07/08/2026
Raccolta di testimonianze del Professor Strolin:
• Servizio del TG3 del 5 luglio 2003, dedicato alla visita a Napoli del Premio Nobel per la Fisica Masatoshi Koshiba, invitato proprio dal Professor Strolin. È una testimonianza significativa della sua autorevolezza internazionale e del suo costante impegno nel favorire il dialogo tra la ricerca scientifica e il mondo accademico.
https://www.youtube.com/watch?v=6Orr_raYn8o
• Intervento del Professor Paolo Strolin, intitolato "Europa", registrato a Napoli il 9 settembre 1993 nell'ambito del convegno organizzato dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
La registrazione è disponibile nell'archivio di Radio Radicale:
Ricordo di Tonia Losco Presidente di Hypatiae Arte e Scienza
Ci sono uomini che cambiano la storia della scienza senza mai cercare i riflettori. Paolo Strolin era uno di loro.
https://www.radioradicale.it/scheda/56893/europa?i=2436564
Professore Emerito dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, ricercatore del CERN di Ginevra e protagonista della fisica delle particelle, Strolin si è spento dopo una lunga malattia. La sua scomparsa priva la comunità scientifica di uno dei protagonisti della ricerca italiana sui neutrini, ma soprattutto di un maestro capace di formare generazioni di ricercatori, insegnanti e studenti.
Dopo la laurea in Ingegneria Elettronica e quella in Fisica, trascorse circa dieci anni al CERN, lavorando prima nella Divisione Acceleratori e successivamente nella Divisione di Fisica delle Particelle. Nel 1980 fu chiamato all'Università Federico II di Napoli, dove costruì una delle scuole italiane più autorevoli dedicate alla fisica del neutrino.
Il suo nome è legato ad alcuni dei più importanti esperimenti internazionali del settore: CHARM II, CHORUS e soprattutto OPERA, che portò all'osservazione dell'apparizione dei neutrini tau in un fascio di neutrini muonici prodotto al CERN e rivelato ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Un risultato fondamentale per la conferma sperimentale dell'oscillazione dei neutrini e, quindi, della loro massa, una delle scoperte che hanno modificato in profondità il Modello Standard della fisica delle particelle.
Ma descrivere Paolo Strolin soltanto attraverso il suo curriculum significherebbe coglierne solo una parte.
Chi lo ha conosciuto ricorda uno scienziato rigoroso, curioso e profondamente umano. Era capace di dialogare con la stessa naturalezza con un premio Nobel e con uno studente delle scuole superiori. Per lui la ricerca non apparteneva esclusivamente ai laboratori: doveva diventare patrimonio della società.
Questa convinzione lo portò a contribuire alla nascita di Città della Scienza e a fondare l'associazione Scienza e Scuola, attraverso la quale coinvolse migliaia di giovani in incontri con ricercatori, laboratori, progetti europei e visite al CERN. Molto prima che la divulgazione scientifica diventasse una priorità istituzionale, Strolin aveva già compreso che il futuro della ricerca dipendeva dalla capacità di trasmettere entusiasmo, metodo e spirito critico alle nuove generazioni.
Molti dei suoi studenti sono oggi ricercatori, docenti universitari e insegnanti. Nei loro ricordi ritorna sempre la stessa parola: meraviglia. Meraviglia per la scienza, per le domande, per la possibilità di comprendere il mondo.
Lo si vedeva spesso con lo zaino in spalla, in viaggio tra Napoli, Ginevra, il Gran Sasso, scuole e convegni. Non cercava la ribalta. Cercava il confronto, soprattutto con i giovani, convinto che la curiosità fosse il motore più potente della conoscenza.
In questa prospettiva si inserisce anche il conferimento del Sigillo d'Oro al premio Nobel Masatoshi Koshiba invitato da Paolo presso l'Università Federico II. Emerge dal video un episodio che testimonia il livello della comunità scientifica nella quale Strolin operava e il dialogo continuo con alcuni dei protagonisti della fisica mondiale.
https://www.youtube.com/watch?v=6Orr_raYn8o
Oggi, in un tempo in cui la scienza viene spesso raccontata soltanto nei momenti di emergenza, ricordare figure come Paolo Strolin significa restituire valore a una ricerca costruita ogni giorno, con pazienza, rigore e passione. Significa ricordare che il progresso scientifico nasce anche nelle aule universitarie, nelle scuole, nei laboratori e nella capacità di un maestro di accendere una domanda nella mente di uno studente.
Paolo Strolin non lascia soltanto pubblicazioni scientifiche, grandi collaborazioni internazionali e risultati sperimentali destinati a rimanere nella storia della fisica.
Lascia soprattutto un'idea di scienza: rigorosa, aperta, internazionale, capace di dialogare con la cultura e con la società.
Ed è forse questa la sua eredità più preziosa.
Ricordo del Prof. Giovanni De Lellis (in pubblicazione su Nuovo Saggiatore)
Ho conosciuto Paolo Strolin nel 1994, come allievo del suo corso di Fisica Superiore che rappresentava l’ingresso nel mondo della Fisica delle Particelle. Paolo aveva un carisma straordinario che traspariva subito. I diagrammi di Feynman spesso li illustrava con gesti e suoni che assomigliavano a fischi! Il corso e le lezioni erano molto particolari e quando ci disse che avremmo fatto una lezione di recupero l’8 dicembre la cosa non ci sembrò strana più di tanto. Naturalmente trovammo il Dipartimento di Fisica chiuso ma Paolo ci fece entrare e la lezione si svolse regolarmente. All’epoca il Dipartimento di Fisica si trovava presso i padiglioni della Mostra D’Oltremare, di fronte allo Zoo. Essendo chiuso, fummo costretti a lasciare le auto fuori. Ricordo che il parcheggiatore fu molto sorpreso di vederci e contento di avere dei clienti già a quell’ora del mattino. All’esame di Fisica Superiore conclusosi con la lode decidemmo insieme che avrei svolto la mia tesi di laurea nell’esperimento CHORUS al CERN e da allora abbiamo fatto un lunghissimo pezzo di vita insieme, senza interruzioni.
Paolo aveva fondato a Napoli negli anni 1980 un gruppo di Fisica del neutrino che aveva contribuito in modo significativo a CHARM II (1983-1994), un esperimento al CERN che ha fatto misure di precisione con i neutrini per validare il Modello Standard. Nel 1989 Harari propose l’idea che il neutrino potesse essere un candidato per spiegare la materia oscura. A quell’epoca si ipotizzava che il neutrino avesse una massa ma non se ne conosceva il valore. In particolare, Harari ipotizzava che il neutrino tauonico avesse una massa tra 15 e 65 eV per spiegare la materia oscura. Alla fine del suo articolo pubblicato quell’anno su Physics Letters B, Harari spingeva la comunità sperimentale a testare questa idea realizzando un esperimento. Paolo, insieme a Klaus Winter e altri colleghi colsero questa sfida sperimentale, progettarono e costruirono l’esperimento CHORUS. Paolo diresse l’esperimento tra il 1996 e il 1999. Se il neutrino tauonico avesse avuto una massa nel range indicatoda Harari, CHORUS avrebbe osservato un centinaio di eventi di neutrini tauonici prodotti dall’oscillazione di un neutrino muonico. La natura delle cose era diversa e CHORUS non osservò i neutrini tauonici.
Quando intorno al 1997 fu chiaro che la massa del neutrino fosse molto più piccola, come poi annunciato pubblicamente nella Conferenza Neutrino 1998 a Takayama in Giappone, la Collaborazione CHORUS decise di dedicarsi a misurare i processi indotti da neutrini che producevano adroni con contenuto di quark charm. Contestualmente Paolo, insieme ad Antonio Ereditato e Kimio Niwa, propose l’esperimento OPERA, di cui è stato il primo portavoce. Il CERN realizzò il CNGS, un fascio di neutrini muonici orientato verso il Gran Sasso, e al Gran Sasso costruimmo un enorme rivelatore di oltre 4000 tonnellate con 110000m2 di film a emulsioni nucleari.
L’esperimento portò all’osservazione dell’oscillazione del neutrino muonico in neutrino tauonico per la prima volta in modalità di apparizione, ovvero osservando direttamente il neutrino tauonico prodotto dall’oscillazione, con un fascio di partenza di un altro sapore. L’esperimento, dopo cinque anni di presa dati e diversi anni di laboriosa analisi dei dati, pubblicò nell’estate del 2015 la prima osservazione dell’apparizione di neutrini tauonici con una significanza di 5𝜎.
Diventato il suo più stretto collaboratore, la relazione con Paolo era totalizzante: non si distingueva tra vita professionale e privata. Ci si sentiva a qualsiasi ora, per discutere di una nuova idea sperimentale, delle misure fatte e delle problematiche da affrontare nei giorni successivi. Gli ostacoli andavano identificati e superati, nessuno era insormontabile! Ha applicato questo approccio anche alla sua vita e alla sua malattia che ha combattuto con straordinaria determinazione e coraggio senza mai abbattersi.
Con Paolo abbiamo trascorso insieme una splendida vacanza nel 2009, con anche l’amatissima figlia Laura, in una piccola isola del Mediterraneo, visto che condividevamo la passione del mare e delle immersioni. Paolo si spingeva in mare ben più in là del convenzionale: in una immersione nel Mar Rosso aveva fronteggiato con successo uno squalo, convincendolo ad andare via. Quando la malattia mostrò i primissimi segni, mi donò la sua muta che utilizzo tuttora.
Dopo il suo pensionamento, continuò a far ricerca spingendo di più sulle applicazioni che avevano un potenziale impatto sulla società, come la radiografia muonica applicata allo studio dei vulcani e all’archeologia. Portava avanti queste attività con grande determinazione e passione, come nel suo stile, tracciando una nuova linea di ricerca e spingendo giovani colleghi a prendersi la responsabilità e a guidare queste nuove imprese. Aveva anche deciso di promuovere con vigore la Scienza nelle scuole secondarie e aveva fondato l’Associazione Scienza e Scuola, coinvolgendo con entusiasmo decine di scuole e docenti e realizzando diversi progetti, anche di respiro internazionale. Paolo è stata una figura di primissimo piano nel panorama della Fisica delle Particelle a livello internazionale: era molto stimato al CERN dove aveva trascorso una decina di anni agli inizi della sua carriera e dove aveva continuato a lavorare in vari esperimenti fino ai primi anni 2000, sempre con ruoli da protagonista. Aveva fatto anche parte del Comitato di indirizzo scientifico del Laboratorio, lo Scientific Policy Committee.
Paolo aveva una semplicità nei rapporti umani talvolta disarmante e un fascino personale e scientifico che lasciava il segno. Aveva tantissimi amici sia sul lavoro che nella vita privata. Paolo lascia una eredità scientifica imponente e un profondo segno umano e professionale nella nostra comunità italiana e internazionale.
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