16/04/2026
Lettera immaginaria di un figlio con disabilità ai suoi genitori
L'ho scritta pensando a tutti quei genitori che il mondo chiama invadenti, e che io chiamo presenti.
Grazie
Non ve lo dico mai nel modo giusto.
Non perché non lo pensi, lo penso, è lì sempre. Ma le parole tra me e voi prendono strade strane, si perdono, arrivano in ritardo.
Allora proviamo così.
Grazie per le battaglie che combattete mentre io non guardo.
Per i moduli, le telefonate, le riunioni a cui partecipate e si capisce subito che non siete lì per fare amicizia. Per la voce che diventa più ferma quando qualcuno cerca di liquidarvi con una risposta vaga.
Qualcuno vi chiama invadenti. Io vi chiamo presenti. Qualcuno vi chiama esagerati. Io vi chiamo precisi.
C'è differenza. È una differenza importante.
Grazie per uno sguardo che cerca quello che sono, non quello che manca.
Grazie per la paura che tenete per voi quando potrebbe schiacciarmi, e per quella che mi mostrate quando devo imparare che il mondo fa un po' paura a tutti, e si va avanti lo stesso.
So che il mio futuro pesa anche su di voi. Ma io guardo quello che fate, come lo fate, perché lo fate, e la paura diventa più piccola. Non sparisce. Ma non occupa più tutto.
Vi vedo.
Vedo le mattine difficili e le sere in cui la stanchezza non è solo del corpo. Vi vedo combattere con un mondo che fa fatica ad accorgersi di me.
E vi sono grato, per ogni porta che bussate finché non si apre, per ogni volta che dite “mio figlio ha diritto” non come una preghiera, ma come un fatto.
Spero che lo sentiate lo stesso, in ogni volta che vi cerco con gli occhi, in ogni gesto storto con cui cerco di dirvi
che so,
che vedo,
che vi amo.
Grazie.
Elena Barbagallo, docente di sostegno — Istituto Rota, Calolziocorte (LC)