24/04/2026
Hai letto le novità? Nell’ultima abbiamo preso un caso molto concreto per parlare di Business Model Hacking: Canva.
Un esempio particolarmente utile per capire come un modello possa continuare a funzionare e crescere, entrando però in una fase diversa del suo ciclo di vita.
È il momento in cui diventa più difficile capire cosa cambiare.
Molte aziende, in questa fase, lavorano sul prodotto: aggiungono funzionalità, estendono l’offerta, investono in marketing.
Canva fa un’altra scelta e lavora sul modello di business.
Porta dentro logiche già consolidate in altri settori e le usa per riconfigurare il modo in cui il valore viene costruito.
Questo è business model hacking, e, al di là del caso Canva, è un approccio particolarmente utile anche per e modelli più tradizionali: non si tratta di inventare da zero, ma di trasferire logiche che funzionano altrove.
Da qui nasce il nuovo ciclo dei Business Design Lab, tre appuntamenti (uno al mese, per incontrarci in presenza a giugno).
📅 Il primo è il 30 aprile, online: insieme alla nostra community di business designer partiremo da modelli reali e genereremo configurazioni alternative a partire da pattern già validati.
Se vuoi ricevere la newsletter completa o approfondire e partecipare al Lab, scrivici nei commenti. Riscriviamo insieme le regole del gioco!
13/04/2026
Ogni volta che un contenuto divisivo ottiene più like di uno equilibrato, il modello registra un successo.
Succede in automatico. Per progettazione.
Gli algoritmi delle piattaforme social ottimizzano l'engagement. E i contenuti polarizzanti performano meglio: più visibilità, più tempo di permanenza, più dati raccolti.
In Italia, il 57% dei tweet analizzati dalla Mappa dell'Intolleranza contiene messaggi d'odio. In Spagna, l'OBERAXE ha identificato oltre 845.000 contenuti d'odio nel solo 2025. A livello europeo, quasi un giovane su due tra 16 e 29 anni ci si imbatte regolarmente.
E la tossicità media delle conversazioni online è aumentata del 30% in meno di un anno.
L'odio è ormai una conseguenza del funzionamento del sistema. Un costo sociale che resta fuori bilancio.
La Spagna ha deciso di renderlo misurabile.
HODIO (Huella del Odio y la Polarización) è un'infrastruttura pubblica che monitora Instagram, TikTok, X, YouTube e Facebook. Conta quanti contenuti d'odio esistono, conta anche quanto vengono amplificati dagli algoritmi.
È questa seconda misurazione che sposta il focus. Dal contenuto al funzionamento del modello: come viene distribuita l'attenzione, quali contenuti vengono spinti, cosa alla fine diventa visibile.
Attività e risorse chiave, canali, relazioni.
È qui che si gioca l'impatto reale.
In Academy abbiamo approfondito il caso con il Business Model Canvas Triple Bottom Line, leggendo le piattaforme come sistemi che generano valore economico e, simultaneamente, esternalità sociali rilevanti.
Se questi temi ti interessano, scrivici nei commenti.
Ti raccontiamo come funziona la community.
10/03/2026
Una e-bike progettata per essere usata da 2–3 persone può cambiare un modello di business?
Quando un asset è progettato per essere condivisibile, cambia il modo in cui genera valore, e alcuni blocchi del Business Model Canvas si trasformano.
Ad esempio:
• Segmenti di clientela → dall’individuo al nucleo domestico
• Proposta di valore → da mobilità personale a mobilità urbana utilizzabile da più persone
E quando cambia il modo in cui un asset viene utilizzato, cambia anche la sostenibilità del modello. Più persone servite dallo stesso asset significa:
→ maggiore intensità d’uso
→ minore impatto per persona servita
Nella community della nostra Business Design Academy stiamo usando il caso Tenways per esplorare un tema più ampio: come il design del prodotto può influenzare il Business Model Canvas e le metriche di sostenibilità?
Se ti occupi di innovazione, business design o sostenibilità, è una conversazione interessante. Vuoi sapere come accedere alla Community e all'Academy? Scrivici o lascia un commento e ti mandiamo tutte le informazioni.
23/02/2026
Una chat aperta. Un messaggio ricevuto. Una pausa che si allunga.
Jesse ha 21 anni. Vuole uscire, conoscere persone, costruire legami.
Ogni conversazione, però, richiede scelte invisibili: quando rispondere, quale tono usare, come proporre un incontro senza creare ambiguità.
Jesse è autistico e per lui la complessità si concentra in questi micro-momenti.
Durante la scuola esistono contesti che funzionano come infrastruttura: routine, attività condivise, ambienti prevedibili. Con l’uscita dai percorsi scolastici e dai contesti educativi strutturati, quella infrastruttura relazionale si dirada rapidamente. Per molti adulti nello spettro autistico, la relazione diventa un territorio ad alta intensità cognitiva.
Jamie Pastrano osserva questa dinamica nel figlio e non può fare a meno di chiedersi: come si può progettare un’infrastruttura relazionale quando quella sociale si indebolisce?
Nel 2024 vende la sua azienda e progetta Synchrony App, una piattaforma social costruita attorno a un segmento definito e a un job to be done preciso: sostenere adulti neurodivergenti nella costruzione di relazioni più autonome.
All’interno integra un coach AI e gli dà il nome del figlio: Jesse.
Quando una conversazione si interrompe, l’utente può attivare il coach che propone tre percorsi: proseguire il dialogo, interpretare il tono ricevuto, concludere l’interazione con chiarezza.
Il sistema è addestrato con regole esplicite e governance definita. Perimetri di intervento chiari. Alert sull’utilizzo prolungato. Moderazione umana integrata.
Qui la tecnologia è una competenza abilitante.
La scelta centrale riguarda il modello di business, perché non si tratta solo di introdurre un coach AI, ma di decidere quale comportamento rendere più facile e quale tipo di relazione rendere sostenibile nel tempo.
La sostenibilità sociale diventa così criterio di progettazione: orienta segmento, proposta di valore, attività chiave, ricavi ricorrenti e governance.
La domanda strategica diventa più ampia della tecnologia:
- La nostra proposta di valore è una dichiarazione generica o la risposta progettuale a un job definito con precisione?
- Le competenze e le tecnologie che integriamo rafforzano davvero ciò che promettiamo?
Synchrony offre una riflessione aperta: quale forma assumerebbe il nostro modello se l’impatto dichiarato orientasse davvero ogni decisione strategica?
18/02/2026
Immagina un modello cento volte più capace, con cento volte il contesto, cento volte più veloce e cento volte meno costoso. “We’re going to get there.”
Sono le parole del CEO di OpenAI, Sam Altman, in un recente incontro con developer, founder e ricercatori.
Nel suo discorso torna centrale l’attenzione delle persone. E lo dice in modo diretto: costruire software diventa più facile, mentre “l’attenzione umana resta una risorsa molto limitata.”
Quando la produzione di soluzioni accelera, l’offerta di opzioni cresce. Ma se l’attenzione resta limitata, diventa decisivo progettare valore che trovi spazio nei processi, nei comportamenti, nelle scelte quotidiane di un’organizzazione.
Per questo la conversazione va letta con una lente sistemica: l’AI non è un layer tecnico da aggiungere. È una variabile che attraversa l’intero modello di business. Cambia la proposta di valore, riscrive attività chiave, sposta risorse, ridisegna relazioni con clienti e stakeholder, riconfigura costi e ricavi. Il punto è posizionarla con metodo dentro il Business Model Canvas.
Altman immagina modelli: 100x più capaci 100x più veloci 100x meno costosi con contesto molto più ampio.
Se questo scenario è anche solo parzialmente realistico, la domanda per noi non è “cosa può fare il modello”, è: che tipo di organizzazione stiamo costruendo per usarlo bene?
Altman nel video propone un test di durabilità strategica e chiede: “La tua azienda sarebbe contenta o preoccupata se GPT-6 fosse un aggiornamento straordinario?”
Per aiutarti a rispondere abbiamo preparato un assessment in 10 domande per valutare l’impatto dell’AI sul tuo modello di business: dove sei più vulnerabile, dove hai leve di crescita, quali scelte fare adesso.
Scopri dove il tuo modello di business è più vulnerabile e dove puoi trovare nuove leve di crescita: https://www.beople.it/blog/10-domande-per-misurare-impatto-ai-su-modello-di-business
16/02/2026
E se la TV potesse fare più che intrattenere, diventando infrastruttura di cura?
Mentatv è una piattaforma di streaming progettata per persone con demenza e per chi se ne prende cura. Parte da un’osservazione concreta: la TV tradizionale, con ritmo rapido, pubblicità e stimoli improvvisi, può generare overload cognitivo e agitazione.
I contenuti sono sviluppati con neurologi, psicologi e specialisti della demenza. L’obiettivo dichiarato è combinare scienza, tecnologia ed empatia per ridurre ansia e over‑stimulation.
Video lenti, senza pubblicità, privi di suoni improvvisi o “trigger”: lo schermo entra nell’ambiente di cura come strumento di regolazione, con un design pensato per sicurezza e calma.
La TV diventa un elemento dell’architettura domestica, alla pari di illuminazione, routine e rituali quotidiani. Uno strumento di regolazione del ritmo quotidiano, utile per dare struttura e ridurre il sovraccarico sensoriale.
I dati sono interessanti: in media 118 minuti di visione contro i 12 della TV tradizionale negli stessi contesti di utilizzo.
Ogni organizzazione funziona grazie a un’infrastruttura umana invisibile.
Anche nelle organizzazioni ci sono figure che assorbono complessità, traducono eccezioni, garantiscono continuità.
Come business designer, dovremmo chiederci: stiamo riconoscendo queste figure come parte del sistema o le stiamo trattando come capacità infinita di assorbimento?
Il caso Menta mostra che quando il modello riconosce chi sostiene il sistema, l'intera architettura funziona meglio.
I modelli di business non consumano solo risorse economiche. Consumano energie umane. Se domani dovessi ridisegnare il modello di business della tua organizzazione partendo dalle che lo sostengono, da dove inizieresti?
09/02/2026
Stanotte si gioca il Super Bowl. Tra qualche ora si parlerà di quarterback, spot e halftime show. Poi, come ogni anno, il campo sparirà sotto una tempesta di coriandoli.
Parliamo di circa 270 chili di carta: 300 libbre per ciascuna possibile squadra vincente, preparate in anticipo. Un gesto che dura pochi secondi e che, solo negli Stati Uniti, viene visto da 120–130 milioni di persone (127,7 milioni nel 2025).
Per chi guarda è il segnale emotivo che la storia è finita. Per chi lavora dietro le quinte è un rito industrializzato, pensato per essere replicato all’infinito.
La scala cambia tutto.
Il Super Bowl è il frame più visibile di un mercato enorme: matrimoni, festival, concerti, capodanni. Una “celebrazione usa-e-getta” da centinaia di milioni di dollari, che per decenni ha fatto leva su plastica, mylar e film metallizzati: perfetti in camera, problematici appena la festa finisce.
Qui i coriandoli smettono di essere scenografia e diventano infrastruttura del valore. Se lo si guarda con la lente del Business Model Canvas dell’evento, entrano nelle risorse chiave insieme alla reputazione del format, e nelle attività chiave che garantiscono la riconoscibilità del finale. Non decorano il prodotto: contribuiscono a mantenerlo ripetibile, affidabile e accettabile per sponsor, broadcaster e venue.
Ed è qui che entra in campo la filiera:
A valle c'è Artistry in Motion, che da quasi trent’anni firma la tempesta finale, e che ha riprogettato la base materiale: coriandoli in carta 98% post-consumer, una gamma in cui circa il 90% dei prodotti in tissue deriva da fibre riciclate, e soluzioni come CleanFree™ per eventi outdoor.
A monte c’è Seaman Paper: azienda familiare del Massachusetts, quasi 80 anni di storia, 150.000 libbre di tissue al giorno per packaging ed e-commerce. L’ordine del Super Bowl è “prestigioso ma piccolo”, ma poggia sulla stessa infrastruttura che sta sostituendo la plastica nel retail globale.
In un evento costruito su diritti media e sponsor globali, il rischio più costoso è il fallimento visibile: un residuo sul campo, una polemica social, requisiti più rigidi l’anno dopo. Procurement e reputazione si incontrano, e che la sostenibilità diventa specifica di filiera.
Il Super Bowl di stanotte lo mostra bene: i rituali intoccabili sono spesso i punti in cui l’organizzazione monetizza fiducia e attenzione.
Quando cambiano regole, aspettative e standard, l’innovazione efficace passa dal ridisegno dell’operating model: specifiche, fornitori, responsabilità, metriche di fine vita. In altre parole: trasformare un rischio reputazionale in un vantaggio di affidabilità, senza perdere riconoscibilità.
Quale parte del tuo modello di business oggi regge per abitudine, e potrebbe invece diventare il punto da cui riprogettare valore, sostenibilità e fiducia nel tempo?