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04/06/2026

Una formula di acqua micellare spiegata come si deve: ingrediente per ingrediente, scelta per scelta.
Non una lettura dell'INCI. Un ragionamento ad alta voce da formulatrice. Perché dietro ogni fase c'è
una logica precisa che fa la differenza tra un prodotto che funziona e uno che esiste solo sulla carta.
La chicca che in pochi conoscono: il polysorbate 20 ha una CMC tra le più basse dei tensioattivi non
ionici, zero virgola zero cinque millimolari. Significa che a 0,50% siamo già ampiamente oltre la soglia
micellare, con quantità minime che non compromettono la tollerabilità e non lasciano residuo
filmogeno sulla pelle. Il chelante in fase A sequestra i metalli pesanti dell'acqua e ottimizza l'attività
del conservante. I tensioattivi in sinergia abbassano ulteriormente la CMC della miscela. Lavorazione
interamente a freddo: nessun riscaldamento, semplice incorporazione per agitazione.
Una formula semplice. Ma solo se sai cosa stai guardando.

03/06/2026

C'è un numero che nessuno ti dice quando parla di acqua micellare. Si chiama CMC, Concentrazione
Micellare Critica.
È la soglia precisa oltre la quale i tensioattivi smettono di galleggiare liberi in soluzione e iniziano a
organizzarsi in strutture sferiche: le micelle. Una testa idrofila rivolta verso l'acqua, una coda lipofila
rivolta verso l'interno. Un core idrofobico che riconosce i residui lipofilici sulla pelle, li ingloba e li porta
via senza bisogno di risciacquo e senza aggredire il film idrolipidico.
Sotto quella soglia non succede nulla di tutto questo. Hai in mano acqua con qualcosa disciolto
dentro. Non una formula.
Eppure quante acque micellari in commercio vengono formulate senza che nessuno si preoccupi
davvero di rispettare questo parametro? Quante volte la concentrazione del tensioattivo è scelta per
abbattere i costi, non per costruire la funzione?
Chi formula lo sa. Chi valuta i prodotti dei fornitori dovrebbe saperlo. Chi insegna ha il dovere di dirlo.
Adesso che lo sai, un'acqua micellare non la formuli più allo stesso modo.

Photos from CosmeTech's post 02/06/2026

Acqua micellare: la formula più sottovalutata del banco da lavoro.
Trasparente, apparentemente semplice, spesso trattata come un prodotto secondario. Eppure dietro
c'è una chimica precisa che in pochi conoscono davvero.
Tutto ruota attorno a un parametro: la CMC, la Concentrazione Micellare Critica. È la soglia oltre la
quale i tensioattivi smettono di galleggiare liberi e si auto-assemblano in strutture sferiche. Nasce la
micella. Nasce la funzione. Nasce la differenza tra una formula pensata e una soluzione acquosa con
un'etichetta sopra.
In questo carosello trovi la chimica della molecola anfifilica, il meccanismo di incapsulamento
lipofilo, l'errore più comune in formulazione e una formula base completa con razionale. Lavorazione
interamente a freddo: nessuna fase calda, nessun riscaldamento, semplice incorporazione per
agitazione.
Se lavori con le materie prime, se valuti prodotti finiti, se insegni o studi formulazione: questo
contenuto è per te.

01/06/2026

L'acqua micellare non lava. Cattura. E la differenza non è poetica: è chimica.
Quando guardiamo un'acqua micellare, vediamo un liquido trasparente, indistinguibile dall'acqua del
rubinetto. Eppure al suo interno sta succedendo qualcosa di preciso, controllato, progettato.
Le micelle sono strutture sferiche che si formano spontaneamente quando le molecole tensioattive
raggiungono una concentrazione critica: la CMC, la Concentrazione Micellare Critica. Fino a quel
punto, le molecole restano disperse e libere. Non c'è architettura. Non c'è funzione.
Superata quella soglia, le code lipofile si orientano verso l'interno, le teste idrofile verso l'esterno, e la
sfera si chiude. Nasce una struttura capace di riconoscere i residui di sebo, trucco e inquinanti e di
catturarli al suo interno senza bisogno di risciacquo.
La CMC non è un concetto da manuale. È il parametro che separa una formulazione efficace da una
soluzione acquosa con qualche goccia di tensioattivo aggiunta per dare un nome al prodotto.
Conoscerla significa saper leggere un'etichetta in modo diverso. Significa valutare un prodotto con
occhi diversi. Significa lavorare con maggiore consapevolezza, qualunque sia il tuo ruolo nella filiera
cosmetica.
Questa settimana su Cosmetech Academy parliamo proprio di questo: la chimica che si nasconde
dentro un prodotto apparentemente semplice

29/05/2026

Conoscere gli ingredienti è il punto di partenza. Saperli integrare in una formula coerente è il mestiere.
Questa settimana abbiamo esplorato quattro aree della formulazione per il capello sano, ognuna con
la sua logica, i suoi ingredienti, i suoi meccanismi d'azione.
Il cuoio capelluto non è una superficie da pulire ma un ecosistema microbico con un pH fisiologico
preciso, una flora batterica residente da rispettare, una produzione sebacea da regolare senza
impoverire il film idrolipidico naturale.
Il follicolo è il motore biologico della crescita. Stimolarlo significa conoscere le fasi del ciclo capillare
e scegliere ingredienti che agiscono su target specifici, dalla vascolarizzazione locale alla sintesi di
cheratina.
La fibra capillare è tessuto cheratinizzato che non si autoripara autonomamente. Ma la sua struttura
interna può essere ripristinata chimicamente, attraverso bond builders e proteine idrolizzate che
lavorano a livello molecolare, non solo in superficie.
La cuticola è una barriera selettiva. Sigillarne le scaglie con ceramidi, esteri complessi o film formers
idrofobici significa proteggere la fibra dall'umidità esterna e restituire lucentezza e maneggevolezza.
Quattro aree, quattro linguaggi. Il formulatore li conosce tutti e sa come combinarli in una formula che
risponde a obiettivi reali. Questo è il lavoro scientifico del cosmetologo

28/05/2026

La fibra capillare è tessuto cheratinizzato. Non ha attività cellulare, non si autoripara autonomamente.
Ma la sua struttura interna può essere ripristinata chimicamente, e questa distinzione cambia
profondamente l'approccio formulativo.
Quando styling aggressivo, sbiancamento o trattamenti chimici ossidativi danneggiano la fibra,
rompono qualcosa di preciso: i legami disolfuro tra le catene di cheratina. Non è un danno generico o
superficiale. È una rottura strutturale, e come tale va affrontata con ingredienti che lavorano dentro la
fibra, non solo in superficie.
I bond builders sono la risposta formulativa a questo tipo di danno. La cisteina favorisce la
ricostituzione dei legami disolfuro compromessi. L'arginina protegge la fibra dai danni ossidativi e
migliora l'irrorazione sanguigna al follicolo. La glicina supporta la sintesi di collagene, contribuendo
alla salute della cute del cuoio capelluto.
Le proteine idrolizzate completano il lavoro con una logica di peso molecolare precisa. Le frazioni a
basso peso molecolare penetrano nella fibra e aumentano il volume dall'interno, agendo sulla
struttura corticale. Quelle ad alto peso molecolare lavorano invece sulla superficie della cuticola,
riparando il danno esterno e migliorando pettinabilità e lucentezza.
Due target, due pesi molecolari, un obiettivo: una fibra strutturalmente più integra e resistente.

Photos from CosmeTech's post 27/05/2026

Il capello sano non si formula per intuizione. Si formula per conoscenza.
Quattro aree, quattro logiche formulative distinte. Il cuoio capelluto non è una superficie da pulire ma
un ecosistema microbico da rispettare e supportare. Il follicolo è un motore biologico che risponde
agli ingredienti che scegliamo. La fibra capillare è una struttura che può essere ripristinata dall'interno,
non solo trattata in superficie. La cuticola è una barriera che va sigillata con precisione, non
genericamente ammorbidita.
Ogni area ha i suoi ingredienti, i suoi meccanismi, le sue logiche. Conoscerle separatamente è il primo
passo. Saperle integrare in una formula coerente è il mestiere del cosmetologo.

26/05/2026

Tre ingredienti per il cuoio capelluto. Tre meccanismi diversi, un obiettivo comune.
Il cuoio capelluto ha un pH fisiologico tra 5 e 6. Già questo dato orienta le scelte formulative. Un
prodotto troppo alcalino altera la barriera cutanea, gonfia lo strato corneo e disturba la flora batterica
residente, creando le condizioni per irritazione, seborrea e forfora.
Zinc PCA. Regola la produzione di sebo senza impoverire il film idrolipidico naturale del cuoio
capelluto. Ha azione antinfiammatoria documentata e aiuta a mantenere l'equilibrio della cute
seborroica.
Sarcosina. Derivato aminoacidico che riduce la quota di sebo disponibile per i microrganismi lipofili
come Malassezia e Cutibacterium acnes. Nel tempo, studi hanno mostrato un miglioramento della
biodiversità microbica del cuoio capelluto, con un ambiente più favorevole alla salute del follicolo.
Prebiotici topici. Non agiscono direttamente sui microrganismi problematici. Nutrono quelli benefici
già presenti, rafforzando l'ecosistema dall'interno invece di aggredirlo dall'esterno. Un approccio
opposto ma complementare rispetto agli antimicrobici classici.
Tre logiche formulative distinte. Conoscerle tutte, e soprattutto saperle combinare, cambia
profondamente il modo in cui si costruisce una formula scalp davvero efficace.

25/05/2026

Un capello sano non è solo estetica. È chimica, biologia, equilibrio.
Quando guardiamo una ciocca lucida, compatta, con le punte integre, stiamo leggendo il risultato di
un sistema complesso che parte molto prima della lunghezza: parte dal cuoio capelluto.
Il microbioma del scalp, il pH, la produzione di sebo, la vitalità dei follicoli. Ogni dettaglio ha un ruolo
preciso nella struttura del capello e nella risposta agli agenti esterni. E ogni ingrediente che
selezioniamo in fase di formulazione entra in quel sistema, lo supporta o lo disturba.
Come formulatrici e formulatori, il nostro compito non è copiare un INCI che funziona. È capire perché
funziona, e saperlo adattare alle esigenze specifiche del prodotto che stiamo costruendo.
Questa settimana esploriamo insieme la scienza degli ingredienti per il capello sano. Quattro aree,
quattro logiche formulative: cuoio capelluto, crescita, riparazione strutturale, controllo del frizz.
Non una rassegna generica. Un percorso. Iniziamo!

22/05/2026

Tocchi il viso. Indossi una mascherina. Appoggiate la guancia su un cuscino. E il prodotto è ancora lì,
intatto, esattamente dove lo hai messo ore prima.
Non è magia. È transfer resistance. Ed è la quarta tecnologia che questa settimana abbiamo
analizzato nella chimica dei cosmetici long-lasting.
Si costruisce su tre livelli. Il primo sono i crosslinker: agenti che creano reti polimeriche
tridimensionali, strutture interconnesse che aderiscono alla cute e resistono alla frizione meccanica
senza cedere. Il secondo sono i pigmenti surface-treated, particelle coloranti la cui superficie è stata
modificata chimicamente per aumentare l'adesione alla pelle e ridurre la mobilità sotto pressione. Il
terzo sono i polimeri film-forming adesivi flessibili, che completano il sistema mantenendo colore e
texture ancorati anche su una superficie in movimento continuo come il viso.
La vera sfida formulativa non è ottenere transfer resistance. Quella si ottiene. La sfida è ottenerla
senza che il prodotto diventi rigido, pesante, occlusivo. Un cosmetico che non si muove ma non
respira non è una buona formula: è solo una formula estrema. E l'utente lo percepisce, anche se non
sa nominarlo.
L'equilibrio tra adesione e comfort cutaneo è il punto esatto dove si vede la qualità del lavoro del
formulatore.
Chiudiamo qui la settimana sulla chimica dei cosmetici long-lasting. Quattro tecnologie, quattro
meccanismi d'azione distinti, un sistema unico che non si assembla per somma di ingredienti ma si
progetta come architettura di formula.

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