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L’APPROFONDIMENTO DOMENICALE  #008IL DOCENTE È UN ESECUTORE O UN PROFESSIONISTA? AUTONOMIA, LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO, RESP...
23/08/2026

L’APPROFONDIMENTO DOMENICALE #008

IL DOCENTE È UN ESECUTORE O UN PROFESSIONISTA? AUTONOMIA, LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO, RESPONSABILITÀ E VALORIZZAZIONE

Normative Scuola ELC

Questa settimana abbiamo parlato di numeri: 32,7 ore settimanali dichiarate nel TALIS 2024, circa 36 ore in una diversa indagine italiana, 96% di docenti soddisfatti del proprio lavoro ma soltanto 14% convinti che la professione sia valorizzata dalla società.

Abbiamo poi chiesto direttamente ai docenti cosa significhi sentirsi davvero riconosciuti.

Ma dietro la parola VALORIZZAZIONE esiste una questione ancora più profonda.

Che cosa è, giuridicamente e professionalmente, un docente?

Un dipendente al quale vengono assegnate istruzioni da eseguire?

Oppure un professionista al quale l’ordinamento riconosce uno spazio autonomo di scelta, accompagnato naturalmente da precisi doveri e responsabilità?

La risposta è molto più importante di quanto sembri.

⚖️ TUTTO PARTE DALLA COSTITUZIONE

L’articolo 33 della Costituzione afferma un principio estremamente forte: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento».

La libertà d’insegnamento, quindi, non nasce da una gentile concessione del dirigente scolastico, da una delibera del Collegio o da una consuetudine interna.

Ha fondamento costituzionale.

Naturalmente questo non significa che ogni insegnante possa fare qualsiasi cosa, ignorando ordinamenti, curricoli, PTOF, criteri collegiali, valutazione, inclusione o diritti degli studenti.

La libertà d’insegnamento non equivale all’assenza di regole.

Significa però che l’attività didattica non può essere ridotta alla mera esecuzione meccanica di istruzioni elaborate da altri.

👩‍🏫 LA LEGGE PARLA DI “FUNZIONE DOCENTE”

Il Testo Unico della scuola utilizza un’espressione che merita di essere riscoperta.

L’art. 395 del D.Lgs. 297/1994 definisce la funzione docente collegandola non soltanto alla trasmissione della cultura, ma anche al contributo alla sua elaborazione e alla partecipazione degli studenti al processo culturale, con l’obiettivo della loro formazione umana e critica.

È una definizione molto lontana dall’immagine del docente come semplice esecutore.

L’insegnante non deve soltanto “consegnare” contenuti.

Deve interpretarli didatticamente, selezionare metodologie, adattare percorsi, osservare gli studenti, valutare, progettare e contribuire alla loro formazione.

Ed è proprio per questo che la professionalità docente non può essere sostituita da una successione di moduli, procedure e piattaforme.

📘 ANCHE IL CCNL PARLA DI AUTONOMIA PROFESSIONALE

La stessa impostazione viene ripresa dal contratto collettivo.

L’art. 43 del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021 afferma che la funzione docente si fonda sull’autonomia culturale e professionale dei docenti e si esplica nelle attività individuali, collegiali e nella partecipazione alle attività di aggiornamento e formazione in servizio.

Sono parole importanti:

AUTONOMIA CULTURALE.

AUTONOMIA PROFESSIONALE.

Non “autonomia soltanto quando qualcuno la autorizza”.

Ma caratteristica strutturale della funzione docente.

Il CCNL, nello stesso tempo, disciplina gli obblighi professionali: insegnamento, attività funzionali, preparazione, correzione, rapporti individuali con le famiglie, attività collegiali e ulteriori adempimenti connessi alla funzione.

Quindi autonomia e responsabilità non sono opposte.

Sono le due facce della stessa professione.

🚫 AUTONOMIA NON SIGNIFICA: «NELLA MIA CLASSE FACCIO QUELLO CHE VOGLIO»

È un’altra semplificazione da evitare.

La libertà d’insegnamento non costruisce nove piccole scuole indipendenti dentro lo stesso istituto.

Il docente opera all’interno di un sistema nazionale di istruzione, degli ordinamenti vigenti, del curricolo, della progettazione dell’istituzione scolastica e delle competenze degli organi collegiali.

Esiste quindi un equilibrio.

Il Collegio può assumere decisioni nelle materie che appartengono alle proprie competenze; il docente è tenuto a rispettare gli obblighi professionali e le deliberazioni legittimamente assunte.

Ma all’interno di quel quadro rimane una responsabilità professionale propria del docente nella progettazione e realizzazione del processo di insegnamento-apprendimento. Il regolamento sull’autonomia scolastica, DPR 275/1999, colloca infatti l’attività dei docenti all’interno dell’autonomia dell’istituzione e della responsabilità educativa e didattica.

Per questo non possiamo usare la parola “autonomia” né come lasciapassare per ignorare le regole, né come parola vuota che scompare davanti a qualsiasi disposizione organizzativa.

🏫 E IL DIRIGENTE SCOLASTICO?

Il dirigente scolastico dispone di poteri reali e importanti.

L’art. 25 del D.Lgs. 165/2001 gli attribuisce la gestione unitaria dell’istituzione, la rappresentanza legale, la responsabilità della gestione delle risorse e autonomi poteri di direzione, coordinamento e valorizzazione delle risorse umane. La stessa disciplina colloca però tali funzioni nel sistema delle competenze attribuite agli organi collegiali.

Qui nasce una distinzione fondamentale.

ORGANIZZARE IL SERVIZIO NON SIGNIFICA SOSTITUIRSI ALLA PROFESSIONALITÀ DIDATTICA.

Un dirigente può legittimamente organizzare orari, attività, servizio e funzionamento della scuola secondo le proprie competenze.

Ma sarebbe diverso pretendere, per esempio, di imporre al singolo docente una specifica scelta metodologica semplicemente perché ritenuta personalmente preferibile, quando quella scelta appartiene invece allo spazio professionale dell’insegnante e non deriva da una norma o da una legittima decisione collegiale.

La scuola non funziona bene mettendo in competizione autonomia docente e dirigenza.

Funziona quando ciascuna competenza rimane nel proprio perimetro.

🤝 E ALLORA A COSA SERVE LA COLLEGIALITÀ?

Anche l’autonomia professionale del docente possiede una dimensione collegiale.

Il CCNL dice espressamente che la funzione docente si realizza attraverso attività individuali e collegiali.

Questo è un punto essenziale.

Essere professionisti autonomi non significa lavorare come isole.

La scuola richiede costruzione comune di curricoli, criteri, progettazioni, percorsi inclusivi e scelte educative.

Ma nemmeno la collegialità significa che una maggioranza possa deliberare qualunque cosa.

UNA DELIBERA NON PUÒ CREARE OBBLIGHI CONTRARI ALLA LEGGE O AL CCNL.

Il Collegio esercita le proprie competenze.

Il dirigente esercita le proprie.

Il docente conserva la propria responsabilità professionale.

È proprio l’equilibrio tra questi livelli a costruire l’autonomia scolastica.

📝 IL RISCHIO DELLA “PROFESSIONALITÀ PER MODULI”

Negli ultimi anni una parte crescente del lavoro scolastico passa attraverso strumenti di documentazione.

Registro elettronico, piattaforme, verbali, monitoraggi, PEI, PDP, progettazioni, rendicontazioni, moduli, questionari.

Molte di queste attività hanno finalità importanti.

Il problema nasce quando il rapporto si rovescia:

quando documentare l’attività diventa più importante dell’attività stessa.

E i dati raccolti dall’OCSE meritano di essere letti proprio alla luce di questo fenomeno.

Nel TALIS 2024, riferito in Italia ai docenti della secondaria di primo grado, il 56% degli insegnanti indica l’eccessivo lavoro amministrativo tra le principali fonti di stress; il 48% segnala il troppo lavoro di correzione e valutazione e un altro 48% la gestione delle preoccupazioni e richieste dei genitori o tutori.

Questo non dimostra che “la burocrazia non serve”.

Dice però che la sua quantità e la sua organizzazione incidono concretamente sulla professione.

⏱️ IL LAVORO CHE NON VEDIAMO

TALIS 2024 registra per i docenti italiani a tempo pieno della secondaria di primo grado una media autodichiarata di 32,7 ore complessive settimanali, delle quali 18,8 dedicate all’insegnamento, 6,3 alla preparazione delle lezioni, 4,8 alla correzione e valutazione e 2,2 ad attività amministrative. È una rilevazione statistica, non una definizione dell’orario contrattuale.

Il dato serve però a ricordare una cosa semplice:

UNA PARTE IMPORTANTE DEL LAVORO DOCENTE NON AVVIENE DAVANTI AGLI STUDENTI.

E nemmeno necessariamente dentro l’edificio scolastico.

Preparare una lezione significa lavorare.

Correggere significa lavorare.

Studiare per aggiornarsi significa esercitare la propria professionalità.

Progettare significa lavorare.

Il fatto che queste attività non vengano registrate da un cartellino non le trasforma in tempo libero.

❤️ 96% SODDISFATTO. 14% VALORIZZATO.

E qui torniamo alla domanda con cui abbiamo aperto.

TALIS fotografa un apparente paradosso: in Italia il 96% dei docenti intervistati dichiara di essere complessivamente soddisfatto del proprio lavoro, ma soltanto il 14% ritiene che gli insegnanti siano valorizzati dalla società e appena il 6% pensa che le loro opinioni siano valorizzate dai decisori politici. Inoltre, solo il 23% si dichiara soddisfatto della propria retribuzione.

È difficile trovare quattro numeri che raccontino meglio la questione.

Il problema non sembra essere semplicemente: «I docenti non vogliono più insegnare».

La fotografia è molto più complessa.

Molti insegnanti amano ancora il proprio mestiere, ma non percepiscono un riconoscimento sociale, politico ed economico corrispondente.

🎓 VALORIZZARE NON SIGNIFICA SOLTANTO PAGARE DI PIÙ

La retribuzione naturalmente conta, e il dato del 23% sulla soddisfazione economica non può essere ignorato.

Ma valorizzazione professionale significa anche riconoscere competenza e autonomia.

Significa organizzare il lavoro senza trattare i docenti come persone costantemente a disposizione.

Significa distinguere gli obblighi effettivamente previsti dal contratto dalle consuetudini.

Significa costruire una formazione utile e non meramente formale.

Significa utilizzare la documentazione come strumento e non come fine.

Significa ascoltare chi lavora quotidianamente nelle classi quando vengono prese decisioni sulla didattica.

E significa anche riconoscere che un professionista può essere chiamato a motivare le proprie scelte, ma non dovrebbe essere ridotto a semplice esecutore di scelte altrui.

💡 L’AUTONOMIA È ANCHE RESPONSABILITÀ

C’è però un aspetto che non dobbiamo dimenticare.

Più riconosciamo la professionalità docente, più dobbiamo riconoscerne anche la responsabilità.

Un docente autonomo professionalmente deve essere in grado di motivare una scelta metodologica.

Deve valutare secondo criteri trasparenti e coerenti.

Deve rispettare i diritti degli studenti.

Deve collaborare con i colleghi.

Deve aggiornarsi.

Deve realizzare gli obblighi previsti dal contratto.

Deve documentare ciò che è realmente necessario documentare.

Il Testo Unico collega infatti alla funzione docente non soltanto l’insegnamento, ma anche l’aggiornamento professionale, la partecipazione agli organi collegiali, la realizzazione delle iniziative educative deliberate e i rapporti con le famiglie.

AUTONOMIA SENZA RESPONSABILITÀ DIVENTA ARBITRIO.

RESPONSABILITÀ SENZA AUTONOMIA DIVENTA MERA ESECUZIONE.

La professionalità docente vive precisamente nel mezzo.

📌 CINQUE COSE DA NON CONFONDERE

❌ «Libertà d’insegnamento significa che il docente può fare ciò che vuole.» No: esistono ordinamenti, responsabilità professionali e competenze collegiali.

❌ «Il dirigente è il capo, quindi decide anche come ogni docente deve insegnare.» Il potere organizzativo e gestionale non cancella l’autonomia culturale e professionale riconosciuta alla funzione docente.

❌ «Se il Collegio vota qualcosa, allora quella decisione è sempre valida.» Ogni organo può deliberare soltanto entro le proprie competenze e nel rispetto delle fonti superiori.

❌ «Autonomia professionale significa lavorare da soli.» Il CCNL descrive espressamente la funzione docente anche nella sua dimensione collegiale.

❌ «Valorizzare i docenti significa soltanto premi economici.» La dimensione economica è importante, ma professionalità significa anche autonomia, formazione, condizioni di lavoro, partecipazione e riconoscimento.

📚 E NEL 2026 QUAL È IL CONTRATTO DI RIFERIMENTO?

È importante precisarlo perché nel giro di pochi mesi sono intervenute più sottoscrizioni contrattuali.

Il CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024 è stato sottoscritto definitivamente il 23 dicembre 2025.

Il 1° luglio 2026 è stato poi sottoscritto il CCNL 2025-2027 relativo, in questa fase, ai principali aspetti del trattamento economico. Lo stesso contratto stabilisce espressamente che, per quanto non previsto, continuano ad applicarsi i precedenti CCNL e le specifiche norme di settore quando compatibili e non sostituite.

Per questo le disposizioni sulla funzione docente e sull’autonomia professionale che abbiamo richiamato continuano a costituire parte del quadro contrattuale applicabile.

🔎 IL PUNTO CENTRALE

Forse dovremmo smettere di considerare il docente alternativamente come, un dipendente che deve semplicemente eseguire oppure un professionista che non deve rendere conto a nessuno.

Non è né l’una né l’altra cosa.

Il docente è un lavoratore pubblico con precisi obblighi contrattuali e, contemporaneamente, un professionista al quale Costituzione, legge e contratto riconoscono una funzione culturale, educativa e professionale propria. La libertà dell’insegnamento ha fondamento costituzionale; il CCNL fonda la funzione docente sull’autonomia culturale e professionale.

E forse è proprio da qui che dovrebbe cominciare ogni seria discussione sulla valorizzazione.

NON SI VALORIZZA UN PROFESSIONISTA DICENDOGLI SOLTANTO COSA DEVE FARE.

Lo si valorizza riconoscendone competenze e responsabilità.

Lo si ascolta.

Gli si chiede conto delle sue scelte quando necessario, ma si riconosce che quelle scelte esistono.

Gli si garantiscono regole chiare.

Gli si lascia il tempo per studiare, preparare, correggere e progettare.

E soprattutto si evita che il lavoro educativo venga lentamente trasformato in una gigantesca procedura amministrativa.

Perché la scuola ha bisogno di organizzazione.

Ha bisogno di regole.

Ha bisogno di documentazione.

Ma alla fine, davanti a venti o trenta studenti, deve esserci ancora un insegnante capace di pensare, scegliere, adattare, creare e assumersi la responsabilità di insegnare.

Questa non è una concessione.

È LA FUNZIONE DOCENTE.

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🗣️ LA PAROLA AI DOCENTI  #008AMATE ANCORA INSEGNARE, MA VI SENTITE DAVVERO RICONOSCIUTI PER IL LAVORO CHE FATE?Normative...
22/08/2026

🗣️ LA PAROLA AI DOCENTI #008

AMATE ANCORA INSEGNARE, MA VI SENTITE DAVVERO RICONOSCIUTI PER IL LAVORO CHE FATE?

Normative Scuola ELC

Questa settimana, nei nostri “Numeri della scuola”, abbiamo incontrato una contraddizione che merita di diventare una domanda rivolta direttamente a voi.

Da una parte c’è la soddisfazione per il lavoro.

Dall’altra c’è la percezione di essere poco valorizzati.

Ed è proprio qui che vogliamo fermarci.

Perché si può entrare in classe con entusiasmo, preparare una lezione con cura, emozionarsi per un risultato raggiunto da uno studente e continuare a pensare: «Questo è il lavoro che voglio fare».

E contemporaneamente sentirsi stanchi di dover continuamente spiegare agli altri che insegnare non significa soltanto stare 18, 22 o 25 ore davanti a una classe.

Dietro ci sono preparazione, correzioni, riunioni, documentazione, formazione, rapporti con le famiglie, progettazione, inclusione, responsabilità e molto altro.

📌 LA DOMANDA #008

VOI VI SENTITE DAVVERO VALORIZZATI COME DOCENTI?

Non chiediamo soltanto se amate insegnare.

La domanda è più profonda.

Quando pensate alla vostra professione, avete la sensazione che il lavoro che svolgete sia realmente:

👩‍🏫 riconosciuto dalla scuola?

👨‍👩‍👧 compreso dalle famiglie?

🏛️ ascoltato dalle istituzioni?

💶 valorizzato economicamente?

👥 rispettato socialmente?

📚 considerato nella sua reale complessità?

Oppure vi capita di avere la sensazione che tutto ciò che avviene fuori dalla lezione semplicemente scompaia?

💬 COSA SIGNIFICA, PER VOI, “ESSERE VALORIZZATI”?

Per qualcuno potrebbe significare una retribuzione più adeguata.

Per altri significa essere ascoltati nelle decisioni che riguardano la didattica.

Per altri ancora:

avere meno burocrazia inutile;

ricevere fiducia professionale;

non essere continuamente controllati;

avere classi meno numerose;

poter lavorare con continuità;

ricevere maggiore tutela davanti ad aggressioni o delegittimazioni;

avere spazi e strumenti adeguati;

poter dedicare più tempo agli studenti;

vedere riconosciuto anche il lavoro svolto fuori dall’aula.

E probabilmente non esiste una sola risposta.

❓ VI È MAI CAPITATO DI SENTIRVI DIRE…

«Tanto lavori solo la mattina».

«Hai tre mesi di vacanza».

«Fai 18 ore».

«Basta mettere un voto».

«Il pomeriggio sei libero».

«Sei un dipendente pubblico, quindi devi essere sempre disponibile».

Frasi che magari vengono pronunciate con leggerezza.

Ma che spesso raccontano quanto poco sia conosciuto il lavoro che esiste dietro una classe.

E allora vi chiediamo anche:

QUAL È LA FRASE SUL LAVORO DEI DOCENTI CHE NON SOPPORTATE PIÙ DI SENTIRE?

Scrivetela nei commenti.

❤️ MA C’È ANCHE L’ALTRA FACCIA

Non vogliamo che questa diventi soltanto una raccolta di ciò che non funziona.

Perché valorizzazione significa anche raccontare ciò che fa ancora scegliere questa professione ogni mattina.

Un ragazzo che finalmente capisce.

Una famiglia che ringrazia.

Un ex studente che torna dopo anni.

Una classe difficile che lentamente diventa gruppo.

Un collega con cui si riesce davvero a costruire qualcosa.

Una lezione che funziona meglio di quanto immaginassimo.

Quel momento in cui ci rendiamo conto che qualcosa che abbiamo detto è rimasto.

E ALLORA VI CHIEDIAMO ANCHE QUESTO:

Qual è stata l’ultima volta in cui vi siete sentiti davvero orgogliosi di essere docenti?

🗣️ COMPLETATE QUESTA FRASE

Questa settimana vorremmo raccogliere le vostre risposte partendo da una frase molto semplice: «MI SENTIREI PIÙ VALORIZZATO/A COME DOCENTE SE…»

Completatela.

Anche con una sola riga.

Potete parlare di stipendio, burocrazia, organizzazione, rapporti con le famiglie, dirigenti, colleghi, istituzioni, precarietà, classi, formazione, carichi di lavoro o riconoscimento sociale.

Ma soprattutto raccontate la vostra esperienza reale.

Non quella della scuola raccontata nei comunicati.

Quella vissuta ogni giorno.

📣 LA PAROLA PASSA A VOI

Si può amare insegnare e chiedere condizioni migliori.

Si può essere profondamente legati alla propria professione e contemporaneamente contestare ciò che la rende inutilmente più difficile.

Si può essere soddisfatti di essere docenti senza essere soddisfatti di come il lavoro docente viene trattato, organizzato e riconosciuto.

Le due cose non sono in contraddizione.

Ed è forse proprio da questa distinzione che dovrebbe partire una discussione seria sulla scuola.

💬 MI SENTIREI PIÙ VALORIZZATO/A COME DOCENTE SE…

Come continuereste la frase?

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💡 LO SAPEVI CHE…?  #008SE INSEGNI IN PIÙ DI 6 CLASSI, IL PIANO DELLE ATTIVITÀ DEVE TENERNE CONTO?Normative Scuola ELCSet...
21/08/2026

💡 LO SAPEVI CHE…? #008

SE INSEGNI IN PIÙ DI 6 CLASSI, IL PIANO DELLE ATTIVITÀ DEVE TENERNE CONTO?

Normative Scuola ELC

Sette, otto, nove classi.

Per alcuni docenti della scuola secondaria è una situazione tutt’altro che rara, soprattutto per determinate discipline.

E quando arriva il Piano annuale delle attività può accadere di trovarsi davanti a un calendario fitto di Consigli di classe, riunioni e impegni collegiali.

A quel punto nasce una domanda:

> «Se insegno in otto classi, devo partecipare integralmente a tutti i Consigli, anche se il totale delle riunioni diventa enorme?»

Il CCNL contiene una disposizione specifica che spesso viene dimenticata.

📌 LO SAPEVI CHE…?

Nella programmazione dei Consigli di classe, interclasse e intersezione, il contratto stabilisce espressamente che occorre tenere conto degli oneri di servizio degli insegnanti con un numero di classi superiore a sei, in modo da prevedere un impegno entro il limite contrattuale delle 40 ore annue. La previsione è contenuta nell’art. 44 del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021, la cui disciplina continua a trovare applicazione in quanto compatibile e non sostituita dai contratti successivi.

E attenzione alle parole:

«NUMERO DI CLASSI SUPERIORE A SEI»

Significa più di sei, quindi dalla settima classe in poi.

Non significa che chi ha sette, otto o nove classi debba semplicemente accettare qualunque numero di Consigli perché:

> «Hai quelle classi, quindi devi partecipare a tutto».

🕐 LE 40 ORE NON SONO SOLO UN NUMERO DA SCRIVERE NEL PIANO

Le attività collegiali non costituiscono un contenitore indefinito.

Il CCNL distingue due diversi contingenti di attività funzionali: quello relativo al Collegio dei docenti e alle attività ad esso ricondotte, e quello relativo ai Consigli di classe, interclasse e intersezione.

Per questi ultimi è previsto un impegno fino a 40 ore annue e il contratto sottolinea specificamente la necessità di considerare la situazione degli insegnanti che lavorano in più di sei classi.

Quindi il problema deve essere affrontato prima, nella programmazione.

Non quando il docente arriva a maggio e scopre di avere già accumulato una quantità di riunioni incompatibile con il limite previsto.

📅 IL PIANO ANNUALE DEVE ESSERE COSTRUITO TENENDO CONTO DEL CARICO REALE

Facciamo un esempio.

Immaginiamo un docente che insegni in 8 classi.

Se per ciascuna classe venissero programmati numerosi Consigli durante l’anno, applicare semplicemente lo stesso calendario previsto per chi insegna in due o tre classi potrebbe produrre un carico molto diverso.

Ed è precisamente per questa ragione che il CCNL non si limita a dire:

> «Massimo 40 ore».

Aggiunge che, nella programmazione, devono essere considerati gli oneri di servizio dei docenti con più di sei classi.

Questo può richiedere, concretamente, di programmare la partecipazione del docente in modo tale da rispettare il limite contrattuale.

⚠️ MA ATTENZIONE: NON SIGNIFICA CHE IL DOCENTE POSSA SCEGLIERE DA SOLO QUALI CONSIGLI SALTARE

Questo è fondamentale.

La norma non attribuisce al singolo insegnante il diritto di dire autonomamente:

> «Ho molte classi, quindi a questo Consiglio non partecipo».

Gli obblighi devono essere programmati dalla scuola.

Il docente deve sapere quali riunioni rientrano nei propri impegni e il Piano annuale deve essere predisposto tenendo conto del suo effettivo carico di servizio.

Quindi la tutela non consiste nell’assenza decisa unilateralmente.

Consiste nella corretta programmazione preventiva degli impegni.

🔢 NON CONFONDIAMO LE DUE “40 ORE”

Anche questo errore è molto frequente.

Le famose 40 + 40 non formano automaticamente un unico contenitore indistinto di 80 ore.

Una quota riguarda il Collegio dei docenti e le attività contrattualmente ricondotte a tale ambito.

L’altra riguarda i Consigli di classe, interclasse e intersezione.

Sono attività differenti e devono essere conteggiate secondo la loro natura. La disciplina contrattuale mantiene distinti i due contingenti.

Quindi non è corretto ragionare così:

> «Hai fatto soltanto 30 ore di Collegio: le altre 10 le spostiamo nei Consigli».

Il fatto che esistano due contingenti da 40 ore non significa che siano liberamente intercambiabili.

📝 E GLI SCRUTINI?

Qui arriva un’altra precisazione importantissima.

Gli scrutini e gli esami, compresa la compilazione degli atti relativi alla valutazione, costituiscono obblighi collegiali disciplinati separatamente.

Non devono quindi essere sottratti automaticamente dalle 40 ore destinate ai Consigli di classe. La distinzione risulta espressamente dalla disciplina contrattuale delle attività funzionali all’insegnamento.

Questo vuol dire che non tutto ciò che avviene con un Consiglio di classe seduto attorno a un tavolo appartiene necessariamente allo stesso monte ore.

Conta la natura dell’attività.

👩‍🏫 «IO HO 9 CLASSI: ALLORA POSSO FARE SOLO ALCUNI CONSIGLI?»

La risposta corretta è: DEVE ESSERE IL PIANO A PREVEDERLO CORRETTAMENTE.

Il docente non dovrebbe arrivare a superare il limite perché nessuno ha considerato, a settembre, che insegna in nove classi.

La scuola conosce già l’assegnazione delle classi e, quando programma gli impegni collegiali, dispone quindi degli elementi necessari per distribuire correttamente la partecipazione.

È proprio questa la logica della disposizione contrattuale.

❌ ATTENZIONE ANCHE ALL’ERRORE OPPOSTO

Avere più di sei classi non significa avere diritto a partecipare soltanto a 40 ore complessive di qualsiasi attività scolastica.

Le 40 ore di cui stiamo parlando riguardano la specifica tipologia di attività collegiali prevista dal contratto.

Restano distinti, ad esempio, gli altri obblighi professionali e le attività che appartengono ad altre categorie contrattuali.

Quindi non si può trasformare la norma in:

> «Arrivato a 40 ore, non faccio più nulla».

È sbagliato.

La domanda corretta è sempre: «A QUALE TIPOLOGIA CONTRATTUALE APPARTIENE QUESTA ATTIVITÀ?»

Solo dopo possiamo sapere come deve essere conteggiata.

📌 COSA PUÒ FARE IL DOCENTE QUANDO IL PIANO NON TIENE CONTO DELLE SUE 7, 8 O 9 CLASSI?

La cosa migliore è intervenire quando il Piano annuale viene esaminato e deliberato, facendo presente il numero delle classi e chiedendo che venga indicata la partecipazione prevista ai Consigli nel rispetto dell’art. 44.

Una formulazione semplice potrebbe essere:

> «Considerato che il sottoscritto/la sottoscritta è assegnato/a a n. ___ classi, si chiede che nella programmazione delle attività collegiali relative ai Consigli di classe venga espressamente considerato quanto previsto dall’art. 44 del CCNL Istruzione e Ricerca in relazione agli oneri di servizio degli insegnanti con numero di classi superiore a sei e al limite delle 40 ore annue.»

Non significa rifiutare i Consigli.

Significa chiedere che il contratto venga applicato quando gli impegni vengono programmati.

🔎 LO SAPEVI CHE…?

✅ Se insegni in più di 6 classi, il CCNL impone di considerare questo particolare carico nella programmazione dei Consigli.

✅ Il riferimento è il contingente fino a 40 ore annue relativo a questa tipologia di attività.

✅ Il limite deve essere considerato già nel Piano annuale delle attività.

❌ Non significa che il docente possa scegliere autonomamente quali Consigli non frequentare.

❌ Le due quote delle 40+40 non sono un unico contenitore indistinto.

❌ Scrutini ed esami non vanno automaticamente computati dentro le 40 ore dei Consigli.

📣 LA REGOLA DA RICORDARE

PIÙ CLASSI NON SIGNIFICA OBBLIGHI COLLEGIALI SENZA LIMITE.

Se un docente insegna in sette, otto, nove o più classi, quella situazione deve essere considerata nella programmazione degli impegni.

Perché le 40 ore non sono un suggerimento organizzativo.

Sono un limite contrattuale riferito a una precisa categoria di attività.

E il modo migliore per rispettarlo non è accorgersene quando viene superato.

È costruire correttamente il Piano annuale delle attività fin dall’inizio dell’anno scolastico.

📚 Riferimento principale: art. 44 CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021. Il CCNL 2022-2024 stabilisce la permanenza delle precedenti disposizioni contrattuali compatibili e non sostituite.

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📊 I NUMERI DELLA SCUOLA  #00832,7 ORE O CIRCA 36? QUANTO LAVORA DAVVERO UN DOCENTE OLTRE LE ORE DI LEZIONE?Normative Scu...
20/08/2026

📊 I NUMERI DELLA SCUOLA #008

32,7 ORE O CIRCA 36? QUANTO LAVORA DAVVERO UN DOCENTE OLTRE LE ORE DI LEZIONE?

Normative Scuola ELC

«I professori lavorano 18 ore a settimana».

È probabilmente una delle frasi più ripetute quando si parla del lavoro degli insegnanti.

Ma quelle 18 ore, nella scuola secondaria, indicano l’orario contrattuale di insegnamento: non rappresentano tutto il tempo necessario per preparare lezioni, correggere elaborati, valutare, partecipare alle attività collegiali, incontrare le famiglie, documentare, formarsi e svolgere gli altri adempimenti collegati alla funzione docente.

E allora una domanda diventa inevitabile:

QUANTO TEMPO DEDICANO DAVVERO I DOCENTI AL PROPRIO LAVORO?

Le ricerche non restituiscono un unico numero.

Ed è proprio questo l’aspetto interessante del nostro ottavo appuntamento con I NUMERI DELLA SCUOLA.

⏱️ 32,7 ORE: IL DATO OCSE TALIS 2024

L’indagine internazionale OCSE TALIS 2024, i cui risultati per l’Italia sono stati pubblicati il 7 ottobre 2025, rileva che i docenti italiani a tempo pieno della scuola secondaria di primo grado dichiarano mediamente:

📌 32,7 ORE DI LAVORO COMPLESSIVO ALLA SETTIMANA.

La media OCSE è di 41 ore.

Rispetto alla precedente rilevazione del 2018, il tempo di lavoro complessivo dichiarato dai docenti italiani è aumentato di 1,1 ore settimanali.

Attenzione, però: 32,7 non è un nuovo orario contrattuale.

È una media ricavata dalle risposte degli insegnanti coinvolti nell’indagine TALIS e riguarda specificamente la secondaria di primo grado. L’OCSE precisa inoltre che TALIS si basa su autovalutazioni e percezioni dichiarate dai partecipanti.

🏫 DI QUELLE 32,7 ORE, SOLO UNA PARTE È LEZIONE

I docenti a tempo pieno intervistati dichiarano mediamente:

18,8 ore alla settimana dedicate all’insegnamento;

6,3 ore alla preparazione delle lezioni;

4,8 ore alla correzione e valutazione del lavoro degli studenti;

2,2 ore alle attività amministrative.

E queste non esauriscono tutte le attività considerate nel tempo di lavoro complessivo.

Anche questo dato permette di comprendere perché non sia corretto equiparare:

ORE DI LEZIONE = ORE DI LAVORO DEL DOCENTE.

La parte visibile del lavoro è soltanto una parte della prestazione professionale.

📈 MA UN’ALTRA RICERCA ITALIANA PORTA IL DATO A CIRCA 36 ORE

Ed è importante inserire anche questo elemento, evitando però di confondere fonti e periodi.

Una diversa indagine dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica, pubblicata il 4 gennaio 2022, ha coinvolto 166 docenti a tempo pieno delle scuole secondarie di secondo grado.

Il risultato?

⏰ POCO MENO DI 36 ORE SETTIMANALI DI LAVORO COMPLESSIVO.

Circa: 18 ore di insegnamento + circa 18 ore di lavoro extra-insegnamento.

La ricerca includeva, tra le attività ulteriori, preparazione e correzione delle verifiche, organi collegiali, dipartimenti, colloqui con le famiglie, registro elettronico e altri adempimenti.

L’Osservatorio rilevava inoltre differenze tra discipline: nel campione, i docenti delle materie umanistiche e linguistiche dichiaravano circa 19 ore settimanali aggiuntive rispetto alle lezioni, mentre quelli delle aree scientifiche ed economiche circa 17.

⚠️ 32,7 E 36 ORE NON SONO DUE DATI IN CONTRADDIZIONE

Questo è fondamentale.

Non sarebbe corretto dire:

> «Una ricerca dice 32,7 e un’altra 36, quindi una delle due è sbagliata».

Le due rilevazioni non misurano lo stesso identico campione.

TALIS 2024 riguarda, per il dato italiano qui considerato, docenti della secondaria di primo grado e costituisce una grande indagine internazionale OCSE; l’indagine OCPI del 2022 riguarda invece 166 docenti a tempo pieno della secondaria di secondo grado. Inoltre, metodologie, periodi di rilevazione e campioni sono differenti.

Possiamo quindi dire correttamente:

📊 TALIS 2024 → 32,7 ORE SETTIMANALI

📊 INDAGINE OCPI → CIRCA 36 ORE SETTIMANALI

Ma con una postilla indispensabile:

NESSUNO DEI DUE NUMERI È L’“ORARIO CONTRATTUALE” DEL DOCENTE.

Sono stime del tempo complessivamente dedicato al lavoro.

🗂️ E QUAL È UNA DELLE PRINCIPALI FONTI DI STRESS?

Qui TALIS fornisce un altro numero molto significativo.

Il 56% dei docenti italiani intervistati indica l’eccessivo lavoro amministrativo tra le fonti di stress avvertite “abbastanza” o “molto”.

Seguono:

48% — eccessivo lavoro di correzione e valutazione;

48% — gestione delle preoccupazioni o richieste di genitori e tutori.

Questo significa che, per più della metà degli insegnanti coinvolti, uno dei principali fattori di pressione professionale non nasce direttamente dall’insegnamento in classe.

Nasce da ciò che sta attorno alla lezione.

❤️ 96%: «SONO SODDISFATTO DEL MIO LAVORO»

E qui emerge un contrasto fortissimo.

Il 96% dei docenti italiani coinvolti in TALIS dichiara di essere complessivamente soddisfatto del proprio lavoro.

La media OCSE è dell’89%.

Quindi non stiamo fotografando una categoria che dichiara in massa di non voler più insegnare.

Al contrario.

96 DOCENTI SU 100 DICONO DI ESSERE SODDISFATTI DEL PROPRIO LAVORO.

Ma poi arrivano altri due numeri.

⚠️ SOLO IL 14% SI SENTE VALORIZZATO DALLA SOCIETÀ

Soltanto il 14% degli insegnanti italiani intervistati ritiene che la professione docente sia valorizzata dalla società.

La media OCSE è del 22%.

E appena il 6% ritiene che le opinioni degli insegnanti siano valorizzate dai decisori politici.

Mettiamoli uno accanto all’altro:

❤️ 96% soddisfatto del proprio lavoro

⚠️ 14% si sente valorizzato dalla società

🏛️ 6% ritiene valorizzata la voce dei docenti dai decisori politici

Questa forse è una delle fotografie più interessanti della professione.

Si può amare profondamente il proprio lavoro e, nello stesso tempo, sentirsi scarsamente riconosciuti.

💶 SOLO IL 23% È SODDISFATTO DELLO STIPENDIO

La soddisfazione professionale generale non coincide neppure con quella economica.

Soltanto il 23% dei docenti italiani intervistati dichiara di essere soddisfatto della propria retribuzione.

La media OCSE è del 39%.

In altre parole: MENO DI UN DOCENTE SU QUATTRO SI DICHIARA SODDISFATTO DELLO STIPENDIO.

👩‍🏫 UNA PROFESSIONE CHE INVECCHIA

L’età media dei docenti italiani coinvolti nell’indagine TALIS è di 48 anni, contro i 45 della media OCSE.

Il 49% ha almeno 50 anni.

Solo il 3% ha meno di 30 anni, contro il 10% della media OCSE.

Inoltre, il 77% dei docenti intervistati è costituito da donne.

Il dato non esprime un giudizio sull’età degli insegnanti, esperienza e competenza maturate negli anni rappresentano un patrimonio professionale enorme.

Ma pone una questione evidente:

COME STIAMO PREPARANDO IL RICAMBIO GENERAZIONALE?

🤝 SOLO IL 16% DEI DOCENTI NOVIZI HA UN MENTORE ASSEGNATO

Tra gli insegnanti con non più di cinque anni di esperienza, soltanto il 16% dichiara di avere un mentore assegnato.

La media OCSE è del 26%.

È comunque un dato in forte aumento rispetto al 2018: +11 punti percentuali.

Entrare nella scuola, però, non significa soltanto ottenere una cattedra.

Significa imparare a gestire classi, relazioni, valutazione, inclusione, burocrazia, organizzazione e responsabilità.

Ed è proprio nei primi anni che l’accompagnamento professionale può fare la differenza.

🎓 L’83% DICE: LA FORMAZIONE È SERVITA DAVVERO

Tra i docenti che hanno partecipato ad attività di sviluppo professionale nei dodici mesi precedenti TALIS, l’83% afferma che tali attività hanno avuto un impatto positivo sul proprio insegnamento.

La media OCSE è del 55%.

Un dato molto interessante anche rispetto al dibattito sulla formazione obbligatoria.

Il problema, evidentemente, non è soltanto quanta formazione venga proposta.

Conta soprattutto la sua qualità, la pertinenza e la capacità di incidere concretamente sul lavoro in classe.

🤖 25%: L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ERA GIÀ ENTRATA NEL LAVORO DOCENTE

Nel 2024 il 25% dei docenti italiani intervistati dichiarava di avere già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale nel proprio lavoro, contro il 36% della media OCSE.

Tra gli utilizzatori, il 70% impiegava l’IA per conoscere o sintetizzare un argomento, il 68% per generare attività o piani di lezione e il 61% per supportare studenti con bisogni educativi speciali.

Attenzione anche qui alla data: sono risposte raccolte nel 2024.

Non possiamo quindi utilizzare quel 25% come se fotografasse automaticamente la diffusione dell’IA nella scuola italiana nell’agosto 2026.

😓 E LO STRESS?

Il 10% dei docenti dichiara di sperimentare “molto” stress nel proprio lavoro.

Il 4% afferma che il lavoro incide “molto” negativamente sulla propria salute mentale e un altro 4% sulla salute fisica.

Rispetto al 2018, la quota di insegnanti che dichiara molto stress è cresciuta di 4 punti percentuali. Inoltre, gli insegnanti sotto i 30 anni risultano più propensi a dichiarare livelli elevati di stress rispetto a quelli con almeno 50 anni.

🔎 I NUMERI DA RICORDARE

📊 32,7 ore — lavoro settimanale complessivo dichiarato in TALIS 2024 dai docenti italiani a tempo pieno della secondaria di I grado.

📊 circa 36 ore — stima dell’indagine OCPI 2022 su 166 docenti a tempo pieno della secondaria di II grado.

🏫 18,8 ore — tempo medio di insegnamento dichiarato in TALIS.

📚 6,3 ore — preparazione delle lezioni.

📝 4,8 ore — correzione e valutazione.

🗂️ 56% — indica il troppo lavoro amministrativo come rilevante fonte di stress.

❤️ 96% — complessivamente soddisfatto del proprio lavoro.

⚠️ 14% — ritiene che gli insegnanti siano valorizzati dalla società.

🏛️ 6% — ritiene che la voce dei docenti sia valorizzata dai decisori politici.

💶 23% — soddisfatto della retribuzione.

👩‍🏫 48 anni — età media.

👶 3% — docenti con meno di 30 anni.

🤝 16% — docenti novizi con un mentore assegnato.

🎓 83% — giudica positivamente l’impatto della formazione svolta.

🤖 25% — aveva già utilizzato l’IA nel proprio lavoro nel 2024.

📌 QUINDI UN DOCENTE LAVORA 32,7 O 36 ORE?

La risposta corretta è: NON POSSIAMO TRASFORMARE NESSUNO DEI DUE NUMERI IN UN ORARIO UNIVERSALE.

Le ricerche misurano popolazioni differenti e utilizzano metodologie differenti.

Ma ci dicono entrambe qualcosa di importante: IL LAVORO DOCENTE NON TERMINA QUANDO SUONA L’ULTIMA CAMPANELLA.

Il tempo trascorso davanti agli studenti rappresenta soltanto la parte più visibile.

Dietro una lezione ci sono preparazione, correzione, valutazione, progettazione, documentazione, rapporti con le famiglie, attività collegiali e numerosi altri adempimenti professionali.

Il numero può risultare 32,7 in una grande indagine internazionale sulla secondaria di primo grado oppure avvicinarsi alle 36 ore in un diverso campione italiano della secondaria di secondo grado.

La cosa importante è non utilizzare questi dati per creare un nuovo mito.

Non possiamo dire: «Tutti i docenti italiani lavorano esattamente 36 ore».

Così come non possiamo dire:«Un professore lavora soltanto 18 ore perché quelle sono le ore di lezione».

Entrambe le affermazioni trasformerebbero una realtà professionale complessa in uno slogan.

📣 IL NUMERO PIÙ INTERESSANTE, FORSE, È PROPRIO IL CONTRASTO

96% soddisfatto del proprio lavoro.

Solo 14% convinto che la professione sia valorizzata dalla società.

E più della metà indica il carico amministrativo come una significativa fonte di stress.

Forse, quindi, il problema della scuola non è soltanto chiedersi:«QUANTE ORE LAVORA UN INSEGNANTE?»

La domanda dovrebbe essere anche:«COME VIENE UTILIZZATO QUEL TEMPO E QUANTO NE RESTA PER FARE BENE IL LAVORO PER CUI UN DOCENTE È ENTRATO A SCUOLA: INSEGNARE?»

Perché riconoscere il lavoro docente non significa gonfiarne i numeri.

Significa misurarlo correttamente, raccontarlo senza stereotipi e riconoscere anche tutto ciò che accade prima e dopo la lezione.

📚 Fonti: OCSE, Results from TALIS 2024 – Country Note: Italy, dati raccolti nel 2024 e pubblicati il 7 ottobre 2025; Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani – Università Cattolica del Sacro Cuore, Le ore di lavoro dei docenti italiani: i risultati di una nostra indagine, 4 gennaio 2022.

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