3D PRINT THE UNIVERSE
La fabbricazione digitale genera mondi
Lab. concept design - scuola del design - Politecnico di Milano
Prof. Stefano Maffei Stefano Maffei.
3D PRINT THE UNIVERSE
La fabbricazione digitale genera mondi. Secondo modulo del corso di concept design del Politecnico di Milano - scuola del design - Politecnico di Milano, tenuto dal prof. Cultori della materia: Patrizia Bolzan, Paolo Liaci, Marcello Pirovano, Stefano Ivan Scarascia. Il modulo prende in esame i cambiamenti nella struttura dei mercati, le forme emergenti di produzione-distribu
zione e le conseguenti modificazioni degli approcci disciplinari al progetto che impongono una presa di coscienza dei fenomeni di innovazione design driven più avanzati. Il corso cercherà di delineare attraverso visioni, esperienze e casi quelli che sono gli scenari emergenti (autoproduzione, DIY, digital fabrication, fabbricazione avanzata, fabbing, critical design, crowdsourcing…) per sviluppare una visione in grado di produrre un’esperienza progettuale inedita. Lo scopo finale del corso è la maturazione di un pensiero critico e l’abilitazione di competenze sul fronte degli aspetti avanzati della ricerca e del progetto contemporaneo: la prospettiva è quella del designer-impresa, ovvero della produzione dell’intera sequenza delle attività che portano alla materializzazione dell’oggetto, comprendendo anche la parte di produzione-riproduzione (con tecniche di fabbricazione digitale avanzata) e la parte di vendita-commercializzazione. Per fare questo il corso introdurrà alcuni scenari teorico-operativi raccontati attraverso una serie di lezioni teoriche introduttive, un’ esemplificazione costante realizzata attraverso la presentazione di casi studio e un calendario di ospiti che dimostrino il cambiamento attraverso esperienze ed evidenze dirette. Non esiste più (solo) la produzione di una volta
Ovvero non esiste più solamente la produzione di massa di prodotti e servizi (si sta parlando ovviamente di beni finali e non di beni intermedi che hanno una logica di diffusione totalmente differente per ambito d’uso e specificità strutturale) di cui spesso si parla quando si parla di design (in Italia si fa riferimento a questo campo con la definizione non comparabile e meno estensiva di disegno industriale);
Non esistono più (solo) i prodotti di una volta
Sempre di più il campo dell’esperienza umana quotidiana si sta popolando di oggetti interattivi e/o complessi con natura e struttura materiale e/o immateriale (tecnologie software, smartphone, servizi, piattaforme di comunicazione….);
Non esistono più (solo) le industrie di una volta
Il cambiamento della produzione industriale è strettamente collegato al cambiamento nella natura dell’impresa contemporanea; la struttura media dell’impresa italiana si è progressivamente attestata su una dominanza di piccole e piccolissime imprese (oltre il 90%); queste imprese, estremamente vivaci dal punto di vista della ricerca progettuale e dell’offerta di prodotti sono altresì spesso molto carenti dal punto di vista dell’organizzazione e gestione dei processi aziendali e non hanno una specifica cultura riguardante la valorizzazione e la tutela della loro offerta;
Non si progetta-produce più (solo) come una volta
Quando si parla di design spesso (ed erroneamente…) si fa riferimento solamente ad artefatti materiali classici (oggetti); il campo del design (e di conseguenza della protezione della proprietà intellettuale) si è invece enormemente ampliato, andando a intersecare un campo importante come quello delle tecnologie software; anche qui l’influenza dei modelli open source, proprietari e non, ha modificato lo scenario dell’innovazione creando di fatto le basi per modelli di proprietà intellettuale non esclusivi o collettivi. Non esistono più (solo) i mercati di una volta
Spesso si fa riferimento al mercato come se fosse un unico grande e omogeneo istituto sociale; in realtà oggigiorno è più interessante parlare di mercati in funzione di quelle che sono le rinnovate e complesse dimensioni che questa parola può assumere; in particolare i mercati a coda lunga;
Non esistono più (solo) i designer di una volta
Con lo sviluppo dei modelli di open innovation e di peer production il progetto di artefatti complessi o il cambiamento dei processi di produzione (network lunghi, outsourcing, economie di scopo) hanno generato un aumento della complessità progettuale che vede sempre più l’atto creativo come il risultato di un processo interattivo complesso in cui l’attribuzione della proprietà e dei conseguenti diritti di godimento di questo processo sarà via via sempre più difficile;
Non esiste più (solo) la creatività di una volta
In questo mondo complesso sta emergendo una nuova forma di creatività estremamente sperimentale che unisce il tinkering e con il DIY (Do It Yourself) cambiando la logica e le capabilities del designer. A partire dall’assunzione di consapevolezza dello studente riguardo il cambiamento sistemico contemporaneo il Laboratorio inizierà l’attività analitico-progettuale promuovendo in maniera forte un atteggiamento progettuale pragmatico che cercherà di spingere gli studenti a passare da una visione renderistica a un approccio concreto hands on.