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Per anni il depaving è stato raccontato come una pratica virtuosa ma di nicchia: cortili di scuole riconvertiti a giardi...
08/10/2026

Per anni il depaving è stato raccontato come una pratica virtuosa ma di nicchia: cortili di scuole riconvertiti a giardino, qualche esperimento pilota nelle periferie. Qualcosa sta cambiando. Genova ha appena fatto un passo che nessuna città italiana aveva fatto prima: ha inserito la depavimentazione nel proprio piano urbanistico, creando incentivi per i privati. Non è più solo una buona pratica. Sta diventando politica.

Cos’è il depaving e perché se ne parla da anni
— Foreste urbane e depaving e Con il rewilding urbano la natura torna in città —

Nel frattempo il contesto è cambiato in modo significativo. Il depaving è la rimozione dell’asfalto e del cemento dagli spazi urbani — pubblici o privati — e la loro sostituzione con superfici permeabili, aiuole, prati, giardini, alberi. Nasce a Portland, Oregon, nel 2008, quando un gruppo di volontari fondò l’associazione Depave con il motto «rimuovere l’asfalto per lasciare respirare la terra»: persone con picconi e pale che si ritrovavano nei parcheggi abbandonati per creare verde dal basso. Da quel gesto spontaneo è cresciuto un movimento globale.

I vantaggi sono molteplici e ben documentati. Le superfici asfaltate assorbono più radiazione solare e rilasciano più calore, alimentando il fenomeno delle isole di calore urbane. La terra permeabile, al contrario, assorbe l’acqua piovana facilitando l’evapotraspirazione, riduce il rischio di allagamenti, aumenta la biodiversità urbana. E — dato meno citato ma non meno rilevante — il contatto quotidiano con la natura produce effetti misurabili sul benessere psicologico delle persone che abitano la città, come abbiamo già esplorato nell’articolo Il silenzio come infrastruttura invisibile dello spazio pubblico..

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La svolta di Genova: il depaving entra nel piano urbanistico
Fino ad aprile 2026 il depaving era, in Italia, una pratica promossa ma non incentivata strutturalmente. Poi il Consiglio Comunale di Genova ha approvato una delibera che modifica il Piano Urbanistico Comunale introducendo sgravi sugli oneri di urbanizzazione per i costruttori privati che realizzano interventi di depavimentazione. È la prima volta che una città italiana inserisce questa pratica nel proprio strumento urbanistico principale e la trasforma in convenienza economica per i privati.

“Invece di costruire marciapiedi e parcheggi, i privati ricevono sgravi fiscali se scelgono di destinare i loro oneri di urbanizzazione a opere di depavimentazione“, spiega l’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola, che ha promosso la delibera. La condizione è che chi interviene si impegni a occuparsi di quelle aree per i dieci anni successivi: non un’azione spot, ma un presidio di lungo periodo. Un modello che ricorda, per struttura, quello dei Patti di Collaborazione per la cura dei beni comuni — strumento che conosciamo bene.

A questo si aggiunge, a fine maggio, una seconda mossa di Genova: l’adesione al progetto di ricerca Biofear, promosso da CNR-IRSA con le Università di Trento, Foro Italico e Napoli Parthenope, per la depavimentazione di aree gioco e cortili scolastici. L’obiettivo dichiarato è ridurre la biofobia — cioè la paura e la diffidenza verso il mondo naturale che cresce nei bambini cresciuti in ambienti urbani interamente impermeabilizzati — attraverso il contatto quotidiano con terra, piante, insetti. Un tema che va ben oltre l’ambiente: riguarda la salute mentale delle nuove generazioni. Siamo infatti abituati a pensare che delle aree dismesse non si butti via niente e che debbano essere trasformate per forza in spazio costruito, ma in realtà basta cambiare mentalità e pensare di togliere invece di aggiungere, sostituendole con parchi e prati.

Milano e Bologna, il depaving come politica climatica
Genova è la prima a inserire il depaving nel piano urbanistico, ma non agisce nel vuoto. A Milano il Comune ha incluso la depavimentazione nel Piano Aria Clima, lo strumento per mitigare gli effetti del cambiamento climatico in città. Da ottobre 2021 a oggi sono stati realizzati quasi 340.000 metri quadrati di nuove aree verdi — parchi attrezzati, giardini, spazi pubblici distribuiti in tutti i municipi. Altri 367.000 mq sono in progettazione o in fase di realizzazione, per un totale di circa un milione di metri quadrati individuati come aree di intervento. Attualmente il Comune lavora su 27 cantieri attivi che prevedono depavimentazione. Uno dei casi più noti è via Bach, dove la sostituzione dell’asfalto con prato e piante ha abbassato la temperatura percepita e creato nuovi spazi di socialità.

A Bologna il programma Bologna Verde ha aggiunto una serie di interventi di depavimentazione nell’ambito di progetti di riqualificazione: in tutto è prevista la rimozione di asfalto e cemento da 100.000 metri quadrati in città. Scale diverse, stessa direzione: la rinaturalizzazione dello spazio urbano non è più un esperimento isolato ma una componente strutturale delle politiche climatiche locali.

Il quadro europeo e la spinta normativa
Dietro queste scelte locali c’è anche un’accelerazione normativa europea. Il Regolamento UE per il ripristino della natura, approvato nell’agosto 2024 e in vigore dal primo settembre 2026, prevede il recupero delle aree naturali anche attraverso la depavimentazione degli spazi urbani. Non è più solo virtuosismo: sarà un quadro di riferimento vincolante per gli Stati membri.

All’estero i casi più avanzati sono in Belgio e nei Paesi Bassi, dove i sistemi di ripristino del verde urbano sono già sistematici: La cittadina di Lovanio, in Belgio, stima che la rimozione di 6.800 mq di cemento possa consentire l’infiltrazione di circa 1,7 milioni di litri d’acqua, proteggendo la città sia dalle piogge intense che dalla siccità. A Parigi il governo ha stanziato 500 milioni di euro per incrementare il verde urbano attraverso, tra gli altri strumenti, il depaving. A Portland, dove tutto è iniziato, l’associazione Depave ha rimosso asfalto da oltre 70 parcheggi per un totale di 14.000 mq in sedici anni di attività

Depaving e comunità, la dimensione sociale che spesso si dimentica.
C’è però un aspetto del depaving che le politiche climatiche tendono a lasciare in secondo piano, e che per noi è invece centrale: la sua dimensione comunitaria. Fin dalle origini — i volontari di Portland con i picconi — il depaving è stato un atto collettivo prima ancora che ambientale. Togliere asfalto insieme, progettare insieme cosa mettere al posto, prendersi cura insieme del nuovo spazio: sono pratiche di attivazione sociale che trasformano un intervento tecnico in un processo di costruzione di comunità.

La scuola con il cortile depavimentato non è solo più fresca d’estate. È uno spazio in cui i bambini sviluppano un rapporto diverso con la natura e con i propri compagni. Il parcheggio trasformato in giardino di quartiere non è solo un polmone verde. È un luogo che dà un motivo per fermarsi, incontrarsi, riconoscersi. Come abbiamo scritto nell’articolo sul senso di appartenenza al luogo, la qualità dello spazio pubblico è uno dei fattori più potenti nella costruzione della place identity — il legame emotivo con il luogo che abitiamo. Il depaving, fatto bene, è uno strumento di rigenerazione identitaria oltre che ambientale.

Il modello di Genova — che impegna chi depavimenta a presidiare lo spazio per dieci anni — va esattamente in questa direzione: non l’intervento spot, ma la cura continuativa. Non il gesto, ma la relazione. È la stessa logica che guida i migliori progetti di brand urbanism: trasformare uno spazio non basta. Bisogna abitarlo, animarlo, tenerlo vivo nel tempo.

Da Portland a Genova, il depaving ha percorso molta strada. Ha smesso di essere un gesto di resistenza e ha iniziato a diventare politica. Ma la cosa più interessante non è che le città tolgano asfalto: è che, togliendo asfalto, stiano riscoprendo che lo spazio pubblico non è una superficie da gestire. È un campo da abitare. https://culturaeconsapevolezza.mase.gov.it/news/ambiente-europa-depaving-restituire-alla-natura-lo-spazio-perduto-in-citta

Dalle città d’arte ai paesaggi naturali, questi luoghi raccontano secoli di storia, tradizioni e biodiversità, ideali pe...
08/10/2026

Dalle città d’arte ai paesaggi naturali, questi luoghi raccontano secoli di storia, tradizioni e biodiversità, ideali per una fuga autunnale, un weekend culturale o per iniziare a organizzare il prossimo viaggio.

L’Italia è il Paese con uno dei patrimoni culturali e naturali più ricchi al mondo: conta 62 siti riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

Il progetto è promosso dai Consorzi Nazionali per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi BIOREPACK, CIAL...
08/10/2026

Il progetto è promosso dai Consorzi Nazionali per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi BIOREPACK, CIAL, COMIECO, COREPLA, COREVE e RICREA, enti no profit impegnati a garantire, su tutto il territorio nazionale, l’avvio al riciclo degli imballaggi raccolti dai Comuni attraverso la raccolta differenziata.

L'economia circolare e la raccolta differenziata entrano nelle aule delle scuole della provincia di Palermo con Green Game, il progetto didattico che da - Blog.it - Notizie, Lifestyle, Gossip, Viaggi, Tech e molto altro

27/08/2026

Comunicato del governo:

«L’anno scorso la Corte ha fermato il progetto, chiedendo ulteriori adempimenti. In questi mesi è stato fatto tutto ciò che era stato richiesto, mantenendo anche un’interlocuzione costante con le istituzioni europee, proseguita persino in questi giorni di agosto. Bruxelles ha detto di andare avanti. Entro l’autunno si può arrivare all’apertura dei cantieri.

Sulle prescrizioni tecniche indicate dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, per le grandi opere è del tutto normale. È accaduto per la Tav, per il Mose e per il tunnel del Brennero. Il CSLP, all’unanimità, con il contributo delle migliori competenze dell’ingegneria e del mondo accademico italiano, ha detto che il progetto è fatto bene e che si può partire. Nelle opere complesse, ingegneri e tecnici continuano a intervenire anche nella fase della progettazione esecutiva. Normale prassi».

13/08/2026

È finalmente disponibile la relazione di 350 pagine del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che ha approvato all’unanimità il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina: un progetto composto da circa 10.000 elaborati tecnici estremamente dettagliati, sviluppati e firmati con il contributo di alcuni tra i più importanti esperti italiani, danesi, giapponesi, statunitensi e spagnoli.

Il Consiglio Superiore ha accompagnato il proprio voto favorevole con una serie di raccomandazioni e prescrizioni da recepire nella fase di progettazione esecutiva, che potrà entrare nel vivo dopo l’approvazione della nuova delibera da parte della Corte dei Conti.

Il dato più importante è questo: il Consiglio riconosce la qualità del progetto definitivo e l’enorme mole di studi e approfondimenti condotti negli ultimi vent’anni, chiedendo però di spingersi ancora oltre, raggiungendo un livello di verifica, attenzione e dettaglio ancora superiore.

Per una grande infrastruttura italiana si punta dunque a un livello di approfondimento tecnico e di margine di sicurezza senza precedenti. Ed è esattamente ciò che riteniamo necessario per un’opera di questa portata.

Tra le richieste figurano ulteriori approfondimenti sugli aspetti sismici, sulla percorribilità e sull’interazione tra la struttura e il vento, anche attraverso un modello aeroelastico completo del ponte.

La buona notizia è che gran parte di queste attività era già prevista, perché indicata anche dal Comitato Tecnico Scientifico che aveva esaminato il progetto nel 2023. Gli ingegneri italiani, danesi e giapponesi impegnati nella futura progettazione esecutiva erano quindi già perfettamente consapevoli della necessità di queste ulteriori verifiche.

E c’è un altro elemento ancora più importante: il lavoro non parte oggi. Numerosi studi, analisi e nuove prove sono già stati avviati da tempo. Da circa due anni tecnici e progettisti lavorano dietro le quinte per preparare gli approfondimenti necessari alla fase esecutiva.

Per legge, il progetto esecutivo dovrà essere completato entro un anno dall’avvio dei cantieri per le opere propedeutiche. Queste ultime potrebbero partire entro la fine dell’anno e comprendono, tra le altre cose, la realizzazione della viabilità di cantiere, gli interventi sulle reti idriche e fognarie, l’allestimento dei campi base e la bonifica dagli ordigni bellici.

Parallelamente, alcuni tra i maggiori specialisti coinvolti nel progetto condurranno le ulteriori verifiche necessarie per arrivare alla firma del progetto esecutivo. Tra queste ci saranno nuovi test su un modello aeroelastico completo della struttura, da sottoporre a prove nelle più avanzate gallerie del vento, compresa quella del Politecnico di Milano, oltre a ulteriori approfondimenti sismici e geotecnici nello Stretto di Messina attraverso tecniche di analisi estremamente avanzate.

È proprio questo uno degli aspetti più affascinanti dell’intero progetto: tra Calabria e Sicilia si concentrerà un lavoro tecnico e scientifico di livello internazionale con l’obiettivo di realizzare il ponte sospeso con la campata più lunga al mondo.

Un’opera di questa complessità rappresenterebbe un banco di prova straordinario per l’ingegneria italiana e internazionale. Le conoscenze, le tecnologie, i sistemi costruttivi e le competenze sviluppate per affrontare una sfida di queste dimensioni potranno avere ricadute importanti ben oltre lo Stretto.

Le imprese italiane coinvolte potranno infatti acquisire un patrimonio di esperienza difficilmente replicabile, potenzialmente decisivo anche nelle future gare internazionali per la costruzione dei ponti e delle infrastrutture più grandi e complesse del mondo.

È uno dei tanti effetti indiretti che un progetto come il Ponte sullo Stretto può generare: contribuire allo sviluppo di nuove conoscenze, tecnologie e competenze esportabili a livello globale.

Continueremo a seguire ogni passaggio e a tenervi aggiornati. Questo è l’anno della verità.

https://www.siciliasenzapensieri.it/chi-siamo/
10/08/2026

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Crediamo nelle relazioni autentiche come fattore chiave del viaggio e facciamo in modo che i nostri ospiti siano protagonisti e non spettatori. Per questo disegniamo su misura esperienze uniche in una Sicilia insolita e aggiungiamo la nostra competenza nel settore enologico derivante da una lunga tr...

18/07/2026

Indirizzo

Via Giuseppe Mazzini, 109 A
Marsala
91025

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Lunedì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
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