06/05/2026
Parigi, per me, ha il sapore quieto di un ritorno. Non saprei dire perché: non ci ho mai abitato, non ho radici lì, né volti familiari ad attendermi. Eppure, fin dal primo istante, mi ha chiamata come fanno certi luoghi che sembrano riconoscerti prima ancora che tu li riconosca. Col tempo è diventata un simbolo, un filo sottile che attraversa la storia della mia famiglia. È stata il mio primo volo, quando avevo appena sei anni. È stata la prima partenza con il mio compagno. È stata la prima città scoperta insieme al nostro bambino. Parigi è rimasta lì, a segnare inizi, come una soglia che si attraversa senza accorgersene, ma che poi continua a vivere dentro. E forse non è un caso che tutto questo si intrecci con il primo albo che ho scelto e custodito, quello di una delle autrici che più amo, Beatrice Alemagna. Un libro che parla proprio di questo: della ricerca ostinata e fragile di un luogo da chiamare casa. Perché casa, in fondo, non è sempre il punto da cui si parte. È qualcosa che si costruisce, lentamente, nei luoghi in cui impariamo a restare. Conta come si viene accolti, e quel piccolo, o grande, nucleo di affetti che riusciamo a creare attorno a noi.
Nell’albo Un leone a Parigi, pubblicato nel 2006 da Donzelli Editore, arrivare in un posto nuovo fa paura. Che sia Parigi, una scuola, o un altro continente, poco cambia: c’è sempre una sottile malinconia che accompagna l’inizio. È inevitabile. Ma se si ha la pazienza di restare, di attraversare anche quei primi ruggiti di smarrimento, qualcosa cambia. Piano. E il bello, quasi senza farsi notare, comincia ad affiorare. Ovunque.
Il libro si legge in orizzontale, come se seguisse un cammino: in alto le parole, sole, sospese su uno sfondo bianco; in basso le immagini, che raccontano senza bisogno di voce. È un invito a guardare, a perdersi, a scoprire la città insieme al leone che la attraversa con occhi nuovi. Forse è questo che dovremmo ricordarci, ogni volta che la vita ci sposta altrove: concederci tempo. Restare abbastanza a lungo da lasciare che un luogo ci parli. Perché, anche quando all’inizio tutto sembra estraneo, c’è sempre qualcosa di bello che aspetta di essere trovato. [continua nei commenti..]
12/04/2026
Concludiamo questa breve rassegna dedicata a logosedizioni con un silent book pubblicato nel 2024 di Anna Paolini, illustratrice bolognese di cui abbiamo già parlato in un altro albo.
È un tema che ci tocca da vicino: una di noi è mamma di due bambini, l’altra lo è diventata da poco. La maternità è forse una delle esperienze più faticose che si possano vivere. Nonostante il contatto quotidiano con i bambini, nulla prepara davvero allo sconvolgimento che comporta avere un figlio. È come una storia d’amore: un colpo di fulmine con uno sconosciuto che, giorno dopo giorno, si impara a conoscere e ad amare. Ma quel primo istante non basta a creare un legame indissolubile: è qualcosa che cresce lentamente, si costruisce nel tempo. Ogni giorno un passo in più. È un’esperienza intensa, a tratti isolante, fatta anche di solitudine, conflitti interiori, insicurezze e senso di inadeguatezza. Eppure, accanto a tutto questo, nasce un amore che si espande senza chiedere spiegazioni. Uno spettro di colori, infinito nelle sue sfumature, diverso per ciascuna di noi. Come sempre, gli albi di Paolini sono profondamente poetici: anche senza parole, le sue immagini racchiudono il senso più intimo dell’essere madre.L’albo si apre con una donna che vaga in un bosco spettrale, il volto triste e gli occhi spenti. Perché la maternità non è solo amore incondizionato, né soltanto felicità, gioia o entusiasmo: è anche attraversare ombre, fare spazio al vuoto, imparare a riconoscerlo, perdere e ritrovare se stessi.
“Perché si può accettare e amare il vuoto, e dargli un nome. Perché si è madri, nel battito e nella speranza, come nel dolore e nella perdita. Si è madri, per sempre, nell’amore.”
04/04/2026
Dedichiamo il post di questa settimana a un albo illustrato che ci ha rapite fin dalla prima volta in cui ne abbiamo sfogliato le pagine.
Un’altra perla edita da Logosedizioni nel 2021. Scritto e illustrato da Roger Olmos, “Amici per la pelle” riflette appieno il suo amore per gli animali e, come accade in molte delle sue opere, traspare chiaramente il suo intento di sensibilizzazione verso tutti gli esseri viventi.
Tra le pagine le sue inconfondibili e meravigliose illustrazioni raccontano il legame tra un senzatetto e un cane: due esseri diversi che riescono a intrecciare un filo invisibile che li tiene strettamente uniti, permettendo loro di affrontare ogni avversità, la fame, i pericoli della strada, gli sguardi diffidenti e giudicanti di chi li osserva come fossero creature estranee, e il freddo della notte, sempre in agguato con i suoi artigli.
Qualche gesto gentile e amorevole arriva, viene accolto con gratitudine, scalda e rincuora. Ma dura solo un attimo: presto si torna a scontrarsi con la durezza della società e delle sue regole, incapaci di riconoscere la profondità e l’importanza di un legame che non può e non deve essere spezzato. Perché, di fronte a tutto, quel legame è ciò che salva, ciò che non fa sentire soli. Ed è proprio questo legame il filo rosso di tutta la narrazione: emerge con forza, al di là del turbamento e dello sconforto che alcune immagini possono suscitare.
Questo albo sostiene l’impegno della fondazione FAADA nel migliorare le condizioni di vita delle persone senza fissa dimora che vivono insieme ai loro animali. FAADA (Fondazione per la Consulenza e l’Azione in Difesa degli Animali) opera ogni giorno per abbattere le barriere di accesso a strutture come alberghi, mense, alloggi e progetti di Housing First per chi è accompagnato da un animale.
Perché tutti hanno diritto a un tetto, a un pasto caldo e a un luogo sicuro.In un momento come quello della Pasqua in arrivo, lasciamo che il nostro sguardo si orienti attraverso le lenti dell’amore e dell’amicizia: valori fondamentali per tutti gli esseri viventi, nessuno escluso. ❤️
27/03/2026
Abbiamo scelto di dedicare le prossime pubblicazioni a una casa editrice che, alla fine del 2025, ha chiuso definitivamente le porte del suo laboratorio. Eppure, ci ha lasciato in dono albi straordinari, preziosi, che meritano di essere ricordati e celebrati, come piccoli tesori da custodire nel tempo.
Tra questi, Kintsugi, premio Andersen 2024 come “Miglior libro senza parole”. Pubblicato nel 2023 da LogosEdizioni, il suo titolo richiama l’antica arte giapponese del “riparare con l’oro”: una tecnica che trasforma le crepe della ceramica in sottili vene luminose, esaltandole invece di nasconderle. Così, ciò che è stato rotto non torna a essere com’era, ma rinasce in una forma nuova, più autentica. Le imperfezioni diventano bellezza, l’incompletezza si fa unicità. L’illustratrice Issa Watanabe dedica questo albo alla figlia Mae, invitandoci ad accogliere la vita nella sua interezza, anche quando si fa più fragile e oscura.
Come ogni albo, e ancor più quelli senza parole, Kintsugi si apre a infinite possibilità di lettura. Le figure emergono da uno sfondo nero profondo, e proprio il colore diventa voce narrante: dapprima intenso, poi sempre più tenue, fino a dissolversi nel bianco. All’improvviso, una tazzina si spezza. È l’inizio di un inseguimento, di un viaggio lungo e silenzioso, alla ricerca di consolazione e speranza, in un mondo che sembra sgretolarsi sotto i passi. Ma davvero tutto è perduto? O esiste ancora un modo per ricomporre ciò che si è infranto?
Forse, oggi più che mai, abbiamo bisogno di credere che dalle fratture possa nascere qualcosa di nuovo. Che ciò che è rotto possa essere raccolto, accostato con cura, e restituito alla vita con un bagliore diverso. Una metafora potente e delicata insieme, che ci ricorda quanto sia necessario attraversare le crepe dell’esistenza per scoprire, dentro di esse, una forma inattesa di bellezza.
19/03/2026
Fino a qualche mese fa ho sempre vissuto la figura del papà da figlia, e non è stato sempre semplice. Ci sono stati momenti pieni di luce e altri più faticosi, fatti di silenzi e di domande. Con il tempo ho costruito una mia idea di padre, finché qualcosa è cambiato, iniziando a chiedermi che tipo di papà avrei desiderato per i miei figli. Non si può sapere con certezza prima che un figlio nasca. Ma quando trovi un compagno di vita che ti arricchisce, rendendo la tua vita migliore, forse hai trovato anche la persona con cui costruire una famiglia, se lo desideri. La gravidanza è stata per me un viaggio incredibile, ma nulla mi ha emozionata più dell’immaginare il mio compagno diventare papà: i miei occhi brillavano al pensiero di lui con il nostro bambino tra le braccia.
In questo si inserisce il lavoro di Hélène Delforge, dove si intrecciano il suo lato innamorato e materno, il vissuto e una profonda empatia. È anche per questo che i suoi testi risultano universali e senza tempo, capaci di parlare a genitori al di là di provenienza, genere ed età. Illustrato da Quentin Gréban, il libro nasce proprio dalle sue immagini, dalle quali Hélène si lascia trasportare. Gréban, papà di tre figlie, trasferisce sulle sue tavole la sue esperienza e sensibilità. Pubblicato nel 2023 da Terre di Mezzo e tradotto da Gioia Sartori, il libro prende forma lentamente, con il tempo necessario a trovare il coraggio di mostrarsi. Ne emerge un invito a ricordare che emozioni e sentimenti sono universali e senza tempo. Le epoche e le culture diventano per l’illustratore un terreno di gioco, ma sono le parole a dare significato profondo a ogni immagine.
Un omaggio a tutti i papà: a quelli dolci e apprensivi, a quelli lavoratori o casalinghi, a quelli in guerra o in lotta dentro di sé, ai più giovani e ai più anziani, a quelli che non ci sono più.
A tutti, in ogni forma.
23/02/2026
Settimane di silenzio ci separano dal nostro ultimo post. Il desiderio di tornare a condividere con voi non è mai venuto meno, ma a volte anche le emozioni più intense hanno bisogno di tempo per trasformarsi in parole. Oggi quel tempo è finalmente arrivato e riprendiamo il nostro viaggio nella letteratura per l’infanzia accanto a un albo che ci ha toccate profondamente nel corso del 2025: La traccia.
Pubblicato nel 2024 da Il Barbagianni Editore, scritto e illustrato da Francesco Tassinari, conosciuto come Tassi, “La traccia” è il suo albo d’esordio. In queste pagine affiora con delicatezza il suo amore per i cani: il protagonista, infatti, prende ispirazione proprio da uno dei suoi amici a quattro zampe.
Arturo, il cane al centro della storia, avverte che il mondo che conosce è diventato troppo stretto. Una strana inquietudine lo spinge ad andare verso ciò che ancora non conosce. È un impulso silenzioso ma potente, che lo conduce alla ricerca di risposte a domande interiori che non riesce a mettere a tacere.
Questa è la storia di un viaggio alla ricerca di qualcosa di importante per sé, ma anche per il desiderio di lasciare qualcosa di sé agli altri. È un percorso fatto di incontri e scoperte che segnano e trasformano. Perché mentre cammini, cambi; e allo stesso tempo lasci una traccia del tuo passaggio, nei luoghi attraversati ma soprattutto nel cuore di chi incontri. È un viaggio che, nel tentativo di trovare te stesso, ti riporta alle tue origini e al punto da cui sei partito. Che sia un animale, in questo caso un cane, a toccare corde così profonde non ci stupisce. Spesso sono proprio loro, senza bisogno di parole, ad aprirci gli occhi e a comunicarci ciò che sentono con una forza disarmante.
Le meravigliose illustrazioni che accompagnano il testo fanno sognare e sorridere, e ci ricordano quanta tenacia e quanta poesia possano guidare chi è in ricerca a spingersi sempre oltre i propri limiti. Un albo che ci ha fatto sorridere, ma soprattutto emozionare. Lo dedichiamo alla nostra Eva e alle tracce che ha lasciato nei nostri ♥️. Faremo del nostro meglio per riuscire a lasciare, anche noi, tracce altrettanto luminose.
25/12/2025
Finalmente ci siamo. Oggi è Natale.
Un giorno che profuma di attesa, di luce e di gioia. È il momento di festeggiare, di custodire le proprie usanze, di tenere vive le tradizioni che scaldano il cuore.
È proprio questo che fanno le Pulcette, dolci e tenere protagoniste nate dalla fantasia di Beatrice Alemagna, in un albo che racchiude tutto il calore del Natale. Il Natale delle Pulcette ci invita a entrare nella loro casa e a condividere la magia dei preparativi: le pietanze più golose che prendono forma in cucina, i canti natalizi che si intrecciano attorno a un pianoforte, i balli leggeri, le decorazioni del grande albero e la luce gentile delle candele accese.
Tra piccole discussioni e teneri disaccordi, una delle Pulcette invita le altre a guardare fuori. Lì, oltre la finestra, il mondo si veste di bianco: un paesaggio innevato si svela come un quadro silenzioso, un capolavoro da osservare con meraviglia e da vivere insieme. È in quel momento che nasce una dolce consapevolezza: non esiste un modo perfetto per festeggiare il Natale, ma esiste il modo che ci rende felici, uniti, presenti.
Le illustrazioni, realizzate con collage di tessuti e ricami, avvolgono la storia in un abbraccio caldo e familiare. Ogni pagina trasmette l’intimità della casa, il calore delle feste, quella magia semplice e autentica che rende il Natale un tempo da sentire, più che da spiegare. Ovunque voi siate e qualsiasi sia il vostro modo di festeggiare il Natale: “Auguri!” 🎄🌟🤶
24/12/2025
È finalmente arrivata la vigilia di Natale e tra le mani abbiamo un albo davvero dolce edito da Lupo Guido nel 2021. Grazie alla sensibilità di Barbara Ferraro – scrittrice, libraia ed esperta di letteratura per l’infanzia – il Natale non è solo raccontato, ma vissuto. Le sue parole sanno trattenere profumi, immagini e sensazioni che sembrano depositate nello sguardo, per poi restituirle al lettore con una vividezza capace di scaldare le pagine. Già dalla copertina ci lasciamo avvolgere da un’atmosfera intima e luminosa, grazie alle illustrazioni di Serena Mabilia, illustratrice vicentina. Il suo universo visivo racconta spesso la poesia della quotidianità: un ricordo che riaffiora, un sogno appena sussurrato, un pensiero lasciato al vento. A guidarci nella storia sono due voci: Tobia, un bambino, e Junior, il suo orsacchiotto del cuore. È la vigilia di Natale e, come da tradizione, stanno per partire verso casa dei nonni. Ma qualcosa accade durante il trasferimento: Junior cade a terra e Tobia parte senza di lui. Un’assenza che rischia di incrinare la gioia delle feste.
Da qui prende forma, inaspettatamente, una piccola grande avventura. Un orsetto di pezza che sfida il mondo, affrontando ostacoli e imprevisti, nel tentativo di ritrovare il suo bambino. Riusciranno Tobia e Junior a trascorrere il Natale insieme, come ogni anno?
Un racconto nato da una storia vera, che invita il lettore a rallentare e a riconoscere la magia che vive nei dettagli apparentemente invisibili di ogni giorno.
20/12/2025
«Era la vigilia di Natale e la neve copriva tutto il bosco, soffice e silenziosa. In una tana comoda e calda, quattro piccoli coniglietti si preparavano per l’arrivo del Natale. Si chiamavano Flop, Mopsy, Cotton-tail e Peter».
L’incipit de Il regalo di Natale (A Christmas Wish), edito da Mondadori nel 2017 nella traduzione di Chiara Carminati, conduce immediatamente il lettore all’interno di un suggestivo paesaggio invernale. Un bosco avvolto da una neve delicata e silenziosa fa da sfondo a uno dei momenti più attesi dell’anno: la vigilia di Natale.
Subito dopo, il racconto accompagna il lettore dall’esterno, freddo e immobile, a uno spazio intimo e accogliente: una tana calda e piena di vita, animata da quattro piccoli coniglietti che attendono con trepidazione la notte in cui Babbo Natale potrebbe realizzare i loro desideri, portando a ciascuno il dono tanto atteso.
È impossibile non riconoscere il protagonista di questa storia, nato dalla penna di Beatrix Potter. La sua carriera letteraria ebbe inizio nel 1902, all’età di trentasei anni, con la pubblicazione di The Tale of Peter Rabbit presso l’editore Frederick Warne. Il libro, inizialmente rifiutato da sei case editrici, fu stampato in autonomia dall’autrice in 250 copie, che andarono esaurite in breve tempo. Oggi Beatrix Potter è una delle scrittrici di letteratura per l’infanzia più amate e lette. The Tale of Peter Rabbit rappresentò una vera innovazione nel panorama della letteratura per l’infanzia: il formato ridotto, pensato per le mani dei bambini, il prezzo contenuto e un linguaggio rispettoso dell’intelligenza dei piccoli lettori contribuirono al suo straordinario successo. Non si trattava di un testo semplicistico, ma di un’opera capace di stimolare la curiosità. La stessa curiosità che caratterizza Peter, protagonista di questa storia natalizia ispirata ai racconti originali di Beatrix Potter. Qui il piccolo coniglietto fatica ad addormentarsi, disturbato dai rumori della casa che alimentano il suo desiderio di incontrare Babbo Natale e di vederlo con i propri occhi mentre porta i doni. Riuscirà Peter a incontrare il famoso uomo dalla barba bianca e dall’abito rosso? (Continua nei commenti..)
20/12/2025
«Era la vigilia di Natale e la neve copriva tutto il bosco, soffice e silenziosa. In una tana comoda e calda, quattro piccoli coniglietti si preparavano per l’arrivo del Natale. Si chiamavano Flop, Mopsy, Cotton-tail e Peter».
L’incipit de Il regalo di Natale (A Christmas Wish), edito da Mondadori nel 2017 nella traduzione di Chiara Carminati, conduce immediatamente il lettore all’interno di un suggestivo paesaggio invernale. Un bosco avvolto da una neve delicata e silenziosa fa da sfondo a uno dei momenti più attesi dell’anno: la vigilia di Natale.
Subito dopo, il racconto accompagna il lettore dall’esterno, freddo e immobile, a uno spazio intimo e accogliente: una tana calda e piena di vita, animata da quattro piccoli coniglietti che attendono con trepidazione la notte in cui Babbo Natale potrebbe realizzare i loro desideri, portando a ciascuno il dono tanto atteso.
È impossibile non riconoscere il protagonista di questa storia, nato dalla penna di Beatrix Potter. La sua carriera letteraria ebbe inizio nel 1902, all’età di trentasei anni, con la pubblicazione di The Tale of Peter Rabbit presso l’editore Frederick Warne. Il libro, inizialmente rifiutato da sei case editrici, fu stampato in autonomia dall’autrice in 250 copie, che andarono esaurite in breve tempo. Oggi Beatrix Potter è una delle scrittrici di letteratura per l’infanzia più amate e lette. The Tale of Peter Rabbit rappresentò una vera innovazione nel panorama della letteratura per l’infanzia: il formato ridotto, pensato per le mani dei bambini, il prezzo contenuto e un linguaggio rispettoso dell’intelligenza dei piccoli lettori contribuirono al suo straordinario successo. Non si trattava di un testo semplicistico, ma di un’opera capace di stimolare la curiosità. La stessa curiosità che caratterizza Peter, protagonista di questa storia natalizia ispirata ai racconti originali di Beatrix Potter. Qui il piccolo coniglietto fatica ad addormentarsi, disturbato dai rumori della casa che alimentano il suo desiderio di incontrare Babbo Natale e di vederlo con i propri occhi mentre porta i doni. Riuscirà Peter a incontrare il famoso uomo dalla barba bianca e dall’abito rosso? (Continua nei commenti..)
10/12/2025
Scritto e illustrato da Gabrielle Vincent, pseudonimo di Monique Martin nata a Ixelles, città del Belgio, nel 1928 e morta nella stessa città nel 1972. “Mon petit Père Noël” è stato pubblicato per la prima volta nel 1994 e selezionato al Prix Bernard Versele. Questa breve ma toccante storia arriva in Italia solo ora, novembre 2025, dopo 31 anni dalla sua prima pubblicazione in Belgio, grazie alla traduzione di Paolo Cesari, vincitore quest’anno del premio Andersen Protagonisti della cultura per l’infanzia, e grazie alla pubblicazione della casa editrice Orecchio Acerbo. Le delicate illustrazioni ad acquerello sono un omaggio alla straordinaria sensibilità dell’autrice, che si dedicò alla pittura fin dall’età di quindici anni. Tavola dopo tavola, ci accompagnano dentro una storia di Natale dolcissima e senza tempo, sempre capace di parlare al cuore.
È il 24 dicembre, la vigilia di Natale. Dal cielo, bianco di neve, una bambina di nome Magalì vede atterrare accanto a sé un piccolo Babbo Natale. Magalí è entusiasta: quale bambino non ha sognato di incontrarlo almeno una volta? Dopo un breve scambio di parole però Magalí si accorge che non è proprio come se lo immaginava. Questo piccolo Babbo Natale è solo e non ha nulla con sé: niente giocattoli, niente dolci, nessun regalo… e naturalmente né renne né slitta, niente di nulla! Insomma, il contrario dell’eroe generoso che tutti i bambini aspettano. Empatia e generosità sono il cuore di questo magico albo illustrato, qualità che dovrebbero caratterizzare non solo il periodo delle feste, ma la vita di tutti i giorni. Una storia tenera e commovente che ci immerge nell’atmosfera natalizia e ci invita a riscoprire ciò che davvero conta.
E per voi, cosa è davvero importante?