02/06/2026
Since 2016 ⚘️
Mental Coach di chi desidera affrontare le proprie sfide e vincere sia nello sport che nella vita.
Ex atleta professionista di pallavolo e Azzurra di beach volley. Mental Coach Specializzata in ambito sportivo, campionessa italiana, internazionale e Azzurra di Beach Volley. Trasformata la carriera agonistica, mi occupo di promuovere il cambiamento nel mondo sportivo (con atleti, allenatori, professionisti sportivi e squadre). Seguo come "allenatrice della mente" in diverse discipline atleti, al
02/06/2026
Since 2016 ⚘️
30/05/2026
30 maggio 2018
Sono all’uscita della Chicco con Petra Luna e insieme a noi sta uscendo anche una famiglia.
Sono “nuovi”.
Si vede da come maneggiano l’ovetto.
Papà, mamma e cucciolo.
Lui indossa pochi giorni di vita.
“Che meraviglia, quanto ha?”
Vedo che la mamma si irrigidisce.
Tesa in volto.
In guardia.
“Due settimane..”, mi risponde.
“È la prima uscita”, aggiunge il papà con fare amichevole.
Mi tengo a debita e rispettosa distanza, contemplando quell’ennesimo miracolo del cielo e pensando a quanta gioia e subbuglio portano pochi centimetri di essere umano.
Il papà attacca bottone, mi chiede di Petra Luna.
Gli rispondo, ma la mia attenzione rimane sulla mamma e il suo neo-nato.
La prima uscita, il primo contatto con il mondo.
Quel momento delicatissimo, ancora nitido nella mia mente, in cui la mamma espone suo figlio per le prime volte.
Sorrido al piccolo.
Sorrido a lei.
Molla impercettibilmente le spalle, ma rimane in guardia.
Le Madri, che animali incredibili.
Che fascino!
Che forza!
Penso ad una leonessa che, attenta ad ogni spostamento, è pronta ad uccidere pur di difendere il suo cucciolo.
Vedo nel volto di questa madre la capacità di fare qualsiasi cosa pur di proteggere.
Vedo il materno desiderio di conservare intatta l’intimità di quella relazione a due.
Questa creatura che ora è alla luce, vulnerabile, fuori controllo, lei la vorrebbe ancora dentro alla sua pancia, al sicuro.
Sei mamma.
Quanto Amore da incanalare!
Quanti “devo” da sciogliere in “posso”.
Selvaggia, provata, tenera, fragile, potente, appesantita, insicura, struccata, amorevole, pronta ad attaccare se necessario.
La guardo e le dico:
“Complimenti, Brava.”
Lei apre un bel sorriso.
Vorrei abbracciarla e dirle che è tutto ok.
E che, anche lei, ce la farà.
Ce la sta già facendo.
27/05/2026
Bisognerebbe lasciare che lo sport facesse il suo lavoro.
Chi fa sport entra in un processo, e non mi riferisco solo al processo di apprendimento, miglioramento, o performance, ma al processo - sacro -, della scoperta di sé.
Lo sport, quando trova spazio, educa, espone, rivela.
Ti mette davanti al limite e ti insegna che non coincide con il tuo valore.
Ti mostra il desiderio e ti chiede cosa sei disposto a fare per coltivarlo.
Ti fa attraversare enorme frustrazione senza garantirti scorciatoie.
Ti insegna la fiducia: negli altri, nel tempo, nelle tue risorse, in te.
Per fare tutto questo ha bisogno di spazio: spazio per sbagliare, per sentire, per attraversare, per imparare.
Ogni volta che interveniamo troppo presto, anticipiamo, controlliamo o viviamo al posto dell’atleta ciò che dovrebbe scoprire da solo, rischiamo di interrompere proprio quel processo che vorremmo accadesse per la sua evoluzione.
Accompagnare nello sport significa esserci senza invadere, restare vicini senza sostituirsi, dare il tempo all'atleta di costruire sè stesso.
Costruire sè stessi.
Un pezzo alla volta.
Metti, togli, sostituisci, sistema, cerca, trova, aspetta, distruggi, ricomincia...
A me sembra già una impresa degna di incredibile valore.
Lasciamo che lo sport faccia il suo lavoro.
19/05/2026
Facebook oggi mi ricorda queste poche righe di 16 anni fa, quando facevo l'atleta, e mi imbattevo anche in cocenti delusioni.
"È vero, perdere fa molto male se sai quanto ti costa in termini di sacrifici e rinunce... ma quante intensissime emozioni!
Vivo la mia vita per lo Sport... e non ne desidererei un'altra diversa da quella che ogni giorno realizzo con le mie forze.
Grazie a chi ci segue e ci sostiene con passione."
Era frustrante.
Dico davvero.
Dare tutto, prepararsi a fondo, esporsi...e perdere o non riuscire a centrare l'obiettivo o inciampare rovinosamente in un epilogo che detestavi solo immaginare.
Una delle consapevolezze che mi ha risvegliato lo sport è scritta in queste poche parole: "... realizzo con le mie forze".
Sí perché lo sport ti allena a cavartela.
A metterci la faccia.
Ad andare oltre le tue paure.
A reagire.
A smetterla di trovare scuse e a prepararti a trovare nuovi modi.
Ad essere la persona che fa, e non quella che attende che le cose accadano per magia o per generosità altrui.
Nello sport non ti puoi appoggiare a qualcuno o a qualcosa, non per troppo tempo almeno.
Perché non funziona. Avrai sempre la tua parte da fare e dovrà essere la parte più consistente.
La squadra è importante. Lo staff. La cerchia ristretta delle tue Persone. Il supporto. Il pubblico.
Ma la fatica da fare è la tua.
La prima persona in cui credere, sei tu.
La prima persona a cui chiedere aiuto, sei tu.
Tu, e solo tu sei chiamato a camminare nel tuo intimo sentiero.
È una grande, immensa ricchezza scoprire la propria Forza.
È una grande, immensa soddisfazione sapere di amare così tanto qualcosa e onorarla ogni giorno al meglio delle tue capacità.
È un dono per la vita.
Questo messaggio è per te.
Che questa volta sei delusa, deluso.
È solo un risultato.
È solo una tappa del tuo percorso.
Credimi se ti dico che hai imparato ancora, anche oggi.
05/05/2026
Ho come la sensazione che questo risultato sia passato in sordina.
Che quasi venga dato per scontato che Reka e Valentina portino i nostri colori così in alto con questa consistenza.
Nel primo torneo della stagione, dopo mesi di assenza dai campi di gara, dopo un periodo sfidante a causa degli infortuni.
Io le trovo straordinarie.
Brave ragazze, a voi, al vostro staff tecnico, fisioterapico, psicologico.
Non vedo l'ora di vedervi giocare ancora, mi emozionate davvero.
***
In bocca al lupo a tutti i nostri Azzurri del beach.
Sempre dalla vostra parte. ❤️
28/04/2026
Vorrei potervi dire che quando vi guarderete indietro, tra tanto tempo, non vi importerà più di quanto avrete vinto o quanto avrete perso.
Se quell'atleta è stato più bravo di voi, se quell'altro invece l'avrete battuto.
Se quell'allenatore ha avuto fiducia in voi, oppure no.
Se quell'obiettivo è stato raggiunto o solo sfiorato.
Davvero. Non vi importerà.
Vi importerà della Persona che siete diventati attraverso quel duro e impegnativo percorso sportivo, tra le sue routine e la disciplina che vi ha richiesto.
Vi importerà delle amicizie per la vita che avrete costruito,
vi importerà di avere generato ricordi indimenticabili che continuano a scaldarvi il cuore anche nei giorni più freddi.
Tra qualche anno imparerete a guardarvi con occhi pieni di tenerezza.
La tenerezza di chi sa di aver superato tante sfide con coraggio.
La tenerezza di chi ce l'ha messa tutta, di chi ha avuto ansia e paura, di chi ha sbagliato, di chi ha anche pensato di mollare...ed è sopravvissuto.
Imparerete a guardarvi con occhi pieni di orgoglio, non per quello che avrete realizzato ma perché avete avuto sogni giganti nel cuore e una gran determinazione per cercare di raggiungerli.
Avete sacrificato tanto, in tutti i sensi.
E chi è stato accanto a voi, che si impegna a supportarvi nel modo migliore, anche.
Imparerete che nello sport e nella vita ognuno ha il proprio personale percorso da fare e che nel percorso di ciascuno si presenteranno delle sfide e delle opportunità.
Imparerete che certe situazioni avreste potuto viverle un po' meglio... più leggeri... meno preoccupati.
Con ancora più vita a scorrervi tra le vene!
E che "Ne è valsa la pena", può diventare già oggi "Ne vale la gioia".
grazianii
📷
24/04/2026
I ragazzi non vanno via da una squadra perché giocano poco.
Magari si arrabbiano un po’, ci restano male, ma non vanno via.
Vanno via quando capiscono che per il loro coach non sono importanti.
Sono due cose diverse.
Dan Peterson, a un corso allenatori CSI, diceva:
«All’inizio di ogni allenamento io mi metto davanti alla porta dello spogliatoio.
Un giocatore entra e io gli dico una stupidata qualsiasi.
Che belle scarpe che hai comprato!
Ieri sera com'è andata con la tua fidanzata?
Non basta un semplice ciao.
Devo fargli sentire che mi sono accorto di lui e che lui per me è importante.
Altrimenti è inutile che lo alleno».
Fate sentire i ragazzi importanti.
Una telefonata a casa per dire com'è andata a scuola.
Una chiacchierata fuori dall'allenamento.
Un quotidiano appassionarsi alla loro vita.
Un esserci quando hanno bisogno.
Questo va fatto con tutti e con ciascuno.
E con quelli che giocano meno va fatto due volte. Con una passione e un'intensità doppia.
Un post scritto da Fabio Ghiorzio che condivido completamente.
Perché il bisogno di importanza è uno dei 6 bisogni umani.
I tuoi atleti hanno bisogno di sentirsi meritevoli del tuo sguardo, di una tua parola, di un appezzamento, di una battuta.
I tuoi atleti hanno bisogno di essere visti e di sentirsi speciali.
Sì, speciali per te allenatore.
24/04/2026
Amo lo sport anche perché a prescindere dalla disciplina scelta, alzare l'asticella richiede sacrificio.
"Sacrificare", ovvero compiere un'azione sacra, celebrare ciò che importa, dare valore a quello che ti fa ba***re il cuore.
Hai deciso di rendere sacro il tuo tempo, il tuo corpo, l'impegno, l'allenamento.
Anche nei momenti di difficoltà sei rimasto lì.
Ancora, e ancora, e ancora.
A fare e rifare alla ricerca del movimento eccellente, in una incessante cura del dettaglio.
Nonostante forse tu non sia un professionista, nonostante lo studio o il lavoro.
Nonostante i chilometri, le sfide, le difficoltà, la stanchezza.
E lì dove il corpo cede, arriva la mente: salda, forte, determinata e assistita da un cuore impavido, emozionato, connesso.
So che punti al meglio.
So che hai imparato a sognare.
E devi essere orgoglioso di ogni singola conquista, di ogni lacrima, sorriso, consapevolezza.
Vai con coraggio.
Oltre le paure.
Spingi fino alla fine.
Concediti di brillare, perché è questo a cui sei destinato.
✨
"La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo:
“Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?”
In realtà chi sei tu per non esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri."
M. W.
23/04/2026
Quando perdi la bussola,
Quando ti senti smarrito,
Quando ti sembra di non avere più una direzione,
Quando senti che il fuoco della passione che arde nel tuo petto si è affievolito...
Ripensa a quando eri un bambino.
Cosa ti piaceva fare?
Cosa ti divertiva?
Cosa riempiva il tuo cuore di una spontanea felicità?
Vai a pescare uno dei tuoi ricordi più belli:
Cosa stavi facendo?
Cosa stavi mangiando?
Con chi eri?
A che gioco giocavi?
Guardati in viso: soddisfatto, presente alla tua attività con ogni senso, visceralmente appagato, divertito, appassionato.
Ascolta la sensazione che si fa largo tra i tuoi polmoni.
Eccola lì, sì, proprio quella.
È tua, è già in te. E porta con sé una riflessione, una consapevolezza, maggiore chiarezza, una rinnovata motivazione.
Smetti di cercare fuori.
Tra cose da fare, Maestri da seguire.
La soluzione è dentro.
La soluzione si annida in te.
A portata di bambino.
L' autentico Maestro.
22/04/2026
Vorrei raccontare a quegli atleti che vorrebbero che tutto funzionasse subito e bene, che lei - Carol - ci ha messo 20 anni per qualificarsi alle Olimpiadi.
20 LUNGHI ANNI.
Vorrei dire ai genitori che pensano che se il proprio figlio non salirà oggi su quel treno così affascinante, è ok. E che potrà prepararsi per i treni successivi.
Piangerà? Si certo. Ma quella delusione potrà plasmare la sua forza.
La prima volta che ho visto Carolina era il 2003, stava correndo a Parco Sempione mentre io mi riscaldavo per il mio allenamento.
Era la tappa del World Tour di Milano in cui io facevo una comparsata mentre lei con la sorella Maria ci giocava per davvero.
Mi aveva colpito subito per la sua serietà nel fare le cose.
Lei e Maria giravano il mondo giovanissime, con la madre, che le allenava: erano un team coeso e carismatico.
Lavoravano forte.
Attraversavano il mondo per fare i country quota, cioè per giocare contro coppie della stessa nazione. Chi vinceva i CQ poteva entrare nelle qualifiche, chi si qualificava accedeva al tabellone principale.
Una fatica immane.
Solo perché erano brasiliane - la nazione che all'epoca si giocava l'egemonia insieme agli USA - e il regolamento prevedeva posti limitati per ogni nazione.
Quindi pur essendo molto forti non avevano la possibilità di partire dal tabellone principale come avrebbero meritato.
Non solo: ogni nazione poteva portare al massimo 2 coppie alle Olimpiadi, quindi ad ogni quadriennio grandi atlete venivano escluse dalla competizione più ambita.
Ecco, lei gioca da oltre 20 anni ad un livello eccellente e si è matematicamente qualificata a Parigi 2024.
Lei che nel frattempo ha cambiato compagne di gioco, allenatori, ha avuto 2 figli e ha attraversato un lutto devastante perdendo l'amata mamma. 🙏🏻🤍
L'ho sempre vista allenarsi duramente: con focus, passione, grande determinazione e presenza.
È sempre stata fonte di ispirazione per me, di dedizione e rispetto. Quando giocavo, e anche oggi che non gioco più.
Ha atteso 20 anni la sua opportunità. Ma non è stata ferma ad aspettare: ha lottato, si è impegnata, ha vissuto le sue sfide... E si è fatta trovare pronta per la sua occasione.
La pazienza.