13/05/2026
11 - Ki: energia
Dalla Cina e dal Giappone ci giungono racconti spettacolari di un potere che sembra sovrannaturale. Storie di uomini in grado di scaraventare un avversario in aria con una semplice torsione del polso e di contrastare l'attacco più micidiale senza ba***re ciglio.
Questi racconti, a volte, sono anche più fantastici. Il potere può anche essere esteso fino al punto di riuscire a spostare oggetti senza neppure toccarli. Gli avversari possono ve**re uccisi con un gesto eseguito a distanza. E il potere, secondo queste storie, può anche essere manipolato per guarire e realizzare altri prodigi. In cinese questa forza esoterica si chiama Qi, in giapponese Ki.
Come molte cose di origine orientale, il ki ha acquisito un alone di esotismo. I praticanti di arti marziali, abituati a parlarne quasi sottovoce, si stupiscono quando, apprese le basi della lingua nipponica, si accorgono che la parola ki viene usata in termini piuttosto ordinari. Nella palestra di allenamento, frasi e parole come aikido (la Via dell'armonia) e kio musubi (l'atto di unificare il proprio ki) vengono usati in tono colloquiale.
Ma la parola ki ricorre in giapponese anche quando si parla di tempo (tenki), di follia (kichigai) o addirittura del carburatore di un'automobile (kikaki).
Ancora più sorprendenti possono essere espressioni come ki ga awanakatta, che vuol dire «non andiamo troppo d'accordo», o kimochi ga warui, «le ‘vibrazioni' non sono buone».
La confusione che circonda le molte identità del ki può essere chiarita esaminando il kanji corrispondente. Ki è un carattere composto che unisce il kanji che significa «riso grezzo» con altri tratti sopra di esso che rappresentano il vapore che sale dal riso quando cuoce. Il ki, dunque, viene pittograficamente rappresentato come un'energia plastica, invisibile eccetto che per i suoi effetti.
Noi non recepiamo il vapore che sale dalla pentola ma possiamo sentirlo e vederlo quando agita il coperchio. In giapponese, ki si riferisce a una forza organica che può prendere una miriade di forme, può descrivere il clima, la personalità di un individuo, oppure quelle vaghe simpatie o sensazioni che noi tutti abbiamo sperimentato.
A Chicago o in un'altra città americana, durante una conversazione, potremmo usare la parola soul, anima, che in inglese può essere usata sia in senso religioso sia per caratterizzare una particolare tendenza culturale. Allo stesso modo, ki può essere usato in giapponese per descrivere sia cose sacre sia cose profane.