03/09/2023
Ho sempre detto ai miei alunni che chiudere la porta della classe e restare sola con loro mi faceva sentire a casa, lì dove dovevo essere! In quasi quarant’anni di porte chiuse, di classi più o meno affollate, di alunni più o meno “difficili”, di vite di ogni difficoltà, di dolori raccolti e fatti propri, di occhi imploranti, di mani che cercano aiuto, di aiuto offerto, carezze, amore, disponibilità, rimproveri, litigi, incoraggiamenti non ho mai rimpianto di essere stata un’insegnante, sia nella scuola della mia famiglia che nella scuola statale.
Eppure uscita dal liceo classico mi ero iscritta alla facoltà di medicina… rigettavo l’idea di continuare una “tradizione di famiglia”( nonno, padre, etc) ma, evidentemente, sono nata per fare questo, geneticamente tradotta e il mio lavoro è diventata la mia ragione di vita. L’ho amato fin dal primo giorno come pochi lavori si amano, ho amato e rispettato profondamente ogni mio alunno ( loro mi sono testimoni) perché ho sempre amato i giovani ( da quando ho iniziato, ed ero giovane anch’io). Adesso succede questo… e la nostalgia mi stravolge, provo dolore, un dolore non acuto ma profondo, di quelli che ti fanno stare male “ ma non sai dire cosa hai…”
Che tutto finisce è la lezione più importante che ho imparato nella mia vita e che, anche se accettare la fine è difficile, non è altro che un nuovo inizio. Resta la certezza di avere vissuto una vita al servizio “dei giovani” e di avere speso ogni atomo di me per capire di cosa avessero realmente bisogno.
A tutti gli insegnanti voglio dire di guardarli bene gli alunni, di scrutare i loro occhi, di leggere nelle loro parole e provare a capirli, di renderli persone fiere e in grado di “presentarsi” alla vita sempre “a testa alta”. Abbiamo un ruolo importante nella loro vita e ognuno di noi lascerà un segno. Facciamo in modo che sia un segno di buona strada da percorrere… FACCIAMO IL MESTIERE PIÙ BELLO DEL MONDO. Io l’ho sempre pensato!!!!