Cnos Fap Muzzano

Cnos Fap Muzzano Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Cnos Fap Muzzano, Scuola, Via Ing. Bertola, 5, Muzzano.

Amici carissimi del CNOS FAP di Muzzano inizia l'ultima settimana di vacanza per formatori ed allievi. La prossima setti...
27/08/2018

Amici carissimi del CNOS FAP di Muzzano inizia l'ultima settimana di vacanza per formatori ed allievi. La prossima settimana ci vedrà iniziare il nuovo anno formativo nella nostra nuova casa di Vigliano Biellese. Caricate le batterie, controllate bene i livelli, le gomme, i freni, date uno sguardo al motore e prepariamoci insieme a lasciare nuove impronte belle nella storia, nel tempo e nelle nostre vite! Buona ultima settimana di vacanza! Vi aspettiamo per ripartire insieme!

Cari amici del CNOS FAP di Muzzano Buon Ferragosto! Fuori dall'Opera di Muzzano c'è una ca****la dedicata alla Vergine. ...
15/08/2018

Cari amici del CNOS FAP di Muzzano Buon Ferragosto! Fuori dall'Opera di Muzzano c'è una ca****la dedicata alla Vergine. Negli ultimi 6 anni siamo passati lì davanti tutti i giorni. Davanti all'Opera di Vigliano Biellese c'è una ca****la dedicata alla Vergine, ci aspetta da settembre. Cambiano i luoghi, non gli sguardi.... "O quam beatus, o Beata, quem viderint oculi sui". Buona Festa di Maria Assunta in Cielo a tutti!

Cari amici, apriamo il mese di agosto con un profilo importante. Alessia Meneghini ci racconta la figura di Antonino Sco...
06/08/2018

Cari amici, apriamo il mese di agosto con un profilo importante. Alessia Meneghini ci racconta la figura di Antonino Scopelliti. Come sempre, anche ad Agosto, ricordiamoci che la cultura della legalità chiede esercizio ed il primo esercizio è la memoria. Continuate a seguirci! Buon mese di agosto!

Antonino Scopelliti nacque a Campo Calabro il 20 gennaio 1935 e fu il primo magistrato ucciso dalla ‘Ndrangheta.
Divenne magistrato a 24 anni. I suoi primi incarichi lo portarono a ricoprire il ruolo di Pubblico Ministero prima a Bergamo e poi a Roma e a Milano. Dopo il lavoro di magistrato requirente divenne Sostituto Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione.
Nel corso della sua carriera si è occupato di numerosi processi che hanno segnato la nostra storia nazionale legati alla mafia ma non solo. In particolare ha rappresentato la pubblica accusa nel caso di Aldo Moro, alla strage di Piazza Fontana e al sequestro dell’Achille Lauro ma si occupò anche dell’omicidio d Rocco Chinnici, della strage di Piazza Fontana, del Rapido 904 oltre che del processo che riguardò Raffaele Cutolo.
Antonino Scopelliti oltre che dell’omicidio Chinnici si occupò di altri processi che hanno riguardato la mafia. In particolare, proprio poco prima del suo assassinio chiese la condanna per Pippo Calò e Guido Cercola. I due vennero riconosciuti responsabili della strage del rapido 904 dove morirono 17 persone e rimasero feriti in più di 200. Quel processo rimase nella storia in quanto il Giudice Corrado Carnevale rinviò il processo in appello. Il Giudice Carnevale venne soprannominato “ammazza sentenze” per il fatto che da giudice di Cassazione annullò moltissime sentenze, alcune delle quali relative a processi di mafia ma risultò assolto al termine di un processo che lo vide imputato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso.
Nel mese di maggio del 1991 Antonino Scopelliti accettò di esercitare il ruolo della pubblica accusa nel maxiprocesso giunto davanti alla Corte di Cassazione.
Venne ucciso il 9 agosto 1991 a Piale a Campo Calabro in Provincia di Reggio Calabria, il paese originario del Giudice e luogo in cui era solito tornare per le vacanze estive. Mentre si trovava a bordo della sua auto e mentre faceva ritorno da una giornata al mare venne raggiunto da due colpi di fucile calibro 12 alla testa e al torace. Come nelle più tradizionali esecuzioni mafiose il commando lo avvicinò a bordo di una motocicletta. Il giudice morì sul colpo. L’auto finì fuori strada e proprio questa dinamica fece supporre che la morte del giudice potesse essere dovuta ad un incidente. Le ferite da arma da fuoco dimostrarono che si trattò di una esecuzione. Nonostante Scopelliti fosse un magistrato notoriamente impegnato in processi legati alla criminalità organizzata viaggiava senza scorta e questo rese assai più semplice il lavoro dei sicari.
Dopo l’assassinio di Scopelliti si celebrarono due processi davanti al tribunale di Reggio Calabria. Dalle indagini e dal processo emersero elementi in alcuni casi sorprendenti. Mario Pulito, pentito di mafia, riferì che al Giudice Scopelliti sarebbero state offerte importanti somme di denaro per pilotare il maxiprocesso. Ubaldo Lauro e Filippo Barreca, due pentiti della ‘ndrangheta avrebbero invece riferito che Cosa Nostra si sarebbe impegnata a mettere fine alla seconda guerra di mafia che negli anni giunse ad uccidere anche a Reggio Calabria.
I processi celebrati dopo l’assassinio di Scopelliti vedevano come imputati Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Non si conosce il movente dell’omicidio, ma è certo che Scopelliti venne ucciso nella prima alleanza tra Cosa Nostra siciliana e ‘Ndrangheta calabrese. Ancora non si conosce il nome del colpevole, anche se Riina e Provenzano vennero condannati. Furono ascoltati molti pentiti e, da questi, si ricavarono solo delle ipotesi anche a motivo del fatto che diciassette pentiti rilasciarono dichiarazioni tra loro incongruenti.
Il primo processo di celebrò a Reggio Calabria tra il 1994 e il 1996 vide molti testimoni eccellenti tra i quali Giulio Andreotti e si concluse con l’ergastolo a Totò Riina.
Il secondo processo si tenne tra il 1996 e il 2004. Il 28 aprile del 1998 il tribunale di Appello di Reggio Calabria annullò le condanne “per non aver commesso il fatto”. Il 1 aprile del 2004 la corte di Cassazione confermò il verdetto.
Nel mese di luglio del 2012 Antonino Fiume, un pentito della cosca conosciuta come De Stefano dichiarò nel corso di una udienza del processo “Meta” che ad uccidere il Giudice Scopelliti sarebbero stati due reggini su richiesta di Cosa Nostra. Fiume redasse una relazione di centinaia di pagine sulla morte del giudice e sulle cosche reggine Questa relazione rimanse dimenticata negli archivi della procura di Reggio Calabria fino a quando il sostituto procuratore Giuseppe Lombardo non la rinvenne e furono riaperte le indagini.
..che il buon giudice è quello che lavora in assoluta umiltà, sempre pronto ad ascoltare gli altri perché gli altri quando parlano possono dire delle cose che il giudice non ha visto ed è importante che il giudice si accorga che quelle cose che non ha visto andavano vedute, io spesso mi sono trovato in situazioni, agli incroci, ai bivi ed ho dovuto cambiare strada e l'ho fatto volentieri. Le posso dire anche questo: spesso succede che nei processi io porto a giudizio una determinata persona e mi accorgo poi in dibattimento, nella coralità del contraddittorio che la mia tesi non è quella giusta e sono felicissimo di cambiarla, perché penso che questo atto di umiltà è un atto di estrema cultura e di estrema responsabilità.

Buona settimana a tutti! I nostri allievi ci accompagnano ancora in questo importante percorso sulla legalità. Oggi Luci...
30/07/2018

Buona settimana a tutti! I nostri allievi ci accompagnano ancora in questo importante percorso sulla legalità. Oggi Lucia Lamicela ci accompagna dentro il grande tema dei comuni sciolti per infiltrazioni mafiose.
Buona lettura a tutti e ricordate sempre: la mafia non va in vacanza!

I comuni sciolti per infiltrazioni mafiose dal 1991, data della nascita di questo istituto, ad oggi, ammontano a 298. In tutto sono stati 459 i decreti di scioglimento di cui 161 sono state proroghe di precedenti provvedimenti. 24 provvedimenti sono stati annullati dal giudice amministrativo.
Nel 2017 sono stati 21 i comuni sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata.
La legge che ha introdotto questo istituto nella nostra legislazione è la Legge 5 del 1990 che prevedeva la possibilità di scioglimento dei consigli comunali e provinciali nel caso in cui emergessero degli elementi che collegassero direttamente o indirettamente gli amministratori con la criminalità organizzata. Nel 2009 la legge venne modificata depotenziandola per alcuni aspetti. Tuttavia sono stati moltissimi i consiglio comunali sciolti e alcuni anche più volte.
I comuni sciolti nel 2017 sono stati: Scafati (Salerno, già sciolto nel 1993), Casavatore e Crispano (Napoli, il secondo già sciolto nel 2005), Parabita (Barletta- Andria- Trani), Lavagna (Genova), Borgetto (Palermo), San Felice a Cancello (Caserta), Gioia Tauro (Reggio Calabria già sciolto nel 2003 e 2008), Canolo, Bova Marina (Reggio Calabria già sciolto nel 2012) e Laureana di Borrello (Reggio Calabria), Castelvetrano (Trapani), Sorbo San Basile (Catanzaro), Cropani (Catanzaro), Brancaleone (Reggio Calabria), Valenzano (Bari), Marina di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria, già sciolto nel 2011), Lamezia Terme (Catanzaro al suo terzo scioglimento), Petronà (Catanzaro), Cassano all’Ionio (Cosenza), Isola di Capo Rizzuto (Crotone, già sciolto nel 2003). I primi scioglimenti deliberati nel 2018 riguardano i comuni di Cirò Marina (Crotone) e di San Gennaro Vesuviano (Napoli, già sciolto in passato in altre due occasioni).
Oltre ai comuni sono state sciolte anche una Provincia, Reggio Calabria, e 5 aziende sanitarie: l’ASL 4 di Pomigliano d’Arco, l’ASL 9 di Locri, l’ASP di Vibo Valentia, l’Ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. L’anno in cui si sono registrati i maggiori interventi è stato il 2013. Nel 2001 con 6 scioglimenti si è registrato il numero di provvedimenti più basso. Nel 2018 siamo già arrivati a 4 provvedimenti di cui 2 sono di rinnovo
La mafia, per citare Carlo Alberto Dalla Chiesa non si combatte solo nel “recinto siciliano”, sono infatti molte le regioni italiane e le province italiane nelle quali sono stati sciolti comuni per infiltrazioni mafiose. Dei quasi 300 comuni sciolti per mafia alcuni sono siciliani ma ci sono comuni anche della Calabria, della Campania, della Liguria, del Piemonte, della Puglia, della Basilicata, della Lombardia, dell’Emilia Romagna e del Lazio.
In Piemonte sono stati sciolti i comuni di Bardonecchia nel 1995, di Leinì nel 2012 e nello stesso anno anche il comune di Rivarolo Canavese.

Eccoci come sempre ad inizio settimana con una nuova scheda del nsotro progetto sulla legalità. Ludovico Pillon oggi ci ...
23/07/2018

Eccoci come sempre ad inizio settimana con una nuova scheda del nsotro progetto sulla legalità.
Ludovico Pillon oggi ci racconta la figura di Monsignor Antonio Riboldi.
Vi accompagni questa lettura in questa ultima settimana piena di Luglio! E come sempre: state connessi!

Monsignor Antonio Riboldi è nato a Triuggio in provincia di Milano il 16 gennaio 1923 ed è morto a Stresa in Piemonte il 10 dicembre 2017 all’età di 96 anni.
Don Antonio visse la sua giovinezza a cavallo della seconda guerra mondiale. Nel 1944 si dovette rifugiare durante il noviziato alla Sacra di San Michele, luogo carissimo ai Piemontesi ed ai Torinesi in particolare, dove venne coinvolto in una rappresaglia tedesca era il mese di maggio del 1944, il 21, venne messo al muro insieme ad alcuni novizi e minacciato di essere fucilato. Solo grazie all’intervento di Padre Andrea Alotto, Rettore della Sacra di San Michele lui e i novizi vennero liberati.
Nel 1951 venne ordinato sacerdote e nel 1958 iniziò il suo ministero sacerdotale nella Parrocchia di Santa Ninfa nella Valle del Belice, in diocesi di Mazara del Vallo. In quegli anni si trovò a gestire la tragedia del terremoto e venne a contatto con l’illegalità e la prepotenza della mafia che deteneva il potere di riconoscere una casa ai terremotati. Qui organizzò una vera e propria lotta per riconoscere il diritto alla casa senza scendere a compromessi con il potere mafioso.
Il 25 gennaio del 1978 il Pontefice Paolo VI lo nominò Vescovo di Acerra in Provincia di Napoli e l’11 maggio dello stesso anno venne ordinato dal Cardinale Pappalardo Arcivescovo di Palermo e dai Vescovi di Mazzara del Vallo, Costantino Trapani e Clemente Riva, Ausiliare di Roma. Antonio Riboldi rimase Vescovo di Acerra dal 1978 al 1998 anno in cui consegnò le sue dimissioni al papa a norma del diritto canonico per raggiunti limiti di età Giovanni Paolo II le accettò due anni dopo. Monsignor Riboldi si dimise infatti il 16 gennaio del 1998 ma il Pontefice le accolse il 7 dicembre del 1999 nominando come successore Monsignor Salvatore Giovanni Rinaldi.
Don Antonio è noto oltre che per la sua cultura e la sua vivacità di pensiero anche e soprattutto per il suo impegno a favore della legalità e della giustizia. Questa sua “tensione morale” è testimoniata dalla sua generosa partecipazione a numerose iniziative di piazza contro la camorra. Divenne famosa una frase tratta dal Profeta rilanciata da don Antonio: “Per amore del mio popolo non tacerò” e don Antonio non tacque scagliandosi ferocemente contro la camorra. La sua predicazione non mancò di scontentare gli esponenti di spicco della criminalità campana ma suscitarono anche pentimenti e conversioni. Passò alla storia la richiesta del Boss Raffaele Cutolo di farsi confessare dal Vescovo Riboldi. Per tutto il decennio tra il 1980 e il 1990 visitò numerose carceri incontrando numerosi pentiti per lo più affiliati a quelle che furono le organizzazioni terroristiche legate alle Brigate Rosse.
Monsignor Riboldi si schierò senza reticenze e senza fare sconti contro la criminalità organizzata che operava quasi indisturbata nella sua terra. Il suo non tacere gli costò numerose minacce. In particolare passò alla storia la marcia che Riboldi organizzò nel 1980 ad Ottaviano a cui parteciparono migliaia di giovani. La scelta di proporre quella manifestazione fu una vera e propria sfida alla Camorra, infatti Ottaviano, piccolo centro nel napoletano, era il centro nevralgico operativo della cosiddetta “nuova camorra organizzata” che faceva capo a Raffaele Cutolo.
Per vent’anni Monsignor Riboldi visse sotto scorta e forse tra i primi denunciò i rapporti intercorrenti tra la Camorra e la questione rifiuti. Denunciò con coraggio le connivenze e le omertà anche quando cessò le sue responsabilità dirette, anzi, non doversi occupare più direttamente del governo pastorale della sua diocesi consentì a Monsignor Riboldi maggiore libertà divenendo un vero e proprio coltello nel fianco del malaffare e delle coscienze. Non fu certo facile prendere posizione sul tema dell’inceneritore ma Monsignor Riboldi ritenne di dover richiamare a tutti ad una maggiore ragionevolezza chiedendo però anche allo Stato di essere presente garantendo le comunità campane massacrate dalla criminalità e dal malaffare oltre che dall’immondizia abbandonata in ogni strada o peggio bruciata con le conseguenze terribili sulla salute delle persone.
Alla sepoltura di don Riboldi era presente la sua diocesi e la sua gente. C’era pure la camorra che con un atto intimidatorio o per puro sfregio fece esplodere un ordigno artigianale non distante dall’impresa di pompe funebri. Monsignor Antonio Di Donna Vescovo di Acerra durante l’omelia pronunciata alle esequie disse: “Il nostro don Antonio è stato un profeta, ha dato speranza al suo popolo, ha insegnato ai ‘senzatutto’ ad alzare la testa grazie al Vangelo e alla denuncia profetica”.

Buona la prima! Nemmeno il diluvio ci spaventa! Ieri sera al Cantinone in Provincia a Biella è andato in scena il primo ...
21/07/2018

Buona la prima! Nemmeno il diluvio ci spaventa! Ieri sera al Cantinone in Provincia a Biella è andato in scena il primo Processo alla Mafia. Un plauso ai nostri allievi Francesca Ginepro, Lorenzo Bottura, Kevin Ongaro e Eric Verdoia che hanno mostrato il lavoro di un anno intero svolto dalle classi del CNOS FAP di Muzzano. Francesca e Lorenzo hanno dato voce ad Antonino Caponnetto, Manuela Loi, Giovanni Falcone, Rocco Chimici ricordando Pio la Torre, Paolo Borsellino, Francesco Fortugno e altri eroi della lotta alla mafia. Kevin ha rappresentato il giudice in modo impeccabile mentre Eric ha interpretato in modo splendido la mafia. Bravi ragazzi! Siete stati meravigliosi! Partecipazione d'eccezione è stata quella di Domenico Cipolat nel ruolo di Don Pino Puglisi. Alla fine tutti in piedi in un momento solenne ed emozionante ad ascoltare la sentenza dei nostri ragazzi: la Condanna alla mafia ma anche e soprattutto all'illegalità diffusa, incubatrice di tutte le mafie. La musica dei Metissage, gruppo multietinico, ha intervallato le letture dei nostri ragazzi alleggerendo un po' la densità dei temi e l'intensità dei dialoghi. CNOS FAP Muzzano ha brevettato una nuova "macchina del tempo" ci è infatti sembrato di tornare indietro nel tempo al primo "Sto.ConTe" quel percorso sulle migrazioni ci ha dato grandi soddisfazioni e ci ha svelato grandi verità insegnandoci molto della vita. Questo nuovo percorso ci ha già insegnato molto e molto altro impareremo. Che dire! Seguiteci! L'anno prossimo dalla nostra nuova casa a Vigliano Biellese partiremo per un nuovo tour per il biellese dove racconteremo tutto quello che abbiamo imparato! Grazie a chi ci ha accompagnato con la presenza o con il pensiero e tutti colori che ci hanno aiutato nel corso di quest'anno! Ora... andiamo in vacanza! Ma continuate a seguire la nostra pagina FB, nelle prossime settimane vi terremo compagnia con i nostri lavori! Complimenti ancora a Francesca, Eric, Kevin e Lorenzo per l'impegno e la generosità con cui hanno rappresentato il lavoro di tutta la loro scuola e grazie a tutti i ragazzi che hanno lavorato con impegno quest'anno per realizzare un lavoro che ha emozionato, incuriosito, insegnato e che porterà "il fresco profumo di libertà" in giro per il nostro biellese.... e oltre! Bravi ragazzi! Bravi tutti! Siete una forza!

Ci siamo! Non ci sono più storie! Stasera alle 21.00 vi aspettiamo nella piazzetta della Provincia di Biella! Non lascia...
20/07/2018

Ci siamo! Non ci sono più storie! Stasera alle 21.00 vi aspettiamo nella piazzetta della Provincia di Biella! Non lasciateci soli! Fateci capire che valeva la pena fare questo percorso! Vi aspettiamo!

Amici cari del CNOS FAP di Muzzano domani vi aspettiamo nella Piazzetta della Provincia di Biella per il nostro progetto...
19/07/2018

Amici cari del CNOS FAP di Muzzano domani vi aspettiamo nella Piazzetta della Provincia di Biella per il nostro progetto sulla Legalità! Venite, seguiteci, sostenete i nostri ragazzi, aiutateci a cambiare il mondo! Condividete questo post e ci farete un altro regalo!

Questo post me lo riservo per i saluti nel giorno del mio compleanno. E' un post programmato infatti sto vivendo il mio ...
18/07/2018

Questo post me lo riservo per i saluti nel giorno del mio compleanno. E' un post programmato infatti sto vivendo il mio primo giorno di ferie….
Non è che oggi che compio gli anni voglia farmi del male ma l’esperienza che ho vissuto a Muzzano in questi anni è stata davvero un regalo ed allora è giusto che il mio grazie arrivi proprio oggi.
Ho vissuto questo tempo, quello dell’ultimo anno, come un pugile suonato, o forse lo sono sempre stato. A marzo dello scorso anno, mi è stato consegnato il silenzio rispetto alle valutazioni formulate dalla congregazione salesiana circa la presenza delle opere salesiane nel territorio piemontese. Ero informato che quelle scelte avrebbero riguardato anche la presenza nel biellese con la concentrazione della comunità salesiana locale presso l’Opera di Vigliano e la conseguente conclusione dell’esperienza della sede di Muzzano del CNOS FAP con il trasferimento dei corsi presso la sede di Vigliano Biellese. Da allora ho convissuto con una dimensione del mio essere che non mi era propria: quella dello scoramento, della sofferenza, anche un po’ dello sconforto. Non è stata una passeggiata incontrare gli sguardi di colleghi, allievi, famiglie, amici, sapendo di custodire un segreto ingombrante.
La notizia che dopo sei anni terminava l’esperienza del Centro di Formazione di Muzzano, mi ha colpito, in parte mi ha anche ferito e certo mi ha fatto male. Ho compreso e condiviso le motivazioni che l’hanno dettata ma certo l’averlo fatto non ha reso quella decisione, per me, meno dolorosa. Del resto il cuore ha ragioni che la ragione non comprende.
Ci sono luoghi che non sono luoghi di lavoro ma sono spazi di vita. Riguardo a questi anni e penso ai momenti in cui ho gioito, ho faticato, ho condiviso storie con colleghi e colleghe straordinari accogliendo le difficoltà nella consapevolezza però che quella fatica aveva una buona ragione e quella buona ragione era “il fresco profumo di libertà” che abbiamo respirato in Valle Elvo.
Qualcuno, sbagliando, potrebbe pensare o addirittura può aver pensato, che questa “libertà” fosse un po’ eversiva, ma la libertà o lo è sempre o non lo è mai, che fosse un po’ ribelle, ma la libertà è sempre una guerra con l’abitudine, o che potesse sembrare un po’ anarchica, luogo senza governo, dove però si sono sperimentate la condivisione e la co-elaborazione.
Decliniamo così spesso il verbo del valore della diversità dei carismi nell’unità della fede da fare talvolta fatica ad apprezzarne pienamente la ricchezza. Sono stati anni intensi e meravigliosi con esperienze splendide e momenti di difficoltà. Anni in cui ho vissuto tante esperienze straordinarie ma anche quelle fatiche e quelle umiliazioni che non sono estranee a nessun mondo. Ho gustato le parole buone di chi stimolava a fare di più e meglio o di chi esprimeva soddisfazione per ciò che una piccola realtà ha potuto esprimere ed ho misurato anche i silenzi, quelli carichi di rispetto, quelli carichi di attenzione insieme a quelli carichi di distanza.
Alla fine siamo arrivati qui. A chiudere l’ultimo registro a mettere le ultime firme su una storia bella. Ma questa storia non può finire però con queste righe intrise di malinconia.
Chi non ha gustato le esperienze che sono state vissute a Muzzano non può comprendere cosa sia stata questa storia bella. Che ne sa chi non ha mai visto tutte le sfumature del verde del parco? Che ne sa chi non ha respirato il profumo di quegli aghi di pino? Che può dire chi non ha mai visto l’azzurro del cielo riflettersi sul laghetto? Che ne sanno quelli che non hanno mai sentito le voci dei nostri ragazzi mischiarsi con il rumore del vento tra i rami? C’è qualcuno che conosce ogni riga del manuale della scuola perfetta, se gli chiedessi il punto di chiusura in positivo di un bilancio mi snocciolerebbe numeri o se gli chiedessi i principi sommi della pedagogia e dell’educazione mi sbatterebbe in faccia citazioni, tomi interi, regolamenti e un sacco di buone ragioni. Ma scommetto che non hanno mai sentito l’effetto che fanno le lacrime di un allievo che ti bagnano le guance mentre ti abbraccia dicendoti che non ce la fa più. Scommetto che non hanno provato il brivido che ti provoca lo squillo del telefono in piena notte da parte di un tuo allievo che aveva bisogno di sentire una voce amica. E se chiedessi loro se sono mai stati in così profonda sintonia con un essere umano da guardarlo in faccia scoppiando a ridere a crepapelle insieme, senza un motivo, se non la meravigliosa sintonia delle più profonde frequenze dell’animo umano, mi guarderebbero come un pazzo. Ecco, qui sta la differenza tra questo luogo e gli altri.
Ci sono luoghi che sono più che semplici spazi. Ci sono posti in cui il sangue, la speranza, la sofferenza e i sogni si mischiano e diventano vita. Lo sappiamo bene noi che siamo diventati grandi di colpo il 14 dicembre del 2012 svegliati dai rintocchi della vita che raccontavano che Stefano non c’era più… e dire che quei suoni li conoscevamo bene, li avevamo sentiti benissimo in quell’inizio di marzo del 2011 quando Giulia ci ha preso per il bavero della giacca e scuotendoci ha aperto i nostri occhi sull’ignoto, sull’inspiegabile, sull’apparente gelo di una lastra di marmo che custodisce vita e ricordi e nostalgie…
Non può essere un luogo come un altro quel luogo in cui nascono vite, si legano amori, si accolgono nuove esistenze, si condividono speranze e sogni, sofferenze e delusioni.
Muzzano è stato questo: è stato un laboratorio di bellezza, un’officina di speranza. Ci sono luoghi dove si sente la stanchezza ma non la fatica, dove al bisogno di un singolo non si risponde con la fuga delle masse ma con la solidarietà del gruppo, ci sono luoghi dove di discute, dove la si pensa diversamente ma dove alla fine si fa sintesi e non perché il centralismo democratico deve trovare uno spazio anche fuori dai perimetri delle segreterie di un partito ma perché la condivisione, quando fugge all’imposizione, diventa strumento del “possibile”.
Muzzano è stata sperimentazione, prima che di relazione, di didattica. Chi pensava si potesse realizzare una biblioteca dove i libri venivano recensiti dagli allievi? Chi pensava che i figli di un Dio minore della Formazione Professionale potessero misurarsi con percorsi ambiziosi? Chi riteneva che competere in un concorso regionale di storia contemporanea e lavoraci e vincerlo potesse essere alla portata di chi non è mai stato ritenuto capace neppure di avvicinarsi a certi temi? Chi pensava che ragazzini di 16 anni potessero tradurre un libro cinese dall’inglese all’italiano? Chi poteva dire che una scuola della Valle Elvo sarebbe arrivata ad Hong Kong? Chi poteva immaginare che un gruppo di ragazzi avrebbero preso per mano un territorio portandolo a misurarsi con il tema della legalità? Chi poteva dire che questo sarebbe capitato vincendo concorsi nazionali dei settori di appartenenza, frequentando Erasmus all’estero, animando backstage e concorsi… Abbiamo visto allievi piangere e crescere insieme ai propri insegnanti, li abbiamo visti condividere i giorni e le sere, assieme, perché il vivere insieme non è stato un peso, ma l’opportunità di capire un po’ di più della vita. Li abbiamo visti la domenica raccogliere buoni per la scuola, tenere conferenze sulle migrazioni o sulla mafia. Li abbiamo visti lasciare i loro soldi per un pasto alla mensa del povero. Li abbiamo visti, li abbiamo guardati. Li abbiamo visti anche sbagliare. In alcuni casi li abbiamo visti anche tradire la nostra fiducia. Li abbiamo sentiti criticarci, combatterci, a volte da soli a volte insieme alle loro famiglie. Abbiamo visto chi ci combatteva. Abbiamo visto però anche chi ci chiedeva di non mollare, di continuare a guardare in alto, di non smettere di essere esigenti.
Abbiamo sperimentato talvolta la solitudine. Abbiamo percepito che forse era meglio non conoscerci per non rischiare di innamorarsi…
Alla fine però abbiamo vissuto una vita di una misura “piena” e “scossa”.
Allora adesso è il tempo del “grazie”.
Grazie ad ogni allievo che è passato da Muzzano, in questi giorni mi state scorrendo davanti agli occhi, siete la ragione profonda del nostro essere “con voi” e “per voi”. Se oggi sperimento la malinconia per una pagina che cambia è perché voi, i vostri sguardi, i vostri sorrisi, i vostri casini, i vostri cuori, vi siete preso il mio…
Grazie alla Comunità di Muzzano, ai nostri Sindaci, agli amministratori amici, agli alpini, ai volontari della Protezione Civile, alla Comunità muzzanese che ci ha accolto con simpatia e la giusta pazienza che si deve avere quando si è vittima di una invasione di cento ragazzi ogni giorno… Grazie Muzzano! Grazie paese meraviglioso! Grazie comunità splendida! Grazie Sindaco Romano, grazie Sindaco Roberto, grazie Michele, grazie ai vostri collaboratori, grazie alle vostre famiglie, se oggi, a 44 anni mi si lega la voce e un groppo alla gola ferma emozioni e pensieri è perché a Muzzano lascio un pezzo del mio cuore, ma lo lascio volentieri sapendo che è custodito da amici preziosi.
Grazie al team di Muzzano, a tutti i colleghi e le colleghe, quelli “vecchi”, quelli “nuovi”, quelli che sono passati e quelli che sono rimasti. Ci sono tanti “custodi del carisma salesiano” e tanti che pretendono di esserlo. Io non ne so niente, sono una ciabatta vecchia ma di una cosa però sono certo: Don Bosco in questi anni ha sorriso! In tanti parlano di Don Bosco, lo raccontano, alcuni lo fanno vivere e lo fanno sorridere. Siete stati motivo di gioia per chi ama la scuola, per chi pensa che l’educazione sia “roba di cuore”, per chi ritiene che gli adulti debbano accompagnare i giovani non a camminare ma a volare, a sognare, a scommettere, non per follia, ma perché nella scuola hanno trovato non la misura del rigore ma il vento per le loro ali. Grazie perché siete stati esigenti nella paternità, grazie perché avete operato facendo sì che in voi si misurasse la statura di una guida e non l’arroganza di un capo, grazie perché avete faticato con la schiena dritta, grazie perché non avete fatto pesare quella fatica, grazie perché mi avete reso un uomo migliore.
Grazie alla nostra Comunità Salesiana di Muzzano, Felice, Tarcisio, Severino, Alberto, Don Enrico, Don Michelangelo… non era facile accogliere la novità di una scuola in una casa di spiritualità. Grazie perché casa vostra è diventata ogni giorno di più casa nostra e grazie perché siete diventati ogni giorno di più la nostra famiglia.
Grazie alle famiglie dei nostri ragazzi, ci avete fatto il regalo grande di incrociare la nostra strada con la vostra, di prendere per mano i vostri figli per farli crescere crescendo con loro, grazie per esserci state!
Grazie a tutti coloro che ci hanno aiutato nei nostri progetti, siete stati tantissimi e siete l’esempio di come non è la scuola che educa ma è solo “una comunità” che può far crescere il futuro, grazie perché siete stati questa comunità, la nostra comunità.
Grazie a CNOS FAP Regione Piemonte e alla Congregazione Salesiana che ha voluto questo posto e ha consentito questa esperienza. Tutti avremmo voluto tempi differenti ma è importante avere avuto il coraggio di sperare e di provarci. Nella vita puoi perdere un sacco di cose ma se perdi la speranza perdi tutto e qui insieme abbiamo sperato e continuiamo a sperare secondo il sogno di Don Bosco.
Grazie alla vita per il dono di questi anni, per la bellezza di questi cuori, per la profondità di questi legami.
Ci sono cose belle che non sono per tutti ma che durano per sempre perché hanno impresso il sigillo dell’Eterno. Capita talvolta che la loro vita si sviluppi tutta tra Betlemme e Gerusalemme. Ad alcuni una pietra potrà sembrare la fine ma ad altri è stata donata la comprensione di non essere figli della morte, di essere piuttosto figli proprio di una pietra rotolata. A loro è stato donato di assaporare una vita così intensa da inghiottire ogni paura. Questi, certo con i segni di ciò che hanno vissuto, cammineranno ancora, sapendo che la bellezza contagia, che la vita così come gli ha fatto il dono di farli innamorare gli farà gustare questo amore per sempre. Per loro il cielo non sarà più lo stesso, si incontreranno, ogni giorno, guardando quel pezzo di azzurro sopra la valle Elvo che custodisce i loro cuori… i nostri cuori…
Grazie Muzzano!
Stefano Ceffa

Amici cari del CNOS FAP di Muzzano quando il gioco si fa duro noi ci siamo! Aiutateci a condividere questo post! Dobbiam...
18/07/2018

Amici cari del CNOS FAP di Muzzano quando il gioco si fa duro noi ci siamo! Aiutateci a condividere questo post! Dobbiamo riempire la Piazzetta della Provincia di Biella di Legalità! Venite, seguiteci, sostenete i nostri ragazzi, aiutateci a cambiare il mondo!

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