Puericultrice Fabiola Fermin

Puericultrice Fabiola Fermin

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Puericultrice e mamma di Romeo #autosvezzamento #sviluppodelbambino #selettività alimentare

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07/08/2026

Recentemente ho visto un video di una mamma che si rammaricava perché il suo bimbo di neanche due anni in momenti di aggregazione si isolava e preferiva stare da solo.

… è normale?”
Sì. Anzi: è assolutamente tipico nei primi due/tre anni di vita.

I bambini attraversano diverse fasi di gioco sociale, e quella chiamata “gioco parallelo” è una tappa fondamentale dello sviluppo.

Cosa significa?
Che i bambini giocano vicini, magari con giochi simili, ma ognuno resta concentrato sul proprio mondo.
Ci possono essere momenti di interazione o condivisione, ma in genere si preferisce giocare da soli.

Sia il gioco autonomo che quello parallelo sono fondamentali per lo sviluppo:
attraverso di essi il bambino sviluppa concentrazione, senso di sé, autonomia e capacità di autoregolazione.
E nel gioco parallelo, osservando gli altri, imita e inizia a comprendere le dinamiche sociali.

Con il tempo, in modo naturale, questo tipo di gioco evolve:
verso i 3 anni molti bambini cominciano a manifestare forme di gioco associativo (in cui iniziano a condividere spazio e materiali)
e poi di gioco cooperativo, dove compaiono vere interazioni, obiettivi comuni e regole condivise.



Quindi se tuo figlio gioca da solo…
Non c’è nulla che non va.
Non è “asociale”.
Non ha bisogno di forzature.

Sta osservando. Sta imparando.
Sta costruendo le basi per relazionarsi.

Non farti spaventare da chi dice:

“Eh, ma il mio a quell’età giocava già con gli altri!”

Ogni bambino ha il suo ritmo. Ma sopratutto Il suo temperamento!

01/08/2026

“Sto aspettando il principe.”

È questa la frase che una bambina di 4 anni dice alla mamma durante un gioco. La mamma le risponde che non dovrebbe aspettare nessun principe. Nessuno la salverà: la felicità va costruita da soli. Da qui è nato un dibattito diventato virale in America Latina.
La mia idea sta nel mezzo.

Capisco Natalia. Come genitori è giusto voler trasmettere ai nostri figli valori come autonomia, fiducia in sé stessi e la consapevolezza che non hanno bisogno di qualcuno che li “salvi”.

Allo stesso tempo, comprendo il punto di vista di chi parla di esagerazione. Chi lavora con i bambini sa quanto spesso noi adulti tendiamo a interpretare il loro gioco attraverso il nostro modo di pensare. Quello che per noi ha un significato simbolico, per un bambino potrebbe essere semplicemente una storia.

A quattro anni, quando una bambina dice: “Sto aspettando il principe”, probabilmente non sta parlando del ruolo della donna o della dipendenza affettiva. Sta giocando.

Per questo, prima di darle una spiegazione, anche io sono d’accordo sul chiederle:

“Chi è questo principe?”

“Che cosa state facendo?”

“E cosa farà la principessa mentre aspetta?”

Solo dopo aver capito il significato che quella storia aveva per lei, avrei cercato di introdurre il valore che volevo trasmettere.

Per esempio:

“Wow! E Intanto la principessa può esplorare il castello, vivere un’avventura.” Per trasmettere l’idea di accantonare la passività. Ma senza troppe pretese.

Il punto, secondo me, non è se trasmettere dei valori in quel momento.

È capire come farlo senza invadere il gioco con nostri simbolismi.

Il gioco simbolico non nasce per insegnare una lezione, ma può diventare un contesto ricco in cui, senza interrompere la fantasia del bambino, anche i valori possono essere modellati e discussi.

💬 Voi cosa ne pensate? Avreste risposto come Natalia o avreste prima cercato di capire cosa stava immaginando quella bambina?

🌼 . Come sempre ti chiedo. Cosa ne pensi?😊 hai qualche suggerimento?

29/07/2026

Questo video fa sorridere. Ma prova a fermarti un attimo.

Perché ci fa sorridere così tanto?

Perché vedere un adulto trattato in questo modo ci sembra assurdo.

“Non ti alzi finché non hai finito tutto.”
“Guarda quel signore, lui mangia tutto.”
“Arriva l’aeroplanino.”
“Sei magro perché non mangi niente.”
“Ti hanno preparato questo piatto con tanto amore.”
“Sei un bambino grande.”

Se queste frasi fossero rivolte a noi, probabilmente ci sentiremmo a disagio. Forse perfino umiliati.

Eppure molte di queste le diciamo ogni giorno ai bambini, convinti che li aiuteranno a mangiare.

Il problema è che il bambino sano ha la capacità di riconoscere fame e sazietà. Quando lo spingiamo a mangiare oltre questi segnali, con pressioni, ricatti, paragoni o umiliazioni, rischiamo di interferire con questa capacità.

Questo non significa che il bambino debba decidere tutto. I genitori restano la guida: scelgono cosa portare in tavola, quando proporre il pasto e dove mangiare.

Ma all’interno di questa struttura il bambino dovrebbe poter ascoltare il proprio corpo, senza sentirsi costretto a mangiare per accontentare l’adulto.

Questo sketch certamente è una parodia, esaspera certe situazioni, però, ci permette di osservare con occhi diversi atteggiamenti che spesso consideriamo normali.

Forse vale la pena chiederci una cosa: se non parleremmo così a un adulto, perché dovrebbe essere il modo giusto di parlare a un bambino? Ma sopratutto davvero funziona o semplicemente crea un ambiente tossico da cui voler sfuggire?

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26/07/2026

In questi giorni ho pubblicato il video di una tennista che chiedeva di far uscire dal campo un bambino che piangeva.

E ribadisco che, in quel contesto specifico, sono d’accordo con quella richiesta.

Allo stesso tempo, però, ho l’impressione che negli ultimi anni sia diventato quasi normale provare fastidio per la sola presenza dei bambini. Video, meme e battute li descrivono come un problema, come se l’infanzia fosse qualcosa di insopportabile. Molte persone si sentono perfettamente a loro agio nel mostrare disprezzo verso dei bambini.

Ma fermiamoci un attimo: è davvero giustificata tutta questa intolleranza?

Vi siete mai accorti che, molto spesso, quando si parla di “maleducazione”, ci si riferisce a bambini piccolissimi, spesso in età prescolare? Certo, esistono genitori poco attenti. Ma altrettanto spesso il problema è che alcuni adulti giudicano i comportamenti dei bambini con gli stessi criteri con cui giudicherebbero un altro adulto.

Un bambino, soprattutto in età prescolare, non possiede ancora il controllo degli impulsi, la regolazione delle emozioni o la comprensione delle regole sociali di un adulto. Il genitore può intervenire e correggere un comportamento quando si verifica, ma non può prevenirlo sempre. Anche perché i bambini vivono nel presente.

Vi faccio un esempio. A cena, un bambino ha preso un cubetto di ghiaccio dal suo tavolo, è corso al nostro e lo ha messo nella nostra bottiglia d’acqua. Evidentemente voleva giocare. La mamma è arrivata subito a chiederci scusa, ma non c’era nulla di cui scusarsi: era semplicemente un bambino che stava imparando a stare con gli altri. Se fosse capitato davanti a certi adulti dei video virali, probabilmente sarebbe scoppiato il finimondo.

“Ho il diritto di cenare in pace”, mi direte. “Di volare senza bambini che disturbano.” “Di andare al cinema senza urla.” Certo. Ma ricordiamoci anche che viviamo in una società composta da persone di tutte le età, compresi bambini che stanno ancora imparando a stare al mondo. Esattamente come, un tempo, abbiamo fatto tutti noi.

13/07/2026

Qualche giorno fa ho visto un post interessantissimo di , in cui si chiedeva come mai la sua bambina, così amorevole con gli animali, una volta in mezzo al gruppo sembrasse aver dimenticato quei valori che in famiglia cercano ogni giorno di trasmetterle.

Vi avevo promesso che avrei chiesto un parere a , e nel video trovate proprio la sua spiegazione.

Ma cosa possiamo fare quando succede?

Il ruolo dell’adulto non è fermarsi a dire:
“Ma tu lo sai che non si fa.”

È tornare lì, insieme al bambino.

In base all’età possiamo chiedere:
• Cosa ti ha portato a scegliere così?
• Come pensi si sia sentito l’altro?
• Cosa potresti fare la prossima volta?

I valori non si trasmettono una volta sola. Si costruiscono, esperienza dopo esperienza, attraverso adulti presenti che aiutano il bambino a dare significato a ciò che vive.

Educare non significa aspettarsi un bambino che non sbagli mai. Significa offrirgli, anche quando sbaglia, gli strumenti per imparare a fare meglio.

Momenti come questi possono diventare un’opportunità preziosa per tornare a parlare dei valori della propria famiglia, dare loro un significato concreto e aiutare il bambino a integrarli, un passo alla volta.

La personalità e il senso morale si costruiscono nel tempo, grazie alle esperienze, alle riflessioni e al dialogo con gli adulti di riferimento. Con presenza, pazienza e coerenza, ogni difficoltà può trasformarsi in un’occasione di crescita, senza mettere in discussione il valore del bambino, ma accompagnandolo a comprendere meglio le conseguenze delle proprie azioni.

A te ? È capitato di dover riprendere il tuo bambino per un comportamento che a casa non ha?

10/07/2026

🧩 La selettività alimentare non ha quasi mai un’unica spiegazione.

Ogni bambino ha una storia diversa e le ragioni che lo portano a scegliere un alimento piuttosto che un altro possono essere molteplici: esperienze precedenti, fase dello sviluppo, temperamento, aspetti emotivi, sensibilità sensoriale e tanti altri fattori.

🍞 Nel reel ho voluto soffermarmi su uno di questi aspetti: la prevedibilità.

Per alcuni bambini, soprattutto quando è presente una particolare sensibilità sensoriale, un forte bisogno di controllo o un rapporto ansioso con il cibo, gli alimenti più prevedibili possono risultare più semplici da affrontare. Al contrario, quelli che cambiano spesso consistenza, odore, sapore, colore o grado di maturazione possono essere percepiti come più complessi.

🧠 Ricordiamo che il cibo non è soltanto “buono” o “non buono”. È un insieme di stimoli: consistenza, odore, colore, temperatura, aspetto e sapore. Tutte informazioni che il cervello deve elaborare contemporaneamente.

Se questi stimoli vengono percepiti come troppo intensi o poco prevedibili, il rifiuto può diventare un modo per proteggersi da qualcosa che il bambino vive con fatica.

💡 Che cosa significa tutto questo? Che il modo in cui un bambino percepisce il cibo può avere un ruolo importante nelle sue scelte alimentari.

Per questo, prima di tutto, è fondamentale cercare di comprendere che cosa quel comportamento stia comunicando.

🤍 Solo capendo ciò che si nasconde dietro alla selettività possiamo scegliere strategie davvero rispettose ed efficaci oppure, quando necessario, chiedere il supporto di un professionista sanitario specializzato.

Se senti di aver bisogno di un aiuto per comprendere meglio il comportamento alimentare del tuo bambino, trovi tutte le informazioni per contattarmi tramite il link presente nella biografia del mio profilo.

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