27/01/2021
Giornata della Memoria 2021
"Oggi è domenica lavorativa, Arbeitssonntag: si lavora fino alle tredici, poi si ritorna in campo per la doccia, la rasatura e il controllo generale della scabbia e dei pidocchi, e in cantiere, misteriosamente, tutti abbiamo saputo che la selezione sarà oggi. La notizia è giunta, come sempre, circondata da un alone di particolari contraddittori e sospetti: stamattina stessa c'è stata selezione in infermeria; la percentuale è stata del sette per cento del totale, del trenta, del cinquanta per cento dei malati. A Birkenau il camino del Crematorio fuma da dieci giorni. Deve essere fatto posto per un enorme trasporto in arrivo dal ghetto di Posen. I giovani dicono ai giovani che saranno scelti tutti i vecchi. I sani dicono ai sani che saranno scelti solo i malati. Saranno esclusi gli specialisti. Saranno esclusi gli ebrei tedeschi. Saranno esclusi i Piccoli Numeri. Sarai scelto tu. Sarò escluso io."
Primo Levi, "Se questo è un uomo"
"Porto con me l’odore, il buio, l’orrore e la ferita di quel tempo lontano. Lotto ancora e recito la parte di un uomo comune, come tanti altri. Ma sento spesso un inferno dentro, anche se cerco di apparire sereno e felice. Amo la mia famiglia sopra ogni altra cosa. In vista ormai della settecentesima conferenza nelle scuole, mi sento ancora là, nel luogo del lutto. Ho una ricca e vivace vita interiore da cui attinguo il mio essere di ogni giorno. Penso, leggo e scrivo, ma sono sempre là, tra i fili spinati e lì resterò fino alla fine della mia vita. Ogni giorno apro gli occhi su un mondo difficile e spesso ostile, ma anche pieno di stimoli e tentazioni. Mi rimbocco le maniche, accetto la sfida e mi batto. Ho tre figli molto più bravi di me, che portano il seme di Birkenau che ho loro trasmesso."
Nedo Fiano, "A 5405, il coraggio di vivere"
"La giornata era scandita dall'essere lavoratori schiavi, che però era una fortuna rispetto a quelle che facevano parte dei commandi – così venivano chiamati. Credo che una delle ragioni per cui de l'ho fatta, è stata di lavorare al coperto dentro la fabbrica. Quelli obbligati ad altri lavori, a scaricare le pietre da un camion – inutilmente, perché dall'altra parte un altro gruppo le ricaricava –, scavare delle buche che gli altri riempivano, [erano] quei lavori che servivano per uccidere senza sprecare né le munizioni né lo Zyklon B. [«e poi dopo queste ore di lavoro, c'era di nuovo il ritorno ad Auschwitz?»] Dopo queste ore di lavoro veramente da schiavi, si tornava a piedi –sempre- al campo. Si affondava nel fango, nella neve, eravamo fradice d'acqua. Si tornava al campo, e quel momento, invece di essere di relax che uno si riposa dopo quella giornata, c'era questa visione del crematorio: a seconda del fumo o della fiamma, capivamo se stava lavorando o se aveva già lavorato. Andavamo nelle baracche e lì ci davano questo pezzo di pane della sera, che era sognato per tutto il giorno. Poi c'era la notte. E la notte del lager è una cosa di cui non si parla mai. E la notte del lager è invece importantissima, perché si sentono le grida di quelli che vanno al gas, si sentono i richiami delle mamme che non perdono i bambini, i bambini in tutte le lingue d'europa, dei mariti che han perso le mogli. E noi sapevamo dove andavano: era la notte."
Liliana Segre, "La memoria rende liberi"