06/09/2025
Faccio fatica a ricordare le date. Se non fosse per la bacheca dei ricordi di Facebook, probabilmente non mi sarei neppure accorta dell’anniversario di Keep in Teach. Quello che invece mi resta più impresso sono le emozioni e le sensazioni. Quel giorno in particolare, quando finalmente decisi di raccontare cosa volessi fare, lo ricordo benissimo: la frenesia, la determinazione a partire con questo progetto, ma anche l’imbarazzo e la paura di dirlo ad alta voce. E, soprattutto, quella domanda che ancora oggi ritorna: “E se non sono capace?”
Sei anni fa, sentivo il bisogno di trasmettere le conoscenze che avevo raccolto negli anni in un modo diverso e viverle in un modo diverso.
Ricordo le prime lezioni preparate con troppa rigidità, e ricordo anche il momento in cui decisi di lasciar andare gli schemi e fidarmi della relazione con chi avevo davanti. Fu allora che l’aula era tornata ad essere il posto familiare di cui avevo memoria.
Oggi, sei anni dopo, quell’aula continua ad essere un luogo familiare. Ogni anno incontro nuovi studenti e continuo ad accogliere chi ritorna. Vedere i bambini trasformarsi in ragazzi è sorprendente: all’inizio arrivano timidi, con lo sguardo basso e le spalle chiuse; dopo qualche tempo li ritrovo sereni, curiosi, capaci di abitare quello spazio come se fosse sempre stato loro.
Non sono mancate le difficoltà, e a volte ho incontrato persone molto lontane dal mio modo di essere. Ma proprio lì ho capito quanto questo lavoro mi somigli.
Keep in Teach è nata con l’idea di essere una comunità che non si misura con i modelli scolastici e formativi convenzionali. È una comunità che dà spazio e valore alle capacità di ciascuno. Ed è ancora questa la direzione che mi guida.
Perciò sì, la frase che più ci rappresenta resta: “If they zig, you zag!”