AUGS - Associazione Universitaria di Geologia Strutturale

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📍Napoli

Photos from AUGS - Associazione Universitaria di Geologia Strutturale's post 24/05/2024

Escursione alla faglia dell'Irpinia.

📷1: Scarpata di faglia sulla cresta del Monte Carpineta del terremoto del 1980 (Mw6.9)
📷2: Scarpata del terremoto del 1980 parzialmente erosa a Piano di Pecore.
📷3: Evidenze di rotture cosismiche superficiali (radici spezzate).
📷4: Panoramica sulla valle del Sele e faglia di Senerchia.

Photos from AUGS - Associazione Universitaria di Geologia Strutturale's post 23/11/2023

23 novembre 1980, Terremoto dell'Irpinia

Il 23 novembre di 43 anni fa si ebbe uno dei terremoti più forti registrati strumentalmente in Italia, con una magnitudo momento di 6.9.
La particolarità di questo evento consiste nel fatto che fu composto da almeno 3 sub-eventi, 2 dei quali causarono delle rotture superficiali per una lunghezza di circa 40 km.
Il primo sub-evento si ebbe sui segmenti della faglia dell'Irpinia che, partendo dal monte Marzano - monte Carpineta (dove si localizza l'epicentro), si propagano verso il monte Cervialto a Nord, facendo registrare una magnitudo momento di 6.7-6.8 ed un ipocentro a circa 13 km di profondità.
A distanza di soli 20 secondi si verifica il secondo sub-evento, con una rottura nel pantano di San Gregorio Magno che fa registrare una magnitudo momento di circa 6.3-6.4.
Infine, dopo 40 secondi dal mainshock, si verifica il terzo sub-evento sulla faglia antitetica della faglia dell'Irpinia, che però non genera rotture superficiali ma fa comunque registrare una magnitudo momento di 6.2-6.3.
Il terremoto dell'Irpinia risulta quindi il frutto di un cluster di almeno tre grandi terremoti avvenuti a distanza di pochi secondi tra loro.
Ad oggi, le tracce delle rotture superficiali sono ancora ben visibili solo sul monte Carpineta, mentre in zona Piano di Pecore sono visibili le radici spezzate a causa della dislocazione del suolo.

Immagine 1: Sismogramma dell'evento
Immagine 2: Deformazione areale (in metri) e traccia delle faglie
Immagine 3: Profondità degli ipocentri
Immagine 4: Rottura superficiale sul monte Carpineta come appare oggi (foto Alberto Bacchiani )
Immagine 5: Foto delle radici rotte a seguito della dislocazione del suolo in zona Piano di Pecore, monte Carpineta (foto di Alberto Bscchiani)

Photos from AUGS - Associazione Universitaria di Geologia Strutturale's post 09/09/2023

Il terremoto dell'Italia centro-meridionale
Oggi ricorre l'anniversario del terremoto del 9 settembre 1349, detto anche "terremoto dell'Italia centro-meridionale" dal momento che creò danni in vaste zone dell'Appennino fin addirittura a Roma (evento riportato da Francesco Petrarca).
Data l'estensione della zona, e facendo riferimento ai piani quotati e agli studi paleosismologici oggi disponibili, si pensa che si siano attivati almeno due o tre sistemi di faglie (e probabilmente in giorni diversi).
Uno dei sistemi di faglie che sicuramente si è attivato in quell'evento è quello delle "Aquae Iuliae", situati sul bordo sud-occidentale del Matese.
Il terremoto causò innumerevoli danni e morti ma, cosa interessante, creò il lago di Telese Terme (BN), a causa di un crollo dovuto al carsismo (sink-hole) e la risorgenza delle acque sulfuree del Rio Grassano.

Foto 1: igag-CNR
Foto 2: Lago di Telese Terme (BN)
Foto 3: Rio Grassano

Post di

Photos from AUGS - Associazione Universitaria di Geologia Strutturale's post 09/09/2023

Un terremoto di magnitudo 6.8 è avvenuto questa notte in Marocco. Esso si posiziona nella catena dell'Atlante e l'ipocentro è posto a 18 km di profondità.

Secondo l'USGS la sorgente sismica è una faglia inversa (con probabile piccola componente trascorrente).

Si attendono nuovi dati.

Fonte: USGS

Photos from AUGS - Associazione Universitaria di Geologia Strutturale's post 05/08/2023

Le stiloliti sono delle strutture con andamento zigzagante e rappresentano delle testimonianze relative alla storia degli stress che ha subito la roccia. Infatti le stiloliti si formano quando un incremento di pressione causa la dissoluzione di una parte della roccia. Se questi si rinvengono su rocce sedimentarie e con andamento parallelo alla stratificazione allora possono rappresentare la manifestazione del carico litostatico che la roccia ha subito durante la diagenesi. Negli altri casi invece rappresentano l’applicazione di uno sforzo tettonico dopo la litificazione. Le stiloliti inoltre sviluppano il zigzag perpendicolarmente alla direzione dello sforzo applicato. Inoltre un altro fattore distintivo è il colore. Sono infatti più facilmente riconoscibili quando sono scure,perchè il colore scuro è dato dalla rimanenza di minerali insolubili.

Post di .paleogeo

Photos from AUGS - Associazione Universitaria di Geologia Strutturale's post 29/07/2023

GSSP è l'acronimo di "Global Stratotype Section and Point", ovvero una successione rocciosa che contiene al suo interno un punto (Chiodo d'oro) che rappresenta il limite tra due piani della scala cronostratigrafica standard globale.
A ratificare un GSSP è la commissione della ICS (International Commission on Stratigraphy), organo della IUGS (International Union of Geological Sciences).
Mercoledì 26 luglio 2023 è stato affisso il 12° Chiodo d'oro italiano nella Gola del Bottaccione, in Umbria.
Già famosa per la presenza del "Limite K-T" (o meglio, K-Pg) ricco in Iridio, il recentissimo Golden Spike definisce il limite tra il Santoniano ed il Campaniano, due piani del Cretacico Superiore, datato a 83,6 milioni di anni.
I numeri GSSP presenti in Italia sono una delle tante dimostrazioni che il nostro è un Paese ricco di peculiarità geologiche e che per questo lo studio della Geologia deve partire già dalle scuole.

Credits: UmbriaTV e International Commission on Stratigraphy

Photos from AUGS - Associazione Universitaria di Geologia Strutturale's post 26/07/2023

Prima escursione dell'Associazione Universitaria di Geologia Strutturale .

ha guidato l'escursione seguendo un itinerario geologico, toccando i temi della geologia strutturale, della tettonica regionale e delle faglie attive.

📍 San Potito: trincea paleosismologica
📍 Cusano: pieghe chevron, contatto tettonico tra formazioni.
📍Letino: faglia di Letino

Photos from AUGS - Associazione Universitaria di Geologia Strutturale's post 19/07/2023

Si possono prevedere i terremoti?
Una previsione consiste nel definire il “dove”, il “quando” e la “magnitudo attesa”.
In molte zone della Terra si può rispondere a questi tre quesiti e un esempio è il terremoto di Parkfield (USA), generato da un segmento della faglia di San Andreas.
Studi storici e paleosismologici su quel segmento di faglia hanno evidenziato dei tempi di ritorno di circa 20 anni, quindi dopo il terremoto del 1966 ci si aspettava un terremoto tra il 1985 e il 1993.
In questo caso si poteva rispondere a tutti e tre i quesiti posti all’inizio, ovvero “dove”, “quando” e la “magnitudo attesa” (la quale dipende dalla lunghezza del segmento di faglia).
Finalmente si è previsto un terremoto? Assolutamente no. Il terremoto a Parkfield c’è stato ma nel 2004, con una magnitudo di 6.0 e 5 metri di rigetto orizzontale, senza però far vittime né danni importanti (la popolazione lo aspettava da tempo e ha investito molto sulla prevenzione).
Il Parkfield Earthquake Experiment difatti ha dimostrato che i geologi a volte (non sempre!) possono definire bene il “dove” e la “magnitudo attesa” ma il “quando” non è possibile definirlo con precisione.
Cosa possiamo imparare da ciò? Che i terremoti non possono essere previsti con accuratezza (alcuni non possono essere previsti e basta) e che la prevenzione e la consapevolezza sono le uniche armi efficaci.

Crediti: Bakun et al., 2005; Lynch, 2006 e il "Parkfield Earthquake Experiment"

Post di

Photos from AUGS - Associazione Universitaria di Geologia Strutturale's post 05/07/2023

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