18/07/2018
Questo post me lo riservo per i saluti nel giorno del mio compleanno. E' un post programmato infatti sto vivendo il mio primo giorno di ferie….
Non è che oggi che compio gli anni voglia farmi del male ma l’esperienza che ho vissuto a Muzzano in questi anni è stata davvero un regalo ed allora è giusto che il mio grazie arrivi proprio oggi.
Ho vissuto questo tempo, quello dell’ultimo anno, come un pugile suonato, o forse lo sono sempre stato. A marzo dello scorso anno, mi è stato consegnato il silenzio rispetto alle valutazioni formulate dalla congregazione salesiana circa la presenza delle opere salesiane nel territorio piemontese. Ero informato che quelle scelte avrebbero riguardato anche la presenza nel biellese con la concentrazione della comunità salesiana locale presso l’Opera di Vigliano e la conseguente conclusione dell’esperienza della sede di Muzzano del CNOS FAP con il trasferimento dei corsi presso la sede di Vigliano Biellese. Da allora ho convissuto con una dimensione del mio essere che non mi era propria: quella dello scoramento, della sofferenza, anche un po’ dello sconforto. Non è stata una passeggiata incontrare gli sguardi di colleghi, allievi, famiglie, amici, sapendo di custodire un segreto ingombrante.
La notizia che dopo sei anni terminava l’esperienza del Centro di Formazione di Muzzano, mi ha colpito, in parte mi ha anche ferito e certo mi ha fatto male. Ho compreso e condiviso le motivazioni che l’hanno dettata ma certo l’averlo fatto non ha reso quella decisione, per me, meno dolorosa. Del resto il cuore ha ragioni che la ragione non comprende.
Ci sono luoghi che non sono luoghi di lavoro ma sono spazi di vita. Riguardo a questi anni e penso ai momenti in cui ho gioito, ho faticato, ho condiviso storie con colleghi e colleghe straordinari accogliendo le difficoltà nella consapevolezza però che quella fatica aveva una buona ragione e quella buona ragione era “il fresco profumo di libertà” che abbiamo respirato in Valle Elvo.
Qualcuno, sbagliando, potrebbe pensare o addirittura può aver pensato, che questa “libertà” fosse un po’ eversiva, ma la libertà o lo è sempre o non lo è mai, che fosse un po’ ribelle, ma la libertà è sempre una guerra con l’abitudine, o che potesse sembrare un po’ anarchica, luogo senza governo, dove però si sono sperimentate la condivisione e la co-elaborazione.
Decliniamo così spesso il verbo del valore della diversità dei carismi nell’unità della fede da fare talvolta fatica ad apprezzarne pienamente la ricchezza. Sono stati anni intensi e meravigliosi con esperienze splendide e momenti di difficoltà. Anni in cui ho vissuto tante esperienze straordinarie ma anche quelle fatiche e quelle umiliazioni che non sono estranee a nessun mondo. Ho gustato le parole buone di chi stimolava a fare di più e meglio o di chi esprimeva soddisfazione per ciò che una piccola realtà ha potuto esprimere ed ho misurato anche i silenzi, quelli carichi di rispetto, quelli carichi di attenzione insieme a quelli carichi di distanza.
Alla fine siamo arrivati qui. A chiudere l’ultimo registro a mettere le ultime firme su una storia bella. Ma questa storia non può finire però con queste righe intrise di malinconia.
Chi non ha gustato le esperienze che sono state vissute a Muzzano non può comprendere cosa sia stata questa storia bella. Che ne sa chi non ha mai visto tutte le sfumature del verde del parco? Che ne sa chi non ha respirato il profumo di quegli aghi di pino? Che può dire chi non ha mai visto l’azzurro del cielo riflettersi sul laghetto? Che ne sanno quelli che non hanno mai sentito le voci dei nostri ragazzi mischiarsi con il rumore del vento tra i rami? C’è qualcuno che conosce ogni riga del manuale della scuola perfetta, se gli chiedessi il punto di chiusura in positivo di un bilancio mi snocciolerebbe numeri o se gli chiedessi i principi sommi della pedagogia e dell’educazione mi sbatterebbe in faccia citazioni, tomi interi, regolamenti e un sacco di buone ragioni. Ma scommetto che non hanno mai sentito l’effetto che fanno le lacrime di un allievo che ti bagnano le guance mentre ti abbraccia dicendoti che non ce la fa più. Scommetto che non hanno provato il brivido che ti provoca lo squillo del telefono in piena notte da parte di un tuo allievo che aveva bisogno di sentire una voce amica. E se chiedessi loro se sono mai stati in così profonda sintonia con un essere umano da guardarlo in faccia scoppiando a ridere a crepapelle insieme, senza un motivo, se non la meravigliosa sintonia delle più profonde frequenze dell’animo umano, mi guarderebbero come un pazzo. Ecco, qui sta la differenza tra questo luogo e gli altri.
Ci sono luoghi che sono più che semplici spazi. Ci sono posti in cui il sangue, la speranza, la sofferenza e i sogni si mischiano e diventano vita. Lo sappiamo bene noi che siamo diventati grandi di colpo il 14 dicembre del 2012 svegliati dai rintocchi della vita che raccontavano che Stefano non c’era più… e dire che quei suoni li conoscevamo bene, li avevamo sentiti benissimo in quell’inizio di marzo del 2011 quando Giulia ci ha preso per il bavero della giacca e scuotendoci ha aperto i nostri occhi sull’ignoto, sull’inspiegabile, sull’apparente gelo di una lastra di marmo che custodisce vita e ricordi e nostalgie…
Non può essere un luogo come un altro quel luogo in cui nascono vite, si legano amori, si accolgono nuove esistenze, si condividono speranze e sogni, sofferenze e delusioni.
Muzzano è stato questo: è stato un laboratorio di bellezza, un’officina di speranza. Ci sono luoghi dove si sente la stanchezza ma non la fatica, dove al bisogno di un singolo non si risponde con la fuga delle masse ma con la solidarietà del gruppo, ci sono luoghi dove di discute, dove la si pensa diversamente ma dove alla fine si fa sintesi e non perché il centralismo democratico deve trovare uno spazio anche fuori dai perimetri delle segreterie di un partito ma perché la condivisione, quando fugge all’imposizione, diventa strumento del “possibile”.
Muzzano è stata sperimentazione, prima che di relazione, di didattica. Chi pensava si potesse realizzare una biblioteca dove i libri venivano recensiti dagli allievi? Chi pensava che i figli di un Dio minore della Formazione Professionale potessero misurarsi con percorsi ambiziosi? Chi riteneva che competere in un concorso regionale di storia contemporanea e lavoraci e vincerlo potesse essere alla portata di chi non è mai stato ritenuto capace neppure di avvicinarsi a certi temi? Chi pensava che ragazzini di 16 anni potessero tradurre un libro cinese dall’inglese all’italiano? Chi poteva dire che una scuola della Valle Elvo sarebbe arrivata ad Hong Kong? Chi poteva immaginare che un gruppo di ragazzi avrebbero preso per mano un territorio portandolo a misurarsi con il tema della legalità? Chi poteva dire che questo sarebbe capitato vincendo concorsi nazionali dei settori di appartenenza, frequentando Erasmus all’estero, animando backstage e concorsi… Abbiamo visto allievi piangere e crescere insieme ai propri insegnanti, li abbiamo visti condividere i giorni e le sere, assieme, perché il vivere insieme non è stato un peso, ma l’opportunità di capire un po’ di più della vita. Li abbiamo visti la domenica raccogliere buoni per la scuola, tenere conferenze sulle migrazioni o sulla mafia. Li abbiamo visti lasciare i loro soldi per un pasto alla mensa del povero. Li abbiamo visti, li abbiamo guardati. Li abbiamo visti anche sbagliare. In alcuni casi li abbiamo visti anche tradire la nostra fiducia. Li abbiamo sentiti criticarci, combatterci, a volte da soli a volte insieme alle loro famiglie. Abbiamo visto chi ci combatteva. Abbiamo visto però anche chi ci chiedeva di non mollare, di continuare a guardare in alto, di non smettere di essere esigenti.
Abbiamo sperimentato talvolta la solitudine. Abbiamo percepito che forse era meglio non conoscerci per non rischiare di innamorarsi…
Alla fine però abbiamo vissuto una vita di una misura “piena” e “scossa”.
Allora adesso è il tempo del “grazie”.
Grazie ad ogni allievo che è passato da Muzzano, in questi giorni mi state scorrendo davanti agli occhi, siete la ragione profonda del nostro essere “con voi” e “per voi”. Se oggi sperimento la malinconia per una pagina che cambia è perché voi, i vostri sguardi, i vostri sorrisi, i vostri casini, i vostri cuori, vi siete preso il mio…
Grazie alla Comunità di Muzzano, ai nostri Sindaci, agli amministratori amici, agli alpini, ai volontari della Protezione Civile, alla Comunità muzzanese che ci ha accolto con simpatia e la giusta pazienza che si deve avere quando si è vittima di una invasione di cento ragazzi ogni giorno… Grazie Muzzano! Grazie paese meraviglioso! Grazie comunità splendida! Grazie Sindaco Romano, grazie Sindaco Roberto, grazie Michele, grazie ai vostri collaboratori, grazie alle vostre famiglie, se oggi, a 44 anni mi si lega la voce e un groppo alla gola ferma emozioni e pensieri è perché a Muzzano lascio un pezzo del mio cuore, ma lo lascio volentieri sapendo che è custodito da amici preziosi.
Grazie al team di Muzzano, a tutti i colleghi e le colleghe, quelli “vecchi”, quelli “nuovi”, quelli che sono passati e quelli che sono rimasti. Ci sono tanti “custodi del carisma salesiano” e tanti che pretendono di esserlo. Io non ne so niente, sono una ciabatta vecchia ma di una cosa però sono certo: Don Bosco in questi anni ha sorriso! In tanti parlano di Don Bosco, lo raccontano, alcuni lo fanno vivere e lo fanno sorridere. Siete stati motivo di gioia per chi ama la scuola, per chi pensa che l’educazione sia “roba di cuore”, per chi ritiene che gli adulti debbano accompagnare i giovani non a camminare ma a volare, a sognare, a scommettere, non per follia, ma perché nella scuola hanno trovato non la misura del rigore ma il vento per le loro ali. Grazie perché siete stati esigenti nella paternità, grazie perché avete operato facendo sì che in voi si misurasse la statura di una guida e non l’arroganza di un capo, grazie perché avete faticato con la schiena dritta, grazie perché non avete fatto pesare quella fatica, grazie perché mi avete reso un uomo migliore.
Grazie alla nostra Comunità Salesiana di Muzzano, Felice, Tarcisio, Severino, Alberto, Don Enrico, Don Michelangelo… non era facile accogliere la novità di una scuola in una casa di spiritualità. Grazie perché casa vostra è diventata ogni giorno di più casa nostra e grazie perché siete diventati ogni giorno di più la nostra famiglia.
Grazie alle famiglie dei nostri ragazzi, ci avete fatto il regalo grande di incrociare la nostra strada con la vostra, di prendere per mano i vostri figli per farli crescere crescendo con loro, grazie per esserci state!
Grazie a tutti coloro che ci hanno aiutato nei nostri progetti, siete stati tantissimi e siete l’esempio di come non è la scuola che educa ma è solo “una comunità” che può far crescere il futuro, grazie perché siete stati questa comunità, la nostra comunità.
Grazie a CNOS FAP Regione Piemonte e alla Congregazione Salesiana che ha voluto questo posto e ha consentito questa esperienza. Tutti avremmo voluto tempi differenti ma è importante avere avuto il coraggio di sperare e di provarci. Nella vita puoi perdere un sacco di cose ma se perdi la speranza perdi tutto e qui insieme abbiamo sperato e continuiamo a sperare secondo il sogno di Don Bosco.
Grazie alla vita per il dono di questi anni, per la bellezza di questi cuori, per la profondità di questi legami.
Ci sono cose belle che non sono per tutti ma che durano per sempre perché hanno impresso il sigillo dell’Eterno. Capita talvolta che la loro vita si sviluppi tutta tra Betlemme e Gerusalemme. Ad alcuni una pietra potrà sembrare la fine ma ad altri è stata donata la comprensione di non essere figli della morte, di essere piuttosto figli proprio di una pietra rotolata. A loro è stato donato di assaporare una vita così intensa da inghiottire ogni paura. Questi, certo con i segni di ciò che hanno vissuto, cammineranno ancora, sapendo che la bellezza contagia, che la vita così come gli ha fatto il dono di farli innamorare gli farà gustare questo amore per sempre. Per loro il cielo non sarà più lo stesso, si incontreranno, ogni giorno, guardando quel pezzo di azzurro sopra la valle Elvo che custodisce i loro cuori… i nostri cuori…
Grazie Muzzano!
Stefano Ceffa