23/08/2026
L’APPROFONDIMENTO DOMENICALE #008
IL DOCENTE È UN ESECUTORE O UN PROFESSIONISTA? AUTONOMIA, LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO, RESPONSABILITÀ E VALORIZZAZIONE
Normative Scuola ELC
Questa settimana abbiamo parlato di numeri: 32,7 ore settimanali dichiarate nel TALIS 2024, circa 36 ore in una diversa indagine italiana, 96% di docenti soddisfatti del proprio lavoro ma soltanto 14% convinti che la professione sia valorizzata dalla società.
Abbiamo poi chiesto direttamente ai docenti cosa significhi sentirsi davvero riconosciuti.
Ma dietro la parola VALORIZZAZIONE esiste una questione ancora più profonda.
Che cosa è, giuridicamente e professionalmente, un docente?
Un dipendente al quale vengono assegnate istruzioni da eseguire?
Oppure un professionista al quale l’ordinamento riconosce uno spazio autonomo di scelta, accompagnato naturalmente da precisi doveri e responsabilità?
La risposta è molto più importante di quanto sembri.
⚖️ TUTTO PARTE DALLA COSTITUZIONE
L’articolo 33 della Costituzione afferma un principio estremamente forte: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento».
La libertà d’insegnamento, quindi, non nasce da una gentile concessione del dirigente scolastico, da una delibera del Collegio o da una consuetudine interna.
Ha fondamento costituzionale.
Naturalmente questo non significa che ogni insegnante possa fare qualsiasi cosa, ignorando ordinamenti, curricoli, PTOF, criteri collegiali, valutazione, inclusione o diritti degli studenti.
La libertà d’insegnamento non equivale all’assenza di regole.
Significa però che l’attività didattica non può essere ridotta alla mera esecuzione meccanica di istruzioni elaborate da altri.
👩🏫 LA LEGGE PARLA DI “FUNZIONE DOCENTE”
Il Testo Unico della scuola utilizza un’espressione che merita di essere riscoperta.
L’art. 395 del D.Lgs. 297/1994 definisce la funzione docente collegandola non soltanto alla trasmissione della cultura, ma anche al contributo alla sua elaborazione e alla partecipazione degli studenti al processo culturale, con l’obiettivo della loro formazione umana e critica.
È una definizione molto lontana dall’immagine del docente come semplice esecutore.
L’insegnante non deve soltanto “consegnare” contenuti.
Deve interpretarli didatticamente, selezionare metodologie, adattare percorsi, osservare gli studenti, valutare, progettare e contribuire alla loro formazione.
Ed è proprio per questo che la professionalità docente non può essere sostituita da una successione di moduli, procedure e piattaforme.
📘 ANCHE IL CCNL PARLA DI AUTONOMIA PROFESSIONALE
La stessa impostazione viene ripresa dal contratto collettivo.
L’art. 43 del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021 afferma che la funzione docente si fonda sull’autonomia culturale e professionale dei docenti e si esplica nelle attività individuali, collegiali e nella partecipazione alle attività di aggiornamento e formazione in servizio.
Sono parole importanti:
AUTONOMIA CULTURALE.
AUTONOMIA PROFESSIONALE.
Non “autonomia soltanto quando qualcuno la autorizza”.
Ma caratteristica strutturale della funzione docente.
Il CCNL, nello stesso tempo, disciplina gli obblighi professionali: insegnamento, attività funzionali, preparazione, correzione, rapporti individuali con le famiglie, attività collegiali e ulteriori adempimenti connessi alla funzione.
Quindi autonomia e responsabilità non sono opposte.
Sono le due facce della stessa professione.
🚫 AUTONOMIA NON SIGNIFICA: «NELLA MIA CLASSE FACCIO QUELLO CHE VOGLIO»
È un’altra semplificazione da evitare.
La libertà d’insegnamento non costruisce nove piccole scuole indipendenti dentro lo stesso istituto.
Il docente opera all’interno di un sistema nazionale di istruzione, degli ordinamenti vigenti, del curricolo, della progettazione dell’istituzione scolastica e delle competenze degli organi collegiali.
Esiste quindi un equilibrio.
Il Collegio può assumere decisioni nelle materie che appartengono alle proprie competenze; il docente è tenuto a rispettare gli obblighi professionali e le deliberazioni legittimamente assunte.
Ma all’interno di quel quadro rimane una responsabilità professionale propria del docente nella progettazione e realizzazione del processo di insegnamento-apprendimento. Il regolamento sull’autonomia scolastica, DPR 275/1999, colloca infatti l’attività dei docenti all’interno dell’autonomia dell’istituzione e della responsabilità educativa e didattica.
Per questo non possiamo usare la parola “autonomia” né come lasciapassare per ignorare le regole, né come parola vuota che scompare davanti a qualsiasi disposizione organizzativa.
🏫 E IL DIRIGENTE SCOLASTICO?
Il dirigente scolastico dispone di poteri reali e importanti.
L’art. 25 del D.Lgs. 165/2001 gli attribuisce la gestione unitaria dell’istituzione, la rappresentanza legale, la responsabilità della gestione delle risorse e autonomi poteri di direzione, coordinamento e valorizzazione delle risorse umane. La stessa disciplina colloca però tali funzioni nel sistema delle competenze attribuite agli organi collegiali.
Qui nasce una distinzione fondamentale.
ORGANIZZARE IL SERVIZIO NON SIGNIFICA SOSTITUIRSI ALLA PROFESSIONALITÀ DIDATTICA.
Un dirigente può legittimamente organizzare orari, attività, servizio e funzionamento della scuola secondo le proprie competenze.
Ma sarebbe diverso pretendere, per esempio, di imporre al singolo docente una specifica scelta metodologica semplicemente perché ritenuta personalmente preferibile, quando quella scelta appartiene invece allo spazio professionale dell’insegnante e non deriva da una norma o da una legittima decisione collegiale.
La scuola non funziona bene mettendo in competizione autonomia docente e dirigenza.
Funziona quando ciascuna competenza rimane nel proprio perimetro.
🤝 E ALLORA A COSA SERVE LA COLLEGIALITÀ?
Anche l’autonomia professionale del docente possiede una dimensione collegiale.
Il CCNL dice espressamente che la funzione docente si realizza attraverso attività individuali e collegiali.
Questo è un punto essenziale.
Essere professionisti autonomi non significa lavorare come isole.
La scuola richiede costruzione comune di curricoli, criteri, progettazioni, percorsi inclusivi e scelte educative.
Ma nemmeno la collegialità significa che una maggioranza possa deliberare qualunque cosa.
UNA DELIBERA NON PUÒ CREARE OBBLIGHI CONTRARI ALLA LEGGE O AL CCNL.
Il Collegio esercita le proprie competenze.
Il dirigente esercita le proprie.
Il docente conserva la propria responsabilità professionale.
È proprio l’equilibrio tra questi livelli a costruire l’autonomia scolastica.
📝 IL RISCHIO DELLA “PROFESSIONALITÀ PER MODULI”
Negli ultimi anni una parte crescente del lavoro scolastico passa attraverso strumenti di documentazione.
Registro elettronico, piattaforme, verbali, monitoraggi, PEI, PDP, progettazioni, rendicontazioni, moduli, questionari.
Molte di queste attività hanno finalità importanti.
Il problema nasce quando il rapporto si rovescia:
quando documentare l’attività diventa più importante dell’attività stessa.
E i dati raccolti dall’OCSE meritano di essere letti proprio alla luce di questo fenomeno.
Nel TALIS 2024, riferito in Italia ai docenti della secondaria di primo grado, il 56% degli insegnanti indica l’eccessivo lavoro amministrativo tra le principali fonti di stress; il 48% segnala il troppo lavoro di correzione e valutazione e un altro 48% la gestione delle preoccupazioni e richieste dei genitori o tutori.
Questo non dimostra che “la burocrazia non serve”.
Dice però che la sua quantità e la sua organizzazione incidono concretamente sulla professione.
⏱️ IL LAVORO CHE NON VEDIAMO
TALIS 2024 registra per i docenti italiani a tempo pieno della secondaria di primo grado una media autodichiarata di 32,7 ore complessive settimanali, delle quali 18,8 dedicate all’insegnamento, 6,3 alla preparazione delle lezioni, 4,8 alla correzione e valutazione e 2,2 ad attività amministrative. È una rilevazione statistica, non una definizione dell’orario contrattuale.
Il dato serve però a ricordare una cosa semplice:
UNA PARTE IMPORTANTE DEL LAVORO DOCENTE NON AVVIENE DAVANTI AGLI STUDENTI.
E nemmeno necessariamente dentro l’edificio scolastico.
Preparare una lezione significa lavorare.
Correggere significa lavorare.
Studiare per aggiornarsi significa esercitare la propria professionalità.
Progettare significa lavorare.
Il fatto che queste attività non vengano registrate da un cartellino non le trasforma in tempo libero.
❤️ 96% SODDISFATTO. 14% VALORIZZATO.
E qui torniamo alla domanda con cui abbiamo aperto.
TALIS fotografa un apparente paradosso: in Italia il 96% dei docenti intervistati dichiara di essere complessivamente soddisfatto del proprio lavoro, ma soltanto il 14% ritiene che gli insegnanti siano valorizzati dalla società e appena il 6% pensa che le loro opinioni siano valorizzate dai decisori politici. Inoltre, solo il 23% si dichiara soddisfatto della propria retribuzione.
È difficile trovare quattro numeri che raccontino meglio la questione.
Il problema non sembra essere semplicemente: «I docenti non vogliono più insegnare».
La fotografia è molto più complessa.
Molti insegnanti amano ancora il proprio mestiere, ma non percepiscono un riconoscimento sociale, politico ed economico corrispondente.
🎓 VALORIZZARE NON SIGNIFICA SOLTANTO PAGARE DI PIÙ
La retribuzione naturalmente conta, e il dato del 23% sulla soddisfazione economica non può essere ignorato.
Ma valorizzazione professionale significa anche riconoscere competenza e autonomia.
Significa organizzare il lavoro senza trattare i docenti come persone costantemente a disposizione.
Significa distinguere gli obblighi effettivamente previsti dal contratto dalle consuetudini.
Significa costruire una formazione utile e non meramente formale.
Significa utilizzare la documentazione come strumento e non come fine.
Significa ascoltare chi lavora quotidianamente nelle classi quando vengono prese decisioni sulla didattica.
E significa anche riconoscere che un professionista può essere chiamato a motivare le proprie scelte, ma non dovrebbe essere ridotto a semplice esecutore di scelte altrui.
💡 L’AUTONOMIA È ANCHE RESPONSABILITÀ
C’è però un aspetto che non dobbiamo dimenticare.
Più riconosciamo la professionalità docente, più dobbiamo riconoscerne anche la responsabilità.
Un docente autonomo professionalmente deve essere in grado di motivare una scelta metodologica.
Deve valutare secondo criteri trasparenti e coerenti.
Deve rispettare i diritti degli studenti.
Deve collaborare con i colleghi.
Deve aggiornarsi.
Deve realizzare gli obblighi previsti dal contratto.
Deve documentare ciò che è realmente necessario documentare.
Il Testo Unico collega infatti alla funzione docente non soltanto l’insegnamento, ma anche l’aggiornamento professionale, la partecipazione agli organi collegiali, la realizzazione delle iniziative educative deliberate e i rapporti con le famiglie.
AUTONOMIA SENZA RESPONSABILITÀ DIVENTA ARBITRIO.
RESPONSABILITÀ SENZA AUTONOMIA DIVENTA MERA ESECUZIONE.
La professionalità docente vive precisamente nel mezzo.
📌 CINQUE COSE DA NON CONFONDERE
❌ «Libertà d’insegnamento significa che il docente può fare ciò che vuole.» No: esistono ordinamenti, responsabilità professionali e competenze collegiali.
❌ «Il dirigente è il capo, quindi decide anche come ogni docente deve insegnare.» Il potere organizzativo e gestionale non cancella l’autonomia culturale e professionale riconosciuta alla funzione docente.
❌ «Se il Collegio vota qualcosa, allora quella decisione è sempre valida.» Ogni organo può deliberare soltanto entro le proprie competenze e nel rispetto delle fonti superiori.
❌ «Autonomia professionale significa lavorare da soli.» Il CCNL descrive espressamente la funzione docente anche nella sua dimensione collegiale.
❌ «Valorizzare i docenti significa soltanto premi economici.» La dimensione economica è importante, ma professionalità significa anche autonomia, formazione, condizioni di lavoro, partecipazione e riconoscimento.
📚 E NEL 2026 QUAL È IL CONTRATTO DI RIFERIMENTO?
È importante precisarlo perché nel giro di pochi mesi sono intervenute più sottoscrizioni contrattuali.
Il CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024 è stato sottoscritto definitivamente il 23 dicembre 2025.
Il 1° luglio 2026 è stato poi sottoscritto il CCNL 2025-2027 relativo, in questa fase, ai principali aspetti del trattamento economico. Lo stesso contratto stabilisce espressamente che, per quanto non previsto, continuano ad applicarsi i precedenti CCNL e le specifiche norme di settore quando compatibili e non sostituite.
Per questo le disposizioni sulla funzione docente e sull’autonomia professionale che abbiamo richiamato continuano a costituire parte del quadro contrattuale applicabile.
🔎 IL PUNTO CENTRALE
Forse dovremmo smettere di considerare il docente alternativamente come, un dipendente che deve semplicemente eseguire oppure un professionista che non deve rendere conto a nessuno.
Non è né l’una né l’altra cosa.
Il docente è un lavoratore pubblico con precisi obblighi contrattuali e, contemporaneamente, un professionista al quale Costituzione, legge e contratto riconoscono una funzione culturale, educativa e professionale propria. La libertà dell’insegnamento ha fondamento costituzionale; il CCNL fonda la funzione docente sull’autonomia culturale e professionale.
E forse è proprio da qui che dovrebbe cominciare ogni seria discussione sulla valorizzazione.
NON SI VALORIZZA UN PROFESSIONISTA DICENDOGLI SOLTANTO COSA DEVE FARE.
Lo si valorizza riconoscendone competenze e responsabilità.
Lo si ascolta.
Gli si chiede conto delle sue scelte quando necessario, ma si riconosce che quelle scelte esistono.
Gli si garantiscono regole chiare.
Gli si lascia il tempo per studiare, preparare, correggere e progettare.
E soprattutto si evita che il lavoro educativo venga lentamente trasformato in una gigantesca procedura amministrativa.
Perché la scuola ha bisogno di organizzazione.
Ha bisogno di regole.
Ha bisogno di documentazione.
Ma alla fine, davanti a venti o trenta studenti, deve esserci ancora un insegnante capace di pensare, scegliere, adattare, creare e assumersi la responsabilità di insegnare.
Questa non è una concessione.
È LA FUNZIONE DOCENTE.
Normative Scuola ELC