30/07/2026
Cinque giorni. Solo cinque giorni. Eppure mi sembra di essere qui da molto più tempo, perché le emozioni hanno un modo tutto loro di dilatare il tempo. Sono arrivata a Casablanca per insegnare l’italiano e, ancora una volta, ho capito quanto sia vero che esiste un privilegio raro : lavorare viaggiando e viaggiare lavorando.
Ogni mattina entro in aula e trovo un gruppo di giovani marocchini che stanno insegnando qualcosa anche a me. Si stanno preparando a un esame decisivo, quello che potrebbe aprire loro le porte di un futuro professionale in Italia. Da settimane studiano con una determinazione che colpisce. Iniziano presto, finiscono tardi, affrontano ogni lezione con curiosità, rispetto, disciplina e una voglia instancabile di imparare.
Nella mia vita ho avuto tanti studenti, ma raramente mi è capitato di incontrare ragazzi così motivati. Non cercano scorciatoie. Vogliono capire, migliorare, parlare, sbagliare e riprovare. Ogni loro progresso è una piccola conquista condivisa. Per un’insegnante, non esiste soddisfazione più grande. Fuori dall’aula, intanto, Casablanca si sta raccontando poco alla volta. Ho ammirato la maestosità della Moschea Hassan II, mi sono persa tra i vicoli della Medina, tra botteghe di pelle, tessuti, scarpe, oggetti artigianali, e tra i profumi intensi dei mercati dove si intrecciano frutta, verdura, spezie e tradizioni. È un Paese che sto scoprendo giorno dopo giorno e che, lo ammetto, sta andando ben oltre ogni immaginazione. Condividere questa esperienza con altre due insegnanti italiane la rende ancora più ricca. È un viaggio professionale, umano, culturale. Uno di quelli che lasciano qualcosa dentro. E questa è soltanto la prima pagina. Mi aspettano ancora molte giornate da vivere e da raccontare. Domani, venerdì i ragazzi ci hanno invitato a pranzo per farci assaggiare il loro couscous. Un gesto semplice, ma che dice molto della loro ospitalità e della loro generosità. Ci sono viaggi che ti fanno cambiare luogo. E poi ci sono quelli che, silenziosamente, cambiano un pezzetto di te. Il Marocco, per me, sta già facendo questo.