Amici di Enzo Montanari Karate

Amici di Enzo Montanari Karate La scuola nasce a Milano nel 1971. Si tengono corsi di Karate per cinture nere.

Los Angeles, World Karate Championship, 1975.Il M° Montanari, ai tempi dell’agonismo, applica il principio sen no sen: l...
28/07/2026

Los Angeles, World Karate Championship, 1975.

Il M° Montanari, ai tempi dell’agonismo, applica il principio sen no sen: l’iniziativa sull’iniziativa dell’avversario, strategia combattiva molto affine al secondo precetto karate ni sente nashi,
nel quale, da una distanza ravvicinata, si consiglia di adottare il sensen no sen.

Primo libro di Karate pubblicato in Italia.Cesare Barioli, 1963, De Vecchi Editore. 750 lire.
20/07/2026

Primo libro di Karate pubblicato in Italia.
Cesare Barioli, 1963, De Vecchi Editore. 750 lire.

08/06/2026

Il Kiai l'hai fatto?

11 - Ki: energiaDalla Cina e dal Giappone ci giungono racconti spettacolari di un potere che sembra sovrannatura­le. Sto...
13/05/2026

11 - Ki: energia

Dalla Cina e dal Giappone ci giungono racconti spettacolari di un potere che sembra sovrannatura­le. Storie di uomini in grado di scaraventare un avversa­rio in aria con una semplice torsione del polso e di contra­stare l'attacco più micidiale senza ba***re ciglio.

Questi racconti, a volte, sono anche più fantastici. Il potere può anche essere esteso fino al punto di riuscire a spostare og­getti senza neppure toccarli. Gli avversari possono ve**re uccisi con un gesto eseguito a distanza. E il potere, secon­do queste storie, può anche essere manipolato per guarire e realizzare altri prodigi. In cinese questa forza esoterica si chiama Qi, in giappone­se Ki.

Come molte cose di origine orientale, il ki ha acquisito un alone di esotismo. I praticanti di arti marziali, abituati a parlarne quasi sottovoce, si stupiscono quando, apprese le basi della lingua nipponica, si accorgono che la parola ki vie­ne usata in termini piuttosto ordinari. Nella palestra di alle­namento, frasi e parole come aikido (la Via dell'armonia) e kio musubi (l'atto di unificare il proprio ki) vengono usati in to­no colloquiale.

Ma la parola ki ricorre in giapponese anche quando si parla di tempo (tenki), di follia (kichigai) o addirit­tura del carburatore di un'automobile (kikaki).

Ancora più sorprendenti possono essere espressioni co­me ki ga awanakatta, che vuol dire «non andiamo troppo d'accordo», o kimochi ga warui, «le ‘vibrazioni' non sono buone».

La confusione che circonda le molte identità del ki può essere chiarita esaminando il kanji corrispondente. Ki è un carattere composto che unisce il kanji che significa «ri­so grezzo» con altri tratti sopra di esso che rappresentano il vapore che sale dal riso quando cuoce. Il ki, dunque, viene pittograficamente rappresentato come un'energia plastica, invisibile eccetto che per i suoi effetti.

Noi non recepiamo il vapore che sale dalla pentola ma possiamo sentirlo e ve­derlo quando agita il coperchio. In giapponese, ki si riferisce a una forza organica che può prendere una miriade di forme, può descrivere il clima, la personalità di un indivi­duo, oppure quelle vaghe simpatie o sensazioni che noi tut­ti abbiamo sperimentato.

A Chicago o in un'altra città americana, durante una conversazione, potremmo usare la parola soul, anima, che in inglese può essere usata sia in senso religioso sia per caratterizzare una particolare tendenza culturale. Allo stesso modo, ki può essere usato in giapponese per descri­vere sia cose sacre sia cose profane.

Indirizzo

Milan
20123

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