce.

TRE DOMANDE DA PORTARSI DIETRO

Messi in fila, i tre grafici danno un piccolo metodo, utile ogni volta che un report, un telegiornale o un comunicato aziendale ci consegna un numero solo.

Prima domanda: di cosa è fatto? Un totale o una media possono tenere insieme componenti che vanno in direzioni opposte. Prima di commentarlo, conviene sapere quali sono e quanto pesano.

Seconda domanda: rispetto a cosa? Un confronto con il passato regge solo se la base è rimasta la stessa. Popolazione, prezzi e perimetro cambiano, e un massimo storico può essere soltanto l'effetto di un denominatore più grande.

Terza domanda: perché proprio adesso? Un picco che coincide con un incentivo, una promozione o un evento una tantum va trattato come tale, finché i mesi successivi non dicono il contrario.

Sono le stesse domande che servono davanti a un indice azionario che sale grazie a pochi titoli, a una trimestrale con ricavi in crescita o a un dato sull'occupazione che sembra solido.

COSA SEGUIRE

Nei prossimi mesi i punti da guardare sono due: se i passaggi sui mezzi pubblici tengono una volta finita la spinta estiva, e se i container vuoti continuano a crescere a Rotterdam mentre i pieni restano fermi. Riportiamo la lettura di ING, non la facciamo nostra, e niente di quello che abbiamo scritto è una raccomandazione.

Aprire un dato per guardarci dentro, invece di fermarsi al titolo, è il lavoro che facciamo ogni giorno sulla ricerca delle grandi banche ed è quello che alimenta la piattaforma SPFINANCE.

I tre grafici sono tratti dal report "Dutch transport and logistics proves resilient amid rising costs, global disruption" di ING THINK Economic and Financial Analysis (Rico Luman, Senior Sector Economist, Transport and Logistics), 22 settembre 2026.

SPfinance - Finanza per passione

Il fondo prudente ha protetto due punti, e ne ha lasciati trentanove.Negli Stati Uniti milioni di persone mettono una pa...
02/10/2026

Il fondo prudente ha protetto due punti, e ne ha lasciati trentanove.

Negli Stati Uniti milioni di persone mettono una parte dello stipendio in fondi pensione "a data": scegli l'anno in cui pensi di smettere di lavorare, e il fondo decide da solo quanto tenere in azioni e quanto in obbligazioni. Più ti avvicini alla pensione, più obbligazioni. L'idea è semplice: chi ha meno anni davanti non può permettersi un crollo, quindi riduce il rischio.

Il Wall Street Journal di mercoledì ha ricordato una cosa che a guardarla bene fa impressione: dall'inizio del 2021 un dollaro messo nell'S&P 500 è più che raddoppiato, mentre lo stesso dollaro messo nell'indice delle obbligazioni americane ha perso valore. E il fondo Vanguard pensato per chi va in pensione nel 2025 ha poco più di metà del patrimonio in obbligazioni, quello pensato per chi ha appena cominciato a lavorare, l'anno di riferimento è il 2065, meno del 10%.

Abbiamo messo in fila i numeri, con i dividendi reinvestiti. Dal 31 dicembre 2020 a oggi il fondo 2065 fa +79%. Il fondo 2025, quello prudente, +40%. L'indice delle obbligazioni americane -4,5%.

Fin qui si potrebbe dire: è il prezzo della sicurezza, chi è vicino alla pensione rinuncia a un po' di rendimento per dormire tranquillo. Il punto è quanto sia stata grande, quella sicurezza. Nel 2022, l'anno in cui azioni e obbligazioni sono scese insieme, il fondo prudente ha perso il 15,6%. Quello quasi tutto azioni il 17,4%. La protezione, nell'anno in cui serviva, è stata di meno di due punti. Il conto da pagare, sui cinque anni, di trentanove.

Perché è andata così? Perché le obbligazioni proteggono quando rendono abbastanza da assorbire un colpo. A fine 2020 il decennale americano rendeva lo 0,93%: chi comprava obbligazioni a quel prezzo non comprava un cuscino, comprava un titolo che avrebbe perso valore appena i tassi fossero tornati normali. È quello che è successo nel 2022.

La regola "più anni hai, più obbligazioni" non guarda il prezzo. Guarda solo la data di nascita.

Oggi il quadro è rovesciato. Il decennale americano rende sopra il 5%, il livello più alto dal 2007, e il vantaggio delle azioni sulle obbligazioni misurato da Shiller è sceso a circa un punto, contro quasi cinque del 2020. La stessa regola che ha penalizzato chi era vicino alla pensione oggi si trova a comprare obbligazioni a un prezzo molto diverso.

Il punto non è se le obbligazioni siano buone o cattive. È che la stessa scelta, fatta a prezzi diversi, dà risultati diversi. Prima della percentuale da tenere in portafoglio, viene quanto rende quello che stai comprando.

Fonte dei dati: Wall Street Journal, Yahoo Finance (fondi Vanguard Target Retirement 2025 e 2065, ETF AGG), Federal Reserve via FRED. Elaborazione SPFINANCE. Contenuto formativo e informativo, non una raccomandazione di investimento.

01/10/2026

Segui SpFinance

I consumi valgono circa il 70% del PIL americano. Quando le Retail Sales rallentano, non sta rallentando un settore: sta rallentando l'economia degli Stati Uniti nella sua parte più grande.

Il dato misura la variazione mensile delle vendite al dettaglio, negozi fisici e online insieme. Esce verso metà mese e riguarda il mese precedente.

La prima cosa da sapere è che il numero titolo è sporco. Dentro ci sono le auto, che da sole possono ribaltare il segno del dato, e la benzina, che dipende dal prezzo del petrolio più che dalla voglia di spendere delle persone.

Per questo si guarda il control group: esclude auto, benzina, materiali edili e ristorazione. È la versione pulita, ed è quella che entra direttamente nel calcolo del PIL trimestrale. Quando headline e control group vanno in direzioni opposte, il mercato dà retta al secondo.

Il secondo dettaglio, spesso ignorato: le Retail Sales sono espresse in valore nominale, non reale. Se le vendite crescono del 3% e l'inflazione corre al 3%, in volume non è cresciuto niente. Le persone stanno spendendo di più per portarsi a casa la stessa quantità di roba. Confrontare sempre il dato con il CPI evita di scambiare inflazione per forza dei consumi.

La lettura macro, in due righe.
Vendite solide con inflazione ancora alta: la Fed non ha fretta di tagliare, perché la domanda regge.
Vendite in calo su più mesi: l'economia frena e la porta ai tagli si apre.

Un segnale che vale la pena osservare, e che il dato titolo nasconde: la composizione. Se crescono i beni essenziali mentre calano quelli discrezionali, elettronica, arredamento, viaggi, il consumatore sta iniziando a difendersi. È spesso il primo campanello, molto prima che compaia nei titoli dei giornali.

Nel Daily Snapshot su Telegram trovi i dati del giorno, cosa aspettarsi e come ha reagito il mercato, in apertura Europa e in apertura Stati Uniti. Ci si iscrive dal link in bio.

Sembrano lo stesso strumento girato di lato. Non lo sono, e la differenza sta in cosa contano.Il Market Profile conta il...
01/10/2026

Sembrano lo stesso strumento girato di lato. Non lo sono, e la differenza sta in cosa contano.

Il Market Profile conta il tempo: divide la sessione in intervalli di 30 minuti e per ogni livello di prezzo segna quanti di quegli intervalli il mercato ha passato lì. Il Volume Profile conta il volume: per ogni livello segna quanti contratti sono passati di mano.

Rispondono quindi a due domande diverse. Il primo dice dove il mercato ha vissuto a lungo, dove compratori e venditori si sono incontrati più volte. Il secondo dice dove si è concentrato il denaro, cioè a quali prezzi tanta gente ha posizioni aperte.

Il più delle volte le due risposte si somigliano, perché dove il prezzo resta più a lungo tendono a formarsi più scambi. Ma non sempre. In una giornata con un picco di volatilità e volumi concentrati su pochi livelli, il POC dei due strumenti, cioè il loro punto di controllo, può finire in due posti diversi. E quella distanza è già un'informazione.

Sotto, la teoria è la stessa: quella dell'asta. Il prezzo sale finché trova abbastanza venditori da fermarlo, scende finché trova abbastanza compratori, e nel mezzo resta la zona di valore dove i due si incontrano. Un prezzo che esce da quella zona attira partecipanti che tendono a riportarlo dentro.

Sul blog trovi la guida completa: initial balance, i tipi di giornata, HVN e LVN, e quale dei due conviene imparare per primo.

https://www.spfinance.biz/post/market-profile-vs-volume-profile-differenze-punti-in-comune-e-come-usarli

Market Profile e Volume Profile a confronto: differenze, punti in comune e come usarli nel trading. Guida completa SPFinance con esempi pratici.

𝐓𝐑𝐀 𝐔𝐍'𝐎𝐑𝐀 𝐒𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐈𝐍 𝐃𝐈𝐑𝐄𝐓𝐓𝐀"𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐋𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢 𝐌𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐎𝐠𝐧𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨" 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟎:𝟑𝟎.Ultima possibilità per iscriverti: dopo l'ini...
30/09/2026

𝐓𝐑𝐀 𝐔𝐍'𝐎𝐑𝐀 𝐒𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐈𝐍 𝐃𝐈𝐑𝐄𝐓𝐓𝐀
"𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐋𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢 𝐌𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐎𝐠𝐧𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨" 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟎:𝟑𝟎.

Ultima possibilità per iscriverti: dopo l'inizio della diretta non è più possibile registrarsi.
Iscrizione gratuita, obbligatoria per ricevere il link.

📺 Iscriviti alla diretta👇🏻

Dal sentiment retail ai livelli operativi: il metodo SPFINANCE per chi vuole un ordine vero nei mercati, dal trading di oggi al portafoglio di domani. In diretta con Salvatore Bilotta e Pietro Perrino

𝐎𝐆𝐆𝐈 𝐒𝐔𝐋 𝐆𝐑𝐀𝐅𝐈𝐂𝐎,𝐒𝐓𝐀𝐒𝐄𝐑𝐀 𝐂𝐎𝐍 𝐍𝐎𝐈 𝐎𝐫𝐞 𝟐𝟎:𝟑𝟎, 𝐢𝐧 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚.Oggi pomeriggio esce un dato macro importante. Stasera, in dirett...
30/09/2026

𝐎𝐆𝐆𝐈 𝐒𝐔𝐋 𝐆𝐑𝐀𝐅𝐈𝐂𝐎,
𝐒𝐓𝐀𝐒𝐄𝐑𝐀 𝐂𝐎𝐍 𝐍𝐎𝐈 𝐎𝐫𝐞 𝟐𝟎:𝟑𝟎, 𝐢𝐧 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐚.

Oggi pomeriggio esce un dato macro importante. Stasera, in diretta, lo leggiamo con il nostro metodo: come diventa un vantaggio, chi era già posizionato, dove guardare adesso. Il caso vero della giornata.

Ultimo giorno per iscriverti: dopo le 20:30 non è più possibile registrarsi.

Iscrizione gratuita, obbligatoria per ricevere il link.

📺 Iscriviti alla diretta👇🏻

https://www.spfinance.biz/event-details/come-leggiamo-i-mercati-ogni-giorno?src=facebook

29/09/2026

Segui SpFinance

Le prime dieci società del Nasdaq 100 pesano oltre metà dell'indice. Non stai comprando cento aziende: ne stai comprando una decina, con novanta comparse sullo sfondo.

Il Nasdaq 100 raccoglie le maggiori società non finanziarie quotate sul Nasdaq. Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Meta, Alphabet. È concentrato, è potente, ed è volatile. Sono tre facce dello stesso strumento, non tre opinioni.

Il punto che va capito una volta per tutte è il legame con i tassi. Le aziende tecnologiche promettono flussi di cassa che arrivano lontano nel tempo. Più i flussi sono lontani, più il tasso di sconto li penalizza quando sale. È la stessa matematica di un'obbligazione a lunga scadenza: alta duration finanziaria. Tassi in salita, valutazioni compresse. Tassi in discesa, ossigeno.

Il 2022 lo ha mostrato senza sconti: circa 33% di perdita in un anno, con i tassi in corsa. Chi lo teneva come unico strumento non ha vissuto una br**ta annata, ha vissuto un problema strutturale.

Dove ha senso, allora. Come satellite, tipicamente nell'ordine del 10-20% del portafoglio azionario, quando il contesto macro è dalla sua parte: inflazione che scende, banca centrale accomodante, ciclo che premia la crescita.

Una cosa che quasi nessuno controlla: se hai già un ETF sull'S&P 500 o sull'MSCI World, il Nasdaq 100 non è vera diversificazione. Sono le stesse società, solo pesate in modo più aggressivo. Aggiungerlo significa raddoppiare una scommessa esistente, non aprirne una nuova. È una scelta legittima, purché sia consapevole.

Esiste anche la versione equal weight, che riduce il peso dei giganti. Costa qualche punto base in più e ha un profilo di rischio diverso: vale la pena guardarla prima di dare per scontata la versione classica.

Noi lo usiamo anche come termometro: quando il Nasdaq gira, di solito sta girando la propensione al rischio globale.

Come si collegano tassi, ciclo e settori ogni mattina lo faccio vedere in diretta domani sera, mercoledì 30 settembre alle 20:30: workshop «Come leggiamo i mercati ogni giorno», un'ora e mezza, gratuito. È l'ultimo giorno per iscriversi, dal link in bio.

𝐃𝐎𝐌𝐀𝐍𝐈, 𝐈𝐋 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎 𝐌𝐄𝐓𝐎𝐃𝐎 𝐃𝐀𝐋 𝐕𝐈𝐕𝐎𝐌𝐞𝐫𝐜𝐨𝐥𝐞𝐝ì 𝟑𝟎 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟎:𝟑𝟎.Contesto. Chi è già posizionato. I livelli che contan...
29/09/2026

𝐃𝐎𝐌𝐀𝐍𝐈, 𝐈𝐋 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎 𝐌𝐄𝐓𝐎𝐃𝐎 𝐃𝐀𝐋 𝐕𝐈𝐕𝐎
𝐌𝐞𝐫𝐜𝐨𝐥𝐞𝐝ì 𝟑𝟎 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞, 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟎:𝟑𝟎.

Contesto. Chi è già posizionato. I livelli che contano. Presi uno alla volta, ognuno ti dice qualcosa. Messi in sequenza, ti dicono cosa fare.

Domani, in diretta, li vedi applicati insieme, dal vivo, su un caso vero: non tre concetti separati, un metodo solo.

Ultimo giorno per iscriverti: dopo l'inizio della diretta non è più possibile registrarsi.

Iscrizione gratuita, obbligatoria per ricevere il link.

📺 Iscriviti alla diretta 👇🏻

Dal sentiment retail ai livelli operativi: il metodo SPFINANCE per chi vuole un ordine vero nei mercati, dal trading di oggi al portafoglio di domani. In diretta con Salvatore Bilotta e Pietro Perrino

Mancano cinque settimane alle elezioni di metà mandato americane, il 3 novembre, e torna puntuale una delle statistiche ...
29/09/2026

Mancano cinque settimane alle elezioni di metà mandato americane, il 3 novembre, e torna puntuale una delle statistiche più citate di Wall Street: il rally delle midterm. Barron's la rilancia nella sua newsletter di ieri, spiegando perché quest'anno il voto conta per la borsa.

Il numero di partenza regge, e lo abbiamo verificato sui dati. Dal 1950 ci sono stati diciannove anni di elezioni di metà mandato. Prendendo l'S&P 500 al 30 settembre di ognuno, nei dodici mesi successivi l'indice ha fatto in media +20%, ed è stato positivo 17 volte su 19. Negli altri anni la media dello stesso periodo è +6%. Anche solo l'ultimo trimestre dell'anno fa la differenza: +6,6% in media contro +3,4%.

Fin qui è la storia che si legge ovunque. Il pezzo che quasi nessuno mette in fila è da dove partiva la borsa.

Abbiamo diviso i diciannove anni in due gruppi: quelli in cui l'S&P arrivava a fine settembre in calo da inizio anno e quelli in cui arrivava in rialzo. Il risultato cambia parecchio.

Dopo un anno in calo, nove casi dal 1962 al 2022, il rendimento dei dodici mesi successivi è stato in media del 26%, e sempre positivo: il peggiore è il +16,7% del 1970. Dopo un anno già in rialzo, dieci casi, la media scende al 15%. E soprattutto le ultime tre volte, 2010, 2014 e 2018, il risultato è stato vicino a zero: -0,9%, -2,6% e +2,2%. E i due ultimi trimestri pesanti di tutta la serie, il -6,3% del 1978 e il -14% del 2018, arrivano entrambi da anni in rialzo.

Il motivo è abbastanza intuitivo. Un anno di elezioni di metà mandato è spesso un anno di incertezza politica, e l'incertezza abbassa i prezzi. Quando il voto passa, l'incertezza si scioglie e la borsa recupera. Ma se i prezzi non erano scesi, c'è poco da recuperare.

Il 2026 sta nel secondo gruppo: l'S&P 500 arriva a fine settembre a +12% da inizio anno, a un passo dai massimi di agosto, e con il decennale americano sopra il 5%.

Nel grafico le barre rosse sono gli anni partiti in calo, quelle bianche gli anni partiti in rialzo. Il salto fra i due gruppi si vede a occhio.

Questo non dice cosa farà la borsa nei prossimi dodici mesi: diciannove casi sono pochi per qualsiasi certezza. Dice una cosa di metodo. Una statistica stagionale vale quanto il punto di partenza su cui si appoggia, e prima di citare una media conviene chiedersi se l'anno di oggi somiglia davvero agli anni che l'hanno prodotta.

Questa lettura nasce da una procedura, sempre la stessa. Domani sera, mercoledì 30 settembre alle 20:30, la mostriamo per intero, in diretta e gratis:
https://www.spfinance.biz/event-details/come-leggiamo-i-mercati-ogni-giorno/form

Fonte del dato: S&P 500 via Yahoo Finance, chiusure giornaliere 1950-2026, elaborazione SPFINANCE. Non è una raccomandazione di investimento.

Indirizzo

Via Nuova Pazzigno, 42
Naples
80146

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando SpFinance pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Digitare