24/09/2022
"Una mattina Ruud si svegliò e si ritrovò Carlo, suo compagno di stanza, a un passo dal letto con le mani sui fianchi e l’espressione severa:
«Vorrei proprio sapere come fai… Guarda che ti ho osservato tutta la notte. Hai dormito come un bambino!»
Gullit si stropicciava gli occhi e faticava a mettere a fuoco la situazione: «Ehi, Carlo, cosa ti prende? Cosa è successo?»
«È successo che stasera giochiamo contro il Real Madrid! Al Bernabeu, nel loro stadio!» ha esclamato Ancelotti. «E tu dormi tranquillo, come se niente fosse…»
«Certo che dormo tranquillo! Ma cosa te ne frega del Real Madrid? Noi siamo molto più forti di loro», ha risposto Ruud.
«Io quando gioco nel Milan mi sento invincibile e non mi interessa se ho davanti l’Avellino, l’Atalanta o il Real Madrid. Io mi diverto, il gioco mi dà gioia e sento di poter vincere sempre.
Anzi, io vinco prima ancora che inizi la partita, perché loro ci guardano e capiscono già lì che siamo più forti di loro.
Stasera nel tunnel del Bernabeu succederà la stessa cosa, Carlo: ci guarderanno negli occhi e cominceremo a vincere.»
È con il cuore di Ruud Gullit che la notte del 5 aprile 1989 siamo scesi in campo contro il Real Madrid, in uno scenario impressionante.
Oltre 90.000 spettatori riempivano l’imponente Bernabeu.
Ventidue televisioni collegate in diretta, il mondo ci stava guardando.
Il giorno dopo il quotidiano spagnolo «AS» titolò: Lezione di calcio al Bernabeu, «ABC» scrisse: «Era una gioia vedere Ancelotti rubare decine di palloni e Baresi guidare l’avanzata della difesa».
«Una gioia», ecco la parola giusta per raccontare il nostro calcio.
Un altro giornale spagnolo, ci raccontò come se avesse assistito allo sbarco dei marziani:
«Dal Bernabeu è passata una squadra meravigliosa». Calcolarono che su novanta minuti di gioco il Milan aveva trascorso un’ora nella metà campo del Real Madrid."
[Arrigo Sacchi]
Fonte: "La coppa degli immortali"