La Grande Guerra in cinque passi

La Grande Guerra in cinque passi Pagina curata dagli storici Davide Allegri, Andrea Casna e Luigi Carretta.

Percorso di approfondimento e dibattito sulla Grande Guerra per scoprire dettagli e curiosità sul primo conflitto che sconvolse il mondo

🔭 Di guardia sul Monte Pin, in Carnia🪖 Chiaramente si tratta di una foto di propaganda, volta a sottolineare l’epicità d...
24/07/2026

🔭 Di guardia sul Monte Pin, in Carnia

🪖 Chiaramente si tratta di una foto di propaganda, volta a sottolineare l’epicità della lotta dell’Impero per la sua sopravvivenza, insieme alla bellezza dei paesaggi.

🏔️ Sappiamo perfettamente che la realtà era molto diversa: freddo estremo, caldo atroce, fango, parassiti, valanghe, frane, pioggia e neve. Oltre naturalmente all’avversario, sempre pronto a sfruttare un tuo passo falso.

🪨 Nella lotta valeva tutto: si ricorreva anche ai sassi gettati nelle trincee avversarie, oppure ai bombardamenti d’artiglieria con lo scopo di scatenare valanghe mortali sui nemici.

❄️ Entrambi dovevano combattere contro il tempo atmosferico e i problemi della permanenza a più di 2000 metri.

📷 A casa però dovevano pensare che l’esercito fosse dominante, che guardasse dall’alto i nemici e li tenessero sotto controllo con fierezza e tranquillità.

📚ÖNB, scattata il 15 luglio 1916

🇦🇹 Uno sguardo sconsolato (o forse speranzoso) su una valle di nubi.☁️ Chissà cosa aveva in testa questo Landesschütze m...
20/07/2026

🇦🇹 Uno sguardo sconsolato (o forse speranzoso) su una valle di nubi.

☁️ Chissà cosa aveva in testa questo Landesschütze mentre guardava verso il fondovalle questo spettacolo meraviglioso della natura.

📸 Tutto questo da vita ad uno degli scatti più evocativi che abbiamo mai visto.

📚 ÖNB, data sconosciuta

📸 Questa fotografia lascia sempre a bocca aperta.☎️ Ritrae una postazione telefonica avanzata posta sulla Croda Rossa, n...
19/07/2026

📸 Questa fotografia lascia sempre a bocca aperta.

☎️ Ritrae una postazione telefonica avanzata posta sulla Croda Rossa, nelle Dolomiti di Sesto nell’estate del 1917.

📜 Curioso il manifesto di propaganda attaccato alle spalle dei soldati sulla parete della baracca. Si tratta quasi sicuramente di un prestito di guerra, notevole il fatto che fosse arrivato a più di 2000 metri di quota.

📚 ÖNB

La Guerra Bianca – Quando la montagna diventa il carnefice🏔 La Prima Guerra Mondiale non fu combattuta solo nel fango de...
13/07/2026

La Guerra Bianca – Quando la montagna diventa il carnefice

🏔 La Prima Guerra Mondiale non fu combattuta solo nel fango delle trincee del Carso. In Trentino e in Cadore, la guerra salì oltre i 3.000 metri, trasformando vette inviolate in campi di battaglia dove l'avversario più pericoloso non era il fucile, ma la fisica.

❄ Il paradosso del ghiaccio
La Guerra Bianca è una sfida ai limiti della sopravvivenza. Gli eserciti si trovarono a dover colonizzare ghiacciai perenni. Sulla Marmolada, l'esercito austro-ungarico creò la "Città di Ghiaccio": una rete di tunnel scavati nel ghiacciaio, lunghi chilometri, dotati di camerate, cucine e persino linee elettriche. Era una forma di architettura ipogea nata per proteggersi dal tiro dell'artiglieria, ma che esponeva gli uomini a un freddo che non dava tregua. Anche sull'Adamello vennero costruiti cunicoli, baracche, postazioni pensate per riparare gli uomini dalla violenza del clima più che per farli combattere.

⛈ L'arma meteorologica
In alta quota, la natura diventa parte integrante della strategia. I comandi militari iniziarono a utilizzare il cannoneggiamento mirato non verso le posizioni nemiche, ma verso i pendii sovrastanti. L'obiettivo? Innescare valanghe artificiali. Migliaia di soldati furono sepolti vivi in pochi secondi da masse di neve provocate volontariamente. Non era più solo guerra, era una sfida brutale contro le leggi della geologia.

🧊Il peso della sopravvivenza
Un soldato in alta quota trasportava in media 35-40 kg. Tra coperte, munizioni, rancio e attrezzi, il peso era insostenibile. Ma il vero nemico era la lana delle uniformi: una volta inzuppata d'acqua o neve, si congelava diventando una lastra di ghiaccio che rendeva impossibile il movimento e accelerava il congelamento degli arti.

🌼Quando oggi percorriamo i sentieri che portano a quelle vette, spesso calpestiamo ancora frammenti di filo spinato o schegge che affiorano dal ghiaccio. Ogni roccia, lassù, è stata testimone di un silenzio che ancora oggi fatichiamo a comprendere.

📸 Immagini da MITAG Museo Storico Italiano della Guerra

🏴Ci uniamo al cordoglio per la recente scomparsa di uno degli storici militari più importanti del nostro Paese.🇮🇹 Purtro...
13/07/2026

🏴Ci uniamo al cordoglio per la recente scomparsa di uno degli storici militari più importanti del nostro Paese.

🇮🇹 Purtroppo non conoscevamo il generale Filippo Cappellano di persona, però abbiamo letto molti dei suoi importanti libri, articoli e saggi. Ha contribuito in maniera determinante alla nostra formazione e ha avuto il coraggio negli ultimi anni di occuparsi di argomenti delicati e scomodi, affrontando le tematiche con rigore, metodo e infinito senso critico. Proprio per questo ci teniamo a ricordarlo con l’immagine della copertina di un testo che ha davvero contribuito a rileggere una pagina importante della nostra Storia collettiva.

📚 Siamo certi che il suo ricordo attraverso le opere che ha scritto gli sopravvivrà, anche attraverso gli studiosi che approfondiranno i sentieri di ricerca che come grande pioniere ha tracciato con passo sicuro da vero professionista della ricerca quale era.

🏛️ Il suo esempio vivrà nei nostri cuori per sempre e ci sarà da guida per trattare l’affascinante tema della Grande Guerra.

🎨 Trench Art – L'anima forgiata nel metallo🖼 In trincea, tra un attacco e l'altro, il tempo non passava: si dilatava. Pe...
10/07/2026

🎨 Trench Art – L'anima forgiata nel metallo

🖼 In trincea, tra un attacco e l'altro, il tempo non passava: si dilatava. Per migliaia di uomini, la risposta alla follia del fronte fu il ritorno a un gesto primordiale: creare.

🎇Il bossolo come tela
Uno dei materiali d'elezione era il bossolo di cannone. Se ne trovavano ovunque. Trasformare un oggetto che ha servito la morte (la capsula di un proiettile) in un oggetto di uso quotidiano o decorativo (un vaso, un candeliere, un portacenere) era un atto di estrema resistenza psicologica. Era un modo per riappropriarsi della materia e dargli una nuova funzione domestica.

🏡 Il linguaggio dell'incisione
Guardando i pezzi di trench art, si legge la storia del soldato: le date delle battaglie, il nome del reggimento, dediche struggenti a mogli e madri lontane, o simboli religiosi. Non erano semplici incisioni, erano "ancore" a cui aggrapparsi per ricordarsi chi si era prima di indossare l'uniforme.

La trench art non si limitava ai soli bossoli d'artiglieria, anche le corone di forzamento dei proietti, le ogive dei fucili, le schegge d'artiglieria potevano diventare oggetti d'arte e di devozione.

10/07/2026



Visita in uno dei bunker più affascinanti che abbiamo mai visto.
Una postazione d’avanguardia per l’epoca, pensata per trasformare una montagna in una fortezza imprendibile

☢ L'Incubo Chimico – Quando la scienza dichiara guerra all'aria🕰 22 aprile 1915, Ypres. Una nube giallastra, densa e spe...
09/07/2026

☢ L'Incubo Chimico – Quando la scienza dichiara guerra all'aria

🕰 22 aprile 1915, Ypres. Una nube giallastra, densa e spettrale, si muove lenta verso le linee francesi. Non è nebbia. È cloro. In quel momento, la guerra cambia volto per sempre: l'aria stessa diventa un'arma.

💣 Il battesimo del fuoco (chimico)
L'uso dei gas tossici segnò il passaggio definitivo alla "guerra industriale". Il cloro, il fosgene e infine l'iprite non venivano lanciati per uccidere istantaneamente, ma per terrorizzare, invalidare e costringere l'avversario a una resa psicologica. L'iprite, in particolare, bruciava la pelle e i polmoni anche a distanza di ore dal contatto.

😷 L'evoluzione della difesa
La risposta tecnologica fu una corsa frenetica contro il tempo. I primi "strumenti" furono rudimentali: fazzoletti imbevuti di urina o soluzioni di bicarbonato, usati dai soldati per filtrare l'aria. Poi arrivò la tela gommata e, infine, le maschere a filtro con carboni attivi. Questi oggetti, però, non proteggevano solo i polmoni: creavano una barriera estetica che disumanizzava il soldato.

⚔ L'anonimato della maschera
Indossare la maschera antigas significava perdere la propria identità. Dietro le lenti di vetro e le membrane di gomma, il soldato diventava un essere senza volto. Questa trasformazione estetica ebbe un impatto devastante sul morale: il nemico non era più un uomo, ma una minaccia impersonale, un soffocamento che arrivava dal vento in mezzo ai miasmi degli aggressivi chimici.

☠ La maschera antigas è il simbolo perfetto di questa guerra: una tecnologia industriale di massa, progettata per preservare la vita che, nel processo, finisce per trasformare chi la indossa in una creatura spettrale, privandola di ogni tratto umano.

📸 Foto da MITAG Museo Storico Italiano della Guerra, Fortepan / Komlós Péter, Fortepan / Palotai Klára, Fortepan / Österreichische Nationalbibliothek

🚟 Le Teleferiche – Il cordone ombelicale della montagnaCome si rifornisce un battaglione a 3.000 metri d'altezza, su una...
08/07/2026

🚟 Le Teleferiche – Il cordone ombelicale della montagna

Come si rifornisce un battaglione a 3.000 metri d'altezza, su una cengia di roccia dove nemmeno un mulo può salire? La risposta fu una ragnatela di cavi d'acciaio che solcò ovunque le montagne del fronte.

⛰ Una sfida alla gravità
Il sistema delle teleferiche fu il vero miracolo ingegneristico della Grande Guerra. Senza questi impianti, la guerra di posizione in alta quota sarebbe crollata per inedia nel giro di poche settimane. Migliaia di chilometri di cavi furono tesi tra picchi opposti, creando un sistema di trasporto sospeso che sfidava la vertigine.

⛑ Il rumore del fronte
Il sibilo delle carrucole sui cavi era il suono costante della montagna. Le teleferiche non portavano solo casse di proiettili o casse di rancio: portavano a valle i feriti, protetti da barelle a cestello che dondolavano nel vuoto sopra i precipizi. Per un soldato, salire sulla teleferica era un atto di fede verso la tecnologia e verso i compagni che gestivano gli argani.

🚚 Il trionfo della logistica
Ciò che rende la storia delle teleferiche affascinante è che furono costruite da ingegneri e soldati sotto il fuoco nemico. Spesso, il punto di ancoraggio doveva essere scavato nella roccia nuda, in posizioni esposte, lavorando di notte per non essere visti.

🔍 La prossima volta che vedete i resti di un pilone o un ancoraggio arrugginito su una parete rocciosa, ricordate che quello era il "cordone ombelicale" che teneva legati quegli uomini alla vita. Senza quel filo d'acciaio, la sopravvivenza in alta quota sarebbe stata semplicemente impossibile.
Pensate che la stazione d'arrivo delle teleferica del C***o di Cavento è stata incapsulata nel ghiaccio per un secolo e quando è stata riportata alla luce ha mostrato anche parte del carico che era costituito da ... limoni.
Il limone infatti era un'ottima fonte di Vitamina C, utilissima per contrastare gli enormi strapazzi della vita a più di 3000 metri di quota.

📸 Lo scatto proviene dal MITAG Museo Storico Italiano della Guerra e raffigura il viaggio di due ufficiali sulla teleferica che collegava la piazza di Riva del Garda con la Rocchetta.

Indirizzo

Montecchio Maggiore
36075

Sito Web

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