Avvocato in Campagna, i miei sentieri, il mio ortobio, le mie produzioni

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L’amore per la natura, il bio, il buon cibo e le nostre tradizioni hanno fatto nascere in me l’esigenza di condividere tutto ciò che di bello la nostra terra può offrire.

Qualcosa è andato storto...se ieri era il 15  settembre 🤷
16/09/2026

Qualcosa è andato storto...
se ieri era il 15 settembre 🤷

L'orto ha perso il calendarioLe piante di ciliegino resistono. Sono vive, verdi, ostinate. Ma il frutto matura lentament...
11/09/2026

L'orto ha perso il calendario

Le piante di ciliegino resistono. Sono vive, verdi, ostinate. Ma il frutto matura lentamente e spesso rimane lì, verde, come se aspettasse un autunno che non arriva.

I cavolfiori e i broccoletti hanno foglie rigogliose, quasi esuberanti, ma non fanno ancora il loro fiore.

L'acqua non manca. Irrigo regolarmente. Eppure il caldo continua a far soffrire le piante.

Forse perché l'acqua da sola non basta quando è il clima ad essere fuori misura.

E allora guardo il mio orto e penso che questo caldo non abbia semplicemente fatto soffrire le piante: ha confuso il loro calendario.

Le stagioni non arrivano più quando dovrebbero arrivare. Le piante ricevono segnali contraddittori. Anche le api sembrano vivere un tempo diverso, inseguendo fioriture che non rispettano più i vecchi ritmi.

È come se la natura, senza lamentarsi, ci stesse dicendo qualcosa.

Noi continuiamo a chiamare settembre settembre.

Ma per l'orto, forse, settembre quest'anno non è ancora arrivato.

01/09/2026

All’ora del Vespro
Finalmente un po’ di fresco. I primi due giorni di settembre, nell’ora del Vespro, sembrano restituire al corpo e alla mente una voglia che il caldo aveva sopito: quella di riprendere un libro e concedersi una buona lettura.
Il cielo è terso. Le piante del giardino, seppure con le foglie ancora piene di polvere, frusciano lentamente, quasi a salutare il cambiamento. E torna anche la voglia di riprendere gli esercizi fisici.
Luglio e agosto ci hanno fiaccati. Nell’orto si è lavorato all’alba e si è ripreso un’ora prima del tramonto, cercando di risparmiare il fiato e soprattutto di non lasciare andare in rovina i frutti di tanto lavoro. Il respiro corto, la calura, la polvere: ce la siamo cavata.
Adesso aspettiamo la pioggia. Prima o poi arriverà.
E forse, a Natale, ci saremo già dimenticati di questo agosto così caldo. O forse, guardando il calendario, penseremo che tra appena otto mesi quel caldo tornerà ancora, come ogni anno, e che per qualche settimana avevamo soltanto desiderato di dimenticarcene.
Intanto, stasera, c'è finalmente un po' di fresco.
Un libro aperto, il giardino che respira piano, e la sensazione che la vita, dopo aver chiesto tanto al corpo, ricominci lentamente a restituirci qualcosa.

01/09/2026

Dalla vendemmia di oggi al “ribollir de’ tini”

Ne ho fatto esperienza e, in qualche modo, ne ho fatto pure lavoro.
La scorsa domenica mattina, in contrada Dammusi, alla tenuta Feotto, era ancora buio quando il rumore di un trattore, con i fari accesi, saliva e scendeva lungo i filari delle viti.
Era già cominciata la vendemmia.
Non quella che ricordiamo nelle campagne di una volta, fatta di mani, ceste, cassette e grappoli raccolti uno a uno. Era la vendemmia moderna, quella meccanizzata: una macchina che percorre i filari, raccoglie l'uva e separa immediatamente i grappoli.
Alle dodici era già tutto finito. Tanti quintali di chicchi erano stati portati in cantina, dove mi hanno spiegato che l'uva viene attentamente vagliata, divisa e refrigerata, seguendo un processo che consente di preservare al meglio le caratteristiche del frutto e ottenere un vino di alta qualità.
È questa l'agricoltura del nostro tempo: tecnologia, efficienza, controllo.
E la Sicilia, in questo campo, ha saputo fare grandi passi avanti. Le nostre cantine producono vini eccellenti, capaci di conquistare mercati lontani e di trovare posto sugli scaffali dei supermercati e sulle tavole di tanti Paesi.
Eppure, mentre osservavo quella vendemmia veloce e quasi silenziosa, mi è tornato alla mente un altro tempo.
Il tempo in cui la vendemmia non si consumava soltanto nei vigneti, ma entrava nei paesi.
Il mosto veniva torchiato davanti alle case, il trattore arrivava carico di grappoli, le mani erano appiccicose di mosto e per le strade si diffondeva quell'odore acre, dolce e selvatico dell'uva appena spremuta.
Era un profumo che annunciava l'autunno.
E allora è inevitabile pensare a Carducci e alla sua San Martino, a quei versi che hanno consegnato alla poesia proprio il profumo della vendemmia:
«ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de’ vini
l’anime a rallegrar.»
Oggi abbiamo cantine più moderne, tecniche più raffinate e vini probabilmente migliori.
Ma quel profumo non passa più per le vie del paese.
È rimasto nei ricordi di chi lo ha respirato.
E forse è proprio questo il destino del progresso: migliorare ciò che produciamo e, nello stesso tempo, cancellare lentamente i gesti, i rumori e i profumi attraverso i quali un tempo riconoscevamo il passare delle stagioni.
La vendemmia di oggi finisce alle dodici.
Quella di allora, invece, rimaneva addosso

Il disco d’oro della SiciliaOggi il disco d’oro della Sicilia è oscurato dalla sabbia del Sahara.Il sole è pallido , dal...
28/08/2026

Il disco d’oro della Sicilia

Oggi il disco d’oro della Sicilia è oscurato dalla sabbia del Sahara.
Il sole è pallido , dall'alba al tramonto, senza il suo solito splendore.
L’aria è immobile, la calura eccezionale.
La pelle si secca, la terra si spacca, le piante cercano acqua.
È l’arsura.
In campagna la senti più che altrove.
La senti nella terra sotto i piedi, nelle foglie stanche, nel silenzio delle ore più calde.
Eppure questa luce velata ha qualcosa di antico.
Mi fa pensare alla Sicilia di una volta, quando si imparava a conoscere il cielo, il vento, le nuvole, la sete della terra.
Forse oggi sappiamo molte più cose sul clima, sull’atmosfera, sul Sahara che ci manda la sua sabbia fin qui.
Ma davanti a questo cielo color della polvere ritorniamo, in fondo, uomini semplici: guardiamo in alto e aspettiamo l’acqua.
Perché la terra, prima ancora delle nostre parole, sa quando ne ha bisogno.

Dalla cucina alla terra: anche questo è prendersi cura dell’ambienteQuesto è il compost che ho ottenuto dalla compostier...
28/08/2026

Dalla cucina alla terra: anche questo è prendersi cura dell’ambiente

Questo è il compost che ho ottenuto dalla compostiera, utilizzando la frazione organica dei rifiuti domestici.
Lo uso nell’orto per restituire alla terra una parte di ciò che dalla terra proviene. È un gesto semplice, quasi insignificante, ma ogni volta che lo faccio penso che nulla dovrebbe essere considerato veramente “rifiuto” quando può tornare a essere risorsa.

Il mio impegno per la terra e per l’ambiente è poca cosa, lo so.

Ma quando penso ai tanti mascalzoni che continuano ad abbandonare sacchetti di rifiuti lungo le strade, oppure a chi arriva persino a dare fuoco ai copertoni — come è accaduto ieri nei pressi della diga Jato — allora mi convinco che anche una piccola buona pratica abbia un valore.

Perché l'ambiente non si difende soltanto con le grandi parole, le campagne e gli slogan.
Si difende anche con i piccoli gesti quotidiani.
Un orto, una compostiera, una manciata di compost restituita alla terra.
È poca cosa.
Ma se lo facessimo in tanti, diventerebbe una cosa grande.

A chi possiede un orto e ha la possibilità di fare il compostaggio domestico, questa pratica la raccomando davvero.
La terra, prima o poi, ci restituisce sempre quello che le abbiamo dato.

Paolo Geloso anche queste sono le nostre maratone 😉😅

I tenerumi di Sicilia  - Montelepre Quest’anno, nel mio orto, le zucchine sono arrivate in ritardo. Le prime seminate in...
27/08/2026

I tenerumi di Sicilia - Montelepre

Quest’anno, nel mio orto, le zucchine sono arrivate in ritardo.
Le prime seminate in anticipo non ce l’hanno fatta, mentre le seconde, seminate più tardi, hanno avuto maggiore fortuna e sono cresciute bene.
Questo ritardo, però, mi ha offerto l’occasione di recuperare tutti i semi che avevo conservato dalle zucchine dell’anno precedente.
Li ho seminati a tappeto sotto la pergola predisposta per i tenerumi, con l’idea di far arrampicare solo alcune delle piante verso l’alto e nel frattempo, aspettando che alcune delle piante raggiungessero la pergola, ho cominciato a raccogliere i germogli e le foglie più giovani di quelli seminati a tappeto: i tenerumi, appunto, senza il tipico filo 😉

In Sicilia questa verdura è legata soprattutto alla zucchina lunga o cucuzza longa, una pianta rampicante coltivata tradizionalmente sulle pergole. I tenerumi sono costituiti dalle parti più tenere della pianta, da raccogliere quando sono ancora giovani e vellutate.

Ho scelto di effettuare la semina a distanza di circa un mese l’una dall’altra. In questo modo posso distribuire meglio la crescita delle piante e avere tenerumi disponibili più a lungo, invece di concentrare tutta la produzione in un unico periodo.

Una verdura preziosa

I tenerumi sono un magnifico esempio di cucina contadina e di agricoltura senza sprechi: della pianta non si utilizza soltanto il frutto, ma anche foglie e germogli, trasformando quelle che un tempo potevano sembrare parti secondarie in una verdura gustosa e nutriente.

Sono leggeri, ricchi d’acqua e naturalmente poveri di grassi. Contengono fibre, utili per la regolarità intestinale, e diversi sali minerali, tra cui potassio, calcio e magnesio. Apportano inoltre vitamine del gruppo B e vitamina A, che contribuisce al mantenimento della normale funzione della vista e della pelle.

Per questo i tenerumi sono adatti a un’alimentazione estiva: sono delicati, digeribili e rinfrescanti, soprattutto quando vengono consumati appena raccolti e cotti senza preparazioni troppo elaborate.

Naturalmente, i loro benefici vanno intesi nell’ambito di una dieta varia ed equilibrata.

In cucina

Dopo la raccolta si elimino le parti fibrose, si scelgono foglie e germogli teneri, non per quelli giovani cresciuti a tappeto sotto la pergola che raccolti entro 15 giorni dalla semina sono fitti e teneri. Si lavano con cura e si cucino come una normale verdura.
Sono ottimi insieme alla pasta, secondo la tradizione siciliana, nelle minestre e nelle zuppe estive.
La cottura richiede generalmente un certo tempo. Le varianti sono tanti. Il piatto più utilizzato è la pasta con i tenerumi liscio o con sughetto e pomodorini. Poi nella bizzaria è nato il piatto tenerumi e cozze😆

Il bello di questa coltivazione è che, mentre la pianta cresce e si arrampica sulla pergola, continua a regalarci una verdura semplice, genuina e stagionale. Prima arrivano i tenerumi, poi la pianta si sviluppa verso l’alto e, infine, arrivano le lunghe zucchine: una produzione graduale e generosa, perfettamente adatta all’orto familiare.

La Luna, la vigna e il rumore di un motorePerché la Luna è sempre stata osservata?Quante poesie le sono state dedicate.Q...
25/08/2026

La Luna, la vigna e il rumore di un motore

Perché la Luna è sempre stata osservata?
Quante poesie le sono state dedicate.

Quanti racconti, quante leggende, quanti amori sono cominciati guardandola.
Da millenni gli uomini alzano gli occhi verso quella luce e, forse, senza saperlo, cercano qualcosa di sé.
Stasera la guardo anch'io.
Sono nella mia amaca.
Intorno, il canto dei grilli e delle cicale.
L'aria calda di questo agosto siciliano sembra non voler lasciare la terra.
E penso.
Dicono che il clima sta cambiando. E ormai non è più soltanto qualcosa che leggo nei giornali: lo sento sulla pelle, nell'aria, nella terra. In Sicilia il caldo prolungato e le notti sempre più calde stanno già cambiando la vita quotidiana e il lavoro agricolo.
Ma c'è un'altra cosa che osservo.
Guardo la grande vigna del vicino.
Un tempo, in queste giornate, si vedevano uomini in mezzo ai filari. Ceste, mani, sudore, voci.
La vendemmia era fatica, ma era anche un rito.
La terra passava attraverso le mani degli uomini prima di diventare vino.
Oggi, sempre più spesso, passa una macchina.
Un mezzo meccanico percorre avanti e indietro i filari.
Un operatore, forse seduto in una cabina climatizzata, guida quella macchina mentre fuori la campagna brucia sotto il sole.
Non dico che sia un male.
Forse è semplicemente il tempo che cambia.
La tecnologia allevia la fatica, rende possibile lavorare anche quando il caldo rende quasi impossibile stare nei campi. E probabilmente sarà sempre più necessaria.
Ma io, dalla mia amaca, vedo un'altra cosa.
Vedo ciò che si perde.
Non soltanto un modo di vendemmiare.
Si perde un rapporto fisico con la terra.
Si perde il rumore delle voci tra i filari.
Si perde forse una parte di quella lentezza che permetteva all'uomo di accorgersi della Luna.
E allora penso che la Luna continui a fare il suo mestiere.
Era lì quando gli uomini vendemmiavano a mano.
È lì adesso che una macchina attraversa i filari.
Sarà lì quando forse non ci saranno più uomini a raccogliere l'uva.
La tecnologia cambia la campagna.
Il clima cambia la campagna.
Noi cambiamo.
La Luna, invece, continua a guardarci.
Forse è proprio per questo che da millenni continuiamo a guardare lei.
Perché mentre tutto cambia, abbiamo bisogno di qualcosa che ci ricordi che non siamo soltanto ciò che costruiamo, produciamo e consumiamo.
E stasera, mentre grilli e cicale fanno da orchestra, io resto qui.
Nella mia amaca.
A guardare la Luna.
E a chiedermi se, nel progresso, stiamo guadagnando tempo o stiamo semplicemente dimenticando come abitarlo.

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24/08/2026

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Con questo caldo, caldo, un'insalata eterogenea dell'orto è quella che ci vuole : lattuga,cetriolo, pomodorini e portulaca non da solo colore alla tavola ma fa molto bene alla salute perché garantisce un mix completo di vitamine, minerali, fibre e antiossidanti utili al corpo. Appunto per difendenderci dal caldo 😉😋

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