Minischerma del Maestro Giuseppe Vuovolo

Minischerma del Maestro Giuseppe Vuovolo La nobile arte popolare plurisecolare del coltello è stata codificata in disciplina sportiva di aut M.

Giuseppe Vuovolo, di Manfredonia, sin da giovane con la passione per lo studio dei sistemi di combattimento locali e tradizionali si avventura in una profonda ricerca nei propri territori che lo porta ha conoscere gli ultimi Maestri depositari, Maestro Michele Vuovolo, Maestro Borgia Vincenzo, Maestro Bisceglia Francesco, Maestro Berardinetti Mattero, Maestro Ognissanti Costanzo e più di recente

Maestro Giuseppe Conoscitore (tirata tarantina anche con due coltelli). Il M° Vuovolo è quindi un esperto conoscitori dei sistemi locali con il coltello, la roncola, il rasoio e il bastone. In parallelo agli studi della tradizione locale il Maestro Vuovolo sin dal 1972 studia il Karate, che lo porta anche a prendere parte a competizioni a livello internazionale di kick boxing e Full Contact e ad ottenere il sesto dan nel Karate Shotokan dal GM Giapponese Eiji Kaji. Approfondisce lo studio delle armi anche nelle Arti Marziali Giapponesi con il Kobudo che comprende il bo, il tamabo, i kama, i tekko, il nuchaku, il manrikigusari. Tra gli altri diplomi conseguiti vi è anche quello nel Funzional Flow con l’utilizzo del bastone popolare.

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08/06/2026

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Il Maestro Sebastiano Caltabiano nasce a Lentini il 31 marzo 1983. Può essere considerato a pieno titolo un figlio d’arte, poiché fin da ragazzo viene avviato dal padre, Caltabiano Salvatore, allo studio e alla pratica del bastone siciliano e del coltello siciliano.

La sua formazione nasce quindi all’interno di una trasmissione familiare diretta, fondata sull’esperienza, sull’osservazione e sulla continuità con le antiche scuole popolari siciliane. Sotto la guida del padre, il giovane Sebastiano apprende i primi fondamenti tecnici e culturali della disciplina, entrando in contatto con un patrimonio marziale fatto di gesti, regole, misura, rispetto e memoria.

Intorno ai sedici anni intraprende anche un percorso sportivo sotto la guida del Maestro Santo Petralia, ampliando ulteriormente la propria preparazione. Questa doppia formazione — da un lato la scuola paterna, dall’altro l’esperienza sportiva maturata con il Maestro Petralia — gli permette di diventare un abile combattente sia nel bastone sia nel coltello.

In particolare, nell’arte del coltello, l’incontro tra l’insegnamento ricevuto dal padre e quello appreso dal Maestro Petralia contribuisce a formare in lui una scherma personale, efficace e raffinata. Il suo percorso non si limita quindi alla conservazione della tradizione familiare, ma si apre al confronto, all’evoluzione tecnica e alla pratica sportiva.

Nel suo cammino vanno ricordate anche le figure dei maestri che hanno contribuito alla formazione del padre, Caltabiano Salvatore. Tra questi emerge il Maestro Salvatore Forzosi, divulgatore della scuola “Tarantina”, trasmessa a Caltabiano Salvatore e a Dalli Emiliano. Questa linea di continuità conferisce alla formazione del Maestro Sebastiano Caltabiano una radice profonda, legata non solo alla pratica individuale, ma anche alla genealogia delle scuole e dei maestri che hanno custodito e trasmesso l’arte.

Ad oggi, nel 2025, il Maestro Sebastiano Caltabiano prosegue la propria attività nella palestra Team Sporting, realtà che conta circa sessanta iscritti. In questo contesto, nel quale anche il Maestro Lino Giusa fa parte del direttivo, Caltabiano continua a valorizzare la disciplina del bastone e del coltello siciliano sia sul piano sportivo sia su quello sociale.

La sua attività non riguarda soltanto l’insegnamento tecnico, ma anche la formazione del carattere, l’educazione al rispetto, la valorizzazione della disciplina e il recupero di un patrimonio culturale che appartiene alla storia popolare siciliana. Il bastone e il coltello, nella sua visione, non sono strumenti di violenza, ma vie di conoscenza, autocontrollo, responsabilità e appartenenza.

La figura del Maestro Sebastiano Caltabiano rappresenta dunque una sintesi tra tradizione familiare, formazione sportiva, trasmissione tecnica e impegno educativo. Nel presente volume, il suo contributo porta la voce di una generazione capace di raccogliere l’eredità dei maestri precedenti e di renderla viva, praticabile e significativa nel presente.

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Il Maestro Davide Forte nasce nel 1986 e cresce nella storica città di Paternò, in una famiglia di artisti pittori di carretti siciliani. Fin da bambino respira il fascino dell’arte popolare, del colore, del simbolo e della tradizione. Questo ambiente familiare, ricco di memoria figurativa e identità siciliana, segnerà profondamente anche il suo futuro percorso marziale.

Sin dalla giovane età manifesta una forte attrazione per le arti marziali. Questa passione lo conduce a iscriversi a un corso di Taekwon-Do, disciplina coreana che diventerà uno dei pilastri della sua formazione. Nel corso degli anni raggiunge importanti obiettivi sportivi, prendendo parte a eventi nazionali e internazionali.

Attualmente il Maestro Forte è IV Dan, grado rilasciato dalla International Taekwon-Do Federation, ed è laureato in Scienze Motorie. La sua preparazione unisce quindi l’esperienza diretta del combattimento, la disciplina sportiva e lo studio scientifico del movimento umano.

Parallelamente allo studio del Taekwon-Do, il Maestro Forte viene avviato da alcuni familiari alla pratica del bastone siciliano, secondo l’antica scuola dei cosiddetti “fratelli muti”, conosciuti in tutta la Sicilia come tra i più grandi tiratori di bastone.

Gli allenamenti avvenivano secondo modalità tradizionali, lontane dalle palestre moderne: nei cortili, nelle campagne, nei casolari abbandonati. Erano luoghi semplici, appartati, spesso silenziosi, nei quali la pratica conservava il carattere duro, essenziale e riservato delle antiche scuole popolari.

Quell’addestramento aveva l’aspetto di una pratica micidiale, ma allo stesso tempo possedeva il fascino della segretezza. Il bastone non veniva inteso soltanto come strumento tecnico, ma come disciplina del corpo, della distanza, dell’equilibrio, del coraggio e della misura. Ogni gesto richiedeva attenzione, controllo e presenza.

Dopo il bastone, il Maestro Forte approfondisce anche lo studio della paranza corta. Questo nuovo passaggio lo porta a incontrare altre persone, altri praticanti e altri maestri. Tra questi, figure decisive sono il Maestro Lino Giusa, divenuto amico e riferimento nel percorso sulla Scuola Gitano-Siciliana, e il Maestro Giuseppe Vuovolo, grande karateka e custode della scuola di bastone di Manfredonia.

La figura del Maestro Davide Forte unisce più anime. Da una parte vi è la disciplina sportiva moderna del Taekwon-Do, con il suo rigore tecnico e agonistico; dall’altra vi è la tradizione popolare siciliana del bastone e della paranza corta, appresa in contesti familiari e informali. A queste due dimensioni si aggiunge la formazione accademica nelle Scienze Motorie, che gli consente di leggere il movimento anche attraverso una prospettiva tecnica, biomeccanica e didattica.

Nel presente volume, il contributo del Maestro Davide Forte rappresenta il legame tra tradizione popolare, studio del corpo, preparazione sportiva e trasmissione contemporanea. La sua esperienza mostra come le arti antiche possano continuare a vivere nel presente, dialogando con la formazione moderna senza perdere il loro carattere originario.

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08/06/2026

Biografie degli Autori del volume " Il Cerchio della Vita - Il Cerchio della Morte. La Scuola Gitana-Siciliana" ( https://www.amazon.it/dp/B0H4FFRCCQ )

Il Maestro Lino Giusa nasce a Giarre, nel mese di marzo del 1954, in via Bizzarro, nei pressi del vecchio ospedale. Cresce in un contesto profondamente legato alla tradizione popolare siciliana, in un territorio dove il gesto, la parola data, il rispetto e l’abilità corporea costituivano ancora parte viva della cultura quotidiana.

Fin dalla giovane età viene avviato dal padre all’arte del bastone e del coltello siciliano. Quella trasmissione familiare, diretta e severa, rappresenta il primo fondamento del suo percorso marziale. Il giovane Lino apprende così non soltanto tecniche di difesa e combattimento, ma anche un modo di intendere la disciplina: fatto di osservazione, silenzio, esercizio, prudenza e rispetto per le regole non scritte della tradizione.

Porta avanti questa pratica fino al momento in cui viene chiamato a svolgere il servizio di leva. Al ritorno dalla vita militare trova lavoro come guidatore di autotreno, attività che lo conduce spesso in lunghi viaggi verso il Nord Italia. In particolare, si reca frequentemente al mercato ortofrutticolo di Milano, per la consegna degli agrumi siciliani.

È proprio durante questi viaggi che avviene uno degli incontri decisivi della sua vita. Nei pressi del piazzale Coco, il giovane Lino entra in contatto con un gruppo di gitani che, tra musica, danza e movimento, praticavano una particolare arte del coltello. Non si trattava soltanto di una tecnica di combattimento, ma di una forma espressiva complessa, in cui ritmo, passo, postura, destrezza e ritualità si fondevano in un unico linguaggio corporeo. A praticarla erano sia uomini sia donne, elemento che colpì profondamente la sua attenzione.

Incuriosito da quell’arte, Lino Giusa cercò lentamente di guadagnare la fiducia e il rispetto di quel gruppo. Non fu un percorso immediato: come in molte tradizioni popolari e iniziatiche, l’accesso alla conoscenza richiedeva presenza, discrezione, affidabilità e capacità di mostrarsi degni. Da quell’incontro nacque progressivamente un dialogo tra la tradizione siciliana del bastone e del coltello e la gestualità gitana, più danzata, circolare, rapida e imprevedibile.

Da questa esperienza prende forma il nucleo di quella che, nel tempo, verrà riconosciuta come Scuola Gitano-Siciliana: una pratica nella quale il cerchio, la distanza, il ritmo, l’inganno, la misura e il destino del confronto diventano elementi centrali. Il Maestro Giusa non si limitò a conservare ciò che aveva ricevuto, ma cercò di ricomporre esperienze diverse in una forma coerente, trasmissibile e riconoscibile.

La sua figura rappresenta quindi un ponte tra mondi: da una parte la Sicilia rurale, familiare e popolare del bastone e del coltello; dall’altra l’universo gitano incontrato nei viaggi del Nord, con la sua musicalità, la sua mobilità e il suo modo particolare di trasformare il combattimento in danza rituale.

Negli anni successivi il Maestro Lino Giusa attraversò anche momenti difficili. A seguito della malattia, molti ricordi sono riaffiorati in modo frammentario: alcuni limpidi e preziosi, altri più incerti, altri ancora rimasti sospesi. Tra questi emerge anche una vicenda dolorosa legata a un suo allievo, ricordato con il nome di Iva, episodio che il Maestro visse come un tradimento e che lo condusse a un lungo periodo di sconforto, fino ad allontanarlo dalla pratica per diversi anni.

Nonostante queste zone d’ombra, la testimonianza del Maestro Giusa conserva un valore straordinario. Proprio perché nasce dalla memoria vissuta, dai luoghi reali, dagli incontri e dalle ferite personali, essa restituisce alla Scuola Gitano-Siciliana una profondità che non è soltanto tecnica, ma anche umana, culturale e simbolica.

Il contributo del Maestro Lino Giusa a questo volume è dunque fondamentale: egli rappresenta la memoria vivente di una tradizione rara, custodita tra cortili, viaggi, piazze, mercati, silenzi e racconti. La sua esperienza permette di consegnare agli appassionati, agli studiosi di arti marziali e ai ricercatori delle culture popolari un patrimonio che rischiava di andare perduto, ma che oggi trova nuova forma attraverso la parola scritta, la testimonianza e la trasmissione.

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08/06/2026

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Maestro Giuseppe Vuovolo

Il Maestro Giuseppe Vuovolo nasce a , città sipontina alla quale resterà profondamente legato per origine, formazione e ricerca nelle arti popolari del bastone e del coltello. La sua storia personale si intreccia con la memoria marziale del Gargano, con le scuole popolari trasmesse lontano dai luoghi ufficiali e con una lunga opera di studio, pratica e divulgazione.

Il suo interesse per le arti marziali nasce quando è poco più che quattordicenne. In quegli anni, le arti orientali cominciano appena ad affacciarsi nell’immaginario dei ragazzi italiani attraverso il cinema e i primi racconti sulle discipline giapponesi. A Manfredonia, tuttavia, non esistono ancora palestre dedicate a queste pratiche e il mondo del Judo, del Karate e del Kendo appare lontano, quasi irraggiungibile.

Non potendo intraprendere subito quel percorso, il giovane Giuseppe viene avviato all’atletica leggera, sotto la guida di **Michele Losito**, allenatore di varie discipline sportive. Inizia così una dura preparazione nel **lancio del martello**, attività che lo porta a gareggiare in diversi centri pugliesi, tra cui **Foggia, Trani e Barletta**. Tra gli episodi più significativi di quel periodo vi è una gara regionale a **Bari**, nella quale ottiene il suo primo bronzo e ha occasione di conoscere il giovane **Pietro Mennea**, allora ancora poco noto.

Nonostante i risultati raggiunti nell’atletica, la sua passione più profonda rimane quella per le arti marziali. La svolta arriva attraverso un racconto familiare: dal fratello del nonno paterno apprende che sia il nonno sia il padre erano esperti conoscitori della **scherma di coltello** e di **bastone**. Quella scoperta gli rivela l’esistenza di un patrimonio marziale vicino, radicato nella sua stessa città, ma custodito in modo riservato.

Manfredonia, infatti, conservava una tradizione fatta di scuole popolari nelle quali si apprendevano il bastone, il coltello, il rasoio e altri strumenti della scherma corta. Non erano scuole pubbliche né palestre organizzate, ma luoghi appartati: case di maestri, campagne isolate, sotterranei tra i campi di fichi d’india, grotte e spazi nascosti nel promontorio del Gargano. La trasmissione avveniva secondo regole non scritte, fondate sulla fiducia, sulla discrezione e sul rispetto.

Consapevole della consuetudine secondo cui un padre non insegnava direttamente l’arte popolare al proprio figlio, il giovane Giuseppe insiste perché il padre lo conduca da alcuni maestri. Inizia così il suo vero percorso nelle arti popolari sipontine.

Con **Michele Vuovolo**, fratello del nonno paterno, apprende i primi fondamenti del coltello, insieme all’arte del **rasoio** e della **mezza roncola**. Per il bastone, invece, il suo primo maestro è **Matteo Berardinetti**. Quelle discipline, pur diverse dalle arti orientali che lo avevano inizialmente affascinato, lo conquistano profondamente. Il bastone e il coltello gli appaiono come autentiche arti di combattimento e di difesa, custodite da pochi e protette da una forte riservatezza.

Dopo i primi apprendimenti, nasce in lui il bisogno di conoscere e confrontare le diverse scuole presenti nel territorio. Manfredonia era infatti suddivisa idealmente in varie zone marziali: **levante, centro e ponente**. Al centro erano attive figure e scuole come **Racioppa, Cirilli, Tarantini e Castrignano**; nella zona della stazione, vicino alla ferrovia, erano presenti le scuole di **Trimigno, Bisceglia, Borgia e Riccardi**. Si parlava inoltre di una quarta area, **Monticchio**, legata al padre e ai fratelli Fatone, conosciuti come **“San Pietro”**.

La vera svolta nella **minischerma sipontina** avviene con l’incontro di **Costanzo Ognissanti**, maestro capace di trasmettergli un percorso completo. Con lui il Maestro Vuovolo affronta dapprima un’intensa preparazione fisica, per poi passare alle tecniche di base e alle forme caratteristiche della scuola popolare sipontina: la **libera**, la **mezza chiusa**, la **chiusa**, la **scuola a tagliare**, lo **specchio** e la **galeotta**, detta anche **gioco stretto**.

Nel bastone, dopo il Maestro Berardinetti, incontra il **Maestro Vincenzo Borgia**, custode di una scuola più incisiva e orientata al combattimento. Grazie a lui, approfondisce ulteriormente il lavoro sul bastone e affina anche le tecniche con la **roncola**.

Nel corso della sua formazione, Giuseppe Vuovolo sviluppa progressivamente la capacità di mettere in dialogo insegnamenti differenti. Non si limita ad apprendere singole tecniche, ma cerca di comprenderne la logica, la funzione, la radice e il rapporto con le altre scuole. Si presenta così a diversi maestri del territorio, accolto spesso con stima anche grazie all’amicizia che molti di loro avevano con il padre, ma soprattutto per l’umiltà, la serietà e la costanza dimostrate nella pratica.

In età adulta ha l’onore di incontrare il **Maestro Giuseppe Conoscitore**, dal quale apprende la **scuola di coltello tarantina**, ricca di figure, posizioni di attacco e difesa, fino all’uso dei **due coltelli**. Nello stesso periodo riceve ulteriori insegnamenti da **Michele Vitale**, amico del padre, e da **Francesco Guerra**, ampliando ancora il proprio patrimonio tecnico.

Negli anni successivi, il Maestro Giuseppe Vuovolo dedica una parte importante della propria vita alla valorizzazione e alla diffusione dell’arte popolare del bastone e della minischerma sipontina. Il suo lavoro contribuisce a far conoscere queste discipline non solo in Italia, ma anche in Europa. La sua attività viene riconosciuta da editori e riviste specializzate nel settore delle arti marziali e della coltelleria, tra cui **Budo International** e **Lame d’autore**, che pubblicano articoli e materiali dimostrativi dedicati alla sua ricerca.

Nel **2022** pubblica un saggio storico costruito attraverso l’espediente narrativo del dialogo, con l’obiettivo di trasmettere la memoria plurisecolare dell’arte popolare del bastone e del coltello sipontini. Quella tradizione, nata in contesti popolari e riservati, è oggi anche disciplina agonistica sportiva riconosciuta dall’**ASI CONI**.

Parallelamente al percorso nelle arti popolari, il Maestro Vuovolo riceve nel tempo numerosi riconoscimenti anche nell’ambito delle arti orientali giapponesi e non. Tra le figure verso cui esprime particolare gratitudine vi è il **Sensei Manrico Erriu**, per i preziosi insegnamenti di **Kitamura Bujutsu Kai** e **Kobudo**.

La figura del **Maestro Giuseppe Vuovolo** rappresenta una sintesi preziosa tra memoria familiare, tradizione popolare, ricerca tecnica, disciplina marziale e divulgazione culturale. Nel presente volume, il suo contributo porta la voce autorevole della scuola sipontina di Manfredonia, ponendola in dialogo con la tradizione siciliana e con la Scuola Gitano-Siciliana. Il suo percorso testimonia come le arti popolari del bastone e del coltello non siano soltanto tecniche di combattimento, ma forme di memoria, identità, misura e trasmissione.

Il Cerchio della Vita – Il Cerchio della Morte racconta e ordina la Scuola Gitano-Siciliana dell’Arte Popolare del Colte...
08/06/2026

Il Cerchio della Vita – Il Cerchio della Morte racconta e ordina la Scuola Gitano-Siciliana dell’Arte Popolare del Coltello, nata dall’incontro tra la matrice siciliana del coltello e del bastone e la matrice gitana mediterranea della lama, del ritmo, del viaggio e del cerchio.

Il volume non è una celebrazione della violenza, ma un lavoro di memoria, codificazione e trasmissione culturale. Al centro vi è l’idea che ogni gesto tecnico, se separato dalla propria etica, diventi vuoto o pericoloso. Per questo la scuola viene presentata prima di tutto come disciplina del corpo, della mente e del carattere: rispetto, misura, autocontrollo, responsabilità e conoscenza di sé precedono qualsiasi forma di abilità.

Il libro ricostruisce le radici siciliane della tradizione: il mondo agricolo, pastorale e marinaro, la paranza corta e lunga, il bastone, le contese, il duello d’onore, il valore della comunità e il rapporto tra maestro e allievo. A questa base si affianca la matrice gitana e gitano-spagnola: la navaja, il Manual del Baratero, il ritmo del corpo, il flamenco, il duende, la rueda, la ritualità del confronto, la figura del Patriarca e l’idea del destino.

Da queste due radici nasce una terza via: la Scuola del Coltello Gitano-Siciliano. Non una semplice somma di tecniche, ma una forma culturale nuova, nella quale stiletto siciliano, navaja gitana e uncino diventano segni di una memoria comune. Il simbolo che raccoglie questa visione è il Cerchio della Vita e della Morte: spazio della prova, della presenza, del limite e della trasformazione.

Attraverso il racconto del Maestro Lino Giusa, il libro segue il passaggio dall’oralità alla scrittura. La memoria della scherma siciliana, gli insegnamenti ricevuti in gioventù, l’esperienza della strada, il lavoro dei camion verso Milano e l’incontro con il mondo gitano diventano il nucleo narrativo da cui prende forma la scuola. Accanto a lui, i Maestri Giuseppe Vuovolo, Davide Forte e Sebastiano Caltabiano contribuiscono alla definizione contemporanea del progetto, alla sua dimensione pedagogica, tecnica, simbolica e formativa. La curatela editoriale è a cura di Luigi Starace.

Una parte importante del volume è dedicata alla struttura della scuola: l’etica del combattente, la figura del maestro, le quattro qualità fondamentali — velocità, cuore, intuito e anticipo —, la mente del praticante, il controllo della paura, la geometria del movimento, gli angoli, il tempo, il ritmo, la paranza e la progressione didattica. Ogni elemento viene letto non come invito allo scontro, ma come strumento di formazione personale e culturale.

Il libro è arricchito da immagini, tavole e infografiche che traducono in forma visiva i concetti principali: la matrice siciliana, la matrice gitana, la figura del maestro, il cerchio, la ruota, il labirinto, le qualità del combattente, la navaja, l’uncino, il corpo armato, le lame parlanti, la geometria e il tempo del confronto.

Il Cerchio della Vita – Il Cerchio della Morte è quindi un’opera di memoria, identità e disciplina. Si rivolge a praticanti, maestri, appassionati di arti marziali tradizionali, studiosi di cultura popolare mediterranea e lettori interessati al rapporto tra corpo, simbolo, rito e formazione umana.

Il messaggio finale è chiaro: la tecnica non basta. Prima del coltello vengono la testa, il rispetto e la responsabilità. La vera scuola non insegna soltanto a muovere la mano, ma a governare sé stessi. https://www.amazon.it/dp/B0H4FFRCCQ

Il Cerchio della Vita Il Cerchio della Morte: La Scuola Gitana Siciliana dell'Arte Popolare del Coltello

ebook de "Il Cerchio della Vita Il Cerchio della Morte"
07/06/2026

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Il Cerchio della Vita Il Cerchio della Morte: La Scuola Gitana Siciliana dell'Arte Popolare del Coltello (Collana Spada e Pennello di Idrate Pensate Edizioni Vol. 4)

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17/11/2025

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Prima Edizione ebook 2022. Idrate Pensate Edizioni.ISBN-13: 978 8894589726. Collana Spada e Pennello Introduzione a cura di Paolo Tagliaferri, contributi dei maestri: Claudio Artusi, Marco Bellani,Emilio Bevilacqua, Damiano Calò, Manrico Erriu, Alex Paris, Francesco Perciballi e Danilo R...

Indirizzo

Via Pirandello 15
Manfredonia

Orario di apertura

Martedì 16:30 - 20:00
Giovedì 16:30 - 20:00
Venerdì 16:30 - 20:00

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