28/09/2026
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Le persone, prima dei ruoli
FRANCESCA POLIDORO | Una mano che non lascia indietro nessuno
Chiedete a Francesca di raccontarvi una collega e probabilmente troverà mille parole.
Chiedetele di raccontare se stessa e… potrebbe aver bisogno di qualche giorno. E, come dice lei, forse anche di qualche anno di terapia per riprendersi. 😅
Perché Francesca è così: molto capace di vedere gli altri e terribilmente esigente quando lo sguardo deve rivolgerlo verso di sé.
Si interroga, si mette in discussione, torna sulle cose. A volte anche troppo.
È profondamente autocritica perché ciò che fa le importa davvero. Non le basta esserci: vuole esserci bene.
Eppure, per raccontarla, forse basterebbe osservare una delle tante fotografie che conserva sul telefono.
Una mano dentro un'altra.
Le colleghe dicono che quello è uno dei suoi gesti più riconoscibili.
Quando un bambino ha bisogno di ritrovare sicurezza, Francesca tende la mano. Non servono necessariamente molte parole. Quella mano rimane lì, disponibile, finché una manina più piccola decide di stringerla.
È un gesto semplice.
Ma, a pensarci bene, racconta quasi tutto di lei.
Perché Francesca è una persona che tende la mano anche agli adulti.
È quella che si accorge se qualcuno è rimasto un po' ai margini e prova a riportarlo dentro. Quella che incoraggia, coinvolge, sostiene. Che quando una collega dubita prova a restituirle fiducia. Che sa dare forza e coraggio e, con la sua energia, riesce spesso a rimettere in moto anche gli altri.
Nel gruppo è un collante.
Non perché abbia bisogno di stare al centro, ma perché ha un talento prezioso: far sentire ciascuno parte di qualcosa.
Onesta, leale, autentica. Francesca ha una gioia che difficilmente riesce a nascondere.
Le passa attraverso il sorriso, certo.
Ma soprattutto attraverso gli occhi.
È una di quelle persone alle quali, quando qualcosa entusiasma davvero, si accende il viso intero. E quell'entusiasmo è contagioso: diventa un'idea da provare, un progetto da costruire, qualcosa da inventare insieme.
Forse è anche per questo che, quando è arrivata al nido, ha avuto una sensazione molto netta:
aveva trovato il suo posto nel mondo.
Per Francesca essere educatrice non è qualcosa che comincia quando entra al nido e finisce quando chiude la porta.
La “maestra” viaggia con lei.
Sale in macchina — e considerando quanto tempo Francesca trascorra in macchina, non è poco! — arriva a casa, coinvolge famiglia e amici, entra nei suoi racconti e nei suoi pensieri.
Perché Francesca non fa semplicemente questo lavoro.
Francesca lo abita.
E lo abita soprattutto nei momenti apparentemente più piccoli.
Ama la nanna, quell'istante preciso in cui gli occhi dei bambini iniziano lentamente a cedere al sonno e loro si affidano completamente alla presenza dell'adulto.
Ama le coccole.
Ama gli arrivi del mattino, quando piccole braccia e piccole mani si aggrappano alle gambe per dire, a modo loro, sei arrivata.
Ama cantare.
Ama persino quando i suoi capelli diventano materiale di esplorazione, pettinature improbabili e gioco.
Perché è lì, nella quotidianità, che Francesca riconosce il cuore del suo mestiere.
E poi c'è un sogno.
Quello di non accompagnare i bambini soltanto per un piccolo tratto, ma di poter camminare con loro più a lungo, attraversando diverse stagioni della loro crescita.
È anche per questo che continua a studiare e a formarsi.
Non vive l'università come un titolo da aggiungere al proprio nome. La vive come una possibilità: sapere di più per poter dare di più.
E forse la parola cammino non arriva per caso.
Nella vita di Francesca ci sono stati viaggi, esperienze, volontariato, strade percorse anche per cercare qualcosa di più profondo.
C'è una fede che custodisce con discrezione e che non sente il bisogno di esibire. La racconta attraverso un'immagine bellissima: chiede a Dio di poter essere un pennello nelle Sue mani, capace di portare un po' di colore nella vita dei bambini che le vengono affidati.
Forse anche da qui nasce quel suo modo di prendersi cura.
Con energia, sì.
Ma anche con una grande delicatezza.
Fuori dal nido, poi, Francesca ha le sue piccole felicità irrinunciabili.
L'autunno, innanzitutto. Quello vero: foglie gialle, rosse e arancioni che scricchiolano sotto i piedi.
Il Natale, che per lei evidentemente dovrebbe iniziare più o meno… il 2 gennaio.
E mentre il mondo rincorre tramonti, lei sceglierebbe una sveglia presto, un viaggio in macchina, un cappuccino e un'alba sul mare.
E forse anche questo dice qualcosa di lei.
Perché l'alba non è qualcosa che finisce.
È qualcosa che comincia.
Proprio come Francesca, che sembra avere continuamente bisogno di un nuovo progetto da immaginare, qualcosa da imparare, qualcuno da incoraggiare, una strada ancora da percorrere.
E nel suo modo di camminare c'è una cosa che resta costante: lo sguardo verso chi ha accanto.
Le colleghe, che considera la sua seconda famiglia.
I bambini, che chiama affettuosamente i suoi cuccioli.
Le persone che ama e che, inevitabilmente, finiscono coinvolte nelle sue mille idee.
Perché forse Francesca non aveva davvero bisogno di trovare tante parole per raccontarsi.
C'era già tutto in quella fotografia.
Una mano grande.
Una mano piccola.
E nessuna intenzione di lasciarla andare finché avrà bisogno di sentirla lì.
È così che Francesca attraversa il suo lavoro e, forse, anche la vita:
tenendo insieme, dando coraggio, facendo spazio.
E ricordando a chi le cammina accanto che, quando una mano trova un'altra mano, nessuno deve fare la strada da solo.
♥️