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Matteo Massironi Formatore Formatore di soft skills e sicurezza sul lavoro.

Alzare la mano in riunione dovrebbe essere un gesto banale. In molte aziende non lo è.La sicurezza psicologica è la conv...
13/10/2026

Alzare la mano in riunione dovrebbe essere un gesto banale. In molte aziende non lo è.

La sicurezza psicologica è la convinzione di poter parlare, fare una domanda scomoda o ammettere un errore, senza pagarla in termini di reputazione o carriera. Non è gentilezza, e non è assenza di conflitto: puoi avere un team gentilissimo e psicologicamente pericoloso, dove nessuno dice mai davvero quello che pensa.

Si vede da un dettaglio piccolo: chi fa domande scomode, e cosa gli succede nelle settimane dopo. Se viene isolato, corretto in pubblico, o semplicemente non più invitato alle riunioni che contano, il messaggio arriva a tutti gli altri più veloce di qualunque comunicazione ufficiale scritta.

In un'azienda manifatturiera ho assistito a una scena che mi è rimasta impressa: un tecnico segnala un rischio in un cambio di macchina, il capoturno lo liquida davanti a tutti come uno che complica sempre le cose. Da quel giorno, in quella linea, le segnalazioni sono crollate. Non perché il rischio fosse sparito nel frattempo.

Si costruisce da chi guida, che deve essere il primo ad ammettere di non sapere qualcosa. Come scrive Amy Edmondson, nessuno si sveglia la mattina pensando: oggi voglio sembrare ignorante. Il contrario di un'azienda che apprende è un'azienda che tace.

Nel tuo reparto, chi fa la domanda scomoda viene ascoltato o isolato dai colleghi?

13/10/2026

Molte delle tue giornate sono disegnate da scelte che non hai mai fatto.

Le notifiche accese? Non le hai scelte: erano così di fabbrica.
La riunione da un'ora? Nessuno ha deciso che serve un'ora: è il default del calendario.
I canali tutti aperti? Default anche loro.

Si chiama default bias: la tendenza a lasciare tutto com'è già impostato. Le aziende tech lo conoscono benissimo — e infatti i default lavorano per loro, non per te.

La buona notizia? Ogni default si può cambiare.

Ma devi farlo tu, apposta. Una impostazione al giorno.

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La forza di volontà non è un muscolo che alleni a furia di soffrire. È una risorsa che si esaurisce, e più cerchi di ten...
12/10/2026

La forza di volontà non è un muscolo che alleni a furia di soffrire. È una risorsa che si esaurisce, e più cerchi di tenerla su a forza di stringere i denti, prima crolla del tutto, di solito nel momento peggiore.

Quello che ho imparato, dopo quattordici tentativi falliti in palestra e qualche centinaio davanti alla cucina, è che il lavoro vero non sta dentro di te: sta fuori, nel progetto che costruisci intorno alle tue giornate quando sei ancora lucido.

Togliere l'ostacolo, invece di allenarti a superarlo ogni volta da capo. Un segnale fisso, sempre uguale, che avvia l'azione senza bisogno di deciderla ogni giorno di nuovo. Venti secondi di attrito in meno per iniziare, che a volte fanno tutta la differenza tra farlo e rimandarlo. Un'identità in cui riconoscerti, perché chi sei conta più di cosa vorresti diventare. Qualcuno che si aspetta di vederti, perché il sociale tiene in piedi cose che la sola volontà non regge da sola. E una versione così piccola del compito che è quasi impossibile fallirla.

Richard Feynman diceva che "il primo principio è che non devi ingannare te stesso, e tu sei la persona più facile da ingannare". Ed è esattamente quello che facciamo ogni volta che promettiamo a noi stessi più disciplina invece di un contesto più onesto.

Nella tua giornata, dove ti stai ancora affidando alla sola forza di volontà invece che a un progetto esterno?

12/10/2026

Te lo confesso: ho perso dei clienti per colpa delle notifiche di WhatsApp.

Messaggi letti mentre un cliente mi parlava. Risposte rimandate e poi dimenticate. Trattative evaporate perché ero già dentro un'altra conversazione.

Nessun disastro clamoroso: un'erosione. Pezzo dopo pezzo.

È il modo tipico in cui il tecnostress presenta il conto. Non come crollo, ma come perdita di pezzi — di attenzione, di relazioni, di lavoro.

Come ho smesso di perderli l'ho scritto nel mio libro, «Il tecnostress al tempo dell'AI»: la mia storia, la scienza e un piano di 30 giorni.

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12/10/2026

Il 10% del cervello? Viene da un manuale di vendita.

1936: nella prefazione a «Come trattare gli altri e farseli amici» di Dale Carnegie si attribuisce a William James l'idea che usiamo solo il dieci per cento delle nostre capacità.

James non l'ha mai scritto, e parlava di energia, non di neuroni. Il numero più famoso delle neuroscienze è nato in un libro per venditori.

Tu a quanti anni l'hai sentito per la prima volta?

Mandalo a chi ci crede ancora.

In un'evacuazione le persone non corrono all'uscita più vicina. Tornano da dove sono entrate.È uno dei dati più costanti...
11/10/2026

In un'evacuazione le persone non corrono all'uscita più vicina. Tornano da dove sono entrate.

È uno dei dati più costanti negli studi sul comportamento umano nelle emergenze, e uno dei più ignorati nella progettazione dei piani: davanti a un pericolo, la maggior parte delle persone si dirige verso l'uscita che conosce, quella abituale, anche se un'uscita di sicurezza più vicina è segnalata in verde a pochi metri.

C'è un altro dato altrettanto costante: non si parte da soli. Prima di muoversi, le persone cercano il proprio gruppo di riferimento, e questo allunga quello che gli studiosi chiamano tempo di pre-movimento, la fase più lunga e la più trascurata in molti piani di emergenza scritti sulla carta.

Un elemento che invece accelera tutto è l'autorità percepita: se qualcuno indica con chiarezza una direzione, la maggior parte delle persone la segue senza discutere, anche rinunciando alla propria uscita abituale.

La conseguenza pratica è chiara: le prove di evacuazione non servono a verificare un tempo su un cronometro. Servono a rendere familiare l'uscita giusta, così che nel momento critico diventi lei, e non l'ingresso principale, la scelta automatica.

Come diceva Cicerone, l'abitudine è quasi una seconda natura. Nella tua azienda, l'uscita di sicurezza è davvero diventata un'abitudine o resta solo un cartello sul muro?

11/10/2026

Il lavoro digitale ha un trucco di prestigio: fa sembrare importante tutto ciò che è soltanto visibile.

Un messaggio che lampeggia sembra più urgente di un progetto che tace.

Ma l'urgenza reale è un'altra cosa: c'è un danno concreto e vicino se non intervieni? Il resto è solo rumore ad alto volume.

È un cugino dello sconto temporale, uno dei trentasei cortocircuiti mentali che ho raccontato nei miei libri De Mente: privilegiamo il presente visibile sul futuro importante.

Domanda di controllo: se questo messaggio arrivasse tra due ore, cambierebbe qualcosa?

No? Allora può aspettare.

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Cerchiamo le prove. Ma solo quelle che ci danno ragione.Il bias di conferma è forse il più subdolo di tutti, perché agis...
10/10/2026

Cerchiamo le prove. Ma solo quelle che ci danno ragione.

Il bias di conferma è forse il più subdolo di tutti, perché agisce su tre livelli insieme. Nella ricerca, andiamo a cercare informazioni che confermino ciò che già pensiamo, e trascuriamo quelle che lo smentirebbero. Nella memoria, ricordiamo meglio gli episodi che ci hanno dato ragione e dimentichiamo più in fretta quelli che ci hanno smentito. Nell'interpretazione, un dato ambiguo viene letto in modo da confermare l'ipotesi di partenza, quasi mai in modo neutro.

In un'indagine su un infortunio questo è devastante: si finisce per trovare la causa che si stava già cercando fin dall'inizio, e il fascicolo si chiude con una spiegazione che conferma quello che il gruppo di lavoro pensava già prima di aprire l'indagine. Non per malafede, ma perché è così che funziona di default la mente umana, la mia compresa.

Il rimedio è scomodo ma efficace: chiedere esplicitamente a qualcuno di provare che hai torto, prima di chiudere il caso. Non un consulente compiacente, uno che ha davvero l'incarico di smontare la tua ipotesi.

Una frase spesso attribuita ad Anaïs Nin dice: "Non vediamo le cose come sono: le vediamo come siamo". Va detto per onestà che nel diario della stessa Nin la frase è riportata come citazione del Talmud, quindi l'attribuzione resta discussa.

Nella tua ultima analisi di un evento, chi ha avuto davvero il compito di smontare la tesi principale?

10/10/2026

Non sei debole. Sei tarato male per quest'epoca — e va benissimo così, perché non è colpa tua.

Il tuo cervello si è evoluto in un mondo dove le notizie imprevedibili erano rare e importanti: un fruscìo nell'erba, un temporale in arrivo. Ignorarle costava caro.

Oggi vivi in un mondo dove le notizie imprevedibili sono continue e quasi sempre irrilevanti.

Ma il sistema d'allarme è rimasto lo stesso.

Ecco perché ogni vibrazione ti sembra importante: il tuo cervello sta solo facendo il suo mestiere. In un ambiente progettato per fregarlo.

Non devi diventare più forte. Devi cambiare l'ambiente.

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Due piccoli guasti innocui, separati, non farebbero male a nessuno. Ma in una rete di nodi fittamente collegati si incon...
09/10/2026

Due piccoli guasti innocui, separati, non farebbero male a nessuno. Ma in una rete di nodi fittamente collegati si incontrano in un punto, e in quel punto diventano rossi.

È l'immagine che uso per raccontare la Normal Accident Theory di Charles Perrow, formulata dopo l'incidente nucleare di Three Mile Island. La tesi è dura da digerire: in sistemi con complessità interattiva alta e accoppiamento stretto, gli incidenti non sono un errore, sono una proprietà del sistema. Prima o poi succedono, indipendentemente da quanto le persone siano brave o attente.

Complessità interattiva significa che le parti si influenzano in modi che nessuno aveva previsto in fase di progettazione. Accoppiamento stretto significa che, quando succede qualcosa, non c'è margine di tempo per intervenire prima che si propaghi.

La parte più scomoda della teoria di Perrow è la conseguenza: aggiungere altri sistemi di sicurezza spesso aumenta la complessità del sistema, invece di ridurla, e quindi può peggiorare il rischio invece di migliorarlo.

Nella tua azienda, dove i processi sono più intrecciati e con meno margine, avete mai provato a semplificare invece che aggiungere un controllo in più?

Indirizzo

Monza

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Martedì 08:00 - 13:00
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