Genitori & Figli

Genitori & Figli Un aiuto qualificato al "mestiere" più difficile: essere genitori!!

02/01/2016

.Diritto all’oblio su Google: Come chiedere la rimozione dei dati.Con l’avvento di Internet e, di conseguenza, dei social e dei motori di ricerca, come Google, è possibile oggi ricercare dati e informazioni su qualsiasi personalità, anche non necessariamente famosa.L’immissione dei dati online dipende in prima battuta dalla persona stessa, ma è possibile che a diffondere notizie siano altri elementi: blogger, giornalisti, semplici utenti. Ci possono essere differenti scopi, ma, da qualche tempo, si è parlato molto del diritto all’oblio.Diritto all’oblìo: cos’è?Si tratta di una forma di garanzia a cui l’utente può ricorrere: esso prevede la non diffondibilità di precedenti pregiudizievoli dell’onore di una persona. Si tratta insomma di una difesa personale nel caso in cui si avessero precedenti con la giustizie e condanne ricevute, o altri argomenti sensibili sulla propria persona.In sostanza, un individuo può esercitare il proprio diritto all’oblio e richiedere che la sua storia passata sia totalmente cancellata dai motori di ricerca e, quindi, dal web. Questo diritto non vale, eventualmente, per fatti di cronaca che ritornano alla ribalta e, quindi, diventano oggetto di cronaca attuale. Il diritto all’oblio si lega al fatto che, una volta superato il fatto, esso non diventa più utile per la comunità, che ormai lo ha assimilato. Ritorna quindi ad essere un fatto privato.In generale è possibile far valere il proprio diritto all’oblìo se:I dati non sono più necessariCi si vuole opporre al trattamento dei dati o si vuole revocare un permesso dato in precedenza.Se i dati restituiscono fatti falsi, distorti o un’immagine che non corrisponde al vero.Se i dati citano solo una parte dei fatti avvenuti e non tutta la vicenda, restituendo nel complesso una storia sbagliata, oppure incompleta e, per questo, fuorviante.Se i dati riguardano minori
Una volta inviata la domanda, questa potrebbe essere rigettata da Google. Dopo un tempo di analisi che varia dai 2 ai 3 mesi, Google infatti potrebbe non cancellare i dati, per esempio nel caso in cui si tratti di fatti veri legati ad un personaggio pubblico o fatti veri di oggettiva utilità collettiva.Vediamo ora come effettuare la richesta per esercitare il diritto all’oblio.Prima di tutto ci si deve collegare a questo indirizzo https://support.google.com/legal/contact/lr_eudpa?product=websearch messo a disposizione da Google. Il primo paragrafo di questo modulo di richiesta spiega brevemente quello che state per fare e per richiedere. Sarà richiesto il documento di identità di chi fa la richiesta, quindi preparate una fotocopia.Google chiederà di che nazionalità siete: selezionate l’opzione. (I campi contrassegnati con l’asterisco sono obbligatori).Il passo successivo riguarda l’inserimento dei dati personali. Inserite nel primo campo il nome e il cognome della personalità che vuole esercitare il diritto all’oblio (quindi, della persona di cui si vogliono eliminare i dati). Se la richiesta è effettuata da un rappresentante della persona in questione, si deve compilare anche il secondo campo e specificare il rapporto con la persona (“genitore, avvocato”).
Infine, per questo passaggio, si deve inserire un indirizzo e-mail a cui essere contattati.Terminate queste operazioni, è il momento dell’inserimento del link che si intende rimuovere all’interno dell’apposito box. Nel caso ci fosse più di un link, si può cliccare su “Aggiungi un altro allegato” e aggiungere i link desiderati, senza limite di numero. Si ricordi, però, che per ogni link inserito è necessario aggiungere la motivazione (nel caso fosse la medesima, basta inserirla una volta sola).Google, come anticipato, vi chiede di verificare l’identità, per evitare richieste di rimozione fraudolente da parte di persone che si spacciano per altre. Si deve quindi allegare una copia leggibile del documento di identità che attesti la vera identità di chi sta facendo la richiesta (o della persona autorizzata a fare la richiesta).
In seguito bisogna spuntare la conferma di quanto dichiarato.Infine, bisogna firmare la richiesta prima di inviarla (in maniera elettronica). Con la firma state dichiarando che le affermazioni precedenti sono veritiere, che state richiedendo l’esercitazione del diritto d’oblio e che, se agite per conto di altre persone, siete autorizzati a farlo. Firmate nel campo apposito, segnate la data esatta e cliccate sul bottone Invia.Entro qualche minuto vi verrà inviata una mail contenente la conferma dell’operazione e, successivamente, un’altra mail attestante il successo o il rifiuto della richiesta (richiede almeno due mesi la definitiva cancellazione o il rigetto della richiesta).

21/12/2015

"NON PUBBLICATE LE FOTO DEI FIGLI SU FACEBOOK!"Pubblicare le foto dei propri figli sui social network è assolutamente sconsigliabile in quanto pericoloso: è emerso, infatti, che i pedofili raccolgono materiale fotografico proprio dai profili dei genitori iscritti sui servizi di rete sociale. Il monito, stavolta, giunge proprio dal colosso di Zuckerberg con un appello assolutamente chiaro e diretto: mamme e papà non pubblicate le foto dei figli su Facebook!Secondo quanto emerso da un’indagine che si occupa della privacy e della sicurezza dei minori online, i profili dei genitori rappresentano per i gestori dei siti pedopornografici la principale fonte a cui attingere per la pubblicazione di foto di bambini.In virtù di questo dato, pertanto, è necessario resistere al proprio desiderio narcisistico di mostrare con orgoglio l’immagine dei propri eredi su Facebook, al fine di tutelarli dai malintenzionati.Insomma è necessario che si capisca una semplice verità: postare una foto online non è la stessa cosa che incorniciarla ed esporla sulla scrivania del proprio ufficio; in rete, infatti, la privacy è sempre a rischio in quanto si raggiunge un numero di persone sempre più ampio, con tutti i pericoli connessi a questa circostanza.D’altra parte è anche vero che, malgrado Facebook abbia di recente messo a disposizione degli utenti ulteriori restrizioni rispetto a quanto viene pubblicato, la maggior parte dei genitori è solito condividere pubblicamente i propri scatti. Un altro eventuale pericolo legato alla malsana abitudine di pubblicare le immagini dei propri figli è che i pedofili li individuino, li riconoscano e facciano di tutto per avvicinarli nella realtà.I figli sono il bene più prezioso che si possa avere e, proprio per questo motivo, è necessario tenerli al riparo da occhi estranei ed indiscreti. La condivisione a tutti i costi delle foto dei minori, oltre ad essere una mania compulsiva e spesso fuori luogo, può rappresentare un vero e proprio pericolo per i propri pargoli. Fate attenzione!

14/11/2015

.I 3 consigli di Facebook per proteggere il tuo account.Periodicamente Facebook cerca di migliorare le misure di sicurezza per prevenire furti di account, furti d’identità, password rubate e attività illegali, ma non può riuscirci senza il vostro aiuto. Bastano poche configurazioni per garantire a se stessi una sicurezza a prova di hacker e da pochi giorni il team di Facebook Security ha diffuso un video per educare tutti alla sicurezza sul social network.L’approvazione degli accessi (o verifica a due step) è la misura di sicurezza principale da aggiungere all’account. Equivale ad ottenere un’ulteriore password, dinamica, da accostare alla password già in uso.
Ad ogni accesso da un browser/dispositivo non conosciuto Facebook richiederà un codice temporaneo inviato sul tuo cellulare o generato attraverso un generatore di codici precedentemente configurato; questo codice permetterà di effettuare il login all’account. E’ in pratica lo stesso sistema utilizzato dai sistemi di online banking, che da alcuni anni può essere aggiunto su molti siti conosciuti.Siamo abituati a connetterci su Facebook da qualsiasi posto e con diversi dispositivi. Se sono i nostri e li usiamo singolarmente non c’è nulla di cui preoccuparsi, ma se vengono utilizzati da altre persone occorre sempre ricordare di effettuare il logout.
Può capitare (e capita spesso) di dimenticare “Facebook acceso” (ovvero dimenticare di uscire dall’account) a scuola, a lavoro, in università, a casa di amici; cosa fare in questi casi? Occorre usare la gestione delle sessioni.Basta cercare tra le impostazioni di protezione la voce “luoghi di accesso” e terminare le attività dai dispositivi/luoghi desiderati.Bloccare il computer (ovvero richiedere il login per ricominciare ad utilizzarlo) è un’ottima abitudine per prevenire accessi inutilizzati su email, file personali, e account online come Facebook. è buona abitudine impostare il blocco dello smartphone con un codice segreto. In questo modo si evita a chiunque di utilizzarlo (ladri, amici, nemici, ecc.). Cercate tra le impostazioni del vostro cellulare la voce “blocco automatico” o “blocco con codice”.

28/10/2015
12/10/2015

DALLE FOTO DEI BAMBINI ALLA SICUREZZA DEI DATI: I PERICOLI CHE NON TI ASPETTI DAL WEB.Oggi conta circa un miliardo e mezzo di utenti e rappresenta insieme ad altri social come o uno dei maggiori fenomeni sociali del XXI secolo. Nato nel 2004 grazie ad un gruppo di studenti di Harvard, originariamente fu concepito come una piccola rete locale per tenere in contatto le matricole del campus. Col tempo, da quella geniale intuizione, è maturato il social network che tutti conosciamo.La diffusione dei social ha portato notevoli vantaggi, soprattutto in alcuni settori: aziende e professionisti di tutto il mondo ad esempio, hanno sviluppato opportunità lavorative impensabili fino ad un decennio fa. Al tempo stesso, uomini e donne di ogni ordine e grado possono far conoscere idee e opinioni ad un numero altissimo di interlocutori.Ma i social network possono anche nascondere diverse insidie. In effetti, oltre all'impoverimento (in alcuni casi) dei rapporti umani o di chi conta migliaia di amicizie del tutto irreali per compensare la mancanza di una vita sociale autentica, di chi ha relazioni sentimentali virtuali, di chi tenta attraverso una serie interminabile di scatti fotografici (tra l'altro ritocatti) di promuovere la propria immagine come una star, di chi crede che sia sufficiente leggere qualche post per diventare esperto su un determinato argomento, esistono, purtroppo, problemi ancora più delicati come: il furto dell'identità (e/o dei dati personali) e il furto delle foto riguardanti minori per scopi pedopornografici.Nel primo caso, bisogna considerare le possibili falle presenti nei sistemi. Talvolta, i codici di programmazione, possono presentare dei "buchi", che permettono, una volta individuati, di risalire ai nostri dati. Per questi motivi, si suggerisce di non diffondere in rete informazioni strettamente personali e di optare per i profili privati.Ai nostri giorni, l'uso di pubblicare sui social fotografie ritraenti minori, rappresenta un fenomeno particolarmente diffuso. Tuttavia, questa semplice abitudine, può celare un grande pericolo per i nostri bambini. Un recente studio realizzato dal Children's eSafety Commissioner del governo australiano, ha accertato che più della metà delle immagini presenti su alcuni siti di pedofilia, deriva dagli album pubblicati sui social e nei blog di famiglia. Nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di minori colti durante attività quotidiane, dalla scuola al gioco e allo sport. Le foto rubate, vengono copiate e incollate sui siti pedopornografici, taggate per categorie ("bambine in spiaggia", "ginnaste", "ragazzi carini sul fiume") ed esposte infine ai commenti osceni dei visitatori. A riguardo, non bisogna escludere anche possibili alterazioni delle immagini attraverso il fotomontaggio.Questo problema ci induce a riflettere anche sulla pubblicazione delle immagini che ritraggono adulti ed in particolare le donne: foto in costume ma anche dei selfie leggermente hot, potrebbero diventare facile preda per chi attribuisce a questi scatti contenuti pornografici.

12/10/2015

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Centro medico San Giuseppe, via Flaminia 185 Lucrezia. 0721897127

Continua il ciclo di incontri che si tengono all'ex seminario di Fano dal titolo "La famiglia nell'era dei social networ...
18/09/2014

Continua il ciclo di incontri che si tengono all'ex seminario di Fano dal titolo "La famiglia nell'era dei social network. Rischi e opportunità della rete."
Prossimo appuntamento con l'esperto informatico: mercoledì 8 ottobre!!

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