16/12/2021
Negli anni 60, nell'ambito della psicologia sociale, il tedesco Robert Rosenthal ideò un esperimento volto a definire quanto la percezione delle aspettative che gli altri nutrono su di noi possa condizionare la qualità delle relazioni interpersonali e condizionare perfino le azioni sociali dei soggetti. Dopo aver somministrato un test di intelligenza ad alcuni alunni, li divise in due classi A e B ma in modo casuale, senza considerare il risultato del test, informando tuttavia gli insegnanti che la classe A era composta dai bambini più intelligenti. Dopo un anno Rosenthal verificó che la classe "ritenuta" più intelligente aveva in effetti avuto un rendimento maggiore. Gli insegnanti si erano applicati di più con chi "ritenuto" più meritevole, stimolando al contempo gli alunni.
A partire da informazioni "non veritiere" gli insegnanti hanno modificato il loro atteggiamento mostrandosi più inclini ad incoraggiare e supportare i bambini "ritenuti" più dotati.
Questo esperimento si inserisce nell'ambito della sociologia e della psicologia sociale, ed è legato al concetto di "profezia che si autoavvera": «una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l'avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità».
Cosa possiamo trarre da queste nozioni del passato?
1)Certamente che i pre-giudizi sono collegati a ciò che "riteniamo" vero, pur non essendolo necessariamente, solo perché ci è stato imposto, trasmesso o inculcato attraverso una serie di stimoli.
2)Che un contesto o un fatto sociale possono influire sulla psiche di una
persona al punto da indurla a cambiare atteggiamento per ritrovare coerenza con la "presunta" realtà che viene presentata.
3) Sarebbe opportuno rianimare il senso critico e le buone relazioni. Ma prima spegnete un po' la TV.