Microstorie Pedagogiche

Microstorie Pedagogiche

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Siamo Francesca e Giulia, Pedagogista ed Educatrice, in un ambiente privo da ogni forma di giudizio e pre-giudizio offriamo sostegno e supporto genitoriale.

Lavoriamo per elevarci tutti insieme all'altezza dello sguardo dei bambini.

Photos from Microstorie Pedagogiche's post 23/05/2026

Facciamo ordine, proprio quello che sta chiedendo il tuo bambino nei suoi mille risvegli notturni : ORDINE

Molti problemi di sonno non iniziano di notte.
Iniziano nel modo in cui un bambino arriva alla notte.
Un bambino troppo stanco non dorme meglio.
Il sonno non si regola per sfinimento.
Si regola per equilibrio.

Routine prevedibile.
Orari coerenti.
Pisolini adeguati.
Finestre di veglia compatibili con la sua età.
Una messa a letto che non arrivi quando è già oltre il suo limite.

Schema indicativo 1–5 anni:

1 anno → sonno totale 12–14 ore | 2 pisolini (o passaggio graduale a 1) | nanna 19:00–20:00
2 anni → sonno totale 11–14 ore | 1 pisolino | nanna 19:00–20:30
3 anni → sonno totale 10–13 ore | 1 pisolino (se ancora presente) | nanna 19:30–20:30
4 anni → sonno totale 10–12 ore | pisolino raro/occasionale | nanna 19:30–20:30
5 anni → sonno totale 10–12 ore | no pisolino (nella maggior parte dei casi) | nanna 19:30–20:30

Ovviamente ogni bambino ha bisogni specifici,
ma il ritmo resta il punto di partenza.

Per il sonno nel primo anno di vita scrivimi in DM

Photos from Microstorie Pedagogiche's post 16/05/2026

Ci sono momenti in cui il NO non è evitabile.

Quando è ora di spegnere la tv.
Quando si esce dal parco.
Quando bisogna mettere le scarpe.
Quando un gioco diventa troppo fisico.
Quando è il momento di dormire.
Quando un limite va messo, anche se sai già che dall’altra parte arriverà una crisi.

Ed è spesso lì che vacilliamo.
Non perché non sappiamo cosa dire.
Ma perché sappiamo già cosa succederà dopo.

Urla.
Rabbia.
Opposizione.
E tutta la fatica di dover reggere anche quello.

Ma il punto non è evitare il NO per evitare la crisi.
Il punto è imparare a stare nel NO senza perderti.

Un limite non è meno valido se fa arrabbiare tuo figlio.
Sta facendo il suo lavoro.

Quello che serve non è durezza.
Serve stabilità.

Un NO chiaro.
Una scelta possibile dentro il limite.
Una frase che accoglie l’emozione ma non cambia il confine.
Una presenza che regge il momento senza cedere o esplodere.

“Ti arrabbi, lo so.”
“Non ti piace.”
“Avresti voluto continuare.”
“Ma adesso si fa.”

Essere accolti non significa ottenere tutto.
E imparare un limite non significa sentirsi rifiutati.

È così che un NO smette di essere uno scontro
e diventa una guida.

Qual è il NO che oggi pesa di più a casa tua?

Photos from Microstorie Pedagogiche's post 09/05/2026

Ci sono giorni in cui arrivo a sera così stanca che basta una scarpa da mettere, un pigiama da infilare o un “mamma no” per sentirmi esplodere.

E il punto è che più sono stanca, più loro sembrano fare muro.
Non perché lo facciano apposta.
Ma perché i bambini assorbono il nostro stato emotivo molto più di quello che ascoltano le nostre parole.

Quando io entro in modalità sopravvivenza, loro rispondono col caos.
E più provo a controllare, più tutto peggiora.

Per me la svolta è stata questa:
capire che in certi momenti non serviva più controllo.
Serviva cambiare energia.

Quindi adesso, prima di urlare, metto musica.
Letteralmente.

Alzo il volume, balliamo in cucina, facciamo le sceme, ci muoviamo, ridiamo in modo assurdo.
E no, non diventa tutto magicamente semplice.
Ma cambia il clima.
Si scioglie la tensione.
Io mi scarico.
Loro si regolano.

E alla fine siamo sempre stanchi, sì.
Ma almeno nessuno urla.
Nessuno piange.
Nessuno fa male a nessuno.

Da quando ho smesso di voler gestire tutto
e ho iniziato ad alleggerire il momento,
è cambiato tantissimo.

Tu cosa fai quando senti che stai per esplodere?

06/05/2026

Tra i 15 e i 36 mesi morsi, urla e sberle non sono segni di “bambin* violent*” sono il modo più diretto che un bambino piccolo ha per dire “sono sopraffatto e non so ancora come dirtelo”.

A questa età il cervello emotivo corre veloce, ma quello che regola impulsi, attese e frustrazione è ancora in costruzione. Per questo il corpo arriva prima delle parole.

✅Il nostro compito non è spegnere il comportamento, ma insegnare cosa fare al suo posto: contenere, nominare, guidare.
Prima si ferma con calma, poi si aiuta a capire, e solo dopo si insegna un’alternativa.

❌L’errore più comune? Urlare o minacciare.
Non solo perché in quel momento stiamo usando la sua stessa lingua, ma perché stiamo anche insegnando un messaggio pericoloso: “ti ascolto solo se urli” oppure “conta chi fa più paura”.
Sono basi emotive disfunzionali che, col tempo, rischiano di diventare un pattern difficile da spezzare.

Ti succede con il tuo bimbo? Raccontamelo nei commenti 👇

✍️Se vuoi capire come gestirlo nel tuo caso specifico, puoi prenotare una consulenza dal link in bio.
Per info e costi scrivimi in DM.

Photos from Microstorie Pedagogiche's post 02/05/2026

“GUARDA VORREI TANTO VEDERE SE QUANDO PARLATE, METTETE ANCHE IN PRATICA.”
È il commento che più mi è rimasto addosso.
Perché la risposta è sì.
Nell’80% delle volte sì.
Nel restante 20% sono umana, sbaglio, cedo, sono stanca, faccio scelte imperfette.
Ma anche lì mi assumo la responsabilità di esserci davvero.
Di riparare.
Di rimettere ordine.
Di mostrare ai miei figli che essere adulti non significa essere perfetti, ma responsabili.
Quello che forse non si vede da fuori è che dire certi no non ha niente di comodo.
Dire no a certi contenuti.
Dire no a tv e cellulari troppo presto.
Dire no allo zucchero facile.
Dire no a ritmi sballati.
Dire no a una messa a letto comoda per me ma sbagliata per loro.
Non è la scelta semplice.
È quella più scomoda.
È quella che ti complica le giornate.
Che ti fa sembrare rigida.
Che ti mette contro altri genitori.
Che a volte ti lascia sola.
Che ti fa passare per esagerata.
Che fa arrabbiare i tuoi figli.
Che spesso ti rende molto meno simpatica di quanto vorresti.
Io ho perso gruppi di genitori perché i miei figli hanno “regole” diverse.
Ho rinunciato a cose più comode per proteggere i loro ritmi.
Ci sono stati più momenti in cui mia figlia mi ha detto “non ti voglio bene” che momenti da copertina.
Ma non ho messo al mondo una vita per essere comoda.
L’ho fatto assumendomi una responsabilità.
E la responsabilità, molto spesso, non somiglia a ciò che piace.
Somiglia a ciò che serve.
Quindi no, non faccio tutto perfettamente.
Ma sì, metto in pratica quello che dico.
Ogni volta che riesco.
E ogni volta che non riesco, mi prendo comunque la responsabilità di fare meglio.
Ed è questo, forse, il pezzo che prima di difendersi andrebbe guardato.

Photos from Microstorie Pedagogiche's post 27/04/2026

Il dubbio continuo stanca più delle notti difficili.
“Sto facendo bene?”
“Sto sbagliando?”
“Era meglio fare diversamente?”
La verità?
Non ti manca la capacità.
Ti manca solo leggerezza mentale.
E quella si può costruire.
E possiamo farlo insieme, ti dico io da dove iniziare!

Photos from Microstorie Pedagogiche's post 24/04/2026

Ti è mai capitato di pensare:

“Ma è solo un cartone, cosa può succedere?”

Film come KPop Demon Hunters sono super accattivanti: musica, colori, ritmo…
ma non sempre sono adatti ai più piccoli.

Tra i 3 e i 10 anni i bambini stanno ancora imparando a distinguere bene tra realtà e fantasia e soprattutto non hanno ancora gli strumenti per gestire immagini intense, emozioni forti o temi complessi.

E quello che vedono… spesso resta.

Nel gioco. Nel comportamento. Nel sonno.

Non si tratta di “vietare”
ma di scegliere con consapevolezza e questo vale per DEMON HUNTERS come per qualsiasi cosa, contesto, situazione che offriamo ai nostr* figl*

E quando possibile, guardare insieme a loro
per aiutarli a dare senso a ciò che vedono.

Abbiamo il dovere di tutelare i nostr* figl* e di supportarne la crescita. E questa azione si fa nel quotidiano, si pensa al trauma come qualcosa di enorme e spaventoso, ma è dentro ciò che spesso è considerato “futile” “innocuo” dentro ogni “che vuoi che sia..” “siamo tutti cresciuti così” che si celano le paure e le angosce più profonde!

👉 Tu lo conoscevi?
👉 Tuo figlio/a l’ha visto?

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