nei primi anni di vita il bambino impara a camminare, a parlare, a pensare e a dire "io" a se stesso. Non solo i gesti, ma anche i sentimenti delle persone che il bambino ha intorno a sé vengono assorbiti fino a dive**re parte del suo essere: è così che apprende le qualità morali che saranno determinanti per il suo futuro. In questa fase il bambino deve essere immerso in un mondo buono, ricco di f
antasia, immagini, gioco e meraviglia. L’ambiente in cui i piccoli si muovono è estremamente curato, arredato con mobili in legno; i giocattoli sono molto semplici, spesso costruiti dai genitori o dai maestri con materiali naturali, sono essenziali e poco definiti perché la fantasia del bambino possa farli vivere come desidera. L’atmosfera serena creata dal gioco, le fiabe, la musica, la pittura, il movimento, la semplicità di gesti quotidiani, organizzati ritmicamente nel corso della giornata e della settimana, offrono al bambino il calore e la serenità necessari a nutrire la sua anima. Maria Montessori elaborò un concetto di “esperienza”, in cui il fare e l’azione rappresentano la manifestazione esterna del pensiero. In questa concezione, l’esperienza manipolativo-sensoriale, tipica della produzione artistica, assume un ruolo centrale in chiave evolutiva. Il lavoro creativo, nel suo svolgimento, coinvolge numerose capacità cognitive e un bambino assorto a dipingere, scrivere, danzare, comporre, etc…altro non fa che “pensare” con i propri sensi. Bruno Munari, che fu precursore nella comunicazione visiva, nel design e nella didattica, adottò nei propri studi un approccio interdisciplinare, che univa creatività, tecnica e psicologia. Egli dichiarava espressamente di sentirsi molto vicino al metodo Montessori, di cui condivideva appieno il motto “aiutami a fare da me”, come invito rivolto al bambino alla sperimentazione, alla libera scoperta e all’autonomia. Gli obiettivi del suo metodo sono finalizzati a coltivare la spontaneità e la curiosità infantili, a sviluppare la fantasia, la creatività e la libertà di pensiero, a favorire la diffusione di una nuova sensibilità estetica. In questo scenario ideale, il “gioco” diventa un mezzo insostituibile per agevolare la conoscenza delle tecniche di espressione artistica e della comunicazione. Il laboratorio invece assume il ruolo di luogo preservato del “fare per capire”, dove si fa “ginnastica mentale”, di luogo di incontro educativo e collaborazione, in cui imparare ad osservare le realtà con tutti i sensi, non solo con gli occhi.