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19/08/2026

🧭 La Bussola dei Mercati: il metodo SPfinance, scritto per intero

Da oggi è scaricabile gratuitamente il nostro terzo ebook. Non è una raccolta di analisi e non è un elenco di segnali: è il modo in cui leggiamo macroeconomia, trading e investimenti, messo in fila dall'inizio alla fine.

Perché lo abbiamo scritto. Non mancano le informazioni, manca l'ordine. Ogni giorno arrivano dati macro, decisioni di banche centrali, commenti geopolitici e grafici che si contraddicono. Senza un filtro, più informazioni producono più confusione e più reattività. La bussola è il metodo.

1️⃣ I TRE PILASTRI
Macro, trading e investimenti non sono tre mondi separati. La macro dice in che regime ci si muove, il prezzo dice come il mercato sta reagendo, il portafoglio traduce lo scenario in esposizione. Stessa lettura, orizzonti diversi.

2️⃣ LA SEQUENZA
L'errore più comune è partire dal grafico: vedo un segnale, entro, poi cerco una giustificazione macro a cose fatte. Nell'ebook la sequenza è ribaltata: contesto macro, asset sensibili, livelli, valutazione del setup, rischio e dimensionamento.

3️⃣ LE CINQUE DOMANDE SU UN DATO MACRO
Un dato non si legge come numero assoluto. Sopra o sotto le attese, la tendenza migliora o peggiora, cambia le aspettative sulle banche centrali, come reagiscono bond dollaro azioni e oro, il mercato era già posizionato per quel risultato.

4️⃣ LA ROUTINE SETTIMANALE
Sei passi, dal calendario del lunedì alla revisione del venerdì. È la stessa che usiamo noi ogni settimana, non una versione semplificata per il pubblico.

📌 Per chi è
Per chi è già sui mercati e vuole capire dove si inceppa, e per chi sta iniziando e vuole un processo invece di una collezione di regole. Non contiene raccomandazioni operative e non è consulenza finanziaria: è formazione.

👉 Si scarica qui, gratis: https://www.spfinance.biz/ebook

SPfinance - Finanza per passione

Photos from SpFinance's post 19/08/2026

Una grande banca d'investimento pubblica un'idea di trading sulla sterlina. Nello stesso documento pubblica anche quante volte quel modello ha sbagliato negli ultimi dodici mesi. La seconda parte vale molto più della prima, e quasi nessuno la legge.

Il documento è l'aggiornamento settimanale sul posizionamento valutario di Crédit Agricole, uscito lunedì 17 agosto. Il titolo in copertina è una riga sola e in inglese: "Keep selling the overbought GBP", cioè continuare a vendere la sterlina. È il tipo di frase che circola, viene ritagliata e rimbalzata sui social senza il contorno. Il contorno, però, è tutto.

PRIMA COSA: CHE COS'È IL POSIZIONAMENTO E PERCHÉ SI GUARDA

Quando si parla di posizionamento non si parla del prezzo, ma di come è messo chi il prezzo lo fa. L'indice costruito dalla banca mette insieme quattro cose: i dati della CFTC sui grandi operatori non commerciali, i flussi che passano dalla banca stessa, il prezzo delle opzioni che proteggono da un movimento in una direzione piuttosto che nell'altra, e gli oscillatori di forza relativa.

Il risultato è una classifica delle dieci valute principali, da quella su cui il mercato è più comprato a quella su cui è più venduto. In cima oggi c'è il dollaro americano, che resta la posizione lunga più affollata del gruppo. In fondo c'è il dollaro neozelandese, la posizione corta più affollata.

A cosa serve saperlo? Non a prevedere la direzione. Serve a sapere chi c'è dall'altra parte del tavolo quando arriva una notizia inattesa. Se su una valuta sono tutti dalla stessa parte, una sorpresa contraria non trova compratori: trova un'uscita affollata, e il movimento diventa più violento di quanto il dato da solo giustificherebbe. È il motivo per cui una notizia mediocre a volte muove i mercati più di una notizia importante.

SECONDA COSA: COSA PROMETTE IL MODELLO SULLA CARTA

La regola è dichiarata apertamente: si individuano le valute troppo comprate o troppo vendute e si prende posizione nel senso opposto, tenendola per una settimana. È una scommessa contraria, costruita sull'idea che gli eccessi rientrano.

Sull'operazione aperta il 17 agosto sul cambio sterlina dollaro, l'obiettivo dichiarato è un guadagno del 4% e la perdita massima accettata è il 2%. Sulla carta è un rapporto di due a uno: si mette a rischio due per provare a prendere quattro. Con proporzioni simili basterebbe avere ragione poco più di una volta su tre per chiudere l'anno in utile.

TERZA COSA: COSA HA PRODOTTO DAVVERO

Ed è qui che il documento diventa interessante, perché la banca pubblica i propri numeri senza addolcirli.

Negli ultimi dodici mesi la strategia è in perdita del 2,24%. La percentuale di operazioni chiuse in guadagno è il 46%, cioè meno di una su due. La curva dei risultati parte da 100 nel 2017 e arriva intorno a 160 oggi, quindi in nove anni ha fatto il suo lavoro, ma è sostanzialmente ferma dalla metà del 2025.

Poi c'è il dettaglio che spiega il meccanismo, e sta nella tabella delle ultime operazioni. Nessuna si avvicina neanche lontanamente al 4% dichiarato come obiettivo. La migliore porta a casa l'1,02%, la peggiore perde l'1,99%, e la maggior parte si chiude sotto il punto percentuale, in positivo o in negativo.

Il motivo non è un difetto: è la regola stessa. Si entra e dopo una settimana si esce, qualunque cosa sia successa. In cinque giorni un cambio valutario raramente percorre il 4%, quindi quell'obiettivo è quasi sempre teorico.

La conseguenza pratica è importante. Il rapporto due a uno scritto nella riga dell'operazione non è il rapporto vero. Il rapporto vero è quello che una settimana di mercato concede, ed è molto più stretto. Chi legge solo la riga del segnale si porta a casa un'aspettativa che i numeri non confermano.

COSA CI PORTIAMO A CASA

Un segnale non vale per il nome di chi lo firma. Vale se sappiamo tre cose: quante volte ci prende, quanto guadagna quando ci prende, quanto perde quando sbaglia. Senza queste tre, una direzione è solo un'opinione con un logo sopra.

Crédit Agricole le pubblica tutte e tre, e questo rende il documento prezioso per chi vuole imparare, molto più della direzione che suggerisce. È anche un buon promemoria sul fatto che nessun modello funziona sempre, nemmeno quelli costruiti da chi fa questo mestiere a tempo pieno con dati che noi non abbiamo.

Il metodo che ne ricaviamo è semplice e si applica a qualunque fonte, compresi noi. Prima di prendere un'idea, chiedersi se chi la propone dichiara come è andata le altre volte, e su quale orizzonte temporale quella misura è calcolata. Un modello che tiene le posizioni una settimana e uno che le tiene sei mesi non si giudicano con lo stesso metro, e confonderli è uno degli errori più comuni.

L'ultima osservazione riguarda il presente. Finché il dollaro americano resta la posizione più affollata del G10, è su quel fronte che una sorpresa macroeconomica produce il movimento più ampio, in qualunque direzione arrivi. Non è una previsione: è una mappa di dove il mercato è più fragile.

Niente di quello che avete letto è una raccomandazione operativa. È il modo in cui leggiamo un documento di ricerca istituzionale e lo trasformiamo in metodo.

Ogni mattina leggiamo la ricerca che arriva sui desk delle grandi banche, e quel lavoro finisce dentro la piattaforma Premium accanto al sentiment retail, ai dati COT, ai livelli sulle opzioni e alla stagionalità. Apre a settembre.

I tre grafici sono tratti dal report "FX Positioning Update" di Crédit Agricole CIB (Dr Valentin Marinov, Head of G10 FX Research & Strategy, e Alexandre Dolci, FX Strategist), 17 agosto 2026.

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19/08/2026

📌 DAILY SNAPSHOT SPfinance

Mercoledì di attesa. Dopo la seduta pesante di Wall Street i future europei indicano un avvio piatto, con l'attenzione sui prezzi al consumo e sui verbali della Fed.

Sul fronte geopolitico la linea americana verso l'Iran è cambiata di natura. Trump ha detto ai suoi inviati di interrompere ogni conversazione con Teheran, sostiene che "non ci sono colloqui in corso" e che il blocco navale "resta pienamente in vigore": non più un'azione immediata, ma una pressione destinata a durare. Teheran non arretra, e il ministro degli Esteri Araghchi ha dichiarato che "la guerra deve finire, non essere messa in pausa". Gli Emirati hanno rilevato due missili balistici partiti dall'Iran e sospeso ogni transazione commerciale con il Paese. Sul fronte commerciale una tregua: i dazi al 50% sul Canada sono sospesi per tre giorni, fino al 21 agosto.

Sul valutario il dollaro si è indebolito appena dopo l'annuncio sui dazi canadesi. L'euro guadagna poco in un intervallo stretto attorno a 1,1500, la sterlina resta senza direzione dopo i dati deboli sul lavoro britannico e aspetta l'inflazione di stamattina, il dollaro-yen è scivolato verso quota 159,00. Dollaro australiano e neozelandese restano vicini ai minimi settimanali nonostante il vicegovernatore della RBA Hauser abbia avvertito che "l'inflazione è troppo alta" e che i tassi potrebbero dover salire ancora.

L'azionario americano ha chiuso in calo diffuso: S&P 500 a 7.694, meno 0,66%, Nasdaq 100 il peggiore con meno 1,68%. A pesare sono stati i semiconduttori, con l'ETF di settore giù di circa il 5% e quello sulle memorie oltre l'8%, mentre i rendimenti a lunga scadenza hanno toccato i massimi da diciannove anni. In Asia la debolezza è proseguita: Seul la peggiore sui tecnologici, Tokyo giù nonostante ordini di macchinari sopra le attese, Hong Kong sostenuta dai conti di Baidu e Xiaomi. I future sull'Euro Stoxx 50 cedono lo 0,2%.

Sulle materie prime il petrolio sale leggermente sullo stallo di Hormuz, con le scorte private americane che segnalano un calo di 0,3 milioni di barili sul greggio. L'oro recupera parte delle perdite precedenti ma resta frenato in attesa dei verbali Fed.

📍 Cosa monitorare oggi

Regno Unito: inflazione di luglio alle 08:00, consenso al 2,9% annuo dal 2,6% precedente.
Area Euro: intervento di Lagarde alle 09:10 e lettura finale dell'inflazione alle 11:00, attesa confermata al 2,9%.
Stati Uniti: verbali della riunione Fed di luglio alle 20:00.

🎯 Market view

Il clima è di prudenza, e la causa non è la geopolitica: a muovere i listini è il costo del denaro a lunga scadenza, che comprime le valutazioni dei titoli di crescita. Lo si è visto ieri, quando la notizia di un allentamento cinese sui chip NVIDIA H200 non è bastata a fermare la discesa dei semiconduttori.

Le letture sull'inflazione di oggi diranno se quella pressione sulle curve trova altra benzina, mentre i verbali di stasera raccontano una riunione di luglio, precedente a questo movimento dei rendimenti. Per ora, attenzione al dato britannico delle 08:00, alla parte lunga della curva americana e al comparto tecnologico.

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18/08/2026

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Duecento euro al mese, sempre lo stesso giorno, sempre sullo stesso strumento, senza guardare il grafico. Detta così sembra la cosa meno emozionante del mondo. Ed è esattamente questo il punto.

Il PAC, Piano di Accumulo del Capitale, non è una strategia furba. È un sistema per togliere te stesso dall'equazione.

Il vantaggio tecnico si chiama dollar cost averaging: versando una cifra fissa compri più quote quando il prezzo è basso e meno quote quando è alto. Il prezzo medio di carico si liscia, e i cali diventano occasioni di accumulo invece che notti insonni.

Ora la parte onesta, quella che raramente ti raccontano.

Gli studi sui mercati storici dicono che, in circa due casi su tre, investire tutto subito (lump sum) ha reso più di diluire nel tempo. Il motivo è banale: i mercati salgono più spesso di quanto scendano, quindi stare fuori con parte del capitale costa. Il PAC, statisticamente, non è la scelta più redditizia.

E allora perché lo usiamo lo stesso? Perché il rendimento teorico più alto non serve a niente se poi molli. Il PAC riduce il rimpianto (se entri tutto in una volta e il giorno dopo il mercato perde il 10%, quanti riescono a restare fermi?) e trasforma l'investimento in un'abitudine che non chiede decisioni. Il miglior piano non è quello che rende di più sulla carta. È quello che riesci davvero a portare avanti per vent'anni.

Tre cose operative che fanno la differenza.

Attenzione alle commissioni fisse per ordine: se paghi 3 euro su 100 euro versati, sei già sotto del 3% prima di partire. Su rate piccole, meglio versamenti bimestrali o un broker senza costi sul PAC.

Occhio agli ETF ad accumulazione: reinvestono i dividendi in automatico, e su un piano di lungo termine questo alimenta il compounding senza passaggi manuali.

E non interrompere il piano quando il mercato scende. È esattamente il momento in cui il PAC sta facendo il suo lavoro.

Ne abbiamo parlato per esteso sul blog: quando conviene il PAC, quando conviene il lump sum, come impostarlo e quali costi controllare. Ci arrivi dal link in bio.

Photos from SpFinance's post 18/08/2026

🇦🇺 Il dollaro australiano è la sorpresa dell'estate, e quasi nessuno se ne sta accorgendo.
AUD/USD è salito da 0,6885 di fine giugno a 0,7128: circa +3,5% in sei settimane. Un movimento del genere, su una valuta maggiore, non nasce mai da un fattore solo. Qui ce ne sono tre, e vanno tutti nella stessa direzione.

▪️ PRIMO: la banca centrale australiana è rimasta sola.
Il tasso di riferimento in Australia è al 4,35%. È lo stesso livello del 2023-2024, ma il percorso per arrivarci è esattamente opposto. Nel 2025 la RBA aveva tagliato tre volte, scendendo fino al 3,60% ad agosto. Poi nel 2026 ha invertito la rotta: tre rialzi consecutivi a febbraio, marzo e maggio, e il tasso è tornato precisamente da dove era partito.

Il motivo è l'inflazione, che è uscita dalla banda obiettivo del 2-3%: il CPI headline del trimestre di marzo è al 4,6% annuo e la trimmed mean (la misura che ripulisce i dati dagli estremi, quella che le banche centrali guardano davvero) è risalita al 3,6% a maggio. Il rialzo di maggio è passato con un voto di 8-1. A giugno il board ha lasciato i tassi fermi, ma nel comunicato ha tenuto aperta la porta a un ulteriore aumento. La governatrice Bullock ha aggiunto un dettaglio importante: il problema di inflazione esisteva già prima del conflitto mediorientale, quindi non è una fiammata temporanea sull'energia.

Perché conta per il cambio? Perché oggi la Fed è al 3,75%, la Bank of England al 3,75%, la BCE al 2,25% e la Bank of Japan all'1,00%. L'Australia paga il tasso più alto di tutto il G10. Quando un Paese remunera meglio la propria valuta, quella valuta tende ad attrarre capitali. È il meccanismo più vecchio e più solido del mercato dei cambi, e per la prima volta da anni gioca a favore dell'AUD.

▪️ SECONDO: il pubblico retail è posizionato esattamente al contrario.
Guardando il posizionamento reale degli operatori retail su 32 coppie di valute, l'AUD risulta la valuta più venduta in assoluto: solo il 24% di posizioni long in media su 8 coppie. Tradotto: tre operatori su quattro scommettono contro il dollaro australiano.

Gli estremi fanno impressione. AUD/CHF è al 93% short, AUD/JPY al 90%, AUD/USD all'84%. E dall'altra parte EUR/AUD è all'80% long, che è la stessa identica scommessa vista allo specchio.
Questo dato si legge in chiave contrarian, e non per gusto della provocazione: quando la folla è tutta ammassata da un lato, ogni movimento contrario costringe qualcuno a chiudere in perdita, e quelle chiusure spingono ulteriormente il prezzo nella stessa direzione. Non è un segnale di ingresso. È il carburante che allunga i movimenti già avviati.

▪️ TERZO: il grafico conferma quello che dicono macro e sentiment.
Sul grafico a 4 ore la cosa più interessante non è il prezzo, è dove si sono concentrati gli scambi. Il livello di massimo volume di luglio era a 0,6938. Quello di agosto è a 0,7080, circa 140 pip più in alto. Significa che il mercato non ha solo toccato prezzi più alti: li ha accettati e ci ha costruito sopra la nuova area di equilibrio. È la differenza tra un rimbalzo e un vero spostamento di baricentro.

Il fascio di medie mobili è girato al rialzo, il prezzo ci lavora stabilmente sopra, e il consolidamento di inizio agosto tra 0,7040 e 0,7050 è stato rotto verso l'alto il 12 agosto.

📌 LA VIEW
L'impostazione sull'AUD resta costruttiva finché il prezzo si mantiene sopra 0,7027, la base dell'area di valore di agosto. Sotto quel livello il quadro si indebolisce; sotto 0,6997, che era il tetto del profilo di luglio, viene meno proprio la struttura rialzista.

Verso l'alto il primo ostacolo è il massimo recente a 0,7128, poi la fascia 0,7170-0,7200.
Il rischio da tenere in conto: un sentiment così estremo è carburante, ma avverte anche che una parte del percorso è già stata fatta. Il vero fattore che può ribaltare il quadro è il dato di inflazione del secondo trimestre: se raffredda più in fretta del previsto, la RBA chiude la porta ai rialzi e il vantaggio sul differenziale dei tassi si sgonfia.

Nessuna raccomandazione: qui condividiamo come leggiamo il quadro e con quali dati lo costruiamo, perché possiate farvi la vostra idea.

🏛 I tre grafici di questa analisi (tassi delle banche centrali, sentiment retail su 32 coppie, profilo volumetrico su AUD/USD) arrivano tutti dalla stessa fonte: ATHENA, la piattaforma Premium SPFINANCE che apre a settembre. Banche centrali, sentiment retail, COT report, livelli opzioni, stagionalità e macro in un unico posto, aggiornati ogni giorno.

Seguici per non perderti il lancio.

18/08/2026

📌 DAILY SNAPSHOT SPfinance

Apertura debole per l'Europa. Wall Street ha chiuso in calo, l'Asia ha seguito e l'unico mercato che sale è quello del petrolio.

Il tema della giornata resta l'Iran. Il memorandum firmato a Islamabad prevede un'estensione della tregua concordata in linea di principio, ma Trump l'ha respinta. L'inviato americano Kushner ha parlato di colloqui più solidi che mai, aggiungendo però che non ci siamo ancora. Nel frattempo l'UKMTO ha segnalato una nave colpita da un proiettile non identificato nello stretto di Hormuz, con danni alla sala macchine e una vittima tra l'equipaggio.

Dollaro in leggero rialzo in un intervallo stretto, mosso più dalla geopolitica che dai dati. L'euro non è riuscito a tenere quota 1,16 contro dollaro e ha restituito i guadagni della vigilia. La sterlina resta ferma in attesa dei dati sull'occupazione britannica. Lo yen continua a cedere, con il cambio dollaro yen sopra 159,00.

A Wall Street l'S&P 500 ha chiuso a 7.745 con un calo dello 0,52%, il Dow ha perso lo 0,51% e il Nasdaq si è difeso meglio, cedendo lo 0,17%. In Asia il Nikkei è sceso sotto quota 68.000, penalizzato da rendimenti in salita, petrolio caro, timori di una stretta più rapida della Bank of Japan e un PIL sotto le attese. Hong Kong e Shanghai restano fiacche dopo produzione industriale e vendite al dettaglio cinesi peggiori del previsto, mitigate solo in parte dalle misure sui consumi annunciate dal ministero del Commercio. I futures europei indicano un'apertura in calo.

Il petrolio resta sostenuto: pesano la scadenza del memorandum, il rifiuto americano di estenderlo, il passaggio dell'Iran a una postura dichiaratamente offensiva e l'incidente nello stretto. Il Segretario all'Energia statunitense Wright ha ricordato che la riserva strategica dispone di 300 milioni di barili. L'oro è tornato sotto i 4.400 dollari l'oncia, il rame resta debole per via dei dati cinesi.

📍 Cosa monitorare oggi

Regno Unito: alle 08:00 tasso di disoccupazione e retribuzioni medie di giugno.
Area euro e Germania: alle 11:00 l'indice ZEW sulla fiducia di agosto, atteso in leggero calo.
Stati Uniti: alle 14:30 avvii di cantiere e permessi edilizi di luglio, alle 15:15 produzione industriale. In agenda anche l'ADP sull'occupazione privata e la stima della Atlanta Fed sul PIL del terzo trimestre.
Banche centrali: intervento di Philip Lane per la BCE.
Trimestrali: Home Depot e Baidu.

🎯 Market view

Il mercato si muove su un fattore solo, e non è macroeconomico. Finché la questione iraniana resta aperta il petrolio detta il ritmo a tutto il resto: alle borse, ai rendimenti obbligazionari e alle attese sulle banche centrali. Il caso giapponese lo mostra bene, con il timore di una stretta che nasce dal costo dell'energia e non dalla forza dell'economia.

I dati di oggi servono a capire quanto regge il quadro sottostante. Il lavoro britannico e lo ZEW tedesco dicono come sta l'Europa, gli avvii di cantiere americani quanto pesano i tassi sull'immobiliare. Per ora, attenzione al greggio, allo ZEW delle 11:00 e al cambio dollaro yen sopra 159.

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14/08/2026

📌 DAILY SNAPSHOT SPfinance

Wall Street ha chiuso su un nuovo record e l'Europa apre in scia. La vigilia di Ferragosto porta volumi sottili, ma nel pomeriggio c'è un appuntamento serio.

Sul fronte geopolitico il tema resta l'Iran. Il segretario al Tesoro americano Bessent ha annunciato misure senza precedenti, isolamento economico e il coordinamento di un blocco nello stretto di Hormuz, con altre comunicazioni attese la settimana prossima. ADNOC ha riferito che due sue navi sono state attaccate mentre transitavano proprio da Hormuz, il passaggio da cui escono ogni giorno fra gli 8 e i 9 milioni di barili di petrolio. Sul Baltico, intanto, la Lettonia ha abbattuto un drone e la Finlandia ha limitato il traffico nel Golfo di Finlandia.

Sul valutario il dollaro si è indebolito leggermente. L'euro resta fermo in un intervallo stretto, in attesa dei dati su PIL e occupazione dell'area. La sterlina non riesce a tenere quota 1,3500 nonostante un PIL britannico migliore delle attese, mentre lo yen si muove poco sopra il supporto di 159,00.

Sull'azionario il motore è stato il dato sui prezzi alla produzione americani, più debole del previsto, che ha rafforzato l'attesa di una Federal Reserve ferma a settembre. L'S&P 500 ha segnato un massimo storico a 7.799 con un progresso dello 0,65%, il Nasdaq 100 è salito dell'1,15%. L'Asia ha seguito solo in parte: Tokyo ha superato quota 69.000 in seduta, mentre Hong Kong e Shanghai sono rimaste indietro fra le trimestrali e i nuovi dazi americani sui droni, che colpiscono soprattutto la Cina. I futures sull'Euro Stoxx 50 indicano un'apertura in rialzo dello 0,3%.

Sulle materie prime il petrolio ha faticato a prendere una direzione, nonostante le notizie da Hormuz. L'oro è scivolato dopo non essere riuscito a tenere quota 4.400 dollari l'oncia, con prese di profitto dai massimi di due mesi. Il rame resta fiacco.

📍 Cosa monitorare oggi

Germania: prezzi all'ingrosso di luglio.
Francia: inflazione finale di luglio.
Area euro: PIL del secondo trimestre in seconda stima, occupazione e bilancia commerciale di giugno.
Stati Uniti: vendite al dettaglio di luglio alle 14:30, fiducia dei consumatori Michigan in lettura preliminare alle 16:00.
Regno Unito: aggiornamento del rating da parte di Fitch.

🎯 Market view

Il mercato sta dando credito all'idea di un'inflazione che rallenta, e lo si legge nei nuovi massimi di Wall Street. Nella stessa notte, però, il rischio geopolitico si è concentrato sul punto più sensibile del mercato energetico, e il petrolio non ha reagito. Vale la pena tenerlo d'occhio: è il primo posto dove si vedrebbe un cambio di umore.

Il dato delle 14:30 dirà se il consumatore americano regge il racconto che ha spinto gli indici fin qui. Fitch, intanto, ha confermato il rating degli Stati Uniti segnalando però una domanda di lavoro più debole. Per ora, attenzione alle vendite al dettaglio americane, al petrolio e al dollaro.

Buon Ferragosto a chi ci legge: la festa cade di sabato, quindi i mercati non perdono un colpo.

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13/08/2026

Il CPI fa i titoli dei giornali. Il PCE fa le decisioni della Fed. E il pubblico continua a guardare il primo mentre chi muove i tassi guarda il secondo.

La differenza non è un dettaglio da nerd. È il motivo per cui a volte i mercati reagiscono in un modo che sembra incomprensibile.

Cosa sono, in due righe ciascuno.

CPI, Consumer Price Index. Misura il costo di un paniere fisso di beni e servizi. Il paniere viene aggiornato di rado, quindi non tiene conto del fatto che se il manzo raddoppia di prezzo tu compri pollo.

PCE, Personal Consumption Expenditures. Misura quanto le famiglie spendono davvero, e il paniere si adatta ai cambi di comportamento. Include anche le spese sanitarie pagate da assicurazioni e datori di lavoro, che nel CPI pesano molto meno. È il motivo per cui il PCE tende a risultare qualche decimo più basso del CPI.

Core CPI e Core PCE tolgono cibo ed energia, le due voci più ballerine. Il Core PCE è quello che la Fed usa per il suo target del 2%. Non il CPI. Non l'headline.

E poi ci sono le aspettative, che sono la vera ossessione dei banchieri centrali.

Il mercato le prezza ogni giorno, e le puoi leggere: si chiamano breakeven a 5 e 10 anni, e si ricavano dalla differenza tra il rendimento di un titolo di stato normale e quello di un titolo indicizzato all'inflazione. Ti dicono quanta inflazione media il mercato si aspetta da qui a 5 o 10 anni.

Perché contano così tanto: se le aspettative restano ancorate intorno al 2%, la banca centrale può permettersi di essere paziente anche con dati brutti. Se si sganciano verso l'alto, deve agire in fretta, perché a quel punto l'inflazione entra nei contratti e nei salari e diventa una profezia che si autoavvera.

Il numero da segnare in calendario ogni mese resta uno: il Core PCE.

Le differenze tra i quattro indici, i breakeven e la lettura delle aspettative sono spiegate per esteso in un approfondimento sul blog. Il collegamento è nel link in bio.

Risk management nel trading: guida completa 12/08/2026

Se il tuo conto perde il 10%, ti basta un +11% per tornare al punto di partenza. Se perde il 50%, non basta un +50%: serve un +100%. Se perde il 70%, serve un +233%.

Non è una stranezza matematica isolata: è il motivo per cui il risk management viene prima di qualsiasi strategia di trading. Più una perdita è profonda, più il recupero diventa sproporzionatamente difficile, perché si ricalcola sempre su un capitale più piccolo.

Nella nostra nuova guida spieghiamo come costruire un sistema di risk management completo: quanto rischiare per operazione, dove mettere lo stop loss, come gestire il rischio a livello di portafoglio e cosa fare durante un drawdown prima che diventi ingestibile.

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11/08/2026

Chiedi a dieci persone quanto spendono al mese. Poi fagli aprire l'estratto conto. Nove volte su dieci il numero reale è più alto di quello dichiarato, e non di poco. Non è disonestà: è che le piccole uscite ricorrenti sono invisibili finché non le scrivi.

Il budget non è una gabbia. È l'unico strumento che ti dice quanta libertà finanziaria hai davvero, in euro, non a sensazione.

Il punto di partenza è la regola 50/30/20.

50% ai bisogni fissi: affitto o mutuo, bollette, spesa, trasporti, assicurazioni.
30% allo stile di vita: svago, ristoranti, viaggi, abbonamenti.
20% a risparmio e investimento.

Attenzione a un dettaglio che quasi tutti sbagliano: le percentuali si calcolano sul netto che entra davvero sul conto, non sul lordo. Farlo sul lordo significa costruire un piano su soldi che non hai.

Se le spese fisse superano il 50%, hai un problema strutturale. E le soluzioni sono solo due, per quanto scomode: ridurre il fisso o aumentare il reddito. Tagliare i caffè non risolve un affitto sproporzionato.

Come si fa in pratica.

Traccia ogni uscita per 30 giorni. Tutte, anche i 2 euro. Non serve a farti sentire in colpa, serve ad avere dati veri su cui costruire.

Poi automatizza il 20%: bonifico ricorrente il giorno stesso dello stipendio, prima di spendere. Se aspetti la fine del mese per risparmiare quello che avanza, non avanza mai. Si chiama "paga prima te stesso" ed è la singola regola che sposta di più il risultato.

Controlla i costi ricorrenti dimenticati. Abbonamenti mai disdetti, servizi doppi, polizze inutili: 30 euro al mese di sprechi sono 360 euro l'anno che potevano lavorare per te.

Chi investe senza controllare le uscite costruisce su fondamenta instabili. E le fondamenta si vedono solo quando arriva il terremoto.

Il metodo di tracciamento, il template delle categorie e i tre motivi per cui la maggior parte dei budget salta al secondo mese: è tutto in un articolo sul blog, raggiungibile dal link in bio.

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