PsiBA - Istituto di Psicoterapia del Bambino e dell'Adolescente

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Associazione psicoanalitica scientifica e culturale, privata, senza fini di lucro. Psicoterapia Psicoanalitica del Bambino e dell'Adolescente

Photos from AGIPPsA's post 17/06/2026
14/06/2026

LABORATORIO DI GRUPPO SU SESSUALITA' E AFFETTIVITA' Gruppi per fascia 11-13 anni
Gruppi per fascia 14-17 anni

Per informazioni: [email protected]

14/06/2026

GRUPPO ADOLESCENTI
Incontri tematici rivolti ad adolescenti 15-17 anni

Per informazioni: [email protected]

14/06/2026

GRUPPO GENITORI PRIMA INFANZIA

Laboratorio di promozione del benessere e sostegno alla genitorialità nella fascia 0-5

Per informazioni: [email protected]

06/06/2026

In occasione del Forum delle Scuole di Psicoterapia 2026 si terrà il webinar della nostra Scuola di Psicoterapia in data
7 giugno alle ore 10.

Al link sottostante troverete tutti i dettagli dell'evento promosso dall'ordine con tutte le Scuole di Psicoterapia.
https://www.opl.it/forum/

05/06/2026

LA CENTRALITA' DELLA RELAZIONE NELLA CURA -
METODO BALINT

Corso interattivo gratuito per amministrazioni di sostegno con la partecipazione di Roberto Rigamonti, Romina Rosello, Maria Iole Colombini e Federica Menaldo.

Si svolgeranno sessioni di gruppo online fino a dicembre una volta al mese con 12 partecipanti nel gruppo.

Il progetto si basa sul codice etico per l’amministrazione di sostegno che è stata ideata, elaborata e strutturata per il nostro paese dal prof. Cendon, e attivata in Italia dal 2004.

PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI:
[email protected]

02/06/2026

La Repubblica Italiana nacque in seguito ai risultati del referendum istituzionale, indetto per il 2 giugno 1946 per determinare la forma di Governo a seguito della fine della seconda guerra mondiale.

Per la prima volta in Italia partecipavano anche le donne a una consultazione politica nazionale e risultarono votanti circa 13 milioni di donne e 12 milioni di uomini, pari complessivamente all'89,08% degli allora 28 005 449 aventi diritto al voto.

Un patrimonio storico
Un patrimonio per l'umanità

24/05/2026

29 maggio 2026 - ore 21.00

Nell’ambito dell’iniziativa “Libri al CENTRO” il Centro Milanese di Psicoanalisi presenta:

“L’inconscio culturale. Antropologia psicoanalitica della contemporaneità” (Mimesi, 2025)

Alfredo Lombardozzi Dialoga con l’autore Francesco Barale
Conduce la serata Vincenzo Greco

Il discorso proposto nel libro si sviluppa a partire dal concetto centrale di “inconscio culturale”, ispirandosi
all’insegnamento dello scrittore e psicoanalista indiano Sudhir Kakar, che intende cogliere la complessità
della relazione tra cultura e inconscio. Non si può infatti pensare a un inconscio che non sia già all’origine
culturale e a un’idea di cultura che non sia intrinsecamente correlata ai fattori inconsci. Attraverso un
percorso che frequenta le molteplici dimensioni del disagio individuale e di gruppo, le figure dell’esistenza
che si articolano con le diverse mitologie sociali, i processi identitari che si intrecciano con le più varie forme
di nuove geografie della psicoanalisi, emerge il forte legame tra l’esperienza intrapsichica nella stanza di
analisi e la realtà culturale nei suoi aspetti sia creativi che distruttivi. Nell’integrazione del concetto di
“inconscio culturale” con diversi modelli psicoanalitici come quello di Wilfred Bion, che presuppone un
maggiore interscambio tra conscio e inconscio, e quello di Heinz Kohut, che coglie la dimensione “storica” di
un Sé nucleare rispecchiato negli oggetti-sé culturali, si pongono le premesse per ragionare nei termini di
un’antropologia psicoanalitica del Sé.

EVENTO ONLINE SU PIATTAFORMA ZOOM
Partecipazione gratuita fino a esaurimento posti
Iscrizioni aperte fino al 27 maggio
Gli iscritti riceveranno per tempo le credenziali a Zoom
Per ulteriori informazioni: [email protected]

CMP - Centro Milanese di Psicoanalisi
Via F. Corridoni, 38 - 20122 Milano, Italy
tel. 02.55012281 - fax 02.5512832
www.cmp-spiweb.it

24/05/2026

GIORNATA MONDIALE DELL'EMOFILIA 2026
La fondazione PARACELSO organizza questa giornata di studio

25 maggio ore 9.30
Chiostri dell'Umanitaria di Milano

Ogni volta che si sente parlare di umanizzazione della medicina viene da chiedersi come siamo arrivati
ad averne bisogno. Viviamo nell'epoca della medicina più efficace della storia per capacità diagnostica e terapeutica, che però impone al destinatario delle sue cure il costo gravoso della spersonalizzazione e della
disumanità istituzionale. Da sempre il campo del sapere medico è attraversato da dispute, rivendicazioni di legittimità e ortodossia, e anatemi contro gli approcci diversi. Per difendere il proprio territorio e distanziarsi da altre pratiche terapeutiche eternamente in odore di ciarlataneria, la medicina si è posta sotto il rassicurante ombrello epistemologico della scienza cercando, nel pensiero forte del nostro tempo,
l'autorevolezza e il sigillo dell'oggettività. Così facendo, tuttavia, ha progressivamente perso interesse per il soggetto a cui si rivolge. Ha oggettivato il corpo a discapito della persona e ha trasformato i luoghi di cura in ambienti paradossalmente privi di pietas, dove le persone sono considerate per la loro biologia e i gesti e le parole di affetto o di conforto sono affidate all'infermiere o al medico capace di violare il rigido
paradigma biomedicale che ingabbia la struttura ospedaliera e la stessa medicina. Al di là delle carenze finanziarie e organizzative, senza dubbio rilevanti, c'è una questione di
formazione e di concezione del ruolo del professionista sanitario. Bisogna ripartire da quella medicina centrata sulla relazione di cui parlava Michael Balint, lo psicoanalista che settant'anni fa individuava nel medico "il farmaco più usato in medicina" ed esplorava quella che chiamava la sua "funzione apostolica", dove parole, silenzi e gesti condizionano il vissuto del paziente nel contesto della malattia. Se però il medico è un agente terapeutico e non un
operatore neutro, è necessario fare luce su questo aspetto della sua professione, così da renderlo
"capace di esercitare un controllo cosciente". La funzione apostolica di Balint ci dice che il modo in cui si parla della malattia influisce su come la viviamo. Mantenere la malattia in un orizzonte di senso, invece che considerarla uno sfregio alla perfezione della macchina umana, ne determina la percezione, la capacità di accettarla e di conviverci per chiunque vi si confronti e ne faccia l'esperienza, che sia un operatore sanitario, un paziente o quelli che ci siamo abituati a chiamare caregiver e che molto spesso sono un genitore, un coniuge o
un figlio.

Parleremo di tutto ciò insieme a lole Colombini,
Federica Menaldo, Lucia Notarangelo e Andrea Buzzi.
Vi aspettiamo.

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