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Erica Laurea magistrale in psicologia; psicomotricista; tutor DSA-BES; tutor ADHD...
Ma più di ogni altra cosa, una persona che crede nelle potenzialità di ognuno.

I limiti sono accolti all'interno di un quadro in prospettiva ed in continua evoluzione.

Seguire la voce... Con Arte ✨️🌱
12/10/2026

Seguire la voce... Con Arte ✨️🌱

Oggi per me è stata una tappa importante, molto emozionante.Ho visto la tecnica attraverso l'esperito (prima di tutto pe...
05/10/2026

Oggi per me è stata una tappa importante, molto emozionante.
Ho visto la tecnica attraverso l'esperito (prima di tutto personale) e non viceversa.

Già mi piaceva per alcune impostazioni, ma ora credo sarà qualcosa/qualcuno di imprescindibile nel mio percorso...
Winnicott ✨️





Immagine Dott. Samuele Corona

Venerdì, con un pizzico d'amore 💞
25/09/2026

Venerdì, con un pizzico d'amore 💞

L’amore non è un diritto. Non è un premio. Non è un merito.
E soprattutto non è un debito che qualcuno deve pagarci.

C’è una frase che diciamo spesso:
"Tutti abbiamo diritto di essere amati".
È una frase bellissima.
Eppure, pensando alle relazioni adulte, non sono più sicuro che sia vera.
O almeno non nel modo in cui qualche volta la intendiamo.

Un bambino sì.
Un bambino viene al mondo in una condizione di dipendenza radicale.
Non può scegliere chi avrà accanto alla culla. Non può andarsene.
Non può cercare altrove. Non può dire:
"Qui non ricevo ciò di cui ho bisogno, quindi me ne vado".
Ha bisogno che qualcuno arrivi. Che lo nutra. Che lo protegga. Che lo tocchi. Che risponda al suo pianto. Che gli faccia sentire, molto prima che possa comprenderlo:
"La tua esistenza non è un problema. Puoi stare qui".
Quel bambino non deve meritarsi l’amore.
Non dovrebbe dover essere bravo per riceverlo.
Non dovrebbe essere tranquillo, accomodante, intelligente, bello, obbediente.
Non dovrebbe imparare che verrà amato soltanto quando soddisferà le aspettative di qualcuno.

L’amore non dovrebbe essere il premio per il bambino che siamo riusciti a diventare.
Ma quel bambino non può rivendicarlo.
Non ha ancora gli strumenti.

E qualche volta proprio ciò che non abbiamo potuto chiedere allora continuiamo a chiederlo molti anni dopo.

Solo che adesso lo chiediamo a un compagno.
A una moglie. A un marito. A un amante.
E senza accorgercene potremmo arrivare davanti a qualcuno portando una richiesta antichissima:
"Amami come avrei dovuto essere amato allora".

Qui cominciano molte confusioni.
Perché da adulti abbiamo certamente diritto al rispetto.
Abbiamo diritto a non essere umiliati.
A non subire violenza. A porre confini. A scegliere. Ad andarcene. A non essere utilizzati.
Ma l’amore?
Posso avere diritto al tuo amore?
Posso pretendere che tu continui ad amarmi perché io ti amo?
Perché siamo stati insieme vent’anni? Perché sono stato buono con te? Perché ho fatto sacrifici Perché non ti ho tradito? Perché ti sono rimasto accanto? Perché me lo avevi promesso?

Posso chiederti responsabilità per ciò che fai.
Posso chiederti lealtà mentre siamo dentro un patto.
Posso chiederti di non ingannarmi.
Posso chiederti di non riscrivere la nostra storia per rendere più facile la tua uscita.
Ma non posso obbligarti a provare un sentimento.

L’amore non è esigibile.
Ed è forse proprio questo che lo rende così prezioso e così terribile.
Perché non possiamo garantirlo.
Non possiamo produrlo attraverso il merito.
Non possiamo conservarlo comportandoci abbastanza bene.
E non possiamo costringere qualcuno a continuare a sentirlo.

Questa consapevolezza può essere dolorosissima soprattutto per chi, da bambino, ha imparato esattamente il contrario.
Se sei bravo, mamma è contenta.
Se non dai problemi, papà ti vuole bene.
Se fai quello che ci aspettiamo, sei un bravo bambino.
E lentamente amore e merito si confondono.

Diventiamo adulti convinti che, se facciamo tutto bene, qualcuno dovrà amarci.
E quando non accade, la domanda arriva inevitabile:
"Che cosa ho sbagliato?"

Forse niente.

Forse è proprio questa la scoperta più difficile.
Puoi essere una persona meravigliosa e qualcuno può non amarti.
Puoi avere dato moltissimo e qualcuno può smettere di amarti.
Puoi essere degno d’amore senza essere amato dalla persona dalla quale vorresti riceverlo.

Perché essere amabili ed essere amati non sono la stessa cosa.
Ed è qui che forse un percorso terapeutico può condurci in un territorio molto delicato.
Non a convincerci:
"Non ho bisogno dell’amore di nessuno".
Sarebbe un’altra difesa.

Abbiamo bisogno degli altri.
Desideriamo essere amati. Soffriamo quando non lo siamo.
Ma possiamo lentamente rinunciare a qualcosa di diverso:
alla pretesa che il nostro bisogno generi nell’altro l’obbligo di soddisfarlo.
Posso dirti:
"Vorrei che mi amassi".
Posso dirti:
"Mi fa terribilmente male che tu non mi ami più".
Posso persino pensare: "Avrei desiderato che fossi proprio tu".
Ma devo lasciare uno spazio nel quale tu possa rispondermi: "Io non posso".

E quel tuo "no" non trasforma automaticamente me in qualcuno che non merita amore.

Questo forse è il passaggio dall’infanzia alla relazione adulta.
Il bambino dipende dall’amore che riceve. L’adulto può desiderarlo immensamente senza poterlo reclamare come proprietà.

E allora cambia anche il modo di stare nelle relazioni.
Non devo più convincerti. Non devo diventare indispensabile. Non devo dimostrarti quanto valgo. Non devo accumulare meriti affinché tu abbia un debito affettivo nei miei confronti.
Non devo presentarti l’elenco di tutto ciò che ho fatto per chiederti, alla fine:
"Dopo tutto questo, come puoi non amarmi?"

Puoi. Ed è doloroso. Ma puoi.
Così come io posso scoprire che non devo continuare a rimanere davanti a qualcuno che non mi ama aspettando che finalmente riconosca quanto merito il suo amore.

Forse abbiamo confuso troppo spesso due cose: la dignità e l’amore.
La mia dignità non dipende da te.
Il tuo amore sì. Perché appartiene a te.

E forse proprio quando smettiamo di considerare l’amore un diritto possiamo finalmente incontrarlo per ciò che è: non un salario per essere stati bravi, non una medaglia per avere sofferto, non il risarcimento per ciò che ci è mancato da bambini, non qualcosa che l’altro ci deve.
Un dono libero tra due libertà.

E forse la domanda adulta non è più:
"Perché non mi dai l’amore che mi spetta?"
Ma:
"Ora che so che non posso obbligarti ad amarmi, che cosa scelgo di fare della mia vita davanti alla tua libertà?"

È una domanda molto più dolorosa.
Ma forse è anche il punto nel quale smettiamo di aspettare, davanti a una porta adulta, l’amore che un bambino non avrebbe mai dovuto essere costretto a meritarsi.

(Carlo D’Angelo - da "Voce delle Soglie")

Immagine: Dipinto di Meghan Stephenson

11/09/2026

Dolore dei ragazzi, dovere degli adulti

Il 10 settembre si celebra la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il tema scelto, “Cambiare la narrazione”, ci chiede di rompere il silenzio e superare i pregiudizi che ancora circondano questo gesto estremo. Ma c’è un’altra idea da cambiare ed è quella che lo considera un dramma che riguarda soltanto gli adulti, non bambini e adolescenti.

Non è così. Il suicidio è tra le principali cause di morte dei giovani tra i dieci e i venticinque anni. E dietro ogni morte c’è un numero molto maggiore di ragazze e ragazzi che pensano di togliersi la vita, tentano di farlo o arrivano in Pronto soccorso dopo essersi feriti con l’intenzione di morire. La bambina più piccola ricoverata per un comportamento suicidario nel reparto di Neuropsichiatria infantile da me diretto all’Ospedale Bambino Gesù aveva nove anni. Un’età nella quale vorremmo immaginare soltanto scuola, giochi e desideri sul futuro.

Leggi l'articolo completo
https://avvenire-ita.newsmemory.com/?publink=0217ff266_1352252

Link in bio

Non necessariamente da soli, ma necessariamente con le persone adeguate al passaggio.
07/09/2026

Non necessariamente da soli, ma necessariamente con le persone adeguate al passaggio.

Abbraccia la superbia che è in te,
perché dietro di lei c'è un bambino non amato.
Abbraccia la pretesa che hai in te,
perché dietro c'è un bambino che non ha sentito l'amore.
Abbraccia quello che "vuole fare il grande" che è in te,
perché dietro c'è un bambino rifiutato.
Abbraccia l'ira e la rabbia che ci sono in te,
perché dietro c'è un bambino abbandonato.
Abbraccia il solitario che vive in te,
perché dietro c'è un bambino escluso e discriminato.
Abbraccia la riluttanza, l'apatia, la mancanza di senso
perché dietro tutto questo c'è il tuo bambino che patisce di essere ciò che non è.
Abbraccia il dolore che vive in te,
perché dietro di lui c'è un bambino ferito.
I bambini che vivono dentro di noi stanno cominciando a manifestarsi - e questa volta non si fermano finché non saranno ascoltati.
Per favore dal più profondo del mio cuore ti chiedo di non zittirli più.
Impara ad integrarli
comprenderli,
abbracciarli,
liberarli,
restituirli alla vita.

Clarissa Pinkola Estés

05/09/2026

🕯️ 𝐅𝐞𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐁𝐚𝐫𝐛𝐞𝐫𝐢𝐧𝐨, 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢 𝐭𝐨𝐬𝐜𝐚𝐧𝐢: “𝐄𝐝𝐮𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐚𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐨”

“Il femminicidio avvenuto sull’A1 ci lascia attoniti per l’ennesima volta e ci obbliga ancora una volta a ribadire quanto sia preventivo educare alle emozioni, al rispetto dell’altro e alla capacità di chiedere aiuto. Dolore, perdita, sofferenza, rifiuto, rabbia e frustrazione fanno parte di ogni esperienza umana: sono emozioni complesse che devono poter essere riconosciute, espresse e gestite, perché non si trasformino in comportamenti distruttivi o violenti e in statistiche mortali”.

A dirlo è Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi.

“Quando parliamo di femminicidio non possiamo limitarci a interrogarci soltanto sul disagio individuale – sottolinea Gulino –. C’è una dimensione culturale e relazionale sulla quale dobbiamo intervenire con molta più determinazione. Esistono ancora modelli secondo i quali il rifiuto, la separazione, la perdita del controllo sulla partner o la frustrazione vengono vissuti come un affronto intollerabile. È proprio su questi modelli che dobbiamo lavorare, coinvolgendo anche e soprattutto gli uomini”.

“Prevenire la violenza significa insegnare fin da piccoli che una relazione non è possesso, che l’altra persona non ci appartiene e che un rifiuto o la fine di una relazione devono poter essere accettati. Significa anche aiutare ragazze e ragazzi a riconoscere la rabbia, la gelosia, la frustrazione dell’abbandono, il fallimento di una relazione, senza trasformarle in controllo, prevaricazione o aggressività. L’educazione affettiva ed emotiva è quindi uno strumento concreto di prevenzione”.

Secondo la presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, un altro elemento centrale riguarda la capacità di riconoscere precocemente i segnali del disagio e di chiedere sostegno prima che le situazioni diventino ingestibili e senza ritorno.

“Chiedere aiuto non è una debolezza. Significa riconoscere che in alcuni momenti della vita le proprie risorse non sono sufficienti e che è possibile farsi accompagnare. Dobbiamo superare quei modelli culturali, ancora molto presenti soprattutto negli uomini, che fanno percepire la vulnerabilità come una colpa, un difetto o una perdita di forza. Imparare a parlare delle proprie emozioni, accettare la frustrazione e chiedere sostegno sono competenze che possono e devono essere costruite”, sottolinea Gulino.

“Ogni anno, il 25 novembre, torniamo a parlare di violenza contro le donne e di femminicidi – conclude la presidente dell'Ordine toscano e del Consiglio nazionale degli psicologi –. Ma la prevenzione non può concentrarsi in una sola giornata. Deve essere un lavoro quotidiano che coinvolga scuole, famiglie, servizi, associazioni sportive, luoghi di aggregazione e tutta la comunità. E deve coinvolgere donne e uomini. Proteggere le vittime e costruire reti di sostegno è indispensabile, ma altrettanto indispensabile è lavorare prima, sulla cultura delle relazioni, sul rispetto, sulla gestione delle proprie emozioni. È solo così che possiamo provare a interrompere la catena della violenza prima che sia troppo tardi”.

Meno esecutori e più artisti ✨️
31/08/2026

Meno esecutori e più artisti ✨️

Riempiamo le nostre scuole di bellezza!
Superiamo l'idea del lavoretto e diamo spazio ai lavori artistici.
Superiamo l'idea della recita e diamo spazio al laboratorio teatrale.
Giochiamo con l'arte, con il teatro, con il corpo, con i linguaggi, con le parole. Dipingiamo, danziamo, filosofiamo. Leggiamo e condividiamo storie. Realizziamo Musei. Facciamo entrare nelle nostre classi la musica e la poesia, il silenzio e la meraviglia. Diamo spazio alle emozioni. Fidiamoci delle bambine e dei bambini, possiamo costruirla insieme la strada da percorrere.
Sta per iniziare un nuovo anno scolastico, spero che possa accogliere tutto questo ❤
E, di tutto questo, parleremo insieme nei prossimi webinar "Percorsi laboratoriali per costruire una scuola felice", "Facciamo un museo?" e "Piccoli esercizi di meraviglia".

Indirizzo

Via Roma, 14
Magnano In Riviera
33010

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