Puericultrice Fabiola Fermin

Puericultrice Fabiola Fermin

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Puericultrice e mamma di Romeo #autosvezzamento #sviluppodelbambino #selettività alimentare

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02/06/2026

Questo video diventato virale ha acceso un dibattito che probabilmente molti genitori si sono posti almeno una volta.

Durante una gara di danza ad un compleanno una bambina rimane ferma confusa mentre gli altri bambini eseguono una coreografia diventata virale su TikTok. Secondo quanto riportato, la bambina non utilizza smartphone né social network per una scelta educativa della famiglia e, proprio per questo, non conosce quella sequenza che per gli altri sembra ormai un linguaggio condiviso.

La scena ha colpito molte persone perché mette in evidenza una realtà complessa. Da una parte c’è il desiderio di proteggere l’infanzia dall’esposizione precoce ai social, dall’altra il rischio che alcuni bambini possano sentirsi esclusi quando i riferimenti del gruppo passano sempre più spesso attraverso contenuti digitali.

E sì, quella sensazione di esclusione potrebbe essere reale. Ne avevo già parlato in un altro post.
Proprio per questo sappiamo che non possiamo chiedere alle singole famiglie di affrontare questa sfida da sole.

Per questo negli ultimi anni stanno nascendo i cosiddetti Patti Digitali. Si tratta di accordi volontari tra genitori, scuole e comunità locali che condividono alcune regole sull’utilizzo di smartphone, social network e dispositivi digitali. L’obiettivo non è demonizzare la tecnologia, ma creare un contesto in cui nessun bambino si senta diverso o escluso perché la sua famiglia ha fatto una scelta più prudente.
Quando una comunità si muove insieme, il peso non ricade più sul singolo bambino o sulla singola famiglia.

❗️❗️❗️Se nella tua città o nella tua scuola esistono già dei Patti Digitali, raccontacelo nei commenti.

Potresti aiutare altre famiglie a scoprire una realtà che non conoscevano e magari a portarla anche nel proprio territorio...

📹crediti video originale yeni su tiktok

01/06/2026

A questa età il cervello è ancora molto orientato alla prevedibilità. I bambini costruiscono continuamente aspettative su come dovrebbero essere le cose e quando la realtà non coincide con ciò che avevano immaginato possono sentirsi destabilizzati. Stanno ancora imparando a tollerare gli imprevisti.

Non tutti, però, reagiscono allo stesso modo.

Alcuni bambini possono piangere, urlare, arrabbiarsi o sembrare inconsolabili. È una risposta normale. La frustrazione è reale e la capacità di regolare le emozioni è ancora immatura. Per loro non è semplicemente un oggetto diverso da come lo avevano immaginato: è qualcosa che non riescono ancora ad accettare facilmente.

Altri bambini, invece, possono manifestare il loro disaccordo in modo più contenuto e come Romeo anche accettare la situazione.
Ogni bambino ha un temperamento diverso e avrà modalità diverse di esprimere la frustrazione.

Spesso gli adulti interpretano queste situazioni come capriccio. In realtà, nella maggior parte dei casi, ciò che osserviamo è una difficoltà ancora fisiologica ad adattarsi a qualcosa che è andato diversamente da come il bambino se lo aspettava.

Inoltre i bambini piccoli tendono ad avere un pensiero più rigido rispetto agli adulti. Noi sappiamo che un biscotto rotto o un panino tagliato restano esattamente gli stessi alimenti. Per loro questo passaggio mentale non è ancora così immediato. Forma, aspetto e identità dell’oggetto sono molto più legati tra loro.

Comunque una maggiore flessibilità cognitiva si sviluppa gradualmente con la crescita e attraverso centinaia di piccole esperienze quotidiane. Ogni volta che qualcosa non va come previsto e il bambino riesce, con il nostro supporto, ad accettarlo e andare avanti, sta allenando una competenza fondamentale: adattarsi alla realtà quando non coincide con le proprie aspettative.

Quindi quando accade non minimizzare ne ingigantire, rimani calmo e se proprio è in crisi offri una scelta coerente. Se non accetta accogli l’emozione e contieni.

A tuo figlio capita di andare in crisi per un alimento rotto o ti chiede di cambiarlo? Raccontami.

30/05/2026

Hai mai sentito parlare di linguaggio dei segni per bebè? 👋
È un metodo di comunicazione gestuale che permette ai bambini di esprimersi molto prima delle parole. Non si tratta di LIS, ma di gesti semplici, adattati alla loro quotidianità, che rendono possibile un dialogo chiaro e profondo fin dai primi mesi.

I benefici sono tantissimi:
✨ meno frustrazione perché il bambino riesce a farsi capire
✨ più legame e complicità con il genitore
✨ stimolazione cognitiva
✨ sviluppo motorio e coordinazione
✨ un grande supporto per lo sviluppo del linguaggio

Come si insegna? Dove trovare i segni?
La verità è che non servono doti particolari: basta costanza e ripetizione.

Se vuoi scoprire come iniziare anche tu, ho raccolto tutto le info nel mio primo libro .
All’interno troverai teoria, consigli pratici e una dispensa con 128 segni fotografati e QR code per i video dimostrativi.

👉 commenta SEGNI BEBÈ e ti mando il link diretto. Altrimenti lo trovi nella mia biografia.

26/05/2026

Anche la mamma di Bluey a volte sbaglia 🙋‍♀️

Spesso a tavola pensiamo che il nostro compito sia fare in modo che il bambino mangi quello che gli abbiamo proposto. Ma non è così. Noi adulti abbiamo la responsabilità di scegliere cosa proporre, quando proporlo e in quale contesto. Ma il bambino dovrebbe poter decidere cosa mangiare tra ciò che è presente nel piatto. Perché il cibo è una relazione che il bambino costruisce nel tempo.

Pensaci: costringeresti mai tuo figlio a fare amicizia con un altro bambino?

Certo, potresti creare occasioni, scegliere ambienti giusti, accompagnarlo nella relazione. Ma non potresti e non dovresti obbligarlo a fidarsi o a creare un legame. Con il cibo succede qualcosa di molto simile. Bisogna lasciare tempo e spazio continuando l’esposizione, senza cercare di controllare tutto.

Gli errori della mamma di Bluey secondo me sono questi:

✨ Cercare di convincerla a mangiare un alimento che in quel momento non vuole. Perché non è nostro compito controllare ogni boccone. Dobbiamo creare le condizioni migliori possibili, ma il quanto e il cosa mangiare tra ciò che proponiamo lo decide il bambino.

✨ Mandarle il messaggio che non possa fidarsi completamente di ciò che sente. E invece nell’alimentazione è fondamentale che il bambino resti connesso a sé stesso, perché il suo corpo manda continuamente segnali che noi da fuori non possiamo percepire totalmente. Spesso un rifiuto può avere motivazioni che dall’esterno non vediamo.

✨ Usare il classico “mangia che diventi grande e forte”. È una semplificazione poco utile. Non esiste il singolo alimento che rende un bambino sano o forte. È l’alimentazione nel suo insieme a fare la differenza.

Inoltre usare etichette salutistiche come “fa bene”, “fa diventare forte”, “è sano”. Alcuni studi ci mostrano che questo linguaggio può essere controproducente e portare il bambino a rifiutare ancora di più quell’alimento. Infatti Bluey risponde subito che non vuole diventare grande e forte. Per un bambino piccolo è un concetto troppo astratto per essere davvero motivante.

⚠️⚠️👉 Se a tavola senti che tutto sta diventando stressante scrivimi in dm

Photos from Puericultrice Fabiola Fermin's post 25/05/2026

La consapevolezza delle parole ❤️

Photos from Puericultrice Fabiola Fermin's post 25/05/2026

La consapevolezza delle parole che usiamo.

23/05/2026

Una delle cose più difficili da far capire quando si parla di educazione rispettosa è questa: non significa crescere bambini senza limiti. Non significa dire sempre sì. Non significa che il bambino comanda.

Significa trattarlo con rispetto. Esattamente come vorremmo essere trattati noi.

Carlos González disse una frase che mi è sempre rimasta impressa: spesso trattiamo i bambini in modi in cui non tratteremmo mai nessun adulto. Né un amico, né uno sconosciuto.

A volte pretendiamo obbedienza immediata. Parliamo solo per ordini. Interrompiamo. Umiliamo. Ridicolizziamo emozioni normali. E molte cose ci sembrano “normali” solo perché vengono ripetute da generazioni.

E attenzione: non sto parlando di essere genitori perfetti. Non esiste un genitore che non perda mai la pazienza o che reagisca sempre nel modo ideale.

Sto dicendo però che il rispetto dovrebbe rimanere la base.

Io ho iniziato davvero a interessarmi a questi temi osservando le dinamiche tra adulti e mio nipote. Perché usavamo urla, punizioni, minacce, castighi. E sì, magari il comportamento si fermava in quel momento… ma poi ricominciava identico il giorno dopo.

E continuavo a chiedermi: se queste tecniche funzionano e sono giuste perché mi sento in colpa? Perché il bambino sembra non capire? Perché bisogna alzare sempre di più il tono?

La verità è che il bambino non stava imparando davvero. Stava solo cercando di evitare il conflitto, la paura o l’umiliazione. Stava solo ubbidendo come una volta facevamo noi.

Ed è lì che ho iniziato a capire che controllare non significa educare.

Educare richiede tempo. Richiede connessione. Richiede coerenza. Richiede di essere una guida. Ma per esserlo bisogna lavorare prima di tutto su se stessi.

Io stessa ho dovuto lavorare tantissimo su questa cosa. Quando Romeo era piccolo facevo fatica persino a dirgli “per favore”. Mi usciva naturale dare ordini. Perché dentro di me c’era quell’idea con cui sono cresciuta: l’adulto comanda, il bambino esegue.
E togliersi certe impostazioni non è semplice.

Però oggi una cosa la vedo chiaramente: un bambino può SEGUIRTI anche senza paura. E forse è proprio questo che molte pers

22/05/2026

Andare via senza salutare un bambino spesso nasce da una buona intenzione: evitare il pianto, evitare una scena difficile, rendere il distacco più veloce.
Il problema è che, soprattutto nei bambini piccoli, le separazioni improvvise possono essere vissute con molta fatica.

Quando un genitore sparisce senza salutare, il bambino può iniziare a percepire il distacco come qualcosa di imprevedibile. In alcuni casi questo porta il bambino a controllare continuamente dove si trova l’adulto, a fare più fatica nei distacchi successivi o a vivere con maggiore tensione momenti come il nido, la scuola o anche solo il fatto che il genitore esca da una stanza.

La fiducia si costruisce anche così: attraverso esperienze ripetute in cui il bambino vede che mamma o papà vanno via, ma poi tornano davvero.
Ed è proprio questa prevedibilità che aiuta il sistema emotivo del bambino a sentirsi più al sicuro nel tempo.

Questo non significa che il saluto debba diventare lungo, carico di ansia o drammatico.
Un saluto sereno spesso è molto più utile di uno sparire in silenzio.

Può bastare qualcosa di semplice e coerente nel tempo: abbassarsi alla sua altezza, guardarlo, salutarlo con calma, dirgli chi si prenderà cura di lui e ricordargli che tornerai.
Frasi brevi, rituali ripetuti e un atteggiamento tranquillo aiutano il bambino a capire cosa sta succedendo e ad affrontare meglio la separazione. Può aiutare anche avvisarlo prima di quello che accadrà e/o leggere libri sul distacco.

Anche il pianto, a volte, fa parte dell’esperienza del distacco.
Molti bambini piangono e riescono comunque, poco dopo, a ritrovare serenità quando si sentono accompagnati da adulti presenti, prevedibili e sicuri.

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