27/10/2020
Pensiero calligrafico.
Carta e penna accrescono memoria e capacità di linguaggio. E ci aiutano a leggere meglio il mondo.
Pagine e pagine di lettere dell'alfabeto: A,a,a. Ogni pagina una lettera. Chiedi a chiunque che cosa si ricordi ancora delle ore di italiano in prima elementare, e quell'esercizio di memoria imposto dalla maestra in un modo o nell'altro verrà fuori. Ora però provate a scrivere, che so, una "h" maiuscola, magari in corsivo. E niente, ognuno fa la sua. La bella scrittura ortodossa, la calligrafia, negli anni si dimentica. Ma quel modo di tradurre all'istante il pensiero in un segno grafico no. Lo fai e non ci pensi. Pensi e scrivi. E il merito è anche di quelle pagine piene di lettere incolonnate di tanti anni fa. Si è detto che la pandemia stia agendo da acceleratore di molti processi già in atto nella società , la maggior parte dei quali riguardano la digitalizzazione. Tra le cose che rischiano di subire il colpo di grazia c'è anche la scrittura a mano. E per capire come le persone verranno educate a scrivere al 2020 in poi, bisogna vedere come sta cambiando la scuola. Con l'apprendimento a distanza, il computer non è solo uno strumento più avanzato per svolgere la funzione di decine di fogli sparsi per la scrivania, ma è l'unico modo di consegnare all'insegnante un compito e per ricevere un riscontro. Non è più un'opzione, è una necessità. E allora è immaginabile un futuro, non così lontano, in cui per i bambini in prima elementare sarà più funzionale un corso di dattilografa per essere veloci sulla tastiera, piuttosto che uno di calligrafia per fare la "B" bella rotonda. Anche per questo lo scrittore e archeologo Carlo Di Clemente ha lanciato su Change.org una petizione rivolta alla ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina e agli insegnanti di lettere di ogni ordine e grado: "Promuoviamo la bellezza della scrittura a mano". Non è solo una questione di estetica, e nemmeno di fascino del profumo di inchiostro sulla carta. La scrittura a mano aumenta la capacità di utilizzo del linguaggio e di memoria. Il professore emerito di Pedagogia all'Università di Roma Tre, Benedetto Vertecchi, conduce da anni studi che mettano a confronto il diverso apprendimento dei bambini sulla base delle abitudini di scrittura . Oltre a certificare la dannosità di appoggiarsi fin da piccoli strumenti digitali come il copia-e-incolla o il completamento automatico delle parole dopo aver scritto due o tre lettere, nel saggio intitolato "La mano e l'intelligenza" Vertecchi spiega che la scrittura digitale "produce segni più poveri di implicazioni cognitive". Quella manale, invece, "rappresenta un importante fattore di coordinamento tra l'attività mentale e l'azione manuale consapevole, che ha come principale effetto l'incremento della memoria". Insomma: provate a prendere appunti su una cosa che state seguendo, a mano o sul computer. Nel primo caso avrete fissato meglio in testa quello che avete scritto. E pazienza se le "a" e le "b" non saranno tutte ciccione come devono, l'importante è prendere un taccuino e continuare a disegnarle.
Articolo di Riccardo Congiu per Il venerdì di Repubblica.