Psicodiagnostica ARP

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Photos from Psicodiagnostica ARP's post 29/05/2026

Durante la lezione di questo weekend del Master abbiamo lavorato su alcuni passaggi centrali del processo di codifica e interpretazione nel Test di Rorschach.

Abbiamo approfondito:
- le determinanti avanzate - colore acromatico, chiaroscuro, forma-dimensione, riflesso e forma
- le blends e il loro significato clinico
- le codifiche cognitive.

Il punto della lezione non era soltanto riconoscere correttamente una sigla. La domanda che accompagna il lavoro in aula è spesso un’altra: "Cosa ci racconta davvero questo dato?". Perché una codifica, da sola, non basta.

Acquista senso quando viene letta dentro un funzionamento, messa in relazione con altri elementi del protocollo e discussa clinicamente.

È in questo passaggio che il Rorschach smette di essere solo tecnica e diventa pensiero clinico.

Photos from Psicodiagnostica ARP's post 26/05/2026

A un certo punto della formazione “cambia” il modo in cui guardi i test.

Smettono di essere qualcosa da “aggiungere” alla clinica e iniziano a orientare il ragionamento clinico sul caso.

Durante il processo psicodiagnostico i dati non servono solo a descrivere un paziente.

Servono a valutare le ipotesi, collegare informazioni diverse, fare domande più precise e costruire restituzioni più efficaci.

Nel carosello trovi 5 cambiamenti che molti clinici riconoscono quando iniziano a integrare i test nel proprio lavoro psicodiagnostico.

Se vuoi diventare uno psicodiagnosta, candidati al Master in Psicodiagnostica di ARP Studio Associato.

Photos from Psicodiagnostica ARP's post 23/05/2026

Nel corso dell’ultima lezione del Master abbiamo proseguito il lavoro sulla siglatura del Test di Rorschach, approfondendo alcuni passaggi fondamentali della codifica:
• orientamento della tavola
• localizzazione
• spazio bianco
• contenuti

Per ogni area, il lavoro teorico è stato accompagnato da esercitazioni e momenti di confronto clinico, con l’obiettivo di rendere il processo di osservazione sempre più preciso e consapevole.

La siglatura richiede metodo, attenzione e allenamento costante.
Ma richiede anche la capacità di discutere i dati, mettere a confronto ipotesi diverse e mantenere il collegamento con il funzionamento della persona.

È in questo passaggio che il test smette di essere soltanto una tecnica e diventa uno strumento clinico.

19/05/2026

Hai in mano tanti dati: colloqui, osservazioni, test.

Eppure, al momento della restituzione, il quadro resta confuso.

Succede spesso quando la valutazione procede per accumulo di informazioni, senza una struttura che aiuti davvero a metterle in relazione.

I dati allora non si integrano. Restano separati.

E il rischio è che, alla fine, a guidare la lettura sia soprattutto l’impressione generale del clinico.

È uno dei passaggi più delicati del lavoro psicodiagnostico.

Avere esperienza non basta sempre a costruire ipotesi solide. Serve un modello di lettura che permetta di collegare ciò che emerge dai test, dal colloquio e dall’osservazione clinica.

La psicodiagnostica strutturata serve anche a questo: dare forma ai dati, distinguere le ipotesi plausibili dalle impressioni, rendere il ragionamento clinico più verificabile.

Altrimenti il rischio è leggere il caso più attraverso le proprie inferenze che attraverso gli strumenti.

06/05/2026

C’è un momento, durante la formazione in psicodiagnostica, in cui la teoria non è più sufficiente.

Lo senti quando ti trovi davanti a un protocollo Rorschach e non riesci a trovare un significato
clinico per i punteggi che la persona ha ottenuto… o quando fai lo scoring di una Scala Wechsler e ti accorgi che non sai come leggere i punteggi.

In aula succede qualcosa che la teoria da sola non può raggiungere: qualcuno ti mostra come
usare il ragionamento clinico per leggere i risultati ai test… ti “fa vedere in vivo” il processo…
l’incertezza, le ipotesi, i punti in cui il clinico si ferma e si chiede «ma qui cosa sta succedendo
davvero?».

Questo è il momento in cui impari. Non solo quando ascolti, ma soprattutto quando pensi insieme
a qualcuno che sa già come farlo.

Se vuoi imparare anche tu, candidati al colloquio di selezione e partecipa alla prossima edizione
del Master!

03/05/2026

Professionisti che non hanno ricevuto una formazione specifica in psicodiagnostica potrebbero ritenere che i test siano dei vincoli: procedure rigide che ostacolano il ragionamento clinico.

Nella pratica clinica quotidiana, in realtà, avviene l’esatto opposto.

Quando sai usare gli strumenti diagnostici, hai meno bisogno di formulare rapidamente una ipotesi, che spesso è una rassicurazione rispetto alla percezione di non essere adeguato. Puoi tollerare l’incertezza più a lungo. Puoi sospendere il giudizio e raccogliere dati.

E questa capacità è la base del pensiero clinico maturo. I dati della valutazione testologica non ti tolgono flessibilità, bensì ti supportano nel ragionamento clinico.

È la differenza tra improvvisare senza strumenti e saper improvvisare perché conosci e hai organizzato i dati testologi.

Partecipa al nostro Master in Psicodiagnostica al link https://psicodiagnostica.arpmilano.it/master-psicodiagnostica/.

30/04/2026

Durante la lezione dello scorso weekend del Master ci siamo concentrati sullo studio di una fase indispensabile per la lettura dei dati del Test di Rorschach: la siglatura delle risposte.

Entrare nella logica della siglatura significa iniziare a trasformare le risposte in dati a cui attribuire un significato, mantenendo il legame con il processo che le ha generate.

Abbiamo approfondito:
- orientamento della tavola
- localizzazione
- utilizzo dello spazio bianco
- contenuti.

Non ci siamo limitati alla teoria. Le esercitazioni hanno permesso il confronto con casi concreti, facilitando il consolidamento delle nuove informazioni.

È proprio in questa fase dell’apprendimento che il test inizia a “prendere forma” come strumento clinico: solo quando gli aspetti tecnici e i relativi quesiti sono appresi possiamo iniziare a fare i primi ragionamenti clinici.

Seguici per scoprire gli argomenti della prossima lezione!

Photos from Psicodiagnostica ARP's post 26/04/2026

Il QI è il dato più conosciuto delle Scale Wechsler.

È il punteggio che spesso è calcolato per primo, quello che resta più facilmente in mente, ma che, se preso "da solo", dice molto meno di quanto si pensi.

Quando guardi il profilo di una Scala Wechsler hai davanti molto più di un numero.

Hai una panoramica dei funzionamenti cognitivi e delle differenze che li contraddistinguono. E sono proprio queste differenze che iniziano a dare senso ai dati.

Due persone possono avere lo stesso QI e funzionamenti cognitivi molto diversi. È nel modo in cui i punteggi si combinano (e nelle discrepanze che emergono) che prende forma una lettura clinica.

Le Scale Wechsler non restituiscono una diagnosi. Restituiscono un profilo. E quel profilo va interpretato e integrato con i dati specifici della persona.

Iscriviti al colloquio per accedere alla selezione del Master in Psicodiagnostica ARP. Vai al link in bio! 👆

21/04/2026

L’XI Edizione del Master in psicodiagnostica inizia il 15 novembre 2026!

Molti psicologi hanno studiato i test.… ma
non sempre riescono a integrarli efficacemente nel proprio
lavoro clinico.

Il Master è costruito per facilitare questo passaggio: dalla scelta degli
strumenti alla lettura dei dati, fino alla stesura della relazione.

Non si tratta solo di conoscere i test, ma di saperli utilizzare all’interno del processo diagnostico.

Se vuoi approfondire, al link https://psicodiagnostica.arpmilano.it/master-psicodiagnostica/

20/04/2026

La psicodiagnostica è un ambito multidisciplinare della psicologia che si occupa della valutazione e della descrizione del funzionamento psichico di un individuo impiegando sia strumenti clinici, quali, ad esempio, il colloquio, sia strumenti psicometrici, quali i test.

Nella vita professionale di uno psicologo talvolta può capitare di somministrare un solo test, invece di una batteria di test. Ma perché succede? Il più delle volte perché il clinico sente di avere a disposizione poco tempo in quanto è “dominato” dall’urgenza di comprendere meglio le possibili cause del disagio del paziente. La conseguenza è che rischia di ottenere solo informazioni isolate e parziali.

Da qui la necessità di avvalersi di più test che valutino capacità e funzionamenti differenti in modo da avere elementi sufficienti per cogliere la specificità di “quel” paziente. Questo implica leggere i dati che emergono da più test non limitandosi al semplice testing, ma privilegiando l’assessment psicodiagnostico e del pensiero clinico… non basta essere formati a “usare” i test… è indispensabile ragionare sui dati ottenuti dai test (e non solo) e formulare ipotesi cliniche.

Un “bravo” psicodiagnosta è in grado di integrare i dati, formulare ipotesi e condividere in modo chiaro i risultati al paziente, ai care-giver e agli altri professionisti coinvolti.
Obiettivo del Master è formare psicologi capaci di integrare la psicodiagnostica nel proprio modo di pensare, non solo nel proprio lavoro.

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