Ferrillobelli

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Milan-based architecture and design studio established in 2010 by Fabio Ferrillo Belli. Here Fabio creates the first ever emotional room.

Fabio Ferrillo, architetto, dopo la tesi sperimentale al Politecnico di Milano (2004), viene invitato a collaborare con uno dei più dinamici studi della città, dove acquisisce dimestichezza con la progettazione di abitazioni di lusso e spazi commerciali per prestigiosi marchi italiani. Trasferitosi a Parigi dal 2005 al 2010 per confrontarsi da vicino con le più recenti realizzazioni dei grandi ar

Photos from Ferrillobelli's post 23/02/2026

“Cerco sempre di progettare il nuovo e l’utile. Cerco di proporre soluzioni che consentano di migliorare la vita dell’utente, sia esso un abitante di una casa o l’utilizzatore di un oggetto.

È necessario progettare senza ghettizzare le persone più o meno fortunate, più o meno colte, più o meno giovani o evolute. Quando opportuno, occorre progettare stimolando la loro autonomia personale, la legittimità della loro esistenza, e cercare di liberarle il più possibile dall’alienazione e dall’ansia che così spesso sono generate dalla città, dalla famiglia e dalla tradizione.

La distanza tra la realtà nella quale operiamo e queste intenzioni, definibili come utopiche, deve essere affrontata con il coraggio che nasce dalla convinzione che utopia e realtà debbano sovrapporsi nel processo di trasformazione

Il mio consiglio ai futuri architetti è di progettare l’utile, razionale, con un significato sociale (se possibile), con responsabilità, ma anche con gioia.” — Cini Boeri, 2019

18/02/2026

episode 40.

Milano non ama il cemento.
Vittoriano Viganò, Istituto Marchiondi, 1953-58.

Photos from Ferrillobelli's post 11/02/2026

Sella Nuova è il quartiere (oggi più noto come Bisceglie) che si estende lungo via delle Forze Armate, poco prima di Baggio, nato attorno al nucleo storico dell’omonima cascina.

Nel 2019 l’area diventa oggetto di un vasto progetto di rigenerazione urbana promosso da Borio Mangiarotti Spa con il fondo statunitense Värde. L’intervento viene presentato come una delle più ambiziose riconversioni urbane di Milano: un quartiere polifunzionale immerso in un grande parco, pensato per ricucire frammenti urbani e restituire centralità a un’area a lungo percepita come marginale. Sulla carta, il progetto si estende su oltre 300.000 metri quadrati, collocandosi tra le principali trasformazioni immobiliari degli ultimi anni. Il masterplan, firmato dallo Studio Mario Cucinella Architects, prevede un mix di residenze, uffici e funzioni commerciali secondo il modello della “città giardino”, con un parco urbano di oltre 16 ettari progettato dallo Studio Michel Desvigne Paysagiste come elemento strutturante.

Tuttavia, la promessa di rigenerazione appare sbilanciata verso una nuova urbanità costruita per addizione, più che verso una reale ricucitura sociale e infrastrutturale con il quartiere storico di Sella Nuova e con Baggio. Il grande parco rappresenta un valore ambientale, ma solleva interrogativi sulla sua reale accessibilità e capacità di diventare spazio pubblico vissuto, e non semplice cornice verde di un nuovo comparto residenziale.

Il progetto si inserisce così nelle ambiguità della rigenerazione urbana milanese recente: operazioni formalmente sostenibili e ricche di retorica ecologica, ma spesso poco efficaci nel ridurre le disuguaglianze territoriali che dichiarano di affrontare. Resta quindi aperta la domanda centrale: rigenerazione per chi, e a quale costo urbano e sociale.

09/02/2026

episode 39.

Milano, Quartiere Sella Nuova.

Photos from Ferrillobelli's post 06/02/2026

Sella Nuova è uno dei più grandi interventi immobiliari recenti a Milano.

1.000 abitazioni, torri residenziali, spazi commerciali, 16ettari di parco. Sulla carta nasce un nuovo quartiere. Nella realtà, però, l’operazione appare enorme e poco affascinante, priva di una vera identità. Il verde è poco percepibile, mentre domina il cemento. Le tipologie architettoniche si ripetono ossessivamente: nei volumi, nei materiali e nell’aspetto con forme banali e una selva di ringhiere piuttosto economiche ben più presenti del verde.

Sella Nuova sembra l’ennesima operazione tutta milanese, pensata per attrarre capitali senza nemmeno più l’ambizione dell’architettura. Solo metri quadri efficienti e, onestamente, facilmente dimenticabili.

Photos from Ferrillobelli's post 02/02/2026

I. M. Pei, l’ultimo dei modernisti.

Lontano da un Modernismo astratto e autoreferenziale, I. M. Pei ha dimostrato come il linguaggio architettonico contemporaneo possa dialogare in modo efficace con contesti urbani e storici complessi, senza rinunciare alla propria identità formale.

L’architettura di I. M. Pei si basa su una triade fondamentale: geometria, materiali e contesto, che rende il suo linguaggio coerente e immediatamente riconoscibile. Tale equilibrio emerge chiaramente in progetti come la National Gallery of Art – East Building a Washington D.C. (1978), dove la rigorosa impostazione geometrica consente di risolvere un lotto urbano irregolare, e nel Suzhou Museum (2006), in cui il linguaggio moderno viene adattato alla scala e alla tradizione architettonica locale.

Le forme geometriche triangolo, quadrato, prisma e piramide, non vengono utilizzate in modo simbolico o decorativo, ma come strumenti per organizzare lo spazio e garantire chiarezza compositiva. Allo stesso tempo, l’uso dei materiali è strettamente legato allo sviluppo tecnologico e alla ricerca di solidità e durata. Il cemento armato assume un ruolo sia strutturale sia espressivo, contribuendo alla definizione di volumi chiari e controllati, come nel JFK Presidential Library a Boston (1979). Il vetro, spesso associato a strutture metalliche avanzate, viene invece utilizzato per creare relazioni visive con l’esterno e favorire il rapporto tra edificio e contesto, consentendo trasparenza, leggerezza e continuità visiva.

1. Raffles City Singapore, 1973-86
2. Everson Museum of Art, NY, 1961-68
3, 4. John F. Kennedy Library, Boston, 1964-79
5, 6. National Gallery of Art - East Building, Washington D.C., 1968-78
7. Oversea-Chinese Banking, Singapore, 1970-76
8. Texas Commerce Tower, Houston, 1978-82
9. Fragrant Hill Hotel, Beijing, 1979-82
10, 11. Javits Center, NY, 1979-86
12. Gateway Towers, Singapore, 1981-90
13, 14. Bank of China, Hong Kong, 1982-90
15. Fountain Place, Dallas, 1986
16. Grand Louvre, 1986-89
17. MUDAM, Luxemburg, 1997-2006
18. Suzhou Museum, 2006
19. Museum of Islamic Art (MIA), Doha, 2008
20. Palazzo Lombardia, Milano, 2006-10

Photos from Ferrillobelli's post 28/01/2026

IN CANTIERE_03
CONTRO LA DECORAZIONE.

La decorazione si applica, l’architettura è inevitabile, definitiva.

Di nuovo in cantiere in Porta Romana. Il tetto è stato costruito: quella che era una soffitta ora è una casa affacciata sulla Torre Velasca. La struttura portante dell’edificio attraversa lo spazio del living con un gesto forte ed esplicito, perforando quella che sarà la grande apertura sul cielo: 5m lineari di pura luce, più di 10mq interamente vetrati.

E’ il momento di pensare agli isolamenti. Poi si passerà agli impianti, agli allestimenti, agli arredi ma sopratutto ai materiali. Prima il volume, l’identità, l’anima del progetto.

La mia architettura non è decorazione.


26/01/2026

episode 38.

IN CANTIERE_03
CONTRO LA DECORAZIONE

Photos from Ferrillobelli's post 09/01/2026

Viene naturale domandarsi che fine facciano i luoghi delle Olimpiadi una volta che la fiamma olimpica si spegne. O, detto in altri termini: che destino hanno i milioni investiti in imponenti opere architettoniche come stadi, piscine, piste e circuiti?

Le Olimpiadi sono spesso al centro di polemiche legate a sprechi e costi esorbitanti. Eppure, in diverse occasioni, hanno anche saputo trasformarsi in esempi virtuosi di architettura sostenibile, rigenerazione urbana ed economia circolare.

La vera sfida, allora, inizia dopo l’evento: cosa accadrà alle infrastrutture realizzate per Milano-Cortina 2026?

Photos from Ferrillobelli's post 07/01/2026

NEOM e l’ambiente.

Presentata come città a impatto zero, alimentata da energie rinnovabili e fondata su un nuovo equilibrio tra natura e tecnologia, NEOM assume l’ambiente come elemento narrativo centrale della propria legittimazione. Tuttavia, la scala e la radicalità dell’intervento sollevano interrogativi profondi sulla reale compatibilità tra mega-urbanizzazione e tutela degli ecosistemi.

Il progetto propone un’idea di ambiente controllato e ottimizzato, in cui clima, mobilità e comportamenti umani sono regolati da sistemi digitali. Il rapporto con la natura si sposta così dalla coesistenza alla gestione: il paesaggio viene trasformato in infrastruttura e l’ecosistema ridotto a dato misurabile. L’ambiente non è più un limite progettuale, ma una superficie da correggere, contenere o superare attraverso la tecnologia.

Questa visione produce una territorializzazione artificiale, sottoponendo ecosistemi fragili a processi di ingegnerizzazione intensiva. Coste, fondali marini e aree desertiche cessano di essere sistemi dinamici per diventare elementi da stabilizzare e controllare mediante grandi opere, con il rischio di una perdita irreversibile degli equilibri locali a favore di un paesaggio spettacolare e tecnologicamente mediato.

La questione cruciale non è solo ambientale o tecnologica, ma culturale e politica: fino a che punto è legittimo trasformare il territorio in pura infrastruttura al servizio di un’idea di futuro?

Photos from Ferrillobelli's post 05/01/2026

NEOM non è solamente un progetto urbano o architettonico, ma un dispositivo politico di legittimazione e governance. Promosso dal principe ereditario Mohammed bin Salman come elemento chiave della Vision 2030 (il piano strategico per diversificare l’economia saudita oltre il petrolio) NEOM è concepita come simbolo di modernità, innovazione e sostenibilità. Tuttavia, questa immagine si inscrive in un quadro di potere fortemente centralizzato e poco trasparente, sollevando questioni critiche sul rapporto tra governo, società e spazio costruito.

Le controversie attorno alla costruzione di NEOM mostrano come la dimensione politica sia strettamente intrecciata alla cultura del progetto. La tribù Huwaitat, originaria dell’area in cui sorge la megacittà, è stata sottoposta a espropri forzati e repressione nel contesto dell’espansione urbana; membri della tribù che hanno resistito all’allontanamento dai loro territori sono stati arrestati e condannati. Inoltre, l’uso della tecnologia e della sorveglianza rientra in una visione culturale e politica in cui la gestione dell’ambiente urbano è tracciata, monitorata e controllata in modo capillare, combinando la promessa di efficienza con un potenziale aumento dei meccanismi di controllo sociale. In contesti con limiti alle libertà civili, queste tecnologie rischiano di consolidare una forma di cittadinanza digitale vincolata e sorvegliata, anziché emancipata e partecipativa.

Infine, la lettura di NEOM come icona geopolitica è fondamentale: non si tratta solo di costruire infrastrutture avanzate, ma di posizionare l’Arabia Saudita come protagonista della nuova economia globale, riconfigurando le sue relazioni economiche, culturali e simboliche con il resto del mondo. In questo senso, l’architettura e l’urbanistica di NEOM non coincidono con il terreno, ma sono strumenti di legittimazione politica e ridefinizione culturale su scala internazionale.

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C. So XXII Marzo, 5
Milan
20127