Paginauno La Casa Editrice

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Siamo una casa editrice indipendente nata nel 2010 dal più ampio progetto Paginauno.

14/06/2026

Ring Lardner – Chi ha fatto le carte?

Sia ben chiaro, Ring Lardner è un fuoriclasse della scrittura. Un autore che prende a cazzotti i suoi personaggi, e con i suoi personaggi i lettori, mettendo in questo modo KO l’intera società americana del suo tempo.

Io mi sono innamorato di Ring Lardner dopo aver letto, più di venti anni fa, Americani, raccolta di racconti edita nel 1998 da Giovanni Tranchida Editore, accorgendomi immediatamente che lo stile dello scrittore americano era teso a sovvertire l’ordine delle cose esistenti: l’accusa implacabile alla società a stelle e strisce era quella di aver costruito in ogni ambito dei set cinematografici, trasformando la vita stessa delle persone in pura finzione (quello che qualche decennio dopo il genio di Baltimora, Frank Zappa, avrebbe definito Plastic People).

In questo fantastico libriccino - Chi ha fatto le carte? - un ciarliero barbiere, un cinico e violento boxeur, un’attrice imprigionata da un matrimonio di convenienza nel detestato corpo di sposa/madre e una svampita (?) moglie, pessima giocatrice di carte, recitano il ruolo che la vita bastarda ha affibbiato loro. In Un po’ di brillantina si sente anche una lontana eco di Edgar Lee Masters, con il racconto delle virtù e della miserie (più miserie che virtù) di una piccola comunità americana pre crisi del ’29.

Questa raccolta di quattro racconti dovrebbe essere utilizzata nei corsi di scrittura creativa per mostrare la migliore tecnica di scrivere dialoghi e, soprattutto, monologhi (in Lardner sempre estremamente equilibrati e naturali).

Lardner cinico? Lardner cattivo? Naaa… è la vita che sa essere cinica e cattiva molto più della letteratura.

(Giuseppe Ciarallo, Inkroci)

13/06/2026

Racconti del terrore di William Wilkie Collins

“Insuperabile nello scrivere storie di fantasmi” Wilkie Collins si conferma, con questi racconti, un maestro dell’ideazione sospesa, sfiancante, tensiva; un solido scrittore di genere fantastico.

Finisco di leggere i “Racconti del terrore” di William Wilkie Collins nell’edizione Tranchida del ‘94 (nel catalogo delle Edizioni Paginauno) e rifletto sul fascino della narrativa vittoriana di metà Ottocento. Un refolo di vento che d’improvviso intirizzisce una stanza. L’umidore dei crepuscoli precoci che alimentano le ombre. Una visione fugace, un temporale, un dettaglio incongruo, lo scalpicciare di passi nella notte, un presagio, un clima, un’attesa. Non voglio portarla sull’apologia del perturbante che fu ma la tentazione, confesso, resta forte. William Wilkie Collins (1884-1889) lavorava sulla dilatazione parossistica dei dettagli. È stato un antesignano della suspense narrativa. Un maestro dell’ideazione sospesa, sfiancante, tensiva. Nonostante sia alquanto conosciuto per i suoi romanzi gialli, è stato un solido scrittore di genere “fantastico”. Secondo G.K. Chesterton, con Dickens, addirittura.

“insuperabile nello scrivere storie di fantasmi”.

Nei tre racconti del terrore inclusi in questa raccolta, l’aura ultramondana è di sfondo, evocata in controluce. Chissà se è un fantasma, La donna del sogno che scompagina la vita del modesto Isaac Scatchard. La sua imago - prima a ancora che la sua incarnazione - può rappresentare tutto e niente, persino la Morte in persona, a volerla tradurre in metafora tanatologica. Resta il fatto che Scatchard vi si imbatte una notte e come una carta sfortunata nel mazzo dei Tarocchi, gli è presagio di rovina. E il redivivo (co)protagonista di La mano del morto? Chi è, in fin dei conti? Un doppio. Un innamorato deluso, un collettore del caso, o soltanto un figlio di nessuno baciato dalla sorte buona e cattiva? All’interno dello specifico di Collins, ogni elemento si presenta come potenzialmente sfrangiabile, amplificabile in funzione del climax, in grado di assumere corpo e valenza metanarrative. Come nel più lineare Un candeliere e una candela, collocabile all’abbrivio dell’avventura di mare e Il pozzo e il pendolo di Poe.

“Falli ridere, falli piangere, falli attendere”

sentenziava un imperativo categorico da proto-corso di scrittura vittoriano. William Wilkie Collins ha fatto sua questa dritta al punto da irretire-inquietare-consolare, quindi di nuovo inquietare, il lettore, giocando con i suoi stati d’animo come il gatto gioca col topo. (Mario Bonanno, NonSoloLibri)

13/06/2026

Paul Dietschy
Storia del calcio

Il calcio: la storia dei grandi club, le evoluzioni tecniche del gioco, gli allenatori e i giocatori d'eccezione, il rapporto con i regimi totalitari del Novecento e con il denaro

Indice
Calcio d’inizio

Capitolo 1. Il gioco nell’Inghilterra vittoriana
La ricerca delle origini
La civilizzazione dei corpi
Signori inglesi, a voi la palla
Tra Londra e Sheffield: la laboriosa invenzione di una tradizione
The people’s game
Professionisti
F***e lavoratrici, f***e pericolose?

Capitolo 2. La prima mondializzazione del football
Affermazioni e resistenze britanniche
Il calcio al di sopra delle caste?
Ai margini dei dominion
Nascita del calcio africano
Tra imperialismo economico britannico e modernità svizzera
Anglomania, resistenze e acculturazione
La prima internazionale di pallone
Match olimpici e internazioni

Capitolo 3. Dalla guerra totale allo spettacolo di massa
I calciatori pelosi
I dividendi sportivi della Grande Guerra
Un trattato di Versailles del calcio?
F***e e passioni da dopoguerra
Un calcio transatlantico

Capitolo 4. Professionismo e prime Coppe del Mondo
Le crepe del professionismo
Fifa vs Cio
Le prime Coppe del Mondo: tra spettacolo e politicizzazione del calcio
Un metro britannico da rivedere?
Zamora, Sindelar, Meazza e gli altri

Capitolo 5. All’ombra delle dittature
Uno sport fascista?
Tra sport proletario e terrore stalinista
Le ambivalenze dell’appeasement sportivo
Calciatori molto occupati
Un lungo dopoguerra sportivo

Capitolo 6. Le rivoluzioni sudamericane
Turbolenze e risentimenti sudamericani
La rivoluzione nera brasiliana
L’invenzione del Brasile
Guerre, repressione e calcio

Capitolo 7. Le rivincite dei dominati
I palloni del missionario
Gli stadi dell’indipendenza
Il calcio delle indipendenze
Rivendicazioni e affermazioni mondiali
L’Africa del calcio era partita male?
L’ubiquità nascente del calcio africano

Capitolo 8. L’Europa del calcio
Il calcio dall’Atlantico all’Anatolia
Un’Europa concepita a Parigi e...
.. partorita a Madrid
Ambasciatori di Franco?
Sotto lo sguardo della Pide
Miracoli a Milano
La liberazione del ‘calcio totale’
Uomini-sandwich in campo

Capitolo 9. Il calcio contemporaneo
La nascita del calcio catodico
Dal Messico al Messico
Il momento Berlusconi
Questioni di identità
Dai fedelissimi agli ultrà
We hate humans
Morte nel pomeriggio

Supplementari

Il III secolo del calcio
L’eccezionalismo americano
Il calcio sorge a Est
È la donna il futuro del calcio?
Libera circolazione ed extraversione
Il calcio tra geopolitica e geoeconomia
Gli stadi dal business alle rivoluzioni
Psicodrammi franco-francesi
Da Johannesburg a Rio de Janeiro passando per Parigi

Fonti e bibliografia

Cronologia storica del calcio

12/06/2026

Paul Dietschy
Storia del calcio

Il calcio: la storia dei grandi club, le evoluzioni tecniche del gioco, gli allenatori e i giocatori d'eccezione, il rapporto con i regimi totalitari del Novecento e con il denaro

Codificato dall'Inghilterra trionfante al tramonto del XIX secolo, il calcio è diventato lo sport più popolare al mondo. Eppure la sua storia resta largamente misconosciuta. Come sono nati club, federazioni e competizioni internazionali? Quando e perché sono state fissate le regole sul numero di giocatori o la dimensione del pallone, passando per i cartellini gialli e rossi, i corner e i punti di penalità? Quali sono state le grandi evoluzioni tattiche e tecniche del gioco, dribbling e colpi di testa?

È a queste domande, e a molte altre, che quest'opera senza precedenti, basata su documentazione inedita proveniente in particolare dagli archivi della FIFA, dà una risposta. C'è la storia dei grandi club – Ajax, Bayern, Liverpool, Saint-Etienne, Real, Barcellona, Juventus, Milan, Inter, Napoli, Roma, Torino – degli allenatori carismatici e dei giocatori d'eccezione, come Platini, Rivera, Maradona, Pelé, Garrincha, ma ci sono anche la strumentalizzazione del calcio da parte dei totalitarismi del Novecento e le relazioni pericolose con il denaro e i diritti televisivi.

Paul Dietschy, ex allievo della Scuola normale superiore di Fontenay-Saint-Cloud e aggregato di Storia, è oggi professore di Storia contemporanea e Storia dello sport all'Università di Franche-Comté, e anima in collaborazione con Patrick Clastres un seminario sulla Storia dello sport al Centro di Storia di Sciences-Po (Parigi). Ha pubblicato in Francia: Histoire du football (2010), Le football et l'Afrique (2008), Histoire politique des coupes du monde de football (2006).

Traduzione di Sabrina Campolongo

12/06/2026

“Temo di essere rimasta per un lasso di tempo non indifferente in uno stato di grande esaltazione e turbamento. Per tutto il giorno attendevo con ansia che si facesse sera, momento in cui potevo osservare il mio vicino dietro alla finestra dirimpetto alla mia.” Dalla collezione “Il bosco di latte” ecco un’altra gemma che ci regala Paginauno.

Racconto del “visto” e del “non visto”, La Finestra scorre via sul filo delle sensazioni visive – o sono allucinazioni? – della protagonista. La giovane ospite di una vecchia zia estraniandosi da una routine salottiera da cui si sente poco o per nulla attratta, si isola in un cantuccio accanto alla finestra, lasciando libero sfogo alla propria immaginazione. Riesce a intravedere vita e attività laddove per altri non c’è che una finestra sul muro della casa di fronte.

Una misteriosa finestra (forse un trompe l’oeil, forse una vera finestra murata, forse solo un gioco di luci), un’adolescente “bizzarra e fantasiosa” che – come una Emily Dickinson inquietante – la scruta dalla propria, animandola di visioni, proiezioni, desideri, sentimenti che solo lei vede e prova (una biblioteca austera, un giovane sconosciuto chino sui libri, uno scambio di sguardi, forse un desiderio d’amore).

Una storia esile, di percezioni ambigue, tutte giocate sul labile confine tra sogno e realtà, tra vedere e non vedere, in quell’ora strana che cade tra giorno e notte.

Un originale racconto soprannaturale. Grazie alla maestria dell’autrice, avvince e cattura il lettore facendo di lui un testimone, quasi un complice, di una singolare e straordinaria esperienza.
Scrittrice scozzese, Margaret Oliphant (Wallyford 1824 – Windsor 1897) è stata paragonata ad altri, più illustri, contemporanei del realismo vittoriano. Ad Anthony Trollope, per la tecnica di costruzione dei romanzi e a Elizabeth Gaskell, per la capacità di rendere un affresco della società britannica dei tempi. E proprio con la Gaskell ebbe in comune le medesime esperienze tragiche, che ne segnarono la vita e l’opera letteraria.

Rimasta vedova a soli trentuno anni, con tre bambini piccoli da mantenere, la Oliphant dovette ricorrere alla sua penna quale unico mezzo di sostentamento della famiglia. Provata oltre che dalla morte del marito anche da quelle successive, una dopo l’altra, dei suoi tre figli. In tutta la sua produzione lascia affiorare tracce del suo dolore: immagini ricorrenti di cancelli, porte, finestre, barriere che, pur permettendo agli umani di avvicinarsi e di comunicare, impediscono in fondo un vero e proprio ‘incontro’, sia esso fisico che spirituale.

Proprio in quest’ottica si pone questo racconto, scritto a Parigi nel 1885 dopo la morte di due dei suoi figli, in cui, contrariamente alle opere vittoriane coeve, non compaiono fantasmi, mostri o eventi truculenti che possano colpire o scioccare il lettore. Non si assiste ad alcuna fuga dalla realtà per entrare in un mondo ‘fantastico’, piuttosto si adombra l’idea che esista un qualcosa oltre la vita terrena, che un senso di mistero imperscrutabile pervada tutta l’esistenza umana.

La Finestra si impone come un tentativo riuscito e originalissimo che va pertanto al di là del desiderio di spiegare ciò che non è spiegabile. Con un finale/non finale a conferma della convinzione della Oliphant che gli esseri umani sono troppo limitati per poter “leggere” nel soprannaturale. (rocknread)

11/06/2026

Uno dei maggiori doni che William McIlvanney ha ricevuto come scrittore è stato l’umanità infallibile che sa dare ai suoi personaggi, anche al più disperato. C’è un senso di crescita morale in "Il regalo di Nessus" capace di elevarsi dall’ordinario. Spaventosamente sincero e commovente.

11/06/2026

Fitzgerald, ha scritto i cinque racconti che compongono “Ci risiamo, Basil Lee” alla fine degli anni ’20: protagonista è il giovane alter ego dello scrittore, già conosciuto dai lettori nel volume “Basil Lee”. Il simpatico e originale ragazzo è entrato nella piena adolescenza, si fa più stringente il contrasto tra la realtà che lo circonda e il suo immaginario sognante, così ricco. E diventa centrale l’incontro con l’universo femminile: le ragazze ricorrono come figure memorabili e modernissime, in un racconto assolutamente attuale, fatto di brio e poesia, intelligenza e sensibilità.

10/06/2026

"Docherty" di William McIlvanney è uno spaccato di storia dell’umanità narrato con umorismo e un senso serrato della sua greve iniquità: l’uomo è minuto, ma la sua ombra si allunga nel riflesso del sole.

09/06/2026

John Wainwright – Cul-de-sac

John Duxbury, cinquantenne mediocre e infelice, affida a un diario destinato al figlio il racconto del suo matrimonio logorato con Maude, precipitata da una scogliera durante una vacanza fuori stagione – e qualcuno sospetta che sia stato lui a spingerla.

Tra confessione, autodifesa e ambiguità, Cul-de-sac costruisce un duello sottile fra dolore, sollievo e colpa; costruito sul dubbio, funziona come una trappola narrativa: non ci chiede soltanto di scoprire che cosa sia accaduto davvero, ma di capire fino a che punto possiamo fidarci di chi racconta. John Duxbury prende la parola in prima persona attraverso un diario indirizzato al figlio, presentandosi come un uomo sconfitto, mediocre, prigioniero di un matrimonio ormai spento eppure impossibile da recidere. Maude, la moglie, è per lui al tempo stesso legame, condanna, abitudine, nemica domestica e presenza necessaria: una figura dalla quale vorrebbe liberarsi e senza la quale non sa pensarsi.

Wainwright lavora con grande abilità su quest’ambivalenza. Duxbury sembra confessarsi, ma forse si sta giustificando; soffre, ma lascia intravedere un sollievo inconfessabile; si mostra quale vittima di una donna castrante e frustrante, ma potrebbe essere anche un abile costruttore della propria innocenza. Il diario diventa così una scialuppa di salvataggio, ma anche un campo minato: ogni frase può essere letta come dolore autentico o come strategia difensiva.

Accanto a questa voce si muove l’indagine di un poliziotto deciso a dimostrare la colpevolezza di Duxbury, pur senza prove decisive e con un testimone tutt’altro che solido.

Il romanzo vive in questa tensione continua: il vedovo che si presenta come uomo distrutto, il sospetto che ne corrode ogni parola, l’agente che insiste, il lettore che oscilla senza mai potersi accomodare in una verità definitiva. Ed è qui che Cul-de-sac mostra la sua forza: non nel colpo di scena fine a se stesso, ma nella capacità di trasformare un possibile delitto coniugale in un’indagine morale sulla colpa, sul rancore e sulle menzogne che raccontiamo prima di tutto a noi stessi.

Non sorprende che Georges Simenon abbia amato profondamente Cul-de-sac: come nei suoi romanzi migliori, anche qui il delitto conta meno delle crepe invisibili dell’animo umano, delle ossessioni domestiche, dei compromessi sentimentali e di quella zona grigia in cui innocenza e colpa finiscono per confondersi fino a diventare indistinguibili.

Giordano Meraviglia Inkroci

Photos from Paginauno La Casa Editrice's post 08/06/2026

Una doppia recensione nel segno dell’amore clandestino

Si tratta di uscite della collana “Il bosco di latte” di Paginauno: La natura di un crimine (Joseph Conrad e Ford Madox Ford) e Triangoli imperfetti (Edith Warthon).

Sono opere molto diverse tra loro per registri e scelte narrative, ma allo stesso tempo legate strettamente da un unico tema : cosa succede quando un grande amore è costretto a dalle convenzioni sociali a diventare clandestino?
E quali sono le conseguenze del segreto sui singoli, sulle loro vite, e sul loro stesso rapporto?
Come vedremo, tutto un costruirsi sottile di triangoli: e quasi a farlo apposta anche gli autori che tratteremo sono tre.

La natura di un crimine
Joseph Conrad e Ford Madox Ford si incontrano nel 1898, e presto la loro immediata amicizia si trasforma in un sodalizio letterario destinato a produrre tre romanzi, di cui La natura di un crimine, una sorta di monologo epistolare.

Venne pubblicato solo dopo la morte di Conrad, ripercorre un momento tragico degli anni giovanili dello scrittore, che aveva meditato il suicidio dopo un grave rovescio finanziario.

Un narratore senza nome comincia una serie di lettere indirizzate alla donna della sua vita: i due si sono amati appassionatamente per un’esistenza intera, senza mai potersi (o volersi) unire.

Lei è già sposata, infatti; ma la loro distanza è soprattutto frutto di un veto che si sono autoimposti, nel desiderio di dimostrarsi superiori sia a chi si sottomette alla pretese della società sia a chi si ribella scatenando lo scandalo.

L’obbligata separazione dell’oggetto del proprio amore ha costretto il protagonista a cercare distrazione e salvezza nel crimine: precisamente, truffando e derubando Edward Burden giovane di buona famiglia di cui gestisce il patrimonio.

Ma quando costui decide di sposarsi, ecco che il fragile equilibrio del protagonista è destinato a saltare per sempre : i legali della futura sposa vogliono vederci chiaro ed esaminare i conti. Il crimine sta per essere scoperto.

Così il narratore sente il bisogno di spiegare alla propria amata, in una serie di lettere-fiume, l’esatta natura del crimine che ha già compiuto.

Procedendo nella lettura, scopriremo che in realtà la natura di questo reato è multiforme : criminale non è solo la truffa patrimoniale, ma anche il legame tra protagonista e donna amata e i propositi suicidi come mezzo per evitare la prigione.

Ma il nostro narratore è uomo dalla mente affilata, e le sue parole ci insinuano il dubbio che in realtà il vero crimine sia un altro: precisamente quelle convenzioni sociali che lo tengono separato dalla donna che ama, permettono ad Edward di essere ricchissimo senza alcun merito, e favoriscono il dominio dell’uomo sulla donna.

Tuttavia, proprio nel momento in cui il nostro sembra essere sul punto di liberarsi da tutte queste catene con un gesto definitivo, un’improvvisa svolta del destino lo riporta alla condizione di partenza.

Gli stravolgimenti psicologici che ha attraversato hanno però profondamente cambiato l’uomo, che mette la sua compagna di fronte a una scelta: ampliare almeno un poco il loro rapporto, o costringerlo, ancora una volta, ad annegare nel crimine.

Triangoli Imperfetti
Se la coppia presentata da Conrad e Ford si muove nello scenario tempestoso di sentimenti cervellotici e squisitamente intellettuali, i personaggi di Edith Warthon abitano gli spazi aridi e scontati degli interni borghesi.

Il protagonista senza nome de La natura di un crimine combatte vigorosamente contro i lacci impostigli dalla società e dalle sue nevrosi in ugual misura; le creature della Warthon soccombono invece ai dettami del perbenismo, salvo poi pentirsene amaramente.

Nei tre racconti proposti dalla scrittrice ci imbattiamo nelle conseguenze disastrose di scelte di comodo rivelatesi terribili per la vita di chi le ha compiute. La peggiore condanna che ci può toccare è anche la più semplice: quella di essere costretti a continuare a vivere sapendo che abbiamo avuto l’occasione di cambiare le cose, e ce la siamo lasciata sfuggire.

I Triangoli si disfano nel momento in cui uno dei loro lati viene a mancare, lasciando gli altri due quasi sbigottiti nel ritrovarsi a tu per tu.

Non stupisce che in questo ingranaggio gli elementi più esposti al danno siano le donne, che alla subordinazione economica aggiungono una maggiore sensibilità. A portarle al disastro spesso è proprio il loro fallimento nell’accordare questi due estremi opposti.

Si può essere indipendenti sentimentalmente senza esserlo economicamente?

È il caso di Christine, protagonista del primo racconto, che decide di tornare nella sua prigione dorata e borghese provocando il suicidio dell’amante, pittore squattrinato. La sua condanna sarà vivere il resto della vita con un uomo capace di addobbare la casa a festa per celebrare il suicidio del proprio rivale.

Destino simile è quello di Nora, che per troppa prudenza finisce per perdere l’occasione di vedere per l’ultima volta l’uomo che ama, costretto sul letto di morte.

Entrambe verranno però vendicate da Barbara, la più giovane delle tre protagoniste : quando scopre che il suo amante, maturo professore (e sposato) universitario, la resa complice del suicidio della moglie, chiude ogni rapporto con lui.

Barbara sa che la cosa peggiore sarebbe proprio arrivare a concedere il perdono, e strappa il filo che la lega a quell’uomo debole, senza cuore, legato alle piccole comodità della vita quotidiana.

Così facendo punisce anche i mariti che con la loro aridità hanno spinto Christine e Nora a tagliarsi da sole le ali: ed è forse, a modo suo, un lieto fine.

(iltroubadour)

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