08/06/2026
Biografie dei Maestri Autori del libro "Il Cerchio della Vita - Il Cerchio della Morte" ( https://www.amazon.it/dp/B0H4FFRCCQ )
Maestro Giuseppe Vuovolo
Il Maestro Giuseppe Vuovolo nasce a , città sipontina alla quale resterà profondamente legato per origine, formazione e ricerca nelle arti popolari del bastone e del coltello. La sua storia personale si intreccia con la memoria marziale del Gargano, con le scuole popolari trasmesse lontano dai luoghi ufficiali e con una lunga opera di studio, pratica e divulgazione.
Il suo interesse per le arti marziali nasce quando è poco più che quattordicenne. In quegli anni, le arti orientali cominciano appena ad affacciarsi nell’immaginario dei ragazzi italiani attraverso il cinema e i primi racconti sulle discipline giapponesi. A Manfredonia, tuttavia, non esistono ancora palestre dedicate a queste pratiche e il mondo del Judo, del Karate e del Kendo appare lontano, quasi irraggiungibile.
Non potendo intraprendere subito quel percorso, il giovane Giuseppe viene avviato all’atletica leggera, sotto la guida di **Michele Losito**, allenatore di varie discipline sportive. Inizia così una dura preparazione nel **lancio del martello**, attività che lo porta a gareggiare in diversi centri pugliesi, tra cui **Foggia, Trani e Barletta**. Tra gli episodi più significativi di quel periodo vi è una gara regionale a **Bari**, nella quale ottiene il suo primo bronzo e ha occasione di conoscere il giovane **Pietro Mennea**, allora ancora poco noto.
Nonostante i risultati raggiunti nell’atletica, la sua passione più profonda rimane quella per le arti marziali. La svolta arriva attraverso un racconto familiare: dal fratello del nonno paterno apprende che sia il nonno sia il padre erano esperti conoscitori della **scherma di coltello** e di **bastone**. Quella scoperta gli rivela l’esistenza di un patrimonio marziale vicino, radicato nella sua stessa città, ma custodito in modo riservato.
Manfredonia, infatti, conservava una tradizione fatta di scuole popolari nelle quali si apprendevano il bastone, il coltello, il rasoio e altri strumenti della scherma corta. Non erano scuole pubbliche né palestre organizzate, ma luoghi appartati: case di maestri, campagne isolate, sotterranei tra i campi di fichi d’india, grotte e spazi nascosti nel promontorio del Gargano. La trasmissione avveniva secondo regole non scritte, fondate sulla fiducia, sulla discrezione e sul rispetto.
Consapevole della consuetudine secondo cui un padre non insegnava direttamente l’arte popolare al proprio figlio, il giovane Giuseppe insiste perché il padre lo conduca da alcuni maestri. Inizia così il suo vero percorso nelle arti popolari sipontine.
Con **Michele Vuovolo**, fratello del nonno paterno, apprende i primi fondamenti del coltello, insieme all’arte del **rasoio** e della **mezza roncola**. Per il bastone, invece, il suo primo maestro è **Matteo Berardinetti**. Quelle discipline, pur diverse dalle arti orientali che lo avevano inizialmente affascinato, lo conquistano profondamente. Il bastone e il coltello gli appaiono come autentiche arti di combattimento e di difesa, custodite da pochi e protette da una forte riservatezza.
Dopo i primi apprendimenti, nasce in lui il bisogno di conoscere e confrontare le diverse scuole presenti nel territorio. Manfredonia era infatti suddivisa idealmente in varie zone marziali: **levante, centro e ponente**. Al centro erano attive figure e scuole come **Racioppa, Cirilli, Tarantini e Castrignano**; nella zona della stazione, vicino alla ferrovia, erano presenti le scuole di **Trimigno, Bisceglia, Borgia e Riccardi**. Si parlava inoltre di una quarta area, **Monticchio**, legata al padre e ai fratelli Fatone, conosciuti come **“San Pietro”**.
La vera svolta nella **minischerma sipontina** avviene con l’incontro di **Costanzo Ognissanti**, maestro capace di trasmettergli un percorso completo. Con lui il Maestro Vuovolo affronta dapprima un’intensa preparazione fisica, per poi passare alle tecniche di base e alle forme caratteristiche della scuola popolare sipontina: la **libera**, la **mezza chiusa**, la **chiusa**, la **scuola a tagliare**, lo **specchio** e la **galeotta**, detta anche **gioco stretto**.
Nel bastone, dopo il Maestro Berardinetti, incontra il **Maestro Vincenzo Borgia**, custode di una scuola più incisiva e orientata al combattimento. Grazie a lui, approfondisce ulteriormente il lavoro sul bastone e affina anche le tecniche con la **roncola**.
Nel corso della sua formazione, Giuseppe Vuovolo sviluppa progressivamente la capacità di mettere in dialogo insegnamenti differenti. Non si limita ad apprendere singole tecniche, ma cerca di comprenderne la logica, la funzione, la radice e il rapporto con le altre scuole. Si presenta così a diversi maestri del territorio, accolto spesso con stima anche grazie all’amicizia che molti di loro avevano con il padre, ma soprattutto per l’umiltà, la serietà e la costanza dimostrate nella pratica.
In età adulta ha l’onore di incontrare il **Maestro Giuseppe Conoscitore**, dal quale apprende la **scuola di coltello tarantina**, ricca di figure, posizioni di attacco e difesa, fino all’uso dei **due coltelli**. Nello stesso periodo riceve ulteriori insegnamenti da **Michele Vitale**, amico del padre, e da **Francesco Guerra**, ampliando ancora il proprio patrimonio tecnico.
Negli anni successivi, il Maestro Giuseppe Vuovolo dedica una parte importante della propria vita alla valorizzazione e alla diffusione dell’arte popolare del bastone e della minischerma sipontina. Il suo lavoro contribuisce a far conoscere queste discipline non solo in Italia, ma anche in Europa. La sua attività viene riconosciuta da editori e riviste specializzate nel settore delle arti marziali e della coltelleria, tra cui **Budo International** e **Lame d’autore**, che pubblicano articoli e materiali dimostrativi dedicati alla sua ricerca.
Nel **2022** pubblica un saggio storico costruito attraverso l’espediente narrativo del dialogo, con l’obiettivo di trasmettere la memoria plurisecolare dell’arte popolare del bastone e del coltello sipontini. Quella tradizione, nata in contesti popolari e riservati, è oggi anche disciplina agonistica sportiva riconosciuta dall’**ASI CONI**.
Parallelamente al percorso nelle arti popolari, il Maestro Vuovolo riceve nel tempo numerosi riconoscimenti anche nell’ambito delle arti orientali giapponesi e non. Tra le figure verso cui esprime particolare gratitudine vi è il **Sensei Manrico Erriu**, per i preziosi insegnamenti di **Kitamura Bujutsu Kai** e **Kobudo**.
La figura del **Maestro Giuseppe Vuovolo** rappresenta una sintesi preziosa tra memoria familiare, tradizione popolare, ricerca tecnica, disciplina marziale e divulgazione culturale. Nel presente volume, il suo contributo porta la voce autorevole della scuola sipontina di Manfredonia, ponendola in dialogo con la tradizione siciliana e con la Scuola Gitano-Siciliana. Il suo percorso testimonia come le arti popolari del bastone e del coltello non siano soltanto tecniche di combattimento, ma forme di memoria, identità, misura e trasmissione.