04/10/2025
Molti iniziano il judo pieni di entusiasmo, ma non tutti riescono a portare avanti questo percorso. Perché succede?
A volte ci si aspetta risultati immediati: diventare forti, veloci o “cintura nera” in poco tempo. Ma il judo non è una corsa veloce, è un viaggio lungo. Serve pazienza, costanza e la capacità di affrontare anche le difficoltà.
Capita che gli allenamenti sembrino duri: cadute, esercizi ripetuti, combattimenti che mettono alla prova. Può essere faticoso, certo, ma è proprio da quelle prove che si cresce. Il dolore di oggi diventa la forza di domani.
Un altro motivo per cui si smette è il confronto con gli altri. Vedere un compagno più bravo, o perdere in un combattimento, può far pensare di non essere all’altezza. Ma nel judo non conta chi è più forte di te: conta se oggi sei migliore di ieri.
A volte, poi, sono la scuola, lo sport alternativo, le uscite con gli amici o semplicemente la pigrizia a far mettere da parte la pratica. È normale avere tanti interessi, ma se si lascia cadere ciò che costruisce davvero carattere, si perde una grande occasione.
Un dojo non è solo un posto dove si impara a combattere: è una seconda casa, dove si cresce insieme, si impara il rispetto, la disciplina e la fiducia. Quando manca il legame con il maestro o con i compagni, diventa più facile abbandonare. Ma se ci si apre al gruppo, l’allenamento diventa un’esperienza che va oltre lo sport.
Ricordatevi: nel judo non si cerca la vittoria facile, ma il coraggio di continuare. Molti abbandonano, ma chi resta impara non solo a difendersi, ma a conoscersi davvero.
Per questo, non fermatevi alle prime difficoltà. Non guardate solo a quello che ottenete subito, ma a ciò che state diventando: più forti, più disciplinati, più consapevoli.
Perché un giorno vi renderete conto che il vero judo non è saper vincere un combattimento, ma saper vincere contro la voglia di mollare.
19/09/2025
Care famiglie,
con questa lettera desidero rivolgermi a voi, che avete scelto di non rinnovare l’iscrizione dei vostri figli al corso di judo. Comprendo bene che le motivazioni possano essere diverse: la delusione per una promozione di cintura mancata, la fatica fisica e mentale, l’impegno richiesto che talvolta sembra troppo gravoso rispetto agli stimoli immediati.
Vorrei però condividere con voi un pensiero: lo scopo delle arti marziali non è semplicemente vincere, ottenere un grado o arrivare per primi. L’essenza del judo – e di tutte le discipline orientali – è proprio imparare ad affrontare la difficoltà senza arrendersi, crescere attraverso l’impegno costante e diventare più forti dentro e fuori dal tatami. Come recita un antico proverbio giapponese: “Nana korobi ya oki” – “Cadi sette volte, rialzati otto”. È questo il cuore dell’allenamento: cadere, imparare e rialzarsi ogni volta più determinati.
Gli esempi di resilienza sono tanti, sia in Oriente che nello sport moderno. Jigoro Kano, fondatore del judo, non era un ragazzo forte o atletico; iniziò lo studio delle arti marziali perché era gracile e spesso vittima di derisioni. Proprio grazie alla costanza e alla volontà, trasformò la sua debolezza in un punto di forza, creando una disciplina che insegna ad ogni bambino a sviluppare corpo e spirito insieme.
Pensiamo anche a grandi sportivi come Michael Jordan, che fu scartato dalla squadra di basket del liceo: anziché arrendersi, allenò senza sosta la sua resilienza, diventando poi uno dei più grandi campioni della storia.
Sappiamo che ogni famiglia compie scelte con amore e attenzione per il bene dei propri figli, e rispettiamo profondamente ogni decisione. Allo stesso tempo, desideriamo trasmettere un messaggio di incoraggiamento: ogni ostacolo superato è un seme che un giorno darà frutto. Il judo non è soltanto uno sport, ma un percorso educativo che insegna a cadere e a rialzarsi, a rispettare sé stessi e gli altri, a non mollare di fronte alle sfide.
A tutti i bambini che hanno deciso di fermarsi, auguriamo che l’esperienza vissuta fin qui possa comunque rimanere un piccolo tesoro, da custodire come esempio di impegno e di crescita. E se un giorno vorranno tornare sul tatami, li accoglieremo a braccia aperte, pronti a camminare ancora insieme.
Con stima e gratitudine,
Stefano
12/05/2025
Sarò presente a questa bellissima iniziativa.
Non mancare
www.kodokanmilano.it
29/04/2025
I miei maestri.
Credo sia l'unica foto dove ci sono entrambi i miei maestri. (In realtà ne manca ancora uno Oreste).
Ognuno di loro in età e crescita diversa mi ha dato qualche cosa e mi hanno formato.
Grazie a loro ho potuto capire cosa sia il judo nella sua interezza e nella pratica.
Un immenso valore per me.
21/04/2025
https://youtu.be/ACRiXXEQehM
Ecco dopo tanto tempo un nuovo video.
Harai Goshi -Opportunità bogyo kaeshi e renraku
Harai Goshi- Opportunità ,bogyo, kaeshi , renraku
Harai Goshi- Opportunità ,bogyo, kaeshi , renraku
05/11/2024
Ecco una dimostrazione pratica di come NON spiegare seoi nage ai bambini.. e non solo....🤦
Esto es Judo. 🥋
20/10/2024
In questo periodo con molto piacere sto tenendo il corso insegnanti per Asi Lombardia Settore Judo.
Molto spesso vedo insegnati e maestri non avere una metodologia completa e una visione totale del judo.
È cruciale sottolineare l'importanza di un approccio didattico completo nell'insegnamento del judo. Spesso, molti praticanti credono che una conoscenza limitata a un certo numero di tecniche, o una specializzazione approfondita in alcune di esse, come i tokui waza utilizzati nei combattimenti, sia sufficiente per garantire un insegnamento efficace.
Tuttavia, per trasmettere veramente il judo, è indispensabile esplorare e approfondire ogni aspetto di questa disciplina, una delle più ricche e articolate.
Un insegnante e un praticante, perciò, devono comprendere non solo le tecniche, ma anche la filosofia alla base del judo, e sapere come trasmettere entrambe agli allievi. Saper accompagnare gli studenti in una progressione didattica che li conduca a un randori sicuro ed efficace, attraverso varie metodologie di allenamento, è fondamentale. Inoltre, è essenziale comprendere appieno il concetto di "randori".
Se il judo viene ridotto alla ricerca della vittoria nello "shiai" – sia esso attraverso il kata o il combattimento – rischia di perdere il suo valore originario, il suo spirito marziale e la sua dimensione educativa, che puntano a formare persone migliori e, in definitiva, a migliorare la società. Limitare la pratica del judo alla preparazione per le competizioni, senza esplorare a fondo l’arte del Kodokan Judo, non produrrà un cambiamento profondo nell’animo degli allievi.