22/04/2025
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I BAMBINI E LE BAMBINE FANNO FATICA A STARE NELLE PROPOSTE
Questo è uno degli aspetti che sempre più spesso vengono “lamentati” dalle educatrici e dalle insegnanti.
Una cosa che dico molto spesso è che prima di domandarci cosa non sta funzionando nel comportamento delle bambine e dei bambini dobbiamo chiederci cosa “non sta funzionando” dentro e attorno a loro.
Se ci fermiamo e proviamo a riflettere ci renderemo immediatamente conto che quella fatica arriva da lontano.
Probabilmente viene da bisogni che non ha trovato spazio, da una parte di vita che non è stata vista, accolta, riconosciuta.
Il cervello delle bambine e dei bambini non impara a comando.
Non risponde a una programmazione esterna, non si “accende” quando vogliamo noi.
Il cervello dei bambini e delle bambine ha bisogno di sentirsi al sicuro.
Ha bisogno di casa, di calore, di empatia, di relazione.
Lo dice anche la teoria dell’attaccamento di Bowlby:
senza una base sicura, il bambino e la bambina non esplorano.
E senza esplorazione, non c’è apprendimento.
Lo conferma anche la neuroscienza, grazie agli studi di Daniel Siegel ma non solo:
quando il cervello è in allerta, quando il corpo è agitato, quando le emozioni dominano,
le aree deputate all’apprendimento (la corteccia prefrontale, la memoria di lavoro) si spengono.
Non è una questione di volontà, è una questione di sopravvivenza.
Per quanto riguarda la mia esperienza, e’ sempre difficile per me come educatrice organizzare le esperienze in anticipo.
E’ difficile se non impossibile. Perché qualsiasi tipo di esperienza prima di una pianificazione prevede l’ascolto.
L’ascolto a trecentosessanta gradi.
L’ascolto dei desideri e dei bisogni delle bambine e dei bambini, l’ascolto del loro stare, delle loro emozioni, di come si sentono fisicamente, di come hanno dormito, del loro umore, dei loro dolori, della loro stanchezza.
Sono tante le cose che vanno ascoltate prima di muoversi, uscire dal nido e vivere delle esperienze.
Per me sarebbe impossibile pianificare con largo anticipo, perché io non so di cosa avranno bisogno le bambine e i bambini finché la mattina non apro la porta del nido.
Solo se tutti i bisogni primari sono soddisfatti e solo se le bambine e i bambini sono nelle condizioni giuste allora le esperienze diventano gratificanti e piacevoli. Altrimenti il rischio è quello di caricarli di cose da fare trasformando il piacere in dovere, il benessere in fatica, senza prendersi cura dei bisogni primari, che per me invece, hanno sempre la precedenza.
Per questo solo dopo aver aperto la porta del nido ed esserci ascoltati decidiamo insieme quello che possiamo fare.
E allora, ancora una volta, dobbiamo ricordarci che prima di fare proposte
dobbiamo fare spazio.
Spazio per accogliere.
Spazio per ascoltare.
“Sì, ma io poi cosa dico ai genitori, alle colleghe, alla coordinatrice? Devo far vedere qualcosa…”
Mi viene da dire…
Cosa c’è di più vero da mostrare se non il fatto che ti sei presa cura delle bambine e dei bambini?
Che hai ascoltato, atteso, accolto.
Che hai messo al centro il loro stare bene, e non la performance.
Che hai fatto in modo che quelle bambine e quei bambini potessero crescere sentendosi visti, rispettati, amati.
Non serve sempre fare vedere.
A volte, il lavoro più prezioso è quello che non si vede subito.
Ma che cresce piano, dentro.
E aiuta ad essere!
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