18/12/2025
La cometa interstellare 3I/ATLAS raggiungerà il punto più vicino alla Terra il 19 dicembre, e si troverà a circa 270 milioni di chilometri di distanza.
È già lontanissima e ha iniziato la sua "fuga" dal nostro sistema solare. Chissà tra quanto incontrerà una nuova stella della nostra galassia.
Buon viaggio!
N.B. Risulta molto debole, magnitudine 11, ed è visibile solo con grandi telescopi o è possibile riprenderla con sensori digitali. Si trova nei confini della Vergine e sorge in tarda notte.
La foto risale al 14 dicembre ed è stata scattata da Dan Bartlett
17/12/2025
Migliaia di orme di dinosauri scoperte nel Parco dello Stelvio ...Continua ⬇️
08/12/2025
Il bacio tra Luna e Giove
La splendida foto postata è del nostro Stefano Maraggi Photography ed è una foto di repertorio. Notate anche i satelliti galileani di Giove (Io, Europa, Callisto e Ganimede): sono visibili anche con un semplice binocolo. L'immagine è di repertorio.
05/12/2025
Oggi, giovedì 4 dicembre, attorno a mezzogiorno la Luna raggiungerà il suo punto di minima distanza dalla Terra, il perigeo, e si troverà a 357.089 km di distanza da noi. 🌕🌍
Poco dopo la mezzanotte la Luna raggiungerà la fase piena, l'ultima Luna Piena di questo 2025 e nota nel folklore americano con il suggestivo nome di Luna del Freddo.
Poiché la Luna Piena cade poche ore dopo il perigeo, essa apparirà leggermente più grande (diametro apparente di circa 33,5 primi d'arco) e più luminosa del solito. Sentirete quindi parlare di "Superluna".
In realtà la differenza rispetto ad altri pleniluni sarà talmente minima da non essere evidente, ma resterà sempre uno spettacolo notevole.
Per esaltare l'illusione ottica di una "Luna gigante" all'orizzonte (la cosiddetta illusione lunare che non riguarda la vera dimensione del disco lunare ma la nostra percezione), provate a osservarla quando si trova vicino a edifici, alberi o montagne! Il consiglio è valido anche per ottenere foto suggestive, a patto di avere un obiettivo con una focale abbastanza lunga.
A che ora sorge la Luna Piena? 🌇
Quando la Luna raggiungerà il plenilunio si trova in posizione opposta al Sole, dunque la vedrete sorgere appena dopo il tramonto del Sole e dalla parte di orizzonte opposta.
01/12/2025
Fenomenali 👏
Le Luci di Hessdalen. Il mistero che la scienza osserva ma non spiega
Viviamo in un’epoca in cui satelliti, radar e sensori ci permettono di analizzare il mondo con grande precisione e nonostante questo continuiamo a imbatterci in fenomeni che mettono alla prova la nostra capacità di spiegare ogni cosa. Alcuni appartengono al passato, altri invece continuano a manifestarsi davanti ai nostri occhi. Le Luci di Hessdalen rientrano tra questi eventi. Non sono un mito lontano nel tempo, ma un fenomeno osservato, fotografato e registrato con strumenti scientifici che sfida ancora oggi le interpretazioni più consolidate.
Una valle isolata e un fenomeno persistente
La valle di Hessdalen si trova nel cuore della Norvegia centrale, un’area remota fatta di boschi, laghi e rilievi modellati dai ghiacciai. È qui che dagli anni Trenta del Novecento vengono segnalate misteriose sfere luminose. Non tutte le testimonianze risultano verificabili, ma a partire dagli anni Ottanta il numero di avvistamenti aumenta e le descrizioni cominciano a convergere. Le luci appaiono come globi bianchi o giallastri che attraversano il cielo, sostano per qualche secondo o rimangono fermi per minuti, cambiano forma e talvolta si dividono in più segmenti prima di dissolversi senza lasciare traccia.
Il tentativo della scienza di osservare l’inspiegabile
Nel 1984 un gruppo di ricercatori norvegesi avvia il Project Hessdalen con l’obiettivo di studiare il fenomeno con strumenti adeguati. Le campagne di osservazione raccolgono fotografie, misurazioni radar e spettri luminosi. Non si tratta di semplici suggestioni ottiche, perché alcuni eventi vengono registrati simultaneamente da più dispositivi indipendenti. Nel 1998 viene installata una stazione automatica, la Hessdalen AMS, dotata di telecamere, magnetometri e sensori ottici che continua a funzionare ancora oggi. Il suo compito è documentare ciò che accade nella valle senza intervento umano.
Il contributo italiano
Ricercatori italiani partecipano al progetto in più fasi. Tra loro vi sono fisici e ingegneri coinvolti in missioni sul campo finalizzate alla raccolta di dati. L’obiettivo è capire se queste luci siano fenomeni atmosferici ancora poco noti oppure manifestazioni di processi geologici ed elettromagnetici specifici di quella regione. Le spedizioni italiane portano strumenti più avanzati e contribuiscono alla documentazione tecnica che oggi costituisce la base del dibattito scientifico.
Ipotesi plausibili, risposte parziali
Nel corso degli anni sono state formulate diverse ipotesi. Alcuni ricercatori propongono un modello basato su plasma naturale generato da ionizzazione dell’aria, forse favorita dalla presenza di radon e di particelle minerali sospese. Altri studiosi suggeriscono che la struttura del sottosuolo, caratterizzata da rocce ricche di quarzo, possa produrre cariche elettriche in condizioni di stress tettonico con emissioni luminose visibili anche a distanza. Una parte della comunità scientifica esplora un collegamento con i fenomeni di ball lightning, sfere luminose di natura elettrica la cui fisica è ancora ampiamente dibattuta. Ogni teoria riesce a spiegare alcuni aspetti del fenomeno ma lascia irrisolte altre caratteristiche come la durata, la potenza emessa oppure il modo in cui le luci sembrano muoversi con una coerenza difficile da attribuire al caso.
Le ricerche più recenti
Negli ultimi anni sono stati pubblicati studi che tentano di collegare le luci a condizioni atmosferiche o geoelettriche specifiche della valle. Alcuni lavori ipotizzano l’esistenza di inversioni termiche elettricamente attive, altri descrivono possibili interazioni tra acqua, minerali e campi elettromagnetici naturali capaci di generare globi di plasma stabile. Queste analisi mostrano progressi nella comprensione del fenomeno, tuttavia nessuna offre un modello definitivo capace di integrare ogni parametro osservato.
La domanda inevitabile: perché non si possono raggiungere le luci con un mezzo?
Ogni volta che si parla delle Luci di Hessdalen emerge una domanda spontanea. Perché, quando appaiono, non ci si dirige semplicemente verso di loro con un elicottero o un aereo per osservarle da vicino. La risposta non è immediata, perché tocca la natura stessa del fenomeno che è irregolare, improvviso e difficile da intercettare. Le luci non compaiono con regolarità, durano poco e si manifestano in punti sempre diversi della valle. Un decollo richiede tempo e quando un velivolo raggiungerebbe l’area l’evento potrebbe essere già svanito. Le condizioni operative sono altrettanto problematiche, perché la valle è circondata da rilievi che rendono i voli notturni rischiosi soprattutto in presenza di nebbie e venti improvvisi. Volare alla cieca verso una luce che potrebbe spostarsi o dissolversi senza preavviso non è una manovra sicura. A questo si aggiunge l’incertezza sulla natura fisica del fenomeno, perché alcune misurazioni hanno rilevato emissioni elettromagnetiche leggere che potrebbero interferire con strumenti di bordo oppure alterare il fenomeno stesso. Il Project Hessdalen opera con risorse limitate e non dispone di mezzi in volo pronti in ogni momento. Per questo la stazione a terra che registra costantemente il cielo risulta molto più efficace di un intervento aereo. È l’unico modo realistico per catturare il fenomeno quando si manifesta, perché nessun veicolo potrebbe garantire la stessa presenza continuativa. Inoltre le Luci di Hessdalen non sono mai state oggetto di un reale interesse militare perché non mostrano comportamenti di minaccia, non interferiscono con infrastrutture strategiche e compaiono in una valle remota senza valore operativo. Il fenomeno è raro, imprevedibile e privo di caratteristiche utili all’intelligence, quindi è rimasto un enigma studiato quasi esclusivamente da ricercatori civili.
Fonti essenziali
Project Hessdalen, Hessdalen AMS, documenti e rapporti ufficiali
Pubblicazioni scientifiche di G. S. Paiva
Studi e rapporti di Massimo Teodorani
Analisi e resoconti del CICAP su avvistamenti e interpretazioni
Archivio storico delle missioni di osservazione in Norvegia
19/11/2025
🌋 Venus’s surface reveals a volcanic world mapped in unprecedented detail, exposing more volcanoes than any other planet we know—including our own Earth.
Scientists have created the most comprehensive global map of Venusian volcanoes to date, cataloguing 85,000 volcanic structures, nearly 1,000 of which exceed 5 kilometers in diameter. This effort was made possible using synthetic aperture radar data from NASA’s Magellan spacecraft of the 1990s, re-analyzed with modern mapping techniques and advanced software.
Unlike Earth, where countless volcanoes remain hidden under ocean waters, Venus’s rock-only surface allows for thorough surveying. The new map stands out for its record completeness and reveals that about 99% of Venusian volcanoes are less than 5 kilometers wide, with notable clustering patterns and distinct gaps in the range of 20–100 kilometers.
The findings shed light on Venusian geological evolution and may guide research into recent or ongoing eruptions. Importantly, this database is now open to researchers, enabling the search for active sites and cross-comparison with newer, higher-resolution data expected from upcoming missions like NASA’s VERITAS and ESA’s EnVision.
This work opens the door for scientists to explore volcanic processes on Venus—and perhaps even discover evidence of active lava flows as future radar-equipped spacecraft revisit these sites.
📄 RESEARCH PAPER
📌 Rebecca M. Hahn et al., "A Morphological and Spatial Analysis of Volcanoes on Venus", Journal of Geophysical Research: Planets (2023)
Image: Rebecca Hahn, Washington University in St. Louis
14/11/2025
LA LEMMON CI HA LASCIATI
Nelle ultime settimane la cometa C/2025 A6 (Lemmon) ha attirato l’attenzione degli astrofotografi di tutto il mondo. Durante il suo passaggio più vicino alla Terra, a fine ottobre, il grande nucleo ghiacciato ha mostrato due code ben definite: una lunga coda di ioni, modellata dal vento solare e capace di estendersi per oltre venti volte il diametro della Luna piena, e una coda di polveri più corta e ampia che brilla riflettendo la luce del Sole.
QUesta foto ha immortalato la cometa dietro il Lomnický Peak negli Alti Tatra slovacchi, vicino all’Osservatorio di Lomnický Stit, creando una composizione naturale di grande impatto.
Tornerà a visitarci intorno all’anno 3200. Chissaà se qualche terrestre sarà ancora qui ad osservarla!
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