Mummy Project Research

Mummy Project Research

Condividi

Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Mummy Project Research, Centro di ricerca educativa, Milan.

Photos from Mummy Project Research's post 14/03/2026

Per celebrare il π day, non potevamo non parlare di matematica! Nell’Antico Egitto la matematica non nasceva per pura teoria. Nasceva per risolvere problemi concreti: misurare i campi dopo le inondazioni del Nilo, calcolare le tasse, costruire templi e piramidi.

Era quindi una scienza pratica, quotidiana, usata da scribi e funzionari per gestire il territorio e i grandi progetti architettonici del regno.

Gli Egizi utilizzavano un sistema decimale, scritto con geroglifici diversi per 1, 10, 100 e così via fino al milione. Non era però posizionale come il nostro: per indicare numeri grandi bisognava ripetere molte volte gli stessi simboli.

Le operazioni principali erano addizione e sottrazione, mentre moltiplicazioni e divisioni venivano eseguite con un curioso sistema di raddoppi e scomposizioni, simile a un metodo binario.
Usavano quasi esclusivamente frazioni con numeratore 1 (come 1/3 o 1/5), chiamate frazioni unitarie.

Gran parte di ciò che sappiamo proviene dai papiri matematici, soprattutto dal celebre Papiro di Rhind, lungo oltre 5 metri e conservato al British Museum. Copiato dallo scriba Ahmes intorno al 1550 a.C., raccoglie circa 85 problemi matematici: una sorta di manuale per gli scribi dell’antico Egitto.

Tra questi c’è anche un curioso esercizio, noto come Problema 79, che sembra quasi una filastrocca:

7 case
in ogni casa 7 gatti
ogni gatto cattura 7 topi
ogni topo mangia 7 spighe
ogni spiga produce 7 heqat di grano.

La domanda è: quante “cose” ci sono in totale?
La soluzione è una progressione geometrica: il totale è 19.607.

Probabilmente era un esercizio didattico, pensato per insegnare agli studenti il ragionamento matematico… ma anche per dimostrare che già 3500 anni fa gli Egizi sapevano trasformare i numeri in giochi di intelligenza.

Perché dietro piramidi, templi e granai… c’erano sempre loro: gli scribi e i loro calcoli.

Photos from Mummy Project Research's post 09/03/2026

Al National Museum of Antiquities di Leiden è conservato uno dei corredi funerari più affascinanti dell’Epoca Tarda: il set di sarcofagi appartenuto a Ankhor, sommo sacerdote del dio Montu a Tebe, vissuto tra il 675 e il 625 a.C.
Il suo sepolcro racconta potere, fede e speranza nella rinascita.

Il corredo è formato da tre sarcofagi inseriti l’uno dentro l’altro, quasi come una moderna matrioska: un segno evidente del prestigio e della ricchezza di Ankhor nella società tebana.

La mummia, avvolta in bende finissime, era coperta da una rete di perline in faïence e da amuleti protettivi. Tra questi spicca uno splendido scarabeo alato posto sul cuore, simbolo di rigenerazione e rinascita.

Il sarcofago più interno, di forma antropoide, rappresenta Ankhor come Osiride, con parrucca divina e grande collare. Il corpo è suddiviso in riquadri con formule del Libro dei Morti, ognuno custodito da divinità protettrici dell’oltretomba.

Il sarcofago intermedio, anch’esso antropoide, è più sobrio e privo di decorazioni, ma il defunto è raffigurato con la barba divina, simbolo della sua trasformazione in essere divino.

Infine, tutto era racchiuso nel qeresu, un grande sarcofago rettangolare ricco di significato cosmico. Il coperchio rappresenta il viaggio del sole: da un lato la navigazione notturna, dall’altro quella diurna, con Ankhor a bordo della barca solare accanto al dio Ra.

Sotto la protezione delle divinità canopiche, legate al mondo di Osiride, il defunto prendeva parte al grande ciclo cosmico: la morte non era la fine, ma l’inizio di una nuova alba.

𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒊

👉🏻SEGUICI👉🏻 @‌mummyprojectresearch

Photos from Mummy Project Research's post 07/03/2026

Quando pensiamo alle grandi donne dell’antico Egitto, vengono subito in mente nomi celebri: Nefertari, Nefertiti, Cleopatra, Tiy, Hatshepsut. Regine e sovrane la cui fama ha attraversato i millenni.

Ma, in occasione della Festa della Donna, vale la pena ricordare anche una donna più vicina a noi nel tempo, senza la quale molti monumenti dell’Egitto non esisterebbero più.

Il suo nome è Christiane Desroches Noblecourt.

Egittologa francese, curatrice della sezione egizia del Musée du Louvre, fu anche la prima donna ammessa all’IFAO e la prima a dirigere uno scavo archeologico in Egitto: un traguardo straordinario in un mondo scientifico allora quasi esclusivamente maschile.

Nel 1954, quando il presidente Nasser annunciò la costruzione della nuova diga di Assuan, Christiane comprese immediatamente il rischio: le acque del futuro Lago Nasser avrebbero sommerso per sempre decine di templi della Nubia.

Grazie al suo intervento e al dialogo con l’UNESCO, nacque una delle più grandi operazioni di salvataggio archeologico della storia. Una task force internazionale di specialisti documentò i siti a rischio e riuscì in un’impresa straordinaria: smontare e ricostruire i templi in luoghi sicuri.

Tra questi, il più celebre di tutti: il grande tempio di Abu Simbel, fatto costruire da Ramses II.

Oggi milioni di visitatori possono ancora ammirare questi monumenti grazie alla determinazione, alla visione e al coraggio di una donna che ha saputo guardare oltre il presente.

Perché la storia dell’Egitto non è fatta solo di faraoni e regine.
È fatta anche di chi, con passione e intelligenza, ha lottato per preservarla per il futuro.

25/02/2026

Ieri vi abbiamo raccontato della scoperta della tomba dell’architetto Kha e di sua moglie Merit e oggi vogliamo mostrarvi l’incredibile ed affascinante sfilata dei reperti che vengono trasportati fuori dalla tomba a soli tre giorni dal suo ritrovamento.

Fotografia di Francesco Ballerini - Archivio fot. Museo Egizio di Torino

𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒊

👉🏻SEGUICI👉🏻 @‌mummyprojectresearch

Photos from Mummy Project Research's post 24/02/2026

Il 15 febbraio 1906, l’archeologo italiano Ernesto Schiaparelli fece una scoperta straordinaria nella necropoli del villaggio di Deir el-Medina, a Tebe: la tomba di Kha e Merit, oggi nota come TT8 (Theban Tomb 8).

Un evento rarissimo. La tomba era quasi completamente intatta.

Ma Chi era Kha? Capo architetto dei lavori della Necropoli di Tebe, servì sotto i faraoni Amenhotep II, Thutmosis IV e Amenhotep III. Un uomo di altissimo rango tecnico e amministrativo, parte di quella élite specializzata che viveva a Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani delle tombe reali.

Accanto a lui, la moglie Merit, figura di prestigio e compagna di vita, sepolta con la stessa cura e ricchezza.

Non solo un corredo funerario, ma una fotografia della vita quotidiana di una coppia dell’élite del Nuovo Regno. A differenza di molte sepolture saccheggiate nell’antichità, la TT8 ci ha restituito un patrimonio unico, capace di raccontare non solo la morte, ma la vita, il lavoro, l’intimità domestica.

Oggi questi straordinari reperti sono conservati al Museo Egizio di Torino, dove un nuovo allestimento – inaugurato il 4 dicembre 2025 – ne valorizza ancora di più la storia e il contesto.

La tomba di Kha e Merit resta una delle più importanti scoperte archeologiche italiane in Egitto.
Una storia di scienza, intuizione e rispetto che continua a emozionarci, più di un secolo dopo.

𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒊

👉🏻SEGUICI👉🏻 @‌mummyprojectresearch



Le foto d'epoca sono di Francesco Ballerini - Archivio fot. Museo Egizio di Torino

17/02/2026

Giornata nazionale del Gatto: quando il divino aveva i baffi!
Lo sapevi? Molto prima di conquistare i nostri divani, i gatti avevano già conquistato… l’eternità.

Nell’Antico Egitto il gatto non era solo un animale domestico: era protezione, grazia e presenza divina. Custode delle case e dei granai, difendeva dalle serpi e dai roditori, diventando simbolo di sicurezza e prosperità.

Ma il suo ruolo andava oltre il quotidiano.

Era legato alla dea Bastet, divinità della casa, della fertilità, della gioia e della protezione. Raffigurata con testa di gatto o come felina seduta, Bastet incarnava la dolcezza materna ma anche la forza capace di difendere ciò che ama.

I gatti erano così venerati che:
✨ venivano mummificati
✨ avevano necropoli dedicate (come a Bubasti e Saqqara)
✨ la loro uccisione, anche accidentale, era punita severamente

In molte tombe compaiono accanto ai loro padroni, seduti sotto la sedia della dama di casa o pronti a scattare verso una preda tra i papiri: segno di un legame affettivo profondo e quotidiano.

Il gatto, nell’Egitto antico, era equilibrio perfetto tra eleganza e potere, indipendenza e devozione.

Oggi li celebriamo con una carezza in più… sapendo che, in fondo, sono sempre stati creature sacre.

Nella foto: Statua di gatto - Louvre, Parigi

𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒊

👉🏻SEGUICI👉🏻 @‌mummyprojectresearch

14/02/2026

Due volti, una rivoluzione: Akhenaton e Nefertiti. La coppia più enigmatica e affascinante della XVIII dinastia.
In questa immagine li vediamo virtualmente accostati:
👑 il celebre busto di Nefertiti, oggi al Neues Museum di Berlino – un unicum assoluto nella storia dell’arte antica;
👑 il volto di Akhenaton, conservato al Museo di Luxor – uno dei molti ritratti del faraone “eretico” giunti fino a noi.

Sposi, sovrani, protagonisti di una delle più audaci rivoluzioni religiose dell’antico Egitto.
Akhenaton, nato Amenhotep IV, cambiò nome e volto alla storia promuovendo il culto esclusivo di Aton, il disco solare, rompendo con la tradizione millenaria del pantheon egizio. Una scelta radicale, destinata a scuotere l’intero Paese.

Accanto a lui, Nefertiti – la Grande Sposa Reale – non fu solo consorte, ma presenza centrale nel nuovo culto, raffigurata con la stessa dignità e forza simbolica del faraone.

I loro busti, capolavori dell’arte di Amarna, raccontano un’estetica nuova: lineamenti allungati, volti intensi, una bellezza non convenzionale che riflette un’epoca di profondo cambiamento.

Due profili che quasi si sfiorano.
Due sguardi che ancora oggi parlano di potere, fede, visione… e di un sogno che cercò di cambiare il mondo.

𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒊

👉🏻SEGUICI👉🏻 @‌mummyprojectresearch

12/02/2026

Nel cuore del British Museum si trova una delle sculture più toccanti dell’antico Egitto: la statua doppia EA36, che raffigura Horemheb e la sua sposa Amenia.

Seduti fianco a fianco su un trono con zampe leonine, indossano lunghe tuniche plissettate e parrucche della tarda XVIII dinastia. Lui porta i sandali; lei, con un gesto di straordinaria tenerezza, stringe con entrambe le mani la sinistra del marito. Un dettaglio raro, quasi intimo, che rompe la solennità ufficiale e ci restituisce una coppia vera, unita da un legame profondo.

La statua, in calcare (h. 130 cm), fu trovata a Saqqara e acquistata dal museo nel 1839 dalla collezione di Giovanni Anastasi. Per oltre un secolo, però, l’identità della coppia rimase incerta. La svolta arrivò nel 1976, quando nella tomba che Horemheb aveva fatto costruire a Saqqara – prima di diventare faraone – fu rinvenuto un frammento con tre mani intrecciate. Nel 2009 un calco dimostrò che combaciava perfettamente con le mani della statua: la prova definitiva.

Horemheb, ultimo faraone della XVIII dinastia (1319–1292 a.C.), fu generale sotto Tutankhamon e Ay e riportò stabilità dopo la rivoluzione religiosa di Akhenaton. Uomo di potere e restauratore dell’ordine, ma qui rappresentato in una dimensione privata, sorprendentemente umana.

Di Amenia, “colei che è nascosta”, sappiamo pochissimo. Probabilmente morì prima che il marito salisse al trono e non divenne mai regina. Eppure Horemheb volle che la sua immagine fosse accanto alla propria nella tomba di Saqqara: una scelta che parla di affetto, memoria e desiderio di eternità condivisa.

E quelle mani, scolpite nella pietra più di tremila anni fa, continuano ancora oggi a parlarci d’amore.

𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒊

👉🏻SEGUICI👉🏻 @‌mummyprojectresearch

Photos from Mummy Project Research's post 11/02/2026

In questa settimana dedicata all’amore, vi portiamo davanti a un dettaglio meraviglioso e sorprendentemente intimo: il coperchio di una scatola del tesoro di Tutankhamon.
📍Museo Egizio del Cairo – inv. JE 61477

Questo oggetto arrivò fino a noi in condizioni drammatiche: la tomba era stata violata dai ladri e la scatola fu trovata rotta e spostata, schiacciata dal peso di altri elementi del corredo funerario. In origine custodiva oggetti preziosi e personali: sandali, vesti di culto, collane, un poggiatesta e una cintura.

Ma ciò che rende questo reperto indimenticabile è il suo coperchio.

Qui Tutankhamon è raffigurato con la sua Grande Sposa Reale, Ankhesenamon: giovanissimi entrambi, poco più che adolescenti.
In un padiglione decorato con fiori e tralci, la regina gli offre fiori di loto e frutti di mandragora, simboli di amore, fertilità e rinascita nell’antico Egitto.

È un’immagine delicata, quasi sospesa: un gesto d’affetto che attraversa i millenni.
Sotto la scena, fanciulle raccolgono loto e mandragore per i sovrani, mentre le iscrizioni proclamano:
“Nebkheprura, Tutankhamon, Signore delle Due Terre”
e “La Grande Sposa Reale, Ankhesenamon, possa ella vivere”.

In mezzo all’oro e alla gloria funeraria, questo coperchio ci ricorda una cosa semplice:
anche i faraoni, prima di essere mito, furono cuori umani.

𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒊

👉🏻SEGUICI👉🏻 @‌mummyprojectresearch

Photos from Mummy Project Research's post 06/02/2026

«Fummo immersi nell’oscurità totale per circa quindici minuti… poi, all’improvviso, apparvero splendidi rilievi.»
Così il professor Geoffrey T. Martin racconta l’istante in cui, nel 1986, la tomba di Maya tornò a rivedere la luce dopo secoli di silenzio, sepolta sotto la sabbia di Saqqara.

Chi era Maya?
Non un faraone, ma uno degli uomini più potenti del suo tempo.
Cancelliere, Sovrintendente del Tesoro e dei lavori reali, Maya gestì gli affari interni dell’Egitto in un’epoca delicatissima, subito dopo la rivoluzione di Akhenaton. Fu lui a occuparsi della sepoltura di Tutankhamon e continuò a ricoprire ruoli di primo piano anche sotto Horemheb, fino alla sua morte, intorno al nono anno di regno del faraone.

Accanto a lui, nelle immagini e nei rilievi, compare la moglie Merit, morta prima di lui.

I suoi titoli? Un elenco impressionante: scriba reale, guardiano dei segreti del palazzo, sovrintendente dei lavori nella Valle dei Re, favorito del re, e molti altri. Un uomo che “faceva ciò che piaceva a Sua Maestà”.

La tomba di Maya fu individuata per la prima volta nel 1843 da Karl Richard Lepsius, che ne documentò i rilievi (molti dei quali andarono poi distrutti durante la Seconda guerra mondiale). Col tempo, però, la sabbia cancellò ogni traccia.
Fino al 6 febbraio 1986, quando una missione congiunta dell’Egypt Exploration Society e del Rijksmuseum van Oudheden di Leida ritrovò la camera funeraria, a 18 metri di profondità.

𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒊

👉🏻SEGUICI👉🏻 \@‌mummyprojectresearch

Photos from Mummy Project Research's post 31/01/2026

Tra i capolavori del National Museum of Antiquities di Leiden spicca un oggetto di straordinaria bellezza e potenza simbolica: il sarcofago di Peftjaoeneith, risalente alla XXVI dinastia (ca. 650 a.C.), nel Tardo Periodo.

Realizzata in legno insolitamente spesso e pesante, riccamente dipinta in molti colori, questa cassa doveva avere un costo enorme in un Egitto povero di legname. Ma Peftjaoeneith non era un uomo qualunque: ricopriva incarichi di grande prestigio, tra cui ispettore dei domini templari, amministratore del tempio, servo del dio Horus, profeta di Amon. I suoi titoli rimandano a importanti centri religiosi del Delta come Sais, Buto e Diospolis Inferiore.

Il coperchio presenta una pregevolissima decorazione che rappresenta il cosmo, decorato con divinità e testi tratti dal Libro dei Morti, mentre l’interno raffigura la dea Nut, il cielo, con il corpo nero cosparso di stelle. Ai lati scorrono le immagini delle dodici ore del giorno e della notte: un vero e proprio viaggio cosmico verso l’aldilà.

Arrivata al museo nel 1828, la mummia è risultata quasi intatta e ben conservata. Le braccia sono distese, le mani poggiate sulle cosce. Le analisi radiologiche hanno rivelato molto della sua vita:
📍segni di osteopenia
📍una marcata ipercifosi giovanile (morbo di Scheuermann), sviluppata durante l’adolescenza
📍presenza delle linee di Harris, tracce di periodi di stress, malattia o malnutrizione durante la crescita

In Peftjaoeneith, come spesso accade, convivono due storie: quella ufficiale del potere e del prestigio… e quella più fragile, profondamente umana, che il corpo conserva in silenzio.

𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒊

👉🏻SEGUICI👉🏻 @‌mummyprojectresearch

29/01/2026

Qualche tempo fa, sulle pagine di Archeologia Viva (n. 225, maggio/giugno 2024), in un articolo a cur di Sabina Malgora, abbiamo incontrato una figura destinata a restare nella memoria: la “Signora Misteriosa”, una delle mummie più affascinanti delle collezioni egizie di Varsavia.

Un volto silenzioso, un corpo antico… e dietro, un lavoro straordinario.
Grazie agli studi multidisciplinari del Warsaw Mummy Project, quella mummia ha iniziato a parlare: analisi, immagini, dati scientifici intrecciati come fili di una trama, capaci di restituirle un’identità e una storia.

Le mummie non sono mai solo reperti.
Sono vite sospese nel tempo, e ogni studio serio è un atto di ascolto. È per questo che, da anni, il dialogo tra ricerca, scienza e narrazione è al centro del nostro lavoro. Quando due team condividono la stessa visione, le storie si moltiplicano.

Così, dalla Signora Misteriosa, siamo passati alle altre mummie: altre esistenze, altri enigmi, altri racconti ancora da svelare. Un percorso che prende forma grazie alla collaborazione, alla stima reciproca e alla voglia di guardare oltre le bende.

Perché ogni mummia è un’indagine.
E ogni indagine, se fatta bene, è una storia che merita di essere raccontata.

📖 L’articolo è su Archeologia Viva N° 225 del 2024.
Noi vi portiamo dietro le quinte, dove la scienza incontra l’umanità.


𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀𝐍 𝐌𝐔𝐌𝐌𝐘 𝐏𝐑𝐎𝐉𝐄𝐂𝐓
𝑪𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒎𝒖𝒎𝒎𝒊𝒆
𝑹𝒊𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒆 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒈𝒆𝒕𝒕𝒊 𝒄𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂𝒍𝒊

👉🏻SEGUICI👉🏻 @‌mummyprojectresearch

Vuoi che la tua scuola/universitàa sia il Scuola/università più quotato a Milan?

Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Ubicazione

Indirizzo


Milan